L’acqua, una risorsa vitale troppo spesso mal gestita
Di Alessandro Campiotti
La Giornata Mondiale dell’Acqua è stata l’occasione per fare il punto sul ruolo strategico che la risorsa idrica rappresenta per la società. Tuttavia, una gestione inefficiente da parte di istituzioni e cittadini, insieme agli effetti dei cambiamenti climatici, mettono a rischio la disponibilità della preziosa risorsa naturale.

La crisi idrica in Italia costa oltre 13 miliardi di euro l’anno, più del doppio rispetto alla media europea, con un impatto economico particolarmente gravoso per le attività produttive e le finanze pubbliche. È quanto emerge dal Libro Bianco 2026 pubblicato dalla Community Valore Acqua di TEHA (The European House Ambrosetti) in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, celebrata come ogni anno il 22 marzo. Lo studio fotografa una situazione di sostanziale stress idrico, che dipende sia dagli effetti del cambiamento climatico che dalla cattiva gestione che istituzioni e cittadini fanno di questa preziosa risorsa naturale che nel tempo ha assunto un ruolo strategico e geopolitico tale da meritarsi l’epiteto di “oro blu”.
L’acqua, infatti, oltre ad essere indispensabile per la vita degli esseri viventi, è un input strettamente legato al funzionamento dei principali settori economici e produttivi, come l’agricoltura (40% del consumo totale), l’industria (20%) e la produzione di energia elettrica (15%), in cui complessivamente operano circa due milioni di imprese, generando un valore aggiunto nell’ordine delle decine di miliardi di euro ogni anno. Inoltre, l’Italia è tra i Paesi europei con il maggior consumo pro-capite di acqua per uso civile, pari a 155 metri cubi annui, che rappresenta il 24% del consumo totale. A questo si aggiungono le perdite idriche che caratterizzano la rete di distribuzione, che nel 2022 ha registrato il record del 42% di acqua sprecata, che in alcune regioni del centro-sud ha toccato picchi del 60%.
Questa gestione tutt’altro che morigerata della risorsa idrica, si scontra con una realtà che vede i paesi del Bacino del Mediterraneo, Italia compresa, tra i più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. A questo proposito, l’ultimo rapporto dell’Ipcc (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico) ha sottolineato che gli effetti dell’alterazione del clima, in particolare l’aumento delle temperature e la siccità, incidono negativamente sul ciclo dell’acqua, mettendo in discussione la sicurezza idrica globale.
Qui potrebbe sorgere spontanea una domanda: come è possibile che l’Italia soffra di una crisi idrica dopo un inverno caratterizzato da un quadro climatico particolarmente piovoso? La risposta è che non basta un periodo di piogge abbondanti per superare una carenza idrica accumulata nel corso degli anni. Al contrario, gli eventi estremi registrati nelle ultime settimane, che hanno visto cadere in poche ore una quantità d’acqua pari a quella che solitamente cade in uno o più mesi, si sono spesso tradotti in alluvioni, frane e danni alle infrastrutture, con pesanti conseguenze dal punto di vista economico e, nei casi più gravi, con un costo in termini di vite umane.
La risposta a questa situazione non può che guardare al medio-lungo periodo, con una pianificazione che abbia lo scopo di mettere in sicurezza il territorio dal rischio idro-geologico e allo stesso tempo rendere più efficiente la gestione e la raccolta dell’acqua. Negli ultimi anni il PNRR ha finanziato con circa un miliardo di euro interventi finalizzati al potenziamento del sistema di monitoraggio della rete di distribuzione nazionale, tramite l’ausilio di tecnologie per individuare le perdite. Tuttavia, l’efficientamento delle infrastrutture idriche richiederebbe finanziamenti più onerosi, e dovrebbe essere accompagnato da una serie di azioni di adattamento da parte delle filiere produttive alle attuali condizioni climatiche, con l’obiettivo di efficientare i sistemi di produzione e renderli più sostenibili da un punto di vista ambientale, economico e sociale.
Non va dimenticato, infine, che sebbene la crisi idrica interessi gran parte del pianeta a causa dell’enorme aumento demografico degli ultimi decenni, a farne le spese maggiori sono le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, in cui, secondo le Nazioni Unite, circa due miliardi di persone soffrono la siccità e non hanno accesso a fonti di acqua potabile sicura.
Per approfondire:
https://www.ambrosetti.eu/le-nostre-community/community-valore-acqua-per-litalia
