“University Impact Ranking”. L’Università di Padova è tra i primi 100 al mondo


L’Università di Padova è tra i primi 100 atenei al mondo nella classifica THE Impact Ranking. Un importante riconoscimento del ruolo dell’Ateneo nel perseguire i 17 obiettivi dell’ONU per uno Sviluppo Sostenibile. 

 Il  21 aprile 2021 sono stati pubblicati  i risultati della terza edizione dello University Impact Ranking, la classifica elaborata dalla testata internazionale Times Higher Education (THE) con lo scopo di evidenziare come il settore dell’Alta Formazione e Ricerca affronti gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati nell’Agenda ONU 2030. Il ranking intende fornire una rappresentazione di come il lavoro delle università influisca sulla comunità al di là dei compiti primari della didattica e della ricerca.  Intende valutare, cioè, il più generale contributo al benessere e al trasferimento di conoscenza della società. Queste attività sono oggi comunemente ricondotte all’espressione Terza Missione che THE valuta nella nel contesto degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’ONU (Sustainable Development Goals – SDGs).
L’Impact Ranking è una classifica recente che si sta affermando rapidamente a livello internazionale come è dimostrato dalla forte crescita nel numero di partecipanti, passati dai 768 atenei della scorsa edizione ai 1.115 di questo nuovo ranking, e dalla presenza di tutte le migliori grandi università.
In questa contesto competitivo, l’Università di Padova centra l’obiettivo di entrare tra i primi 100 atenei al mondo, posizionandosi al 99° posto, unico ateneo italiano con l’Università di Bologna. La classifica è elaborata sulla base dei risultati ottenuti per l’obiettivo 17 dell’ONU (modalità di attuazione e collaborazioni per il perseguimento degli SDG), considerato come prerequisito indispensabile per la partecipazione al ranking, e dei migliori tre risultati ottenuti con riferimento agli altri SDG. Analizzando le classifiche per i singoli Obiettivi, l’Ateneo padovano ottiene il migliore risultato nel SDG 4 – Qualità della didattica, dove si classifica 14° posto su scala mondiale. Questa classifica considera quanto l’istituzione garantisca un'istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuova le opportunità di apprendimento permanente per tutti. Il secondo migliore risultato, l’ateneo di Padova, lo ottiene nel SDG 8 – Lavoro Dignitoso e Crescita Economica, classificandosi 27°. Questo indice valuta le politiche di gestione del personale, la partecipazione degli studenti ad attività di stage e tirocinio nonché la partecipazione allo sviluppo del proprio territorio. Il terzo miglior risultato è nel SDG 11 – Città e Comunità Sostenibili, dove l’Ateneo si classifica 47°. Questo indice valuta le pratiche di sostenibilità ambientale e l’impegno per la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale.

Infine, l’Università di Padova si conferma tra i primi 100 atenei al mondo per il proprio impegno nella Parità di Genere (SDG 5, 89° posto), nell’obiettivo relativo a Industria, Innovazione e Infrastrutture (SDG 9, 75° posto) e in quello riferito a Salute e Benessere (SDG 3, 84° posto).

* Lush supporta il progetto MedFever

Lush, brand etico di cosmetici freschi e fatti a mano, celebra giovedì 22 aprile la Giornata della Terra supportando l’importante progetto MedFever promosso da MedSharks, un’associazione dedicata allo studio e conservazione dell’ambiente mediterraneo, volto a monitorare il riscaldamento del mare. 


Gorgonie gialle

Per una settimana, a partire dal 22 aprile, i proventi delle vendita della crema viso e corpo Charity Pot di tutti i negozi Lush e su it.lush.com saranno interamente devoluti a MedSharks per la realizzazione di un progetto che si propone di comprendere gli effetti del riscaldamento climatico a partire dal monitoraggio della temperatura mare. Il mare, infatti, è a tutti gli effetti il termosifone del Pianeta, una grande riserva di calore che fornisce energia al clima. A volta anche troppa: estati sempre più roventi riscaldano il Mediterraneo e innescano temporali sempre più forti, rovesci che diventano bombe d’acqua, se non cicloni mediterranei. Ma quanto è caldo il Mediterraneo? Dallo spazio i satelliti stimano in modo abbastanza preciso la temperatura del mare, ma i sensori si fermano in superficie. Poco o nulla si sa di quanto accada sui fondali: pochissimi i termometri posizionati sott’acqua in tutto il Mediterraneo, perché molte sono le difficoltà intrinseche per i ricercatori di accedere in quell’ambiente.

 Una rete di sensori per affrontare i cambiamenti climatici

Nei prossimi giorni istruttori e guide subacquee di dieci centri immersione volontari, installeranno nel Mar Tirreno una rete di sensori che ogni quarto d’ora registrerà la temperatura del mare, a varie profondità. L’idea di questa rete di monitoraggio ‘volontario’ nasce da MedSharks, che da cinque anni registra costantemente le temperature in un’oasi sottomarina nel Golfo di Napoli. Negli anni questi dati, raccolti per lo studio del piccolo squalo gattopardo, hanno aperto a oceanografi e biologi una prospettiva pressocché inedita su quanto accade sotto il pelo dell’acqua: chi studia le correnti ha individuato onde di calore propagarsi in mare; chi si occupa del riscaldamento climatico ha trovato un registro prezioso per comprendere le cause, o concause, delle sempre più frequenti morie di mandrepore e gorgonie.  

La rete MedFever avrà stazioni in Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, con subacquei-sentinelle pronte a cogliere, registrare e segnalare ogni cambiamento anomalo sui fondali.

Il nuovo progetto Med Fever sarà avviato grazie al contributo della Crema Charity Pot Lush, il brand inglese infatti devolverà il ricavato delle vendite della crema di questa settimana a MedSharks, un passo ulteriore nell’impegno dell’associazione, che già da cinque anni registra costantemente le temperature in un’oasi sottomarina nel Golfo di Napoli.


Gorgonie rosse


Astroides

I dati raccolti confluiranno nella rete pubblica T-MEDNet e consentiranno ai ricercatori di ogni specializzazione di osservare e comprendere meglio fenomeni di dinamica costiera di estrema importanza anche per l’ecosistema locale…. (Leggi il comunicato stampa allegato)

*Studio Electrolux rivela come le attuali abitudini di lavaggio non siano al passo con la questione climatica

Da un importante studio europeo, che analizza le abitudini e le modalità di lavaggio dei capi appena concluso da Electrolux, emergono con grande evidenza consuetudini radicate ma sbagliate per l'utilizzo di temperature troppo elevate ed eccessive quantità di detergenti che danneggiano non solo i capi ma anche l'ambiente. 


La sostenibilità è un valore radicato nel DNA dell'azienda svedese da sempre impegnata a sviluppare elettrodomestici attenti a contenere i consumi e che ha dato vita a Better Living, un programma che attraverso 100 azioni mirate vuole garantire condizioni di vita migliori e più sostenibili in tutto il mondo entro il 2030. Secondo ‘The Truth About Laundry’ – La Verità sul Lavaggio – il più grande studio europeo sulle abitudini di lavaggio realizzato da Electrolux coinvolgendo 12.000 persone – circa due terzi degli europei (63%) lava ancora a 40°C o più, nonostante da più di 10 anni si incoraggi a lavare a 30°C o meno.
Nell’ambito del Better Living Program, Electrolux ha rafforzato i target sulla sostenibilità per quanto riguarda la cura dei capi, con l’obiettivo di farli durare il doppio, dimezzandone l’impatto ambientale entro il 2030. Per supportare il conseguimento di questi target, è stato lanciato il sondaggio ‘The Truth About Laundry’ – La Verità sul Lavaggio – per comprendere come le persone si prendono cura dei loro capi e quanta importanza danno all’ambiente."
Il risultato del sondaggio mostra come le consuetudini nel modo di prendersi cura dei propri capi non siano al passo con le questioni climatiche e le capacità delle apparecchiature moderne. Quasi 6 persone su 10 (59%) fanno il bucato in modo automatico, senza pensarci sopra, e dichiarano di farlo come gli è stato insegnato dalla precedenti generazioni. Il report comprende analisi dettagliate che mostrano come, riducendo la temperatura di lavaggio da 40°C a 30°C, si risparmierebbe in un anno l’equivalente di 27 kg di CO2 per elettrodomestico. In Europa questo equivarrebbe al risparmio di 4,9 milioni di tonnellate di CO2 e sarebbe come togliere dalle strade più di un milione di auto. Se anche il 15% di coloro che in Europa lavano regolarmente i loro capi a 50°C o più cambiasse le proprie abitudini, il risparmio totale di CO2 corrisponderebbe a 6 milioni di tonnellate all’anno.
Quando parliamo delle temperature di lavaggio, la differenza di genere sembra giocare un ruolo ma non è così significante come l’età dell’intervistato. Ad esempio, le donne preferiscono lavare a 40°C rispetto agli uomini (50% vs 45%), mentre gli uomini preferiscono lavare a 60°C (13% vs 8%). In Europa, il 45% delle persone tra i 18 e i 34 anni lava i propri capi a 30°C mentre questa percentuale scende al 31% tra i 45 e i 54 anni e al 28% oltre i 55 anni….. (continua a leggere)