Palladio e l’acqua nella terraferma veneta del 1500

Palladio e l’acqua nella terraferma veneta del1500

a cura di Donata Battilotti, Guido Beltramini

Editore Marsilio

pp. 272, 1° ed. 2026

Collana Ricerche

Prezzo di copertina €29

ISBN 9788829795116

Nella prefazione Guido Beltramini precisa che questo saggio non è una concessione al contesto attuale nel quale la risorsa acqua viene declinata in molti modi, così come il clima e l’ambiente, a volte eccessivo e scarsamente critico.

Sottolinea chiaramente che lo specifico compito dello storico è indagare il passato individuando come venivano affrontati i problemi. La gestionedelle acque, attualmente così determinante, risulta poco incisiva a tutti i livelli dalle amministrazioni locali, ai consorzi al privato cittadino.

Partiamo però da Palladio e dal suo contesto storico-ambientale.

A Palladio sono stati dedicati molti scritti talvolta poco legati a dati di fatto relativi al territorio dove Palladio ha vissuto e operato. Palladio nasce a Padova, anche se viene associato a Vicenza come territorio dove si trova il maggior numero di opere da lui progettate e realizzate. Colpisce, tra le decine e decine di foto, immagini, mappe presenti nel saggio, il tratto di fiume prospicente Borgo Rogati a Padova quartiere di nascita di Andrea Palladio, pseudonimo di Andrea Dalla Gondola, figlio di Pietro dalla Gondola (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), La foto evocativa sulla quale il lettore si ferma è proprio Borgo Rogati con il tratto di fiume che costeggia la sua casa di nascita. Il periodo giovanile dell’artista, si snoda in alcune suggestive contrade della città, borgo Rogati e borgo della Paglia, scrigni, ancora sconosciuti, di antiche dimore. Ecco l’imprinting dell’acqua.

Fin dal Medioevo era conosciuta e utilizzata la rete idrografica che sfociava in laguna e che nutriva gli scambi commerciali. Acqua che fluiva da quella catena montuosa ben visibile, con cielo sereno, dalla laguna.

Acqua sorgiva, acqua corrente. Manufatti idraulici e mulini ancora presenti e che testimoniano la familiarità e i vantaggi pratici che legavano gli abitanti della terraferma ai corsi d’acqua. L’analisi morfologica ci permette di individuare i fiumi di origine alpina Adige e Piave e la fascia prealpina dalla quale prendono origine l’Astico, la Brenta, il Livenza. A questi si devono aggiungere tutti i corsi d’acqua che sgorgano nella fascia delle risorgive, da cui nasce la Tergola, il Muson, il Sile, il Tartaro, per citarne solo alcuni, tutti scorrono direzione Nord Nord Ovest-Sud Sud Est. La realtà dell’entroterra veneziano e la sua ricchezza è basata su fondamenta d’acqua, utilizzata, protetta, gestita, valorizzata, rispettata. Nelle città come nelle campagne, l’acqua è la via di trasporto più rapida e sicura per mezzi e persone, è forza motrice per i mulini, è l’elemento base per l’irrigazione, per la coltivazione del riso e per i giardini. Acqua come vene del territorio!

Attualmente senza il controllo accurato dei bacini scolanti nell’alto Adriatico e senza gli interventi che da secoli sono stati eseguiti per adattare un ampio settore del nord-est dell’Italia alle esigenze antropiche, la laguna è destinata all’interramento, oppure alla fusione con il mare. Questo rischio è stato finora respinto con l’esempio degli interventi sempre attuati dalla Serenissima. Città d’acqua nata nell’acqua ma quasi in simbiosi gestionale con le acque interne. Tra il XV e il XVI secolo gli argini dei fiumi e le stesse adiacenze divennero pubblico demanio.

Nei 12 capitoli presenti in questo volume, il lettore trova la descrizione dell’impegno di Palladio nella progettazione e realizzazione delle residenze dei proprietari terrieri dell’epoca, delle adiacenze, dell’attenzione alla risorsa acqua come patrimonio, citiamo solo Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo e Villa Chiericati da Porto a Grumolo delle Abbadesse.

Alla realizzazione del volume hanno contribuito esperti che si occupano di diverse discipline dalle Belle Arti e paesaggio alle Scienze storiche, geologia e geomorfologia, geografia dell’antichità, archeologia e proto industria.

Hanno contribuito al volume: Donata Battilotti, Carlo Bazzani (Università di Verona), Guido Beltramini (CISA Andrea Palladio), Gerd Blum (Kunstakademie Münster / Universität Wien), Silvia Dandria (Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), Edoardo Demo (Università di Verona), Deborah Howard (Professor Emerita, University of Cambridge), Walter Panciera (Università di Padova), Simone Rauch, Fernando Rigon Forte, Elena Svalduz (Università di Padova), Francesco Vallerani (Università Ca’ Foscari, Venezia), Francesco Vianello (Università di Padova).

Questo saggio è dedicato a Howrd Burns, scomparso nel 2025, studioso e ricercatore del passato che ha arricchito in modo inestimabile la comprensione del patrimonio architettonico vicentino.

Alberta

Andare per VULCANI di Luca Bergamin

Autore: Luca Bergamin

Editore il Mulino

Collana Ritrovare l’Italia

Formato: Brossura Pagine:168

prezzo di copertina € 14.00

Anno di pubblicazione:2026

ISBN:978-88-15-39567-2

La natura, nella quale i Sapiens si trovano immersi e di cui fanno parte, affascina e nel contempo intimorisce. Fin dall’antichità un pennacchio infuocato evocava qualcosa di sovrannaturale che stupiva, incuriosiva e stimolava a vedere oltre.

L’autore in questo caso diventa divulgatore di scienza geologica e vulcanologia alle quali associa quanto di più umano possa esserci, letteratura, arte, fantasia e poesia. Con Plinio il Giovane ci immergiamo nei crateri Vesuviani catturati dalla bellezza che ci fa scordare la pericolosità di questo vulcano palesemente attivo, dimostrazione che la crosta terrestre è “viva”, si muove spinta da movimenti tettonici che percepiamo ogni qualvolta si verifica un evento sismico. Ma il Vesuvio è amato da Leopardi, da Goethe ed è sinonimo di Partenope intesa come bellezza unita alla transitorietà.

E cosa c’è di più transitorio dei Campi Flegrei? Delle fumarole, della subsidenza? Si tratta dell’area più pericolosa dal punto di vista geologico ma è così dentro all’animo dei residenti e anche degli amministratori che insieme, quasi senza pudore, si affidano alla Sibilla Cumana come al destino.

Il fascino delle isole sommerse come Marsili e Vavilov i gemelli sommersi del Tirreno catturano l’attenzione di vulcanologi e subacquei. Localizzati nel Mar Tirreno, tra la Penisola italiana e la Sardegna, 160 km a sud-ovest del golfo di Napoli. Il Vavilov, attualmente inattivo datato tra 6-7 fino a 2 milioni di anni fa è attribuibile allo scivolamento della zolla africana sotto il Mar Tirreno.

Quel Tirreno che ospita Capraia, unica isola dell’arcipelago toscano di origine vulcanica. Il suo territorio, aspro e montuoso, ospita spettacolari scogliere a picco sul mare. Per queste sue caratteristiche di isolamento è stata utilizzata fino al 1986 come colonia penale. Restando in area Toscana è importante dire del Monte Amiata, vulcano attivo nel tardo Pleistocene. Amato da Dante e situato lungo la Via Francigena, quasi al centro dell’Appennino catena sismogenetica, come viene solitamente definita dai geologi e come registriamo regolarmente con gli eventi tellurici che dall’Emilia percorrono tutto lo stivale fino a Messina.

L’autore non dimentica certo i vulcani quiescenti, non sempre riconosciuti come tali ma famosi, ad esempio per il vino Soave apprezzato in tutto il mondo, la cui coltivazione è possibile proprio nella Lessinia dove il substrato basaltico offre un suolo adatto a questo tipo di colture. Tra i 40 e 50 milioni di anni fa, infatti dalle fratture della roccia sedimentaria, rosso ammonitico, biancone e scaglia, uscivano lave calde e fluide. Questi eventi hanno messo a disposizione dei paleontologi e degli studiosi in generale la miniera più importante: i fossili di Bolca il cui museo custodisce migliaia di reperti. Nel contesto vengono svolte visite guidate e laboratori per le scolaresche e non solo.

Tra i vulcani quiescenti vengono citati gli 81 Colli petrarcheschi, gli Euganei, dove il poeta ha trovato la sua dimensione umana ed esistenziale.

Tornando a sud citiamo solo le isole Vulcano, Stromboli, Pantelleria e il “Mungibeddu”. Alle quali l’autore associa anche scrittori come Brancati e Verga e registi come Rossellini.

Lasciamo al lettore immergersi tra lava, colate, esplosioni e paesaggi che incantano.

La collana nella quale è catalogato questo testo è “Ritrovare l’Italia” e in questo testo ritroviamo quello stivale che ha appassionato in passato viaggiatori, poeti, naturalisti, artisti, registi, e soprattutto vulcanologi e sismologi, in particolare INGV, cui lo scrittore si affida per la parte strettamente tecnico scientifica.

Alberta

Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele

Di Omer Bartov

Edizione: 2026, II rist. 2026
Pagine: 256
Collana: i Robinson / Letture
ISBN carta: 9788858160701
ISBN digitale: 9788858162422
Argomenti: Attualità politica ed economica, Storia contemporanea

Omer Bartov, nato in Israele in un kibbutz, è uno storico israelo-americano. È Dean’s Professor di Studi sull’Olocausto e il genocidio presso la Brown University, dove insegna dal 2000. Storico dell’Olocausto, è considerato una delle principali autorità in materia di genocidio. Il suo editoriale sul New York Times del 27 luglio 2025 Sono uno studioso di genocidio: lo riconosco quando lo vedo ha suscitato clamore, e ha contribuito alla presa di coscienza della situazione in atto. In Italia Laterza ha pubblicato nel 2026 il suo saggio Israel: What Went Wrong? con il titolo Nell’abisso. Dal sionismo al genocidio: la sconfitta morale di Israele, diventato un bestseller.

Nel luglio del 2025, Omer Bartov pubblica sul “New York Times” un articolo dal titolo I’m a Genocide Scholar. I Know It When I See It, che scatena un dibattito enorme perché dimostra che l’azione di Israele a Gaza è, a tutti gli effetti, un genocidio. In questo libro, Bartov pone delle domande a cui ancora non si è data risposta: come è stato possibile trasformare il sogno del sionismo in un incubo? Come è avvenuta la trasformazione del sionismo da movimento di emancipazione e liberazione ebraica a ideologia di Stato basata sull’etnonazionalismo, l’esclusione e il dominio violento sui palestinesi? Come si è potuta avere una comprensione distorta della lezione morale dell’Olocausto? E quali sono le ragioni del diffuso sostegno a queste politiche genocide da parte dei cittadini ebrei di Israele?

Per approfondire: https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858160701