Sillabario della terra di Giacomo Sartori

Autore: Giacomo Sartori

Illustrazioni: Elena Tognoli

Prefazione: Paolo Pileri

Editore: Piano B fuori collana

Anno edizione:2025

Pagine: 152 in Brossura

Prezzo di copertina €15.00

EAN:9788893711937

Un agronomo pensa alla terra come fonte di reddito: utilizza le sostanze utili per ottenere un buon raccolto sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Questa premessa vale per l’agronomo e per l’agricoltore che rispetta il suolo.

Il nostro autore “coltiva” la conoscenza del suolo creando un “sillabario” che permetta al lettore curioso di conoscere cosa, ma è meglio dire “chi”, abbiamo sotto i piedi. Come sempre ripetiamo ai bambini, agli adolescenti e anche agli adulti che per rispettare è necessario conoscere. Conoscere il lombrico significa apprezzare anche i turricoli di terra che ci imbrattano le scarpe quando ci camminiamo sopra e magari impariamo anche a capire che quelle montagnole di terreno così elaborate altro non sono che parte di quell’humus che fa crescere l’insalata nell’orto. E ci sono tante altre forme di vita nel suolo, da esseri visibili, come l’onisco, unico esempio di crostacei che sono riusciti a colonizzare l’ambiente terrestre, ai funghi che si associano in simbiosi mutualistica con le radici delle piante.

Conoscere la terra in quanto corpo ecologico ci permette di vederla come “organismo vivente”, senza il quale non ci saremmo. Queste pagine pur mantenendo un tono divulgativo, contengono informazioni scientifiche utili a spiegarci i segreti della terra, le sue proprietà, le sue capacità generative. Una critica esplicita viene fatta all’attuale cultura obbediente agli interessi di giganti globali, ovvero quelle grandi multinazionali e imprese, da sempre posizionate laddove si formano e si prendono le decisioni in tema di politiche agricole e quindi di uso del suolo. Nel sillabario impariamo che il suolo non si ammala da solo, non viene eroso dalla natura per un vezzo della natura stessa, non perde sostanza organica da solo. Quando qualcosa di ciò accade è perché in qualche punto del sistema siamo intervenuti noi umani rapinando terra, inquinandola, deportandola, sfruttandola. Il sillabario lo racconta aiutandoci a prendere posizione in una società sempre più innaturale. L’autore chiude il sillabario svelandoci la doppia sensazione che lo ha spinto a scriverlo. Da un lato il fatto che gli pareva che la terra avesse bisogno di aiuto e questo ci riporta al concetto iniziale di dare voce alla terra così da ingigantire le fila degli alfieri per la sua tutela. Dall’altro c’è il riconoscere che siamo noi ad aver bisogno dell’aiuto della terra. Siamo noi che dobbiamo imparare ad ascoltarla facendoci umili (parola che deriva da humus, peraltro) per poi, ripensare completamente i diversi modi con i quali interagiamo e impattiamo, ovvero abitiamo la terra e la Terra. Il lettore viene guidato a riconoscere le caratteristiche del suolo non solo con le sue numerose forme di vita ma anche dal colore, dalla granulometria, da come si lascia manipolare da chi è curioso e rispettoso.

Giacomo Sartori di formazione agronomo, specializzato in pedologia ha lavorato nell’ambito della cooperazione internazionale in vari paesi del mondo, ha al suo attivo molte pubblicazioni scientifiche sui suoli e sui paesaggi alpini.

Alberta

UNA MONTAGNA DI SOLDI di Giuseppe Pietrobelli

Autore: Giuseppe Pietrobelli

Editore: PaperFIRST

Pagine 368 in Brossura

Data di pubblicazione

Prezzo di copertina €18.00

ISBN 979-1255431077

È stato detto che saranno le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, perché diffuse sul territorio e la quasi totalità delle opere pronte. Ma non si tratta solo di soldi, di profitti leciti o illeciti. Si tratta di sicurezza, questa sì a dispetto degli studi e dei pregressi disastri. La frana di Mortisa frazione di Cortina ha bloccato solo per un poco la cabinovia che parte dal cimitero di Apollonio e che dovrebbe/potrebbe trasportare 2.400 persone all’ora in quota a Socrepes, (in ladino significa roccia che si sfalda). Non saranno sciatori ma spettatori che godranno di uno spettacolo unico con lo sguardo sulla conca ampezzana e dolomiti circostanti. Peccato che i cavi “danzino” su un terreno franoso, valutato dai geologi (sempre loro che guastano la festa), a rischio P3. È paradossale che per divertirsi e divertire si sacrifichi la sicurezza proprio qui nel bellunese dove le cicatrici del disastro del Vajont sono ancora aperte. Si, ma tanto questa cabinovia è usa e getta. Finite le olimpiadi sarà smantellata. Intanto gli spettatori si saranno riempiti gli occhi! Ma a quale costo ambientale?

Aggiungiamo all’esempio di Socrepes l’adeguamento della strada SS51 “di Alemagna” in particolare con una variante a Valle di Cadore per migliorare il traffico verso Cortina. Giusto e opportuno come intervento. La variante di Tai di Cadore che si sviluppa per 1,5 chilometri e comprende una galleria di circa 1.000 metri, faciliterà i residenti e gli operatori turistici a conclusione del “circo Bianco”. Una puntualizzazione personale, i materiali utilizzati per la realizzazione delle modifiche sono stati prelevati dal letto del Boite fiume a carattere torrentizio, il più importante affluente del corso superiore del Piave, sia per lunghezza (42 km) sia per portata. Nasce presso Campo Croce (Cortina d’Ampezzo) e percorre la Valle d’Ampezzo e il Cadore. Chi ha avuto l’avventura di passare a fine estate sulla strada tra deviazioni e chiusure per frane e/o lavori non ha certo visto il torrente ma una vasta distesa di ghiaie. Riuscirà il torrente a ricostruire il suo percorso verso il Piave? La natura saprà riprendere i suoi spazi a dispetto della colata di cemento che le Alpi e le Dolomiti tutelate dall’Unesco, stanno subendo a servizio della monocultura del turismo invernale che comprende ovviamente l’innevamento artificiale?

Giuseppe Pietrobelli con precisione giornalistica ci accompagna nel lungo viaggio, 300 e più pagine, in cui descrive gli sprechi, gli affari e gli scandali di Milano Cortina 2026, le quarte Olimpiadi italiane. È stato detto che sono “a costo zero”, mentre il contribuente pagherà 5 miliardi di euro per impianti sportivi, strade e ferrovie. È stato detto che saranno i giochi meno costosi, mentre si spendono due miliardi solo per organizzarli, con un bilancio in rosso già ripianato grazie a mezzo miliardo di aiuti pubblici. L’analisi individua la ragnatela di società, poltrone e centri di potere occupati dai signori del “circo bianco”. Ma anche le inchieste milanesi che hanno messo nel mirino Fondazione Milano Cortina, tra appalti pilotati e super-stipendi, diktat dei grandi sponsor e progetti di grattacieli, assunzioni di raccomandati e guerre di potere. È l’assalto alla diligenza degli amministratori locali, il festival dell’incoerenza di ministri e politici, la solita corsa italiana contro il tempo com’è avvenuto ai tempi dell’Expo 2015. Stavolta per dare la scalata a una montagna di soldi. E ci auguriamo che ci siano solo medaglie olimpiche e non morti sul lavoro!

Nelle ultime pagine, una decina, troviamo la cronologia dal 2019 a marzo 2026 quando sono in calendario le Paralimpiadi: il resto è già avvenuto! E come, lo dirà la storia sportiva e/o le strade completate o meno.

Giuseppe Pietrobelli Nato a Schio, vive a Treviso. Si è laureato in Filosofia e Scienze Politiche all’Università di Padova. Per oltre vent’anni, come inviato speciale del quotidiano “Il Gazzettino” (con il quale continua a collaborare) si è occupato di politica, costume, cronaca nera e giudiziaria.

Alberta

Perdere l’equilibrio-Viaggio attraverso gli squilibri dell’Antropocene

AUTRICE: Paola Favero

Editore: Cierre Edizioni

Formato Brossura Pagine 292

Immagini a colori

Prezzo di copertina €20

ISBN 9788855202053

Un’immagine di copertina che evoca la leggerezza tipica di un danzatore di Butoh sull’orlo di un precipizio. La danza è certamente legata alla necessità di perdere e ritrovare l’equilibrio. Quel precipizio tra le rocce mette il lettore già sulla pista che l’autrice ci indica come strada da percorrere. La natura danza, se un albero cade il bosco trova il suo equilibrio ripartendo dal basso con i bio riduttori e con le radici che nella loro rete sanno far crescere una nuova vita. Hanno solo bisogno di tempo così come le montagne e i più piccoli esseri viventi ospitati nel suolo. La musica della natura va adagio mentre noi siamo troppo veloci e sappiamo distruggere, in pochi minuti, con una ruspa su un pendio il lavoro della lenta danza della natura.

Perdere l’equilibrio su un sentiero di montagna può avere conseguenze dolorose, ma riflettendo su equilibri ben più complessi che coinvolgono altri esseri viventi o interi ecosistemi può diventare una strada di non ritorno. L’autrice fornisce fin dall’introduzione un elemento preoccupante. Tornare indietro sul versante sicuro sembra molto difficile. Il “rumore di fondo” della natura, diventa musica, se sappiamo ascoltare. Ma le montagne, i boschi, i ghiacciai, gli oceani, sono percossi da eventi estremi sempre più frequenti e nessuno si ferma ad ascoltare il messaggio che la natura ci manda.

Gli squilibri attuali non sono causati dalla natura i cui cambiamenti hanno una tabella di marcia di migliaia e migliaia di anni.

I Sapiens causano rotture di equilibri per ragioni legate alla produzione di cibo e di energia, la gestione dell’informazione e quella della salute. Le comunicazioni e le spiegazioni, troppo spesso in mano ai poteri economici forti, confondono, disequilibrano il cittadino comune, il consumatore che spesso segue la corrente dei media e dei social.

La volontà di condividere conoscenze per poter intraprendere la strada della conversione ecologica accumuna diversi studiosi facendo da collante a temi e linguaggi tanto diversi ma che rimandano allo stesso concetto: sostenibilità dell’ecosistema.

Una complessità di temi che l’autrice affronta partendo da esperienze concrete, e approfondisce grazie al contributo di esperti come il climatologo Luca Mercalli, l’oceanografo Sandro Carniel, Patrizia Gentilini oncologa e membro dell’associazione Isde Medici per l’Ambiente, per citarne solo alcuni. Gli squilibri sono sempre più presenti, evidenti, a volte drammatici e incontrollabili. Possiamo definirli incalzanti perché spinti alle estreme conseguenze da una velocità che per prima induce disarmonia all’interno di ritmi naturali non più rispettati, fino alla rottura degli ecosistemi e del nostro organismo stesso.

Il testo è arricchito da foto suggestive che tuttavia fanno sempre riflettere ne sono esempi la Tempesta di vento in Marcesina Altopiano dei 7 Comuni (VI), le acque di fusione che solcano il ghiacciaio nella Groenlandia dell’Est, la Val Visdende dopo la tempesta Vaia, il fiordo alle isole Svalbard, la Mer de glace sul Monte Bianco, la coltivazione di patate nell’isola di Madeira. Già da questo elenco si può intuire come tutti gli ambienti naturali o antropizzati stanno cambiando aspetto e caratteristiche, coinvolgendo i boschi, le foreste, i pendii, i ghiacciai, le attività agricole.

Nella postfazione Sara Segantin, scrittrice naturalista e consulente per la Commissione Europea, specializzata nelle strategie di comunicazione dei rischi climatici, sottolinea come gli escursionisti sanno bene cosa significhi camminare su un sentiero di montagna e cosa significhi perderlo perché il pendio è franato, ma forse è proprio camminandoci sopra che si aumenta la consapevolezza che conoscere ce lo fa amare e rispettare.

L’autrice Paola Favero, alpinista appassionata, scrittrice e forestale – già comandante del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Vittorio Veneto – esperta di educazione ambientale, cammina e racconta di montagne e foreste, di leggende antiche ed esseri fantastici, di cambiamento climatico e problematiche ambientali.

Alberta