La stretta relazione tra inquinamento atmosferico e salute pubblica
Di Alessandro Campiotti
La comunità scientifica internazionale concorda sul fatto che un’esposizione prolungata ad elevate concentrazioni di inquinanti aerei possa provocare negli anni l’insorgenza di diverse patologie. Tuttavia, l’innovazione tecnologica e il rispetto delle norme ambientali in materia di qualità dell’aria hanno ottenuto nel tempo risultati positivi in termini di riduzione delle emissioni e miglioramento della salute pubblica.

I dati emersi nelle ultime settimane sulla qualità dell’aria delle città italiane sono preoccupanti e fotografano una situazione di sostanziale cronicità del fenomeno dell’inquinamento atmosferico, determinato in primo luogo dalle attività antropiche e aggravato da un quadro meteorologico caratterizzato da scarse piogge e da ridotti fenomeni ventosi. La coesistenza di queste due condizioni non fa che aumentare la concentrazione degli inquinanti atmosferici ben oltre i limiti fissati dalle norme europee e nazionali, con la conseguenza di rendere l’aria incompatibile con i livelli che andrebbero rispettati al fine di tutelare la salute umana.
L’inquinamento atmosferico, infatti, si conferma tra i principali problemi della società contemporanea, causando ogni anno circa cinque milioni di decessi prematuri nel mondo, di cui oltre 250.000 in Unione Europea e 60.000 in Italia. Le aree urbane e quelle a vocazione industriale sono le più interessate dal fenomeno a causa dell’elevata concentrazione di inquinanti atmosferici che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica in funzione della nocività per l’organismo umano. Tra i più comuni ci sono le polveri sottili (soprattutto PM2,5) insieme ad una serie di gas quali ozono (O3), biossido di azoto (NO2), anidride solforosa (SO2) e ammoniaca (NH3), derivanti da un mix di fonti di origine naturale e antropica, dove spiccano le emissioni prodotte dai settori industriale e agricolo e quelle derivanti dai consumi civili attraverso gli impianti di riscaldamento e i gas di scarico delle automobili.
In questo contesto, la comunità scientifica mondiale concorda sul fatto che un’esposizione prolungata nel tempo ad elevate concentrazioni di inquinanti atmosferici può essere correlata all’insorgenza di malattie respiratorie, cardiovascolari e tumorali, specialmente sui soggetti più vulnerabili, oltre ad avere effetti negativi sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo infantile. Per adeguare le norme in materia di salute pubblica alle indicazioni dell’OMS, nel novembre del 2024 la Commissione europea ha approvato una nuova Direttiva sulla Qualità dell’Aria (n.2881/2024), che introduce standard di concentrazione per i principali inquinanti aerei più rigidi rispetto a quanto previsto dalla norma precedente. I nuovi limiti entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2030, ma gli Stati hanno l’obbligo di recepire la Direttiva entro dicembre 2026, per avviare quanto prima una serie di interventi che puntino a mitigare la preoccupante situazione in atto.
Grazie al progressivo inasprimento delle norme europee e allo sviluppo di nuove tecnologie, negli ultimi decenni l’Italia ha ridotto le emissioni di polveri sottili del 40% rispetto ai livelli del 1990, il che si è tradotto in un sostanziale dimezzamento dei decessi durante il ventennio che va dal 2005 al 2025. Ma l’inquinamento atmosferico non si limita agli spazi aperti e riguarda anche gli ambienti interni di abitazioni, uffici e scuole. Basti pensare che la maggioranza della popolazione trascorre oltre l’80% del proprio tempo in ambienti chiusi, dove la scarsa ventilazione favorisce l’aumento della concentrazione di inquinanti indoor, come i composti organici volatili, sostanze chimiche generate da fonti di uso comune come vernici, colle, stampanti, fumo di tabacco, prodotti per la pulizia, stufe e camini.
Negli ultimi anni, l’Unione europea ha stanziato decine di miliardi di euro con l’obiettivo di incentivare l’efficientamento energetico degli edifici, rendere più sostenibili i sistemi agricoli, aumentare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili, limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti e promuovere progetti di inverdimento delle aree urbane per favorire la fitodepurazione dell’aria. Allo stesso tempo, occorre sottolineare il ruolo che gli attori istituzionali possono svolgere per informare adeguatamente l’opinione pubblica, ad esempio con la promozione di campagne che coinvolgano cittadini di ogni età e che li rendano partecipi delle motivazioni che spingono i governi ad attuare determinati provvedimenti, che altrimenti risulterebbero difficilmente comprensibili e accettabili.
Per approfondire:
https://www.isdenews.it/cambiamo-aria-salute-e-inquinamento-atmosferico-nelle-citta-italiane-anche-nel-2025-lemergenza-non-si-arresta/
