Le conseguenze della crisi in Medio Oriente sui sistemi agroalimentari globali

Di Alessandro Campiotti

La crisi mediorientale sta influendo negativamente sull’economia mondiale, tuttavia alcuni settori, come l’agricoltura, sono particolarmente colpiti a causa del rincaro dei prezzi dei fattori produttivi come carburanti e fertilizzanti. In questo contesto, gli agricoltori europei chiedono risposte rapide e strutturali.

Immagine di Alessandro Campiotti

Dopo più di un mese dall’inasprimento del conflitto in Medio Oriente, le conseguenze economiche della crisi internazionale continuano a destare forti preoccupazioni nel mondo produttivo, in particolare a causa del blocco commerciale attuato dall’Iran con la chiusura dello Stretto di Hormuz, il principale canale di esportazione delle merci, in seguito ai bombardamenti americani e israeliani su Teheran.

Sebbene gli effetti di questa crisi stiano toccando numerosi settori, mettendo a repentaglio equilibri commerciali consolidati nel tempo, alcuni comparti, come l’agricoltura, stanno soffrendo più di altri le conseguenze dell’instabilità politica dei Paesi del Golfo Persico. Il blocco delle merci, infatti, ha determinato un rapido incremento del prezzo di numerosi fattori produttivi, come carburanti, energia e fertilizzanti. Inoltre, l’aumento dei costi di produzione e il necessario ricorso alle scorte hanno messo sotto pressione i sistemi agroalimentari su scala globale, con una serie di rincari che si sono distribuiti lungo l’intera filiera che va dal campo al carrello della spesa.

In questo scenario, mentre l’aumento del prezzo dei carburanti è sotto gli occhi di tutti, come dimostrano chiaramente i cartelli di qualunque distributore o stazione di servizio, il rincaro dei fertilizzanti è meno evidente, ma non per questo può essere sottovalutato. Dopo Cina e Russia, infatti, i Paesi del Golfo Persico rappresentano il principale produttore ed esportatore mondiale di fertilizzanti chimici di sintesi, grazie ad un sottosuolo ricco di risorse strategiche come petrolio, gas naturale e altre riserve minerarie.

La contrazione dell’offerta di fertilizzanti, provocata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta incidendo notevolmente sulla produzione di numerose colture cerealicole, dove grano e mais sono quelle che più di altre potrebbero risentire della carenza di input in termini di quantità e qualità delle produzioni. Questa particolare categoria di fertilizzanti azotati, a base di urea o azoto ammoniacale, svolgono l’indispensabile funzione di arricchire il terreno di elementi nutritivi nel periodo di pre-semina e semina, e di sostenere lo sviluppo vegetativo nelle prime fasi di crescita delle piante.

Molti agricoltori stanno affrontando il periodo di incertezza riducendo l’apporto di fertilizzanti azotati, con il rischio di subire riduzioni delle rese che sono stimate tra il 20% e il 30%. Altri ancora, invece, stanno valutando la possibilità di modificare il proprio itinerario produttivo, sostituendo i cereali con colture meno esigenti in termini di fertilizzazione azotata, come le leguminose, che riescono a fissare autonomamente l’azoto atmosferico attraverso la simbiosi con i batteri del genere Rhizobium. Per queste ragioni, le associazioni di categoria in rappresentanza del mondo agricolo chiedono urgentemente una risposta da parte dell’Unione europea (Ue), affinché si intervenga quanto prima con misure straordinarie a sostegno di un settore già fortemente indebolito dalla crisi climatica e dall’instabilità dei mercati.

A questo proposito, un gruppo di Paesi capitanati da Italia e Francia chiedono che tali misure vengano finanziate rapidamente attraverso le risorse disponibili nell’ambito dell’attuale programmazione economica, mentre la Commissione europea sta lavorando a un piano di medio-lungo periodo per sostenere l’aumento della quota di fertilizzanti prodotta in Ue, rafforzando in questo modo il comparto agricolo europeo e riducendo la dipendenza dai paesi esportatori.

Allo stesso tempo, il contingente periodo di “vacche magre” dovrebbe essere l’occasione per riconcepire l’attuale sistema agricolo, oggi strettamente vincolato all’uso di prodotti chimici di sintesi, a favore di un maggior impiego di prodotti alternativi come i fertilizzanti organici di origine animale o vegetale. Tra questi, compost e digestato sono solo alcuni dei numerosi prodotti naturali annoverati tra le soluzioni economiche e sostenibili per migliorare la fertilità del suolo senza dipendere unicamente da prodotti frutto della chimica.


Per approfondire:

https://www.corriere.it/economia/consumi/26_marzo_31/fertilizzanti-alle-stelle-la-guerra-all-iran-fa-arrabbiare-gli-agricoltori-usa-e-ue-e-c-e-una-soluzione-italiana-06f143eb-e3c7-4efd-a8d8-b6e19912cxlk.shtml

https://www.ilpost.it/2026/04/01/guerra-agricoltura-italiana-prezzi-conseguenze-fertilizzanti

https://www.wired.it/article/fertilizzanti-guerra-medio-oriente-crisi-rincari-settore-alimentare