Vinitaly 2026: traguardi raggiunti e nuove sfide del comparto vitivinicolo italiano

Di Alessandro Campiotti

L’annuale kermesse ospitata a Verona ha visto la partecipazione di 4.000 imprese e 90.000 partecipanti. Tra degustazioni e convegni, concorsi e dibattiti, è stato sottolineato il ruolo strategico che il settore vitivinicolo rappresenta per il Paese nei mercati internazionali. Ma non sono mancate le riflessioni su come rafforzare l’enoturismo e limitare la generale riduzione dei consumi.

Immagine di Alessandro Campiotti

Verona, 15 aprile. Si è da poco conclusa la 58ª edizione di Vinitaly, il salone internazionale dei vini e distillati che ogni anno rinnova l’appuntamento presso gli spazi di Veronafiere, per celebrare la cultura enogastronomica e coinvolgere gli operatori della filiera vitivinicola globale in una quattro giorni all’insegna della condivisione di esperienze, competenze e nuove idee di business. La città di Verona, che in questa settimana è stata la capitale internazionale del vino, può ritenersi soddisfatta dei numeri registrati in termini di partecipazione all’evento: 4.000 aziende e 90.000 presenza totali, di cui il 26% proveniente da oltre 130 Paesi.

Come ogni anno, la manifestazione è stata caratterizzata da un ricco programma di eventi, che tra degustazioni e convegni, concorsi e percorsi formativi, ha accompagnato i partecipanti in un viaggio all’interno del variegato panorama vitivinicolo italiano, contando anche sulla presenza di numerose figure istituzionali. In conclusione dell’evento, Federico Bricolo, Presidente di Veronafiere ha dichiarato che “Vinitaly rappresenta sempre più un’infrastruttura a sostegno dell’internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto, accelerare l’ingresso nei mercati esteri e promuovere concretamente la competitività del vino italiano”.

Durante la kermesse, migliaia di imprese hanno avuto l’opportunità di esporre i loro prodotti ad una platea internazionale, costituita sia da soggetti che operano nel mercato europeo, statunitense e canadese, dove la posizione del Made in Italy è già notevolmente consolidata, ma anche da soggetti provenienti da altre aree del pianeta, come Cina, Sud America, Australia e Africa, che possono rappresentare nuovi promettenti sbocchi di mercato. Nel 2024 la produzione di vino a livello globale ha toccato i 226 milioni di ettolitri (pari a 22,6 miliardi di litri), di cui il 60% prodotti nei Paesi dell’Unione europea, dove Italia, Francia e Spagna raggiungono rispettivamente il 20%, il 16% e il 14% della produzione globale.

In questo contesto, l’enoturismo si conferma un asset economico e commerciale fondamentale per il settore vitivinicolo, che in Italia nel 2025 ha contato circa 15 milioni di visitatori, di cui oltre il 40% provenienti dall’estero, per un valore economico di 3 miliardi di euro. Negli ultimi anni, infatti, è cresciuto il numero di persone che al consumo di vino in casa o in locali ed enoteche, predilige l’esperienza sensoriale della visita in azienda. Immergersi per qualche ora all’interno di una realtà produttiva fornisce ad appassionati e semplici curiosi l’opportunità di comprendere meglio i diversi aspetti della filiera vitivinicola, partendo dalle tecniche agronomiche di coltivazione della vite in campo, passando per gli affascinanti processi di vinificazione, conservazione e invecchiamento in cantina, per concludere con l’assaggio del prodotto finale e magari con l’acquisto di qualche bottiglia.

Di questo e molto altro ancora si è parlato nei convegni ospitati nella sezione del Vinitaly Tourism, il progetto promosso da Vinitaly in collaborazione con Wine Tourism Hub, dove operatori ed esperti del settore hanno arricchito il dibattito con una serie di consigli pratici sui moderni standard di accoglienza richiesti dai consumatori, come la presenza di guide in lingua inglese, la capienza adeguata dei gruppi, la flessibilità negli orari e la trasparenza delle tariffe online. Adeguandosi a tali criteri, gli imprenditori dell’ospitalità potranno valorizzare ancor di più la spinta dell’enoturismo, rafforzando il rapporto con il consumatore e aumentando la redditività aziendale. Per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese, inoltre, Vinitaly 2026 ha favorito l’incontro tra imprenditori, distributori e giornalisti nell’ambito delle iniziative organizzate dalla sezione Vinitaly Around the World, con l’obiettivo di creare opportunità commerciali concrete per le aziende interessate ad aprirsi ai nuovi mercati.

Allo stesso tempo, nei molti momenti di discussioni, non è mancata l’occasione per riflettere sulle cause che da alcuni anni stanno determinando una progressiva diminuzione dei consumi di vino, scesi di oltre il 50% rispetto a pochi decenni fa. I motivi sono riconducibili ad una generale evoluzione dei modelli alimentari, ad una maggiore attenzione per la salute e alla preferenza di bevande alcoliche alternative, soprattutto da parte dei più giovani. In questo complesso scenario, Vinitaly non vuole essere solo una fiera, ma rappresentare un appuntamento annuale da cui ripartire per ragionare sulle sfide all’ordine del giorno e trovare risposte condivise per favorire la crescita e la competitività del settore vitivinicolo italiano nel mondo. La prossima edizione si terrà a Veronafiere dall’11 al 14 aprile 2027.

Per approfondire:

https://www.vinitaly.com

Padova ospita la prima edizione italiana della Climate Action Week


Di Alessandro Campiotti

In uno scenario mondiale segnato da tensioni geopolitiche e sconvolgimenti socio-economici, la questione climatica risulta sempre meno centrale nel dibattito pubblico internazionale. Per queste ragioni, la Padova Climate Action Week
si pone l’obiettivo di chiamare a raccolta scienziati, membri delle istituzioni e cittadini, per favorire una riflessione comune sui temi ambientali e progettare soluzioni innovative, condivise e sostenibili.

Orto Botanico di Padova – foto di Alessandro Campiotti

Dopo il grande successo riscontrato a Londra negli ultimi anni, la Climate Action Week (Settimana dell’Azione Climatica) arriva in Italia, precisamente a Padova, che dall’11 al 19 aprile ospita la prima edizione dell’evento, promosso dalla società Aequilibria con il patrocinio del Comune e dell’Università di Padova. L’iniziativa è dedicata ai temi della sostenibilità ambientale e della crisi climatica, e ha lo scopo di coinvolgere i numerosi attori sociali – istituzioni, università, imprese e associazioni civiche – in un’occasione di incontro, confronto e riflessione condivisa su una serie di temi che caratterizzano il dibattito pubblico a livello internazionale.

Gli ultimi decenni, infatti, hanno dimostrato che sarebbe a dir poco miope sottovalutare la questione climatica, dal momento che gli eventi atmosferici estremi, come alluvioni, ondate di calore, tempeste e siccità, rappresentano ormai una realtà all’ordine del giorno, che ogni anno presenta un conto salato a livello di vite umane e di costi economici. Il programma europeo di osservazione della Terra Copernicus certifica che gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati, con temperature superiori di circa 1,5°C rispetto al periodo preindustriale, e aggiunge che il 2025 si è guadagnato il triste risultato di entrare nel podio per essere il terzo anno più caldo di sempre. In questo scenario, l’area del Mediterraneo risulta tra le più colpite da questo fenomeno, con gravi conseguenze per l’ambiente e per gli ecosistemi naturali, la cui ricchezza in termini di biodiversità è tra le maggiori al mondo.

Per queste ragioni, Daniele Pernigotti, CEO di Aequilibria e ideatore della Padova Climate Action Week, ha ritenuto che il momento fosse maturo per organizzare il primo festival italiano sul clima costruito dal basso e aperto ad un pubblico trasversale, con lo scopo di favorire la contaminazione delle idee attraverso un confronto aperto tra scienziati, membri delle istituzioni e cittadini. All’iniziativa hanno aderito numerose realtà che da anni operano nell’ambito della sostenibilità ambientale e della cooperazione internazionale, come Legambiente, Greenpeace, Movimento Laudato Si’ e Fondazione Lanza, che in questi giorni stanno prendendo parte agli oltre settanta appuntamenti in calendario, che comprendono conferenze, workshop, iniziative artistiche, rassegne cinematografiche e incontri con la cittadinanza.

Il programma, disponibile a questo link (https://www.padovaclimateactionweek.org/it/eventi/tutti), è stato concepito per dare spazio ai numerosi temi che caratterizzano il dibattito pubblico sulla transizione energetica: dall’adattamento urbano alla decarbonizzazione industriale, dalla mobilità sostenibile al ruolo della società civile. La grande partecipazione registrata fino ad ora dimostra il forte interesse nei confronti della questione climatica e in queste ore i partner promotori dell’evento parlano già di organizzare una seconda edizione della Climate Action Week, che potrebbe essere ospitata nuovamente a Padova, oppure diventare un modello replicabile in altre città italiane.

In un contesto internazionale caratterizzato da gravi tensioni geopolitiche e profondi sconvolgimenti socio-economici, la questione ambientale sembrerebbe trovare sempre meno spazio nell’agenda politica di capi di stato e decisori politici, pertanto risulta ancora più importante, in questo periodo, porre questo tema all’attenzione dell’opinione pubblica, sottolineando che i costi di una mancata transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili sarebbero molto più alti dei costi di una transizione energetica condivisa e graduale.

Per approfondire:

https://www.unipd.it/events/padova-climate-action-week

https://www.lastampa.it/cronaca/2026/04/10/news/padova_climate_action_week_festival_clima_eventi-15579994

https://www.renewablematter.eu/padova-climate-action-week-daniele-pernigotti-intervista

1986-2026: i primi 40 di Slow Food

Di Alessandro Campiotti

Slow Food compie 40 anni e celebra l’importante traguardo con un calendario ricco di iniziative ed eventi per tutto l’anno lungo la Penisola, per promuovere la cultura gastronomica, il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione delle produzioni locali.

1986-2026, sono passati quarant’anni dalla fondazione di Slow Food, l’associazione culturale nata dall’intuizione di Carlo Petrini, sociologo e gastronomo, che nel corso di quattro decenni ha contribuito a promuovere nel mondo la cultura gastronomica, l’educazione alimentare, il rispetto per l’ambiente e la valorizzazione delle produzioni locali. Oggi Slow Food è una realtà riconosciuta a livello internazionale, con decine di migliaia di soci organizzati in gruppi territoriali e con all’attivo migliaia di progetti che hanno come denominatore comune la cultura del cibo, celebrata attraverso l’organizzazione di numerose manifestazioni, dal Salone del Gusto a Terra Madre, passando per l’istituzione nel 2004 dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Partendo da Bra, sua città natale in provincia di Cuneo, Carlo Petrini, detto Carlin, insieme ai suoi compagni di viaggio, diede vita nel luglio del 1986 all’Associazione gastronomica Arcigola, che l’anno seguente pubblicò il proprio manifesto ideale e programmatico, dal titolo Slow Food. A distanza di quarant’anni, i contenuti del manifesto risultano quanto mai attuali, dal momento che si ponevano in contrasto con l’allora neonata “cultura” del fast food, che imperversava tra i giovani degli anni ’80 e condizionava le abitudini alimentari di molte persone, spesso prede di uno stile di vita così frenetico da sacrificare le sane abitudini alimentari sull’altare della fast life.

A questa visione del mondo, Petrini contrappose il concetto di Slow Food, per ridare dignità alla cultura culinaria e riscoprire la ricchezza delle cucine e delle produzioni locali. Per queste ragioni come simbolo dell’associazione fu scelto il logo di una chiocciola, un mollusco dall’aspetto arcaico, con l’intento di rappresentare anche simbolicamente una concezione del mondo forse più lenta, ma senz’altro più riflessiva e consapevole, che mirasse a valorizzare il ruolo fondamentale che il cibo di qualità riveste per la salute umana e per quella dell’ambiente che ci circonda.

Da allora, Slow Food ha fatto molta strada, impegnandosi a trasmettere il proprio bagaglio valoriale presso la società, attraverso il coinvolgimento di istituzioni, università e associazioni civiche, promuovendo la salvaguardia e il rilancio delle piccole produzioni locali e impegnandosi a far riconoscere un giusto reddito agli agricoltori. A questo proposito, nel 2000 fu lanciato il progetto dei Presìdi Slow Food, che oggi contano centinaia di esempi in Italia e all’estero, in rappresentanza di una comunità di produttori che lavora per offrire ai consumatori un prodotto locale di qualità, valorizzando le vocazioni territoriali e tramandando un patrimonio di cultura e saperi.

Sebbene i quarant’anni dalla fondazione cadranno il prossimo 26 luglio, Slow Food ha deciso di celebrare l’importante ricorrenza per tutto il 2026, attraverso un ricco calendario di iniziative ed eventi aperti al pubblico lungo l’intero territorio nazionale. Da “Aggiungi un legume a tavola” a “Il vino giusto”, dalla Giornata delle foreste (21 marzo) a quella della Terra (22 aprile), dall’Anno dei Pascoli e dei Pastori allo Slow Food Day (13 giugno). A settembre, poi, si terrà a Torino l’evento biennale “Terra Madre”, che chiamerà a raccolta migliaia di delegati provenienti da 130 Paesi per una tre giorni di incontri, tavole rotonde e laboratori che vedranno al centro il tema della biodiversità, intesa non solo a livello animale e vegetale, ma anche gastronomico e culturale. «Tuteliamo la biodiversità come atto di fiducia e cura per il presente e soprattutto per il futuro” sostiene Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, aggiungendo che “la biodiversità comprende la diversità della vita, di cui fanno parte microrganismi, varietà vegetali, razze animali ed ecosistemi, fino ad arrivare all’essere umano, la cui educazione passa anche da scelte alimentari consapevoli e responsabili”.

Gli appuntamenti riprenderanno ancora a novembre con la “Festa degli Orti Slow Food”, che avrà luogo in tutti quegli orti scolastici e di comunità che negli anni sono stati realizzati per favorire l’educazione ambientale e rafforzare la relazione tra uomo e natura, creando delle piccole nicchie ecologiche di biodiversità all’interno delle nostre città e dando ai più piccoli l’opportunità di stabilire un primo contatto con la natura che ci circonda.

Per approfondire:

https://www.slowfood.it/comunicati-stampa/slow-food-italia-compie-40-anni/