Accordo Ue-Mercosur: vincitori e vinti di un’intesa che divide l’Europa

Di Alessandro Campiotti

La firma dell’accordo tra Ue e Mercosur apre nuovi scenari commerciali che interesseranno oltre 700 milioni di consumatori e rappresenta un segnale di rottura rispetto al ritrovato protezionismo promosso dall’amministrazione Trump. Tuttavia, gli agricoltori europei restano contrari al patto di libero scambio, sostenendo che possa causare condizioni di concorrenza sleale.

Sede del Parlamento europeo a Strasburgo (Francia) – Immagine di pixabay.com

A poco meno di un mese dall’ultimo rinvio, il 17 gennaio è stato siglato l’accordo commerciale tra Unione europea (Ue) e Mercosur, l’organizzazione economica sudamericana di cui fanno parte Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. La ratifica è avvenuta ad Asunción, capitale del Paraguay, dove la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha firmato il patto di libero scambio alla presenza dei rappresentanti degli Stati coinvolti, con l’ambizione di favorire il commercio tra le due aree del pianeta, potendo contare su una platea di oltre 700 milioni di consumatori.

L’intesa arriva dopo ventisei anni di negoziati e dopo alcuni mesi caratterizzati da una crescente tensione politica e sociale dovuta al profondo disaccordo manifestato da un gruppo di Stati europei e da numerose associazioni di categoria del settore agricolo, le cui obiezioni si sono tradotte in vere e proprie rivolte di piazza. In più occasioni, infatti, gli agricoltori europei hanno manifestato contro la ratifica del trattato commerciale, rallentando l’iter di negoziazione ed esautorandone, infine, l’approvazione, avvenuta con il dissenso di Francia, Polonia, Ungheria, Austria e Irlanda, l’astensione del Belgio e il pronunciamento favorevole in extremis dell’Italia, determinante per ottenere il raggiungimento del quorum previsto in sede di votazione.

Il Mercosur, acronimo di Mercato Comune del Sud, è stato istituito nel 1991 con l’obiettivo di creare un mercato comune tra gli Stati sudamericani e favorire l’integrazione economica e gli scambi commerciali con il resto del mondo, a partire da Cina, Ue e USA, che rappresentano i principali partner commerciali del Sudamerica. L’accordo prevede la progressiva eliminazione dei dazi su oltre il 90% degli scambi che avverranno tra Ue e Mercosur, che promuoverà le esportazioni da parte dell’Ue di un ampio e articolato paniere di beni che vanno dall’abbigliamento all’automotive, dalla farmaceutica all’alimentare, con un potenziale risparmio per le imprese europee di circa 4 miliardi di euro annui di dazi.

Allo stesso tempo, i Paesi sudamericani avranno il via libera all’esportazione di prodotti agricoli, materie prime e terre rare, a patto che nell’insieme dei beni importati dall’Ue, nessun prodotto superi la quota del 5% o subisca un abbassamento di prezzo superiore al 5%. Una o l’altra di queste condizioni farebbe immediatamente scattare le clausole di salvaguardia imposte dall’Ue, che potrebbe intervenire con la sospensione delle agevolazioni tariffarie o con la limitazione dell’ingresso delle merci. Per tutelare le produzioni tipiche dei Paesi europei e vietare le imitazioni, l’accordo prevede il riconoscimento di 344 indicazioni geografiche, di cui 58 relative a prodotti italiani, come il Prosecco, il Chianti, il Parmigiano Reggiano e la Mozzarella di Bufala Campana.

Tuttavia, se il settore industriale si è detto da subito favorevole all’accordo, il comparto agricolo continua a manifestare la propria disapprovazione, sostenendo che l’immissione sul mercato europeo di prodotti agroalimentari che seguono disciplinari di produzioni decisamente meno restrittivi di quelli vigenti in Ue rafforzerebbe lo squilibrio regolatorio in atto e causerebbe nel tempo condizioni di concorrenza sleale. A convincere gli agricoltori non è bastato l’annullamento del taglio previsto per i finanziamenti alla prossima Politica agricola comune (Pac) 2028-2034, così come non ha convinto lo stanziamento di un fondo europeo da 45 miliardi per sostenere le imprese agricole e mitigare le potenziali perturbazioni di mercato che potrebbero scaturire dall’entrata in vigore dell’accordo.

Per queste ragioni, dopo le manifestazioni organizzate a Bruxelles lo scorso dicembre, in cui oltre ottomila agricoltori sono scesi in piazza e hanno invaso le strade del quartier generale della Commissione europea in sella ai loro trattori, il 20 gennaio l’appuntamento si ripeterà a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, dove gli agricoltori torneranno ad alzare la voce per manifestare ancora una volta la loro contrarietà. Al contempo, molti analisti leggono l’accordo Mercosur anche con la lente della geopolitica, sostenendo che in un periodo in cui i dazi doganali vengono branditi dall’amministrazione Trump come strumento di ricatto nei confronti del mondo, l’intesa di libero scambio tra Ue e Sudamerica possa assumere anche una valenza simbolica, rappresentando il primato del multilateralismo sul ritrovato protezionismo.

Per approfondire:

https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/eu-mercosur-trade/.

Ue-Mercosur, accordo approvato dal Consiglio Ue – Economia e politica – AgroNotizie

Crisi climatica e settore agricolo: tra filiere tradizionali e colture tropicali

Di Alessandro Campiotti

Gli effetti del cambiamento climatico stanno minando la sopravvivenza di intere filiere produttive tipiche dell’area mediterranea, tuttavia l’aumento delle temperature medie apre nuove opportunità economiche, come le colture tropicali, che stanno prendendo piede nelle zone meridionali di Italia e Spagna. L’innovazione tecnologica e le pratiche agro-ecologiche saranno sempre più indispensabili alla sostenibilità ambientale ed economica del settore agricolo europeo.


Scorcio di agroecosistema nella campagna toscana
Immagine di Alessandro Campiotti

Negli ultimi decenni gli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica hanno avuto conseguenze sempre più gravi sia in termini di vite umane che di costi economici. L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) stima che tra il 1980 e il 2023, nella sola Unione europea (Ue) oltre 240.000 persone abbiano perso la vita a causa di alluvioni, ondate di calore, tempeste e siccità, mentre le perdite economiche hanno superato i 700 miliardi di euro, con un evidente impatto sui sistemi naturali e socio-economici degli Stati membri. Secondo il programma di osservazione della Terra Copernicus, finanziato dall’Ue, gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati, con temperature superiori di circa 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale, e il 2025 si è guadagnato il triste risultato di entrare nel podio per essere il terzo anno più caldo di sempre. Anche la FAO, l’IPCC e le principali organizzazioni scientifiche internazionali confermano questa tendenza, sostenendo che il riscaldamento globale contribuisca ad aumentare la frequenza e l’intensità di eventi atmosferici estremi come le ondate di calore prolungate o le precipitazioni violente seguite da lunghi periodi di siccità.

In questo contesto, l’area del Mediterraneo è tra le più colpite e ne stanno facendo le spese i diversi ecosistemi di un territorio caratterizzato da una ricchezza di biodiversità tra le maggiori a livello mondiale. Qui il cambiamento climatico si manifesta in modo particolarmente evidente: le piante fioriscono e maturano sempre prima alterando i normali cicli colturali, l’acqua per l’irrigazione diventa una risorsa sempre più necessaria e scarsa, mentre le piogge, quando arrivano, sono spesso intense e improvvise, causando più danni che benefici. Queste condizioni stanno producendo una serie di effetti negativi sul settore agricolo europeo, che si trova a dover fare i conti con la scarsità di risorse naturali e con la crescente presenza di patogeni delle colture e insetti alieni, che trovano nelle elevate temperature le condizioni favorevoli per crescere e proliferare, con impatti significativi sulla stabilità degli ecosistemi agricoli.

In Spagna, nel 2023, il caldo e la siccità hanno causato una notevole perdita delle produzioni estive, determinando un aumento dei prezzi compreso tra il 25% e il 35% di prodotti comuni come pomodori, broccoli e arance. In Italia, nel 2024, molte aree agricole hanno affrontato una situazione di grave siccità, in particolare nelle regioni meridionali, dove la carenza idrica ha interessato circa il 30% della superficie agricola. Per queste ragioni, Sicilia, Calabria e Puglia hanno assistito alla drastica perdita di intere coltivazioni di cereali, legumi e foraggi, e il conseguente aumento dei prezzi ha avuto ripercussioni dirette sull’accessibilità alimentare dei consumatori, aggravando il problema della povertà alimentare. Nello stesso anno, la produzione di olio d’oliva è diminuita di oltre il 20% rispetto all’anno precedente, mentre si stima che il comparto cerealicolo avrebbe perso quasi il 10% rispetto alla produzione media quinquennale, raggiungendo il livello più basso dell’ultimo decennio.

Se da un lato la crisi climatica sta mettendo seriamente in discussione la sopravvivenza di intere filiere produttive che sono da sempre un punto fermo per il reddito degli agricoltori, dall’altro lato l’aumento delle temperature allunga la stagione di crescita e rende possibili coltivazioni tipiche di fasce climatiche tropicali, che fino a qualche anno fa erano impensabili sul territorio europeo, aprendo nuove opportunità economiche. In alcune zone dell’Andalusia e della Sicilia, per esempio, si stanno diffondendo colture come avocado, mango e papaia, che stanno determinando un cambiamento delle filiere produttive sempre più orientate verso forme di agricoltura tropicale. Tuttavia, l’adozione di queste colture pone anche dei seri interrogativi sulla sostenibilità ambientale delle filiere, soprattutto per quanto riguarda l’aumento dei consumi idrici, l’uso intensivo di fertilizzanti e fitofarmaci e i maggiori costi di produzione.

Inoltre, dal momento che il cambiamento climatico non riguarda solo l’ambiente, ma incide sulla nostra economia, sul cibo che consumiamo e sulla sicurezza dei territori, sarà sempre più urgente rafforzare l’impegno per attuare strategie e tecniche di produzione che garantiscano al contempo la sostenibilità ambientale ed economica del settore agricolo europeo. Per queste ragioni, la Politica Agricola Comune insieme all’innovazione tecnologica, alle energie rinnovabili e alle pratiche agricole di precisione, rappresentano strumenti chiave per aiutare gli agricoltori a ridurre i rischi e a minimizzare il consumo di risorse naturali e il ricorso ai prodotti chimici di sintesi, con l’obiettivo di continuare a produrre cibo in modo sostenibile.

Per approfondire:

https://circulareconomy.europa.eu/platform/sites/default/files/2025-09/TH-01-25-025-EN-N%20Europes%20environment%20and%20climate%20LR_2.pdf

https://www.unep.org/news-and-stories/story/rethinking-food-systems

L’accordo con il Mercosur e le tensioni europee

Di Alessandro Campiotti

Gli accordi commerciali tra Ue e Mercosur e il probabile depotenziamento della PAC 2028-2034 hanno causato molti disaccordi tra gli Stati europei. In risposta, migliaia di agricoltori sono scesi in piazza a Bruxelles per protestare contro le riforme in discussione, mentre in Italia la questione divide Confindustria e Coldiretti.


Sede della Commissione europea a Bruxelles
Immagine di Alessandro Campiotti

Dopo giorni di trattative, la mancanza di un consenso unanime tra i Paesi europei e le accese proteste degli agricoltori per le vie di Bruxelles, hanno indotto il Consiglio Europeo a rimandare la firma degli accordi commerciali tra l’Unione europea ed il Mercosur, l’organizzazione economica sudamericana di cui fanno parte Paesi come Brasile, Argentina, Bolivia, Paraguay e Uruguay. Il Mercosur, acronimo di Mercato Comune del Sud, è stato istituito nel 1991 con l’obiettivo di creare un mercato comune e favorire gli scambi commerciali e l’integrazione economica degli stati sudamericani. Nel dicembre 2024, dopo anni di negoziati, l’Ue ed il Mercosur hanno firmato un accordo di libero scambio con l’ambizione di favorire il commercio tra le due aree del pianeta, potendo contare su una platea di oltre 700 milioni di consumatori e su un PIL potenziale di 20 trilioni di dollari.

L’entrata in vigore dell’accordo prevede il voto favorevole del Consiglio Europeo, l’organo collettivo che negli scorsi giorni ha riunito a Bruxelles i rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Ue per raggiungere un’intesa e porre definitivamente la firma sul trattato internazionale. Tuttavia, il fronte europeo, inizialmente compatto, ha mostrato segni di cedimento dovuti alla frattura aperta da un gruppo di Stati, capitanati dalla Francia, che comprende Italia, Polonia, Belgio, Austria e Irlanda, che hanno avanzato non poche riserve e perplessità in merito all’immediata sottoscrizione dell’accordo, chiedendo altro tempo per ridiscutere una serie di punti ancora controversi.

In primis, l’eliminazione dei dazi doganali, che da un lato favorirebbe l’Ue a collocare sul mercato sudamericano un paniere di beni che vanno dall’abbigliamento all’automotive, dall’altro lato incentiverebbe l’immissione sul mercato europeo di prodotti agroalimentari che seguono disciplinari di produzioni decisamente meno restrittivi di quelli vigenti nei Paesi europei, con il rischio di determinare condizioni di concorrenza sleale. Questo timore, reso ancora più allarmante dalla riforma che prevede il depotenziamento finanziario della prossima Politica agricola comune (PAC) 2028-2034, ha indotto le associazioni di categoria che rappresentano il mondo agricolo a scendere in piazza per protestare contro la duplice minaccia che potrebbe scaturire dalle scelte europee.

Per queste ragioni, il 18 dicembre, giorno di convocazione del vertice europeo, circa ottomila operatori del comparto agricolo hanno bloccato le strade che circondano il quartier generale della Commissione europea, marciando in sella a centinaia di trattori, appiccando fuochi per le strade e lanciando ortaggi e petardi contro gli edifici istituzionali. La polizia ha risposto alla protesta con misure di sicurezza e blocchi del traffico volti a contenere i disagi provocati dalla mobilitazione, ricorrendo anche all’uso di idranti e al lancio di fumogeni per allontanare i manifestanti più agguerriti. Al contempo, le numerose associazioni di categoria promotrici dell’iniziativa hanno reclamato a gran voce maggiori garanzie finanziarie e commerciali per agricoltori e allevatori europei, chiedendo che la prossima PAC mantenga il tradizionale impianto basato sui due pilastri, rispettivamente a sostegno dei pagamenti diretti al settore agricolo e del finanziamento delle politiche di sviluppo rurale.

Sul fronte italiano, la questione degli accordi con il Mercosur vede su due poli opposti anche le principali associazioni in rappresentanza del mondo industriale e agricolo: Confindustria e Coldiretti. Da un lato, Confindustria considera il trattato con i Paesi sudamericani come un’occasione strategica per determinare un aumento delle esportazioni europee di 50 miliardi di euro tra manifattura, meccanica, automotive e componentistica, con un vantaggio per l’Italia di circa 14 miliardi. Sul polo opposto, invece, Coldiretti sostiene che l’accordo di libero scambio potrebbe rivelarsi un boomerang per il comparto agroalimentare italiano, e pone la condizione che i Paesi del Mercosur adeguino i loro standard produttivi a quelli europei prima di avviare qualunque forma di importazione verso il Vecchio Continente.

La disputa iniziata in sede europea ha contagiato le singole nazioni, che in queste settimane dovranno trovare una quadra sulla gestione dello spinoso dossier in attesa della prossima convocazione del Consiglio Europeo. Appuntamento al 12 gennaio 2026.

Per approfondire:

https://www.assolombarda.it/servizi/internazionalizzazione/informazioni/accordo-ue-mercosur-opportunita-per-le-imprese-italiane.

https://www.ilpost.it/2025/12/18/proteste-argicoltori-bruxelles-accordo-unione-europea-mercosur/.

https://www.rainews.it/video/2025/12/bruxelles-la-piazza-davanti-al-parlamento-ue-e-come-un-campo-di-battaglia-310e56a3-f816-43a8-a3fd-c3b352d798c5.html.