* Premiata da E.ON e Unismart la migliore idea degli studenti per promuovere una mobilità più sostenibile a Padova

Si è tenuto ieri (27 marzo 2018) presso l’Università di Padova l’evento di premiazione della idea vincitrice della Padova University Mobility Challenge, il Concorso di idee innovative lanciato a ottobre da E.ON ed Unismart per ripensare la mobilità cittadina e condividere le proposte relative a nuove soluzioni per migliorarla.

Il progetto, nato dalla collaborazione di E.ON con Unismart, mira a coinvolgere pienamente gli studenti e i dipendenti dell’ateneo e raccogliere idee per promuovere nuovi modelli di mobilità ecologica e sostenibile, ideando soluzioni per gli spostamenti di breve raggio per i frequentatori dell’Università, soprattutto per quanto riguarda le rotte tra dipartimenti, residenze universitarie, uffici e punti focali della città di Padova.

La prima fase del concorso ha permesso la raccolta di un numero molto elevato di idee sul tema della mobilità – oltre 70 – caricate su una piattaforma online. Una Giuria composta da rappresentanti dell’ateneo, di Unismart e di E.ON ha scelto le più promettenti da ammettere alla fase successiva che è ruotata attorno ad un hackathon di due giorni, svolto nel mese di Marzo, durante i quali i team di studenti si sono confrontati per implementare e sviluppare ulteriormente le idee dimostrandone meglio il funzionamento e la validità tramite test sul campo e raccolta di dati sperimentali per misurare il potenziale dell’invenzione proposta.

La Giuria ha scelto come vincitore il progetto UniOne, un’app che integra il carpooling e il bike sharing per offrire una mobilità conveniente e rispettosa dell’ambiente. Basata su una rete di hot spot per il car pooling e zone di interscambio tra auto e bici, l’app consente di offrire passaggi in auto remunerati, anche all’ultimo momento, in un raggio di 25 km. UniOne gestisce i pagamenti dei servizi, assegna punti per le buone recensioni e garantisce passaggi gratuiti per coloro che fanno carpooling.

La Giuria ha apprezzato il carattere intermodale del progetto, che combina dell'uso di più mezzi per consente di migliorare la mobilità delle città, un’esigenza emersa dall’analisi quantitativa condotta con ricerche di mercato dalla stessa Università di Padova.

Al team che ha proposto l’idea più innovativa e sostenibile è stato assegnato un premio in denaro di 5.000 Euro, oltre all’opportunità di lavorare al progetto pilota su Padova che potrà eventualmente avere seguito qualora siano definite le condizioni di base.

Come ulteriore significativo elemento premiante, E.ON mette a disposizione del Team vincitore la propria struttura: agile accelerator che, a livello europeo, promuove l'innovazione e le Start up. In particolare, E.ON offre la disponibilità ad accedere al programma “Launchpad” che è un boot camp di tre giorni per le startup strutturato attorno a colloqui panoramici e sessioni di tutoraggio. Ogni giorno è dedicato a un argomento specifico (Prodotto / UXUI / Marketing) con mentors di E.ON ed esterni.

In Italia il tema della mobilità necessita di essere affrontato con un approccio più aperto all’analisi dei bisogni specifici dei consumatori” afferma Péter Ilyés, CEO di E.ON Italia. “Nel campo dell’auto elettrica, ad esempio, c’è bisogno di un cambiamento comportamentale dei consumatori: non bisogna promuovere l’automobile ma la mobilità sostenibile in città e fuori nel suo complesso. Crediamo nella possibilità di sviluppare nuove idee e soluzioni coinvolgendo i diversi attori interessati e siamo davvero orgogliosi di aver contribuito a generare nuove idee attraverso questa Challenge con l’Università” conclude Ilyés. “In sinergia con gli uffici di Ateneo, Unismart ha coinvolto nel progetto studenti dai più svariati ambiti disciplinari, dagli psicologi agli economisti, passando per avvocati, ingegneri, scienziati, e di diverse età, dai giovani del primo anno di triennale ai dottorandi” spiega Stefano Carosio, direttore di Unismart. “Questo a dimostrazione del fatto che la mobilità è un tema trasversale che per essere indirizzato richiede un’analisi estesa delle necessità ed un vasto panorama di competenze per risolverle, ben rappresentate dai 32 Dipartimenti ed i 6 Centri Inter-dipartimentali dell’Università di Padova. Il lavoro di Unismart ha permesso di valorizzare tutto questo bagaglio con lo spirito di una squadra, garantendo un’interfaccia unica e proattiva verso E.ON e l’Università.”

* GRT Group ed EPFL creano la prima pila a combustibile alimentata ad acido formico al mondo

Un nuovo modo per produrre energia rinnovabile


Gli scienziati di EPFL e di GRT Group hanno realizzato la prima unità integrata al mondo in grado di produrre elettricità dall’acido formico, utilizzando una pila a combustibile, in maniera sostenibile, conveniente, sicura ed efficiente dal punto di vista energetico. Il sistema è ora disponibile a scopo dimostrativo.


Entro il 2020 il costo delle energie pulite sarà pari o inferiore a quello dei combustibili fossili ed entro il 2040 le fonti di energia rinnovabile soddisferanno il 40% della domanda di energia globale[1]. Tuttavia, la dipendenza da sole e vento rende questo tipo di produzione energetica intermittente. Per questo, il futuro impone lo sviluppo di nuovi metodi per immagazzinare il surplus di energia rinnovabile, in maniera da permetterne l’utilizzo quando necessario.

Il progetto “HYFORM-PEMFC” mira a superare proprio questo ostacolo: grazie alla collaborazione tra GRT Group, società che lavora per favorire la transizione energetica attraverso innovative soluzioni di stoccaggio, e il gruppo di ricerca del Professor Gabor Laurenczy dell’EPFL, è stata sviluppata una nuova macchina integrata che trasforma l’acido formico in idrogeno, e poi direttamente in elettricità tramite una pila a combustibile.

L’unità HYFORM-PEMFC, che utilizza l’acido formico per stoccare idrogeno, può trovare applicazione sia nell’ambito domestico, che in quello industriale: rispetto ai metodi che utilizzano esclusivamente idrogeno, è stata progettata per garantire sostanziali benefici in termini di dimensioni (1 litro di acido formico equivale a 590 litri di idrogeno a condizioni normali), facilità di trasporto, sicurezza e minori costi operativi, garantendo al tempo stesso una totale ecosostenibilità.

L’utilizzo dell’unità HYFORM-PEMFC potrà riguardare, ad esempio, aree con limitato o senza accesso alla rete elettrica, nonché lo sviluppo di sistemi di trasporto di idrogeno. Il dispositivo è, per esempio, in grado di generare calore ed elettricità per uno chalet alpino in maniera totalmente ecologica e con un rifornimento veloce. La sua tecnologia è inoltre scalabile, così da poter soddisfare il fabbisogno energetico di impianti più grandi, come quelli industriali.

Il prossimo passo per GRT Group sarà lo sviluppo di un sistema completo e integrato per lo stoccaggio di energia rinnovabile, come ad esempio quella prodotta in eccedenza dal sole durante l’estate, che potrà essere utilizzata – su richiesta – per produrre elettricità e calore durante i mesi invernali, così da rendere gli edifici autonomi dal punto di vista energetico. Questo progetto sarà la dimostrazione dei reali vantaggi economici generati dalla tecnologia di stoccaggio di energia da fonti rinnovabili e mostrerà il suo vero potenziale all’interno di un sistema energetico integrato.

 

Il contesto tecnologico

Quando si parla di soluzioni per lo stoccaggio di energia rinnovabile, l’idrogeno rappresenta uno dei vettori energetici più promettenti. Il ricorso all’idrogeno per generare calore o elettricità non produce né emissioni di carbonio né di particolato, e ciò significa che non ha alcun impatto ambientale negativo.

Il problema è che l’idrogeno possiede un bassissimo contenuto di energia in termini di volume: per questo è molto difficile stoccarlo e trasportarlo nella sua forma naturale (gassosa), che richiede pressioni elevatissime, temperature molto basse e infrastrutture costose, generando, in breve, notevoli problemi di sicurezza e costi.

L’alternativa è rappresentata dall’utilizzo di un vettore di idrogeno come l’acido formico: si tratta della combinazione più semplice di idrogeno e CO2, che si presenta in forma liquida a temperatura ambiente, è facile da stoccare, trasportare e maneggiare, e può essere prodotto da fonti sostenibili in centinaia di migliaia di tonnellate nel mondo. Il suo utilizzo è già ampiamente diffuso in agricoltura e nelle industrie del cuoio, della gomma, chimica, farmaceutica e alimentare.

La sfida, quindi, è ri-estrarre l’idrogeno stoccato dall’acido formico in maniera efficiente in termini energetici. È qui che entra in gioco uno specifico catalizzatore, che facilita l’estrazione dell’idrogeno dall’acido formico, così che possa poi essere convertito in elettricità tramite una pila a combustibile.

 

Il Progetto

L’unità è costituita due parti principali: un reformer di idrogeno (HYFORM) e una pila a combustibile con membrana a scambio protonico (PEMFC). Il reformer HYFORM utilizza un catalizzatore a base di rutenio per estrarre l’idrogeno, sebbene gli scienziati stiano attualmente sviluppando catalizzatori a base di materiali anche più economici.

L’unità HYFORM-PEMFC è in grado di produrre 7000 kWh per anno, con potenza nominale pari a 800 Watt – l’equivalente di circa 200 smartphone ricaricati in simultanea. La sua efficienza elettrica raggiunge attualmente il 45%. Fintanto che l’acido formico utilizzato viene prodotto in maniera sostenibile, la pila a combustibile è al 100% ecologica e il sistema permette lo stoccaggio a lungo termine di energia rinnovabile. È silenziosa, emette gas pulito, ha un bilancio di anidride carbonica pari a zero, e non produce né particolato né ossidi di azoto.

Al contempo, l’unità HYFORM-PEMFC vanta ridotte necessità di manutenzione, non richiede desolforazione, e offre una prestazione stabile e a lungo termine dei catalizzatori. La sua tecnologia è scalabile, perciò può essere impiegata sia in contesto domestico che industriale. Dal momento che è alimentato ad acido formico, il sistema non necessita di alcuna connessione alle reti elettriche, e questo lo rende perfetto per l’impiego nelle aree remote o inaccessibili.

“La trasformazione chimica della CO2, un gas serra, in prodotti utili, acquista sempre più importanza in quanto i suoi livelli in atmosfera continuano a crescere per effetto delle attività dell’uomo,” spiega il Professor Gabor Laurenczy dell’EPFL. “Per questa ragione, produrre l’acido formico in maniera sostenibile – utilizzando la COcome trasportatore di idrogeno – è estremamente importante. La domanda mondiale di acido formico sta crescendo, in particolare nel contesto delle energie rinnovabili. I vettori di idrogeno, e la loro produzione dalla CO2, tramite idrogenazione o da biomassa/rifiuti organici, sono notevolmente più sostenibili rispetto alle soluzioni esistenti.”

L’unità HYFORM-PEMFC è il risultato di un progetto co-finanziato dall’Ufficio Federale Elvetico per l’Energia e da GRT Group

 


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– Favini insieme a CNR, università di Milano, Intercos ed Eurac research per un’economia sempre più circolare.

 

 


Favini annuncia di aver avviato una collaborazione con l’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del CNR, l’Università di Milano, Eurac Research e il produttore di cosmetici Intercos, per un progetto di ricerca integrata sulle biotecnologie industriali e sulla bioeconomia e, in particolare, sul possibile riutilizzo dello scarto industriale della tostatura del caffè per la produzione di carta. Le attività si svolgono all’interno del progetto CirCo (Circular Coffee), finanziato da Fondazione Cariplo e Innovhub SSI. Dal 2012, il reparto R&D Favini realizza Crush una gamma di carte ecologiche che riusa creativamente (upcycling) i residui agro industriali della lavorazione di agrumi, uva, ciliegie, lavanda, mais, olive, kiwi, nocciole e mandorle in sostituzione parziale della cellulosa.

Il mercato del caffè è uno dei più fiorenti a livello mondiale e il suo consumo annuo è pari a circa 10 milioni di tonnellate (dati 2015). Solo in Italia, se ne consumano 3,4 kg a testa in un anno, un dato che fa del nostro Paese il quarto importatore a livello mondiale.

La lavorazione del caffè prevede diverse fasi e genera differenti tipologie e una notevole quantità di scarti, dal pericarpo al pergamino, dalla pellicola argentea (silverskin) ai residui d’estrazione. La presenza di questi materiali residui rappresenta per i produttori un problema, mentre per l’economia e per l’ambiente un’opportunità non colta. Si tratta, in alcuni casi, di materiali che potrebbero essere usati per differenti scopi ma che, spesso, vengono semplicemente smaltiti, con costi elevati, sia economici che ambientali.

Uno scarto della lavorazione italiana del caffè è la pellicola argentea (coffee silverskin) che rappresenta fino al 2 per cento del peso totale del chicco di caffè e, solo in Italia, se ne producono 7500 tonnellate all’anno. Ad oggi, viene utilizzata in alcuni Paesi solo come fertilizzante o come combustibile.
Favini, insieme agli altri importanti partner, grazie a questa ricerca intende approfondire ulteriormente il proprio know-how in materia di riutilizzo di sotto-prodotti e in particolare del silverskin. La contaminazioni di idee tra enti, oltre ad aziende di settori diversi, come Intercos, che sviluppa e produce prodotti cosmetici, può aiutare a rendere l’economia sempre più circolare, migliorare i processi produttivi e il grado di sostenibilità ambientale. Puntando sulla riconversione dei processi da convenzionali a circolari, è possibile attuare infatti un cambiamento importante, in grado di ottimizzare l’utilizzo delle risorse naturali rinnovabili e di valorizzare gli scarti di produzione.


Con la partecipazione a questo progetto di ricerca, mettiamo a disposizione la nostra expertise nel campo e intendiamo aprirci a una proficua contaminazione di idee. Già da anni utilizziamo i sottoprodotti della lavorazione della filiera del food per produrre carta. Con Crush, siamo arrivati infatti a sostituire fino al 15% di cellulosa vergine con residui agro-industriali, preservando al contempo la qualità del prodotto, riducendone l’impronta ecologica. Oggi, siamo ancora allo studio per migliorare ulteriormente il processo produttivo, con l’auspicio che il nostro modello sia replicato anche in altre industrie”, dichiara Eugenio Eger, Amministratore Delegato di Favini.


 

 

Aziende informano – Archivio 2017-18