BIOEDU: la scuola apre le porte allo studio della biodiversità

Di Alessandro Campiotti


Con il progetto BIOEDU il National Biodiversity Future Center si impegna a promuovere la sensibilizzazione degli studenti delle scuole secondarie attraverso un ricco programma incentrato sul ruolo strategico della biodiversità e sulla necessità di conservare e valorizzare le risorse naturali.

Tra gli obiettivi che ogni università dovrebbe perseguire per assolvere pienamente al proprio ruolo, oltre alla didattica e alla ricerca, c’è la cosiddetta “terza missione”, che comprende l’insieme delle attività con cui l’istituzione si impegna a valorizzare la conoscenza prodotta presso la società, organizzando attività culturali, educative, sociali e di coinvolgimento attivo della cittadinanza. Nella “valigetta degli attrezzi” del ricercatore, infatti, non dovrebbe mai mancare la capacità comunicativa per divulgare i risultati scientifici non solo ad una platea di scienziati e professionisti, ma anche al folto pubblico dei non addetti ai lavori, che comprende persone di ogni età e provenienza professionale.

A questo proposito, il National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità finanziato con i fondi del PNRR, ha da poco pubblicato uno strumento divulgativo frutto di un progetto che ha l’ambizione di contribuire concretamente alla sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi legati alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità. Questo programma di divulgazione scientifica, coordinato dall’Università degli Studi di Padova e sviluppato dai ricercatori del NBFC in collaborazione con gli esperti di comunicazione e innovazione di formicablu srl e Consorzio Italbiotec, prende il nome di BIOEDU – Didattica innovativa per la biodiversità, e si rivolge agli insegnanti e agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Per favorire il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica nelle aule scolastiche, il programma è stato strutturato in dieci quaderni multimediali editabili che spaziano su temi che vanno dalla biodiversità urbana a quella marina, dalla conservazione delle aree protette al ruolo strategico della citizen science nei processi di raccolta e interpretazione dei dati. Ogni quaderno è disponibile in formato PDF e contiene al suo interno brevi articoli scientifici, infografiche, mappe concettuali, collegamenti interdisciplinari, video-interviste e quiz di verifica per la valutazione delle competenze acquisite.

Inoltre, dei dieci quaderni, otto sono stati concepiti per integrare il programma curricolare, mentre due sono rivolti all’orientamento e mettono gli studenti nella condizione di porsi qualche domanda in merito ad una eventuale carriera futura nell’ambito delle attività applicate alla tutela e valorizzazione della biodiversità. Per esplorare meglio il variegato mondo della ricerca e provare a sciogliere qualche dubbio, gli studenti potranno ascoltare le video-interviste rivolte a giovani ricercatrici e ricercatori del NBFC, che attraverso le personali esperienze maturate nell’ultimo triennio, forniscono ai più giovani informazioni pratiche e consigli preziosi su come orientarsi nell’articolato panorama scientifico contemporaneo.

Tutto il materiale è disponibile gratuitamente sul Biodiversity Gateway, il portale di NBFC che raccoglie i risultati della ricerca, gli strumenti digitali prodotti, i volumi scientifici e i contributi a sostegno della divulgazione scientifica, con l’obiettivo di migliorare l’accesso alla conoscenza e al contempo rafforzare l’impatto sociale ed educativo. Che la lezione abbia inizio!

Per approfondire:

https://www.biodiversitygateway.it/esperienze-di-biodiversita/bioedu-didattica-innovativa-per-la-biodiversita-testo-per-la-scuola-secondaria-di-ii-grado

Gli scienziati come custodi della biodiversità

Di Alessandro Campiotti


Negli ultimi anni una stretta collaborazione tra istituzioni scientifiche e musei di storia naturale ha portato alla digitalizzazione di milioni di campioni naturalistici, che sono stati resi disponibili all’intera comunità scientifica mondiale, nonché ai molti appassionati, sotto forma di volumi digitali e piattaforme condivise.

Orto Botanico di Padova – foto di Alessandro Campiotti

In un periodo in cui l’innovazione tecnologica corre a gran velocità, fortemente trainata dai sistemi di intelligenza artificiale, un nutrito gruppo di ricercatori a livello internazionale ha deciso di rivolgere la propria attenzione al passato, con lo scopo di valorizzare le collezioni naturalistiche che albergano negli archivi di musei di storia naturale, istituti di ricerca e laboratori universitari.

Queste raccolte, basate su campioni di rocce, minerali, piante, funghi, animali e insetti, contano nel mondo oltre 3 miliardi di esemplari e rappresentano un’inestimabile banca dati per comprendere i fenomeni naturali del passato e interpretare le trasformazioni ambientali che caratterizzano il nostro tempo. Tuttavia, nel corso dei secoli, l’attività di ricerca degli studiosi di scienze naturali, come biologi, geologi, chimici e fisici, è stata rallentata dalla difficoltà di accedere a queste fonti di conoscenza, custodite in centinaia di archivi sparsi in tutto il mondo e pertanto non facilmente raggiungibili.

Per porre rimedio a questa situazione, negli ultimi anni molte istituzioni accademiche e museali a livello internazionale hanno sfruttato l’innovazione tecnologica per digitalizzare questo monumentale patrimonio di reperti e renderlo facilmente disponibile alla comunità scientifica mondiale tramite portali online e piattaforme di condivisione. In Italia questo processo si è consolidato nell’ultimo decennio su iniziativa del Ministero della cultura in collaborazione con l’Associazione nazionale musei scientifici (ANMS), che nell’ambito del progetto nazionale CollMap è riuscita a coinvolgere centinaia di istituzioni museali a prendere parte ad un grande censimento di milioni di campioni conservati in parchi zoologici, orti botanici, erbari e musei naturalistici, restituendo al pubblico un corposo database incentrato sulla biodiversità.

Sul solco di questo progetto, tra il 2024 e il 2025 anche il National Biodiversity Future Center (NBFC) si è impegnato in questo processo di conservazione e valorizzazione delle collezioni naturalistiche italiane. Grazie ad un finanziamento di circa sette milioni di euro, lo Spoke 7 del NBFC, in collaborazione con l’ANMS e l’Università di Padova, ha digitalizzato oltre quattro milioni di campioni provenienti dai principali musei scientifici italiani, come il MUSE di Trento o l’Erbario Centrale Italiano dell’Università di Firenze, promuovendo al contempo nuovi metodi di comunicazione per rafforzare la relazione tra scienza e società.

A questo proposito, a giugno del 2025 è stato organizzato un ciclo di tre incontri aperti al pubblico che hanno avuto luogo negli erbari storici di Padova, Roma e Palermo. Nell’ambito dell’iniziativa, ribattezzata I Custodi della Biodiversità: gli Erbari tra passato e futuro,i coordinatori del progetto hanno avuto l’occasione di illustrare al pubblico le attività in fase di svolgimento, mentre le ricercatrici e i ricercatori hanno potuto accompagnare i visitatori in un viaggio nel tempo attraverso la storia degli erbari.

L’ambizioso progetto di digitalizzazione ha portato anche alla pubblicazione del volume Custodi. Viaggio tra natura e innovazione nelle aree protette italiane, un corposo compendio che restituisce le esperienze di 75 progetti di monitoraggio, conservazione, restauro e valorizzazione degli ecosistemi lungo il territorio nazionale, arricchito da immagini e spiegazioni. Il volume è stato reso disponibile gratuitamente online a dimostrazione del fatto che l’imponente mole di informazioni fino ad ora relegata negli archivi museali può tornare finalmente a disposizione della collettività, con il duplice obiettivo di diffondere la conoscenza scientifica tra gli operatori del settore e al contempo promuovere l’interesse e il coinvolgimento dei cittadini.

Per approfondire:

https://www.nbfc.it/en/news/custodi-della-biodiversita-erbari

https://www.nbfc.it/en/volume-custodi

https://www.anms.it/pagine/contenuto/30/collezioni

Il MAXXI di Roma mette in scena il Paese della Biodiversità

Di Alessandro Campiotti


La mostra accompagna il visitatore in un percorso fotografico che esalta la ricchezza specifica che caratterizza il bacino del Mediterraneo e in particolare l’Italia e si chiude con un documentario realizzato dal NBFC per illustrare le numerose attività svolte e i principali risultati ottenuti a tutela della biodiversità.

Manifesto della mostra



Roma. Si è da poco conclusa la mostra Il Paese della Biodiversità, che ha avuto luogo dal 22 gennaio al 27 febbraio presso il Museo MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo). L’iniziativa è stata promossa dal National Geographic Italia in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e il National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità, finanziato dal PNRR.

Proprio la biodiversità italiana, intesa nelle sue variegate forme e sfaccettature, è stata al centro del percorso espositivo fotografico, curato da The Wild Line, un collettivo di fotografi naturalistici e scienziati composto da Marco Colombo, Bruno D’Amicis e Ugo Mellone, che tramite i loro preziosi scatti hanno offerto al pubblico l’opportunità di immergersi all’interno della ricchezza di specie animali e vegetali che caratterizza la penisola italiana. La sua collocazione al centro del Mediterraneo, infatti, fa dell’Italia uno dei luoghi più ricchi in termini di biodiversità, ospitando un patrimonio naturale unico, che costituisce oltre il 50% delle specie vegetali e il 30% di quelle animali endemiche e di interesse conservazionistico a livello europeo.

Tuttavia, l’ultimo Rapporto Annuale di NFBC registra che questa straordinaria ricchezza naturale non gode di buona salute, sottolineando che circa il 70% degli ecosistemi terrestri si trova in condizioni di forte stress e che il 30% delle specie endemiche rischia di estinguersi nei prossimi anni. Questa condizione di fragile precarietà è legata al concomitante impatto ambientale determinato sia dall’azione antropica che dalla crisi climatica ad essa associata, che si manifesta sotto forma di eventi estremi che vanno dall’aumento delle temperature alla siccità, dai nubifragi alla desertificazione.

Il percorso fotografico si è posto l’obiettivo di invitare i visitatori a riflettere sul controverso legame tra uomo e natura e su come le attività umane abbiano da un lato il potere di indebolire l’ambiente attraverso il costante sfruttamento delle risorse naturali, ma dall’altro la possibilità di mitigare le azioni predatorie e incentivare quelle di salvaguardia. A questo proposito, il NBFC ha individuato nella conservazione della biodiversità una delle principali sfide per il nostro Paese, come viene spiegato nel documentario trasmesso in conclusione del percorso espositivo, in cui le interviste ai referenti del Centro e a numerosi ricercatori, evidenziano come la tutela della biodiversità non sia solo una questione ambientale, ma anche una condizione necessaria alla sopravvivenza e al benessere dell’essere umano sul pianeta.

Il documentario riporta anche le principali attività condotte negli ultimi tre anni dagli oltre 2000 ricercatori e ricercatrici che sono coinvolti nell’ambizioso progetto, che vanno dall’individuazione delle minacce ambientali alla proposta e attuazione di strategie di monitoraggio, ripristino e valorizzazione della biodiversità. Tra i principali esempi, emergono una serie di sperimentazioni volte a testare approcci innovativi di restauro delle aree degradate, come interventi di forestazione urbana, reintroduzione di praterie di posidonie, riqualificazione di aree umide e strategie di connettività ecologica.

In questo contesto, il NBFC assume anche il ruolo di avvicinare le persone alle scienze naturali, tramite la promozione di attività di citizen science che coinvolgono i cittadini in azioni di monitoraggio, mappatura e analisi degli ecosistemi, senza tralasciare la missione prioritaria di investire sulla ricerca per sostenere l’attività di imprese e pubbliche amministrazioni, nonché stringere accordi internazionali e avviare progetti di diplomazia scientifica.