La capitale dell’anima Perché Napoli è un’eccezione

di Marino Niola

Titolo: La capitale dell’anima
Sottotitolo: Perché Napoli è un’eccezione
Autore Marino Niola
Argomenti: Antropologia
Storia delle idee: Teologia e Religioni
Collana: Temi
Editore: Raffaello Cortina Editore
Formato: brossura pagg. 214
Pubblicazione: 05/2026
Prezzo di copertina: €16.00
ISBN, 9788832858877

Per amare Napoli non bastano gli occhi e il cuore. Una persona che viene dalla bassa, nebbiosa pianura veneta, si tuffa in un mondo luminoso allargando le braccia così come fanno i partenopei. L’accoglienza a Napoli è una malattia contagiosa, come il gusto della pizza che ti resta in bocca, e ti sembrerà sempre la più buona!

Marino Niola ci accompagna in un viaggio sensoriale, culturale, sociale, metafisico, sì proprio metafisico perché ci porta anche oltre: oltre agli abbondanti riccioli di Dieghito Maradona, figlio d’anima e di cuore. Oltre Partenope, la Sirena che non è riuscita a incantare Ulisse e abbandona la vita su quell’isolotto che i turisti ricordano bene “Castel dell’Ovo!

E che dire di quel maestro, Marcello D’orta che fa dell’anacoluto “Io speriamo che me la cavo” un libro nel quale leggiamo il vissuto di bambini alunni, piccoli e grandi. E una scuola che, unica nel suo genere, accoglie, certo anche le frasi ”sgarruffate” scritte da un bambino della periferia napoletana. Che direbbe Marino Niola se sapesse che quel libro nelle scuole della bassa padovana è ancora letto e avvicina i ragazzi a quel mondo così diverso ma così denso di anima e core? È anche quel mondo fatto di anacoluti voluti o non voluti che si impara ad amare Napoli, nella sua diversità, fin dentro all’anima. Fino alla vita di Enrico Caruso, diventato icona di chi, da una realtà familiare problematica, lui stesso diceva «La vita mi procura molte sofferenze: quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare.» diventa quel gigante del canto che tutto il mondo ha conosciuto e apprezzato.

E un antropologo può forse dimenticare il culto di San Gennaro? Dopo la descrizione del culto di Dieghito, il lettore entra non proprio felpatamente, in questo culto che coglie, accoglie, analizza l’essere umano nelle sue diverse dimensioni biologiche, sociali e culturali. Sangue, fantasmi. Il lettore si perde appassionandosi alle trame di Eduardo de Filippo come nel Sogno di una notte di mezza sbornia dove il tema del possibile contatto tra defunti e viventi assume una dimensione sospesa tra sogno e visione. Essere napoletani, partenopei significa anche adottare il presepio come modo di pensare, di “esagerare”, non certo come nel 1223 il poverello d’Assisi aveva rappresentato in modo essenziale la natività. Il presepe a Napoli è pura interconnessione fra l’alto e il basso, fra la carne e l’anima, tra il sacro e il profano. E nelle case del popolo alla cena della vigilia si preparava il posto per i cari estinti con una fiammella.

In questa grande congerie non può mancare la “cabala”. Un napoletano verace sobrio non si corrompe per l’acquavite ma si corrompe per il lotto sotto forma di divinazione dei numeri un rapporto diretto con l’aldilà e con il soprannaturale. Qualsiasi popolano, anche analfabeta, mostra una conoscenza dei numeri e del legame ancestrale con fatti e persone.

E il lettore curioso di cibo, di cultura e di passioni partenopee può soffermarsi sull’archeopizza pompeiana: quella margherita non ancora tricolore ma, duemila anni fa, su quel disco di pasta si metteva frutta, verdura e le primizie della terra. Il dipinto della domus pompeiana mostra, allora come adesso, la pizza contenitore e contenuto. Per l’ospite non mancava il vino bevanda sacra a Dioniso e soprattutto i chicchi di melagrana il frutto della fertilità. Quel piatto contenitore era il segno dell’ospitalità così come ora, una pizza verace in una pizzeria artigianale accoglie l’ospite.

Marino Niola attraverso l’osservazione diretta (ricerca sul campo) e lo studio di reperti, indaga l’evoluzione dell’uomo, i suoi comportamenti, le credenze, le strutture sociali e le relazioni tra culture diverse.

Napoli è molto più di una città. È uno spazio interiore dove l’anima trova il suo rifugio, in una fitta rete di mediazioni tra naturale e soprannaturale, tra sacro e profano, tra vivi e morti. Un luogo che parla all’anima e invita a un confronto autentico con sé stessi e con il mondo.

Alberta

Perché succederà ieri?

di Giacomo Panozzo

“Capire il presente dopo le puntate precedenti della Storia”

Illustratore: Boban Pesov
Editore: Salani
Collana: Saggi e manuali
Anno edizione: 2026
Pagine: 400 in brossura
EAN: 9788831021227

In un’epoca di crisi globali, guerre, rivoluzioni e cambiamenti geopolitici, comprendere il passato è fondamentale per orientarsi nel presente. Taiwan fa tremare i mercati mondiali, la Corea del Nord è ancora una dittatura nel 2026, l’Iran e l’Occidente non si sopportano. Ma non solo: la Russia ha invaso l’Ucraina, la Brexit ha spaccato l’Europa e Trump è di nuovo il presidente degli Stati Uniti d’America. Il presente in cui viviamo risponde a delle logiche che ci sembrano incomprensibili. L’unico modo per capirci qualcosa è andare a sbirciare nel passato. Giacomo Panozzo fa proprio questo, parte dalla fine della Storia e ne scova le radici a ritroso nel tempo, aiutandoci a capire meglio quello che sta succedendo nel mondo intorno a noi e a comprendere le crisi geopolitiche di cui sentiamo parlare ogni giorno. E lo fa con curiosità irriverente, dialoghi da sceneggiaturagli (a volte surreali!) che i libri si dimenticano di menzionare. Una guida brillante e accessibile….Continua a leggere

Giacomo Panozo è un divulgatore storico trentino, laureato in Storia a Milano e laureando alla magistrale di Scienze storiche all’Università di Padova. Dal 2020 ha iniziato a realizzare contenuti video sui social in cui racconta la Storia – a giovani e non – in modo semplice, diretto ma preciso. In questo modo ha raggiunto un pubblico sempre più vasto, con centinaia di migliaia di follower e milioni di like. Tutto ciò gli ha permesso di tenere conferenze di divulgazione storica, di visitare numerosi licei lungo tutta l’Italia e di collaborare con molte realtà. Appassionato di Storia e delle sue dinamiche, Panozzo ama raccontarla e farla conoscere, dalla radio al teatro, dai video alla scrittura, per comprendere meglio il mondo che ci circonda: carpire il passato per capire il presente.

Dalle macerie la speranza di Davide Maria Turoldo

Editore: Morcelliana

Collana: Orso blu  

A cura di: Marco Roncalli e Lorenzo Cardilli

Data di Pubblicazione: 5 maggio 2026  

Pagine:144 Formato: brossura  

EAN:9788828408062
 
ISBN:8828408065

La voce dell’Orcolat, l’Orcaccio come viene definito in friulano il terremoto è una voce profonda e spaventosa. Profonda era anche la voce di quel monaco, Davide Maria Turoldo contestato dalla chiesa e anche, inizialmente, dalla gente friulana. Ma lui con i suoi interventi sulla carta stampata, i suoi viaggi anche all’estero per reperire fondi ha un ruolo importante nella rinascita dei paesi e della comunità.

Il Centro Studi Turoldo in occasione del cinquantesimo anniversario dall’evento simico, si è fatto promotore del reperimento dei testi pubblicati nelle testate e nelle raccolte antologiche.

L’orcolat è stato in Friuli, come in moltissime aree del nostro pianeta, un castigo divino? O finalmente si riconosce in questo evento una dinamica naturale dovuta ai movimenti tettonici. Senza scendere nel campo specificamente scientifico quello che emerge in questo evento è la solidarietà. Da tutte le realtà locali o vicine territorialmente, la Croce rossa, l’esercito, gli Alpini, gli studenti universitari che offrono gratuitamente il loro tempo per «soccorrere». Sono numeri importanti che si alleano alla popolazione locale che non ha mai ceduto allo scoramento ma che ha messo in campo la sua solerte capacità organizzativa. «Modello Friuli» viene chiamato e dà lo spunto alla nascita della Protezione Civile. La Chiesa assume un ruolo importante con l’Arcivescovo di Udine Mons. Battisti che sintetizza una specie di vademecum per la rinascita “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese”.

Per quanti visitano Venzone questa tabella di marcia è visibile oggi dopo 50 anni. Le case, le mura del castello, le chiese sono state ricostruite utilizzando l’anastilosi che consiste nella sistemazione mattone per mattone, pietra su pietra fino ad ottenere tutto l’edificio originario. L’unica chiesa che non è stata ricostruita, volutamente, è la basilica dedicata a San Giovanni Battista. Volutamente lasciata a memoria degli eventi sismici del 1976, quello del 6 maggio, seguito da scosse di assestamento fino alle due scosse successive 11 Settembre alle 4 del mattino e del 15 settembre alle 10 del mattino 1976 queste ultime hanno fatto crollare quello che era rimasto in piedi a maggio.

Turoldo friulano nello spirito come espresso nella «salmodia per la gente fedele del Friuli» legata proprio alla forma religiosa del popolo friulano e un’altra affermazione di Turoldo legata alla sua gente «noi siamo gente che canta anche quando ha da piangere».

In questo testo sono presentati insieme per la prima volta, curati dall’italianista Lorenzo Cardilli e dal saggista Marco Roncalli, i più significativi testi di Turoldo sull’Orcolàt, il terremoto che, il 6 maggio 1976, provocò in Friuli quasi un migliaio di morti e il triplo di feriti. «L’evento senza precedenti che ha segnato nel profondo la terra, la geografia e i cuori di questo popolo», come scrive Daniele Parussini, presidente del Centro Studi Turoldo, nella presentazione. Nei testi non si trova solo il racconto della grande sofferenza causata dalla distruzione, ma anche la speranza nata dalle macerie e sfociata nella rinascita. Dietro le cronache, in filigrana, si legge la “svolta” nei rapporti fra padre David e la sua terra natale, consacrata da un ritorno che lo vide farsi “voce” del suo popolo. Negli anni successivi Turoldo continuò a celebrare la resurrezione del Friuli – «E pure i morti di notte lavoreranno con silenziose cazzuole…» – e a leggervi una sorta di magistero etico per il Paese: «E la ricostruzione, almeno morale, dell’Italia non potrebbe ricominciare proprio dal Friuli?».

Alberta