Andare per VULCANI di Luca Bergamin

Autore: Luca Bergamin

Editore il Mulino

Collana Ritrovare l’Italia

Formato: Brossura Pagine:168

prezzo di copertina € 14.00

Anno di pubblicazione:2026

ISBN:978-88-15-39567-2

La natura, nella quale i Sapiens si trovano immersi e di cui fanno parte, affascina e nel contempo intimorisce. Fin dall’antichità un pennacchio infuocato evocava qualcosa di sovrannaturale che stupiva, incuriosiva e stimolava a vedere oltre.

L’autore in questo caso diventa divulgatore di scienza geologica e vulcanologia alle quali associa quanto di più umano possa esserci, letteratura, arte, fantasia e poesia. Con Plinio il Giovane ci immergiamo nei crateri Vesuviani catturati dalla bellezza che ci fa scordare la pericolosità di questo vulcano palesemente attivo, dimostrazione che la crosta terrestre è “viva”, si muove spinta da movimenti tettonici che percepiamo ogni qualvolta si verifica un evento sismico. Ma il Vesuvio è amato da Leopardi, da Goethe ed è sinonimo di Partenope intesa come bellezza unita alla transitorietà.

E cosa c’è di più transitorio dei Campi Flegrei? Delle fumarole, della subsidenza? Si tratta dell’area più pericolosa dal punto di vista geologico ma è così dentro all’animo dei residenti e anche degli amministratori che insieme, quasi senza pudore, si affidano alla Sibilla Cumana come al destino.

Il fascino delle isole sommerse come Marsili e Vavilov i gemelli sommersi del Tirreno catturano l’attenzione di vulcanologi e subacquei. Localizzati nel Mar Tirreno, tra la Penisola italiana e la Sardegna, 160 km a sud-ovest del golfo di Napoli. Il Vavilov, attualmente inattivo datato tra 6-7 fino a 2 milioni di anni fa è attribuibile allo scivolamento della zolla africana sotto il Mar Tirreno.

Quel Tirreno che ospita Capraia, unica isola dell’arcipelago toscano di origine vulcanica. Il suo territorio, aspro e montuoso, ospita spettacolari scogliere a picco sul mare. Per queste sue caratteristiche di isolamento è stata utilizzata fino al 1986 come colonia penale. Restando in area Toscana è importante dire del Monte Amiata, vulcano attivo nel tardo Pleistocene. Amato da Dante e situato lungo la Via Francigena, quasi al centro dell’Appennino catena sismogenetica, come viene solitamente definita dai geologi e come registriamo regolarmente con gli eventi tellurici che dall’Emilia percorrono tutto lo stivale fino a Messina.

L’autore non dimentica certo i vulcani quiescenti, non sempre riconosciuti come tali ma famosi, ad esempio per il vino Soave apprezzato in tutto il mondo, la cui coltivazione è possibile proprio nella Lessinia dove il substrato basaltico offre un suolo adatto a questo tipo di colture. Tra i 40 e 50 milioni di anni fa, infatti dalle fratture della roccia sedimentaria, rosso ammonitico, biancone e scaglia, uscivano lave calde e fluide. Questi eventi hanno messo a disposizione dei paleontologi e degli studiosi in generale la miniera più importante: i fossili di Bolca il cui museo custodisce migliaia di reperti. Nel contesto vengono svolte visite guidate e laboratori per le scolaresche e non solo.

Tra i vulcani quiescenti vengono citati gli 81 Colli petrarcheschi, gli Euganei, dove il poeta ha trovato la sua dimensione umana ed esistenziale.

Tornando a sud citiamo solo le isole Vulcano, Stromboli, Pantelleria e il “Mungibeddu”. Alle quali l’autore associa anche scrittori come Brancati e Verga e registi come Rossellini.

Lasciamo al lettore immergersi tra lava, colate, esplosioni e paesaggi che incantano.

La collana nella quale è catalogato questo testo è “Ritrovare l’Italia” e in questo testo ritroviamo quello stivale che ha appassionato in passato viaggiatori, poeti, naturalisti, artisti, registi, e soprattutto vulcanologi e sismologi, in particolare INGV, cui lo scrittore si affida per la parte strettamente tecnico scientifica.

Alberta

Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele

Di Omer Bartov

Edizione: 2026, II rist. 2026
Pagine: 256
Collana: i Robinson / Letture
ISBN carta: 9788858160701
ISBN digitale: 9788858162422
Argomenti: Attualità politica ed economica, Storia contemporanea

Omer Bartov, nato in Israele in un kibbutz, è uno storico israelo-americano. È Dean’s Professor di Studi sull’Olocausto e il genocidio presso la Brown University, dove insegna dal 2000. Storico dell’Olocausto, è considerato una delle principali autorità in materia di genocidio. Il suo editoriale sul New York Times del 27 luglio 2025 Sono uno studioso di genocidio: lo riconosco quando lo vedo ha suscitato clamore, e ha contribuito alla presa di coscienza della situazione in atto. In Italia Laterza ha pubblicato nel 2026 il suo saggio Israel: What Went Wrong? con il titolo Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele, diventato un bestseller.

Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele?

Per approfondire: https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858160701

La capitale dell’anima Perché Napoli è un’eccezione

di Marino Niola

Titolo: La capitale dell’anima
Sottotitolo: Perché Napoli è un’eccezione
Autore Marino Niola
Argomenti: Antropologia
Storia delle idee: Teologia e Religioni
Collana: Temi
Editore: Raffaello Cortina Editore
Formato: brossura pagg. 214
Pubblicazione: 05/2026
Prezzo di copertina: €16.00
ISBN, 9788832858877

Per amare Napoli non bastano gli occhi e il cuore. Una persona che viene dalla bassa, nebbiosa pianura veneta, si tuffa in un mondo luminoso allargando le braccia così come fanno i partenopei. L’accoglienza a Napoli è una malattia contagiosa, come il gusto della pizza che ti resta in bocca, e ti sembrerà sempre la più buona!

Marino Niola ci accompagna in un viaggio sensoriale, culturale, sociale, metafisico, sì proprio metafisico perché ci porta anche oltre: oltre agli abbondanti riccioli di Dieghito Maradona, figlio d’anima e di cuore. Oltre Partenope, la Sirena che non è riuscita a incantare Ulisse e abbandona la vita su quell’isolotto che i turisti ricordano bene “Castel dell’Ovo!

E che dire di quel maestro, Marcello D’orta che fa dell’anacoluto “Io speriamo che me la cavo” un libro nel quale leggiamo il vissuto di bambini alunni, piccoli e grandi. E una scuola che, unica nel suo genere, accoglie, certo anche le frasi ”sgarruffate” scritte da un bambino della periferia napoletana. Che direbbe Marino Niola se sapesse che quel libro nelle scuole della bassa padovana è ancora letto e avvicina i ragazzi a quel mondo così diverso ma così denso di anima e core? È anche quel mondo fatto di anacoluti voluti o non voluti che si impara ad amare Napoli, nella sua diversità, fin dentro all’anima. Fino alla vita di Enrico Caruso, diventato icona di chi, da una realtà familiare problematica, lui stesso diceva «La vita mi procura molte sofferenze: quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare.» diventa quel gigante del canto che tutto il mondo ha conosciuto e apprezzato.

E un antropologo può forse dimenticare il culto di San Gennaro? Dopo la descrizione del culto di Dieghito, il lettore entra non proprio felpatamente, in questo culto che coglie, accoglie, analizza l’essere umano nelle sue diverse dimensioni biologiche, sociali e culturali. Sangue, fantasmi. Il lettore si perde appassionandosi alle trame di Eduardo de Filippo come nel Sogno di una notte di mezza sbornia dove il tema del possibile contatto tra defunti e viventi assume una dimensione sospesa tra sogno e visione. Essere napoletani, partenopei significa anche adottare il presepio come modo di pensare, di “esagerare”, non certo come nel 1223 il poverello d’Assisi aveva rappresentato in modo essenziale la natività. Il presepe a Napoli è pura interconnessione fra l’alto e il basso, fra la carne e l’anima, tra il sacro e il profano. E nelle case del popolo alla cena della vigilia si preparava il posto per i cari estinti con una fiammella.

In questa grande congerie non può mancare la “cabala”. Un napoletano verace sobrio non si corrompe per l’acquavite ma si corrompe per il lotto sotto forma di divinazione dei numeri un rapporto diretto con l’aldilà e con il soprannaturale. Qualsiasi popolano, anche analfabeta, mostra una conoscenza dei numeri e del legame ancestrale con fatti e persone.

E il lettore curioso di cibo, di cultura e di passioni partenopee può soffermarsi sull’archeopizza pompeiana: quella margherita non ancora tricolore ma, duemila anni fa, su quel disco di pasta si metteva frutta, verdura e le primizie della terra. Il dipinto della domus pompeiana mostra, allora come adesso, la pizza contenitore e contenuto. Per l’ospite non mancava il vino bevanda sacra a Dioniso e soprattutto i chicchi di melagrana il frutto della fertilità. Quel piatto contenitore era il segno dell’ospitalità così come ora, una pizza verace in una pizzeria artigianale accoglie l’ospite.

Marino Niola attraverso l’osservazione diretta (ricerca sul campo) e lo studio di reperti, indaga l’evoluzione dell’uomo, i suoi comportamenti, le credenze, le strutture sociali e le relazioni tra culture diverse.

Napoli è molto più di una città. È uno spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio, in una fitta rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra vivi e morti. Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con sé stessi e con il mondo.

Alberta