CEMENTO E SANGUE di Carlo Calabro’

Cemento e sangue

di Carlo Calabrò

Editore Marsilio Farfalle

pp. 288, 1° ed. 2026

Prezzo di copertina

€17,00

ISBN 9788829796489

Una immagine di copertina che richiama la famosa canzone  «El condor pasa» suonata e cantata in molte versioni; la più nota adatta la melodia tradizionale in chiave universale, esprimendo desiderio di libertà, di pace interiore e  coraggio di scegliere la natura e la giustizia rispetto al materialismo. Veniva cantata anche dalle generazioni del secolo scorso come auspicio di sconfitta delle dittature che governavano in quei decenni molti paesi sudamericani.

Immagine di copertina  iconica per descrivere la capitale brasiliana attualmente. San Paolo è una città che cresce divorando se stessa. Il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità.

Il lettore si trova a contatto con una realtà ben conosciuta anche nel nostro paese, mafia, cosche, ‘ndrangheta. Potere economico ammanicato alla politica, sparizione e uccisione di persone «scomode».

Giornalismo d’inchiesta messo a tacere in modo drastico. Ed è proprio un giornalista a finire, insieme ai rifiuti e ai liquami, nel Rio Pinheiros. Un giornalista «ambientalista». Il cadavere individuato da un altro giornalista e collega che si muove solo ed esclusivamente in bici lungo l’argine di quel fiume che è una vera e propria discarica di liquami e di rifiuti solidi. L’autorità pensa bene di liquidare l’accaduto come suicidio. Everton indaga senza protezioni. Più si avvicina alla verità, più capisce che ogni rivelazione produce altra violenza, ogni domanda mette qualcuno in pericolo. Non c’è un colpevole da smascherare: c’è un sistema in cui informazione, finanza, criminalità e politica lavorano e a loro si unisce, a volte e non sempre con discrezione, anche la chiesa cattolica.

La redazione del Gruppo Jabuticaba prosegue e cerca collegamenti e intrallazzi tra gruppi emergenti di costruttori che vedono nella cementificazione della città uno sviluppo economico a prescidere dalla sotenibilità: che cos’è la sostenibilità per questi gruppi di cui fanno parte anche autorità ecclesiatiche? Il profitto! Tutto il resto, vite comprese, passa in secondo piano.  

I morti e scomparsi in questa San Paolo si susseguono in una cronaca serrata. Tuttavia siamo in Brasile e l’atmosfera che si respira offre sempre uno spiraglio di speranza di bellezza e dolcezza cui ci riporta il nome stesso del gruppo:
Jabuticaba, delizioso frutto che si aggrappa ai tronchi dell’albero che cresce nella foresta amazzonica. Di questi elementi fanno parte i protagonisti gelatai della gelateria che confeziona i gelati più ricercati dalle signore della borghesia paulista.

Il lettore si immerge in un ambiente complesso dove il narcotraffico, lo sfruttamento della foresta amazzonica e il protagonista che indaga, conduce infatti ben oltre la morte dell’attivista, facendo emergere un sistema in cui politica, finanza, speculazione immobiliare, criminalità organizzata e informazione finiscono per confondersi.

L’autore accanto agli elementi noir legati a commerci,  interessi e profitti,  descrive la condizione degli abitanti delle favelas che molti politici emergenti connotati nella destra conservatrice intendono «rimodulare» un termine elegante per dire far scomparire dalla città. Il lettore viene quasi travolto da una descrizione romanzata che  tuttavia si lega in modo realistico alla concreta realtà.

 Ma  il melting pot brasiliano consola, rassicura e fa pensare ancora una volta al « Condor pasa» che vola in altro sulle montagne e a quelle parole chiave «libertà, giustizia, rispetto, sostenibilità» che sostengono un sentimento di  speranza.

L’autore Carlo Calabrò è nato a Palermo. Bioingegnere per formazione, sceneggiatore e attore per passione, in un paio di vite precedenti è stato anche consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Sposato, due figli, vive e lavora a New York. Ha esordito con “Meccanica di un addio”.

Palladio e l’acqua nella terraferma veneta del 1500

Palladio e l’acqua nella terraferma veneta del1500

a cura di Donata Battilotti, Guido Beltramini

Editore Marsilio

pp. 272, 1° ed. 2026

Collana Ricerche

Prezzo di copertina €29

ISBN 9788829795116

Nella prefazione Guido Beltramini precisa che questo saggio non è una concessione al contesto attuale nel quale la risorsa acqua viene declinata in molti modi, così come il clima e l’ambiente, a volte eccessivo e scarsamente critico.

Sottolinea chiaramente che lo specifico compito dello storico è indagare il passato individuando come venivano affrontati i problemi. La gestione delle acque, attualmente così determinante, risulta poco incisiva a tutti i livelli dalle amministrazioni locali, ai consorzi al privato cittadino.

Partiamo però da Palladio e del suo contesto storico-ambientale.

A Palladio sono stati dedicati molti scritti talvolta poco legati a dati di fatto relativi al territorio dove Palladio ha vissuto e operato. Palladio nasce a Padova, anche se viene associato a Vicenza come territorio dove si trova il maggior numero di opere da lui progettate e realizzate. Colpisce, tra le decine e decine di foto, immagini, mappe presenti nel saggio, il tratto di fiume prospiciente Borgo Rogati a Padova quartiere di nascita di Andrea Palladio, pseudonimo di Andrea Della Gondola, figlio di Pietro della Gondola (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), La foto evocativa sulla quale il lettore si ferma è proprio Borgo Rogati con il tratto di fiume che costeggia la sua casa di nascita. Il periodo giovanile dell’artista, si snoda in alcune suggestive contrade della città, borgo Rogati e borgo della Paglia, scrigni, ancora sconosciuti, di antiche dimore. Ecco l’imprinting dell’acqua.

Fin dal Medioevo era conosciuta e utilizzata la rete idrografica che sfociava in laguna e che nutriva gli scambi commerciali. Acqua che fluiva da quella catena montuosa ben visibile, con cielo sereno, dalla laguna.

Acqua sorgiva, acqua corrente. Manufatti idraulici e mulini ancora presenti e che testimoniano la familiarità e i vantaggi pratici che legavano gli abitanti della terraferma ai corsi d’acqua. L’analisi morfologica ci permette di individuare i fiumi di origine alpina Adige e Piave e la fascia prealpina dalla quale prendono origine l’Astico, la Brenta, il Livenza. A questi si devono aggiungere tutti i corsi d’acqua che sgorgano nella fascia delle risorgive, da cui nasce la Tergola, il Muson, il Sile, il Tartaro, per citarne solo alcuni, tutti scorrono in direzione Nord Nord Ovest-Sud Sud Est. La realtà dell’entroterra veneziano e la sua ricchezza è basata su fondamenta d’acqua, utilizzata, protetta, gestita, valorizzata, rispettata. Nelle città come nelle campagne, l’acqua è la via di trasporto più rapida e sicura per mezzi e persone, è forza motrice per i mulini, è l’elemento base per l’irrigazione, per la coltivazione del riso e per i giardini. Acqua come vene del territorio!

Attualmente senza il controllo accurato dei bacini scolanti nell’alto Adriatico e senza gli interventi che da secoli sono stati eseguiti per adattare un ampio settore del nord-est dell’Italia alle esigenze antropiche, la laguna è destinata all’interramento, oppure alla fusione con il mare. Questo rischio è stato finora respinto con l’esempio degli interventi sempre attuati dalla Serenissima. Città d’acqua nata nell’acqua ma quasi in simbiosi gestionale con le acque interne. Tra il XV e il XVI secolo gli argini dei fiumi e le stesse adiacenze divennero pubblico demanio.

Nei 12 capitoli presenti in questo volume, il lettore trova la descrizione dell’impegno di Palladio nella progettazione e realizzazione delle residenze dei proprietari terrieri dell’epoca, comprese le adiacenze, dell’attenzione alla risorsa acqua come patrimonio, citiamo solo Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo e Villa Chiericati da Porto a Grumolo delle Abbadesse.

Alla realizzazione del volume hanno contribuito esperti che si occupano di diverse discipline dalle Belle Arti e paesaggio alle Scienze storiche, geologia e geomorfologia, geografia dell’antichità, archeologia e proto industria.

Hanno contribuito al volume: Donata Battilotti, Carlo Bazzani (Università di Verona), Guido Beltramini (CISA Andrea Palladio), Gerd Blum (Kunstakademie Münster / Universität Wien), Silvia Dandria (Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), Edoardo Demo (Università di Verona), Deborah Howard (Professor Emerita, University of Cambridge), Walter Panciera (Università di Padova), Simone Rauch, Fernando Rigon Forte, Elena Svalduz (Università di Padova), Francesco Vallerani (Università Ca’ Foscari, Venezia), Francesco Vianello (Università di Padova).

Questo saggio è dedicato a Howrd Burns, scomparso nel 2025, studioso e ricercatore del passato che ha arricchito in modo inestimabile la comprensione del patrimonio architettonico vicentino.

Alberta

Andare per VULCANI di Luca Bergamin

Autore: Luca Bergamin

Editore il Mulino

Collana Ritrovare l’Italia

Formato: Brossura Pagine:168

prezzo di copertina € 14.00

Anno di pubblicazione:2026

ISBN:978-88-15-39567-2

La natura, nella quale i Sapiens si trovano immersi e di cui fanno parte, affascina e nel contempo intimorisce. Fin dall’antichità un pennacchio infuocato evocava qualcosa di sovrannaturale che stupiva, incuriosiva e stimolava a vedere oltre.

L’autore in questo caso diventa divulgatore di scienza geologica e vulcanologia alle quali associa quanto di più umano possa esserci, letteratura, arte, fantasia e poesia. Con Plinio il Giovane ci immergiamo nei crateri Vesuviani catturati dalla bellezza che ci fa scordare la pericolosità di questo vulcano palesemente attivo, dimostrazione che la crosta terrestre è “viva”, si muove spinta da movimenti tettonici che percepiamo ogni qualvolta si verifica un evento sismico. Ma il Vesuvio è amato da Leopardi, da Goethe ed è sinonimo di Partenope intesa come bellezza unita alla transitorietà.

E cosa c’è di più transitorio dei Campi Flegrei? Delle fumarole, della subsidenza? Si tratta dell’area più pericolosa dal punto di vista geologico ma è così dentro all’animo dei residenti e anche degli amministratori che insieme, quasi senza pudore, si affidano alla Sibilla Cumana come al destino.

Il fascino delle isole sommerse come Marsili e Vavilov i gemelli sommersi del Tirreno catturano l’attenzione di vulcanologi e subacquei. Localizzati nel Mar Tirreno, tra la Penisola italiana e la Sardegna, 160 km a sud-ovest del golfo di Napoli. Il Vavilov, attualmente inattivo datato tra 6-7 fino a 2 milioni di anni fa è attribuibile allo scivolamento della zolla africana sotto il Mar Tirreno.

Quel Tirreno che ospita Capraia, unica isola dell’arcipelago toscano di origine vulcanica. Il suo territorio, aspro e montuoso, ospita spettacolari scogliere a picco sul mare. Per queste sue caratteristiche di isolamento è stata utilizzata fino al 1986 come colonia penale. Restando in area Toscana è importante dire del Monte Amiata, vulcano attivo nel tardo Pleistocene. Amato da Dante e situato lungo la Via Francigena, quasi al centro dell’Appennino catena sismogenetica, come viene solitamente definita dai geologi e come registriamo regolarmente con gli eventi tellurici che dall’Emilia percorrono tutto lo stivale fino a Messina.

L’autore non dimentica certo i vulcani quiescenti, non sempre riconosciuti come tali ma famosi, ad esempio per il vino Soave apprezzato in tutto il mondo, la cui coltivazione è possibile proprio nella Lessinia dove il substrato basaltico offre un suolo adatto a questo tipo di colture. Tra i 40 e 50 milioni di anni fa, infatti dalle fratture della roccia sedimentaria, rosso ammonitico, biancone e scaglia, uscivano lave calde e fluide. Questi eventi hanno messo a disposizione dei paleontologi e degli studiosi in generale la miniera più importante: i fossili di Bolca il cui museo custodisce migliaia di reperti. Nel contesto vengono svolte visite guidate e laboratori per le scolaresche e non solo.

Tra i vulcani quiescenti vengono citati gli 81 Colli petrarcheschi, gli Euganei, dove il poeta ha trovato la sua dimensione umana ed esistenziale.

Tornando a sud citiamo solo le isole Vulcano, Stromboli, Pantelleria e il “Mungibeddu”. Alle quali l’autore associa anche scrittori come Brancati e Verga e registi come Rossellini.

Lasciamo al lettore immergersi tra lava, colate, esplosioni e paesaggi che incantano.

La collana nella quale è catalogato questo testo è “Ritrovare l’Italia” e in questo testo ritroviamo quello stivale che ha appassionato in passato viaggiatori, poeti, naturalisti, artisti, registi, e soprattutto vulcanologi e sismologi, in particolare INGV, cui lo scrittore si affida per la parte strettamente tecnico scientifica.

Alberta