Agricoltura urbana: un ponte tra istituzioni e cittadini
Di Alessandro Campiotti
Negli ultimi anni la ritrovata esigenza di ristabilire un contatto con la natura ha spinto molte persone residenti in città a prendersi cura dei piccoli lotti di terra in cui allestire dei veri e propri orti urbani, rafforzando al contempo il senso di appartenenza alla comunità e il presidio del territorio.

Orti comunitari, giardini terapeutici, spazi didattici e tetti verdi, sono solo alcune delle numerose forme di agricoltura urbana che si sono sviluppate negli ultimi anni grazie ad una serie di accordi virtuosi stipulati tra le amministrazioni locali e le associazioni di cittadini. Fino a pochi decenni fa, infatti, l’agricoltura urbana non era regolamentata, e nelle periferie di molti comuni era possibile scorgere piccoli orti condotti spontaneamente dagli abitanti del luogo, con lo scopo di produrre frutta e ortaggi per autoconsumo o anche solo come passatempo.
Sul finire degli anni ’80, molte amministrazioni comunali hanno preso atto di questa esigenza iniziando a disciplinare l’agricoltura urbana tramite la pubblicazione di bandi per l’assegnazione di spazi da mettere a disposizione di associazioni, scuole e privati cittadini. Negli anni queste forme di gestione concordata del territorio si sono ampliate in termini di superficie ed evolute sotto il profilo degli obiettivi. Dall’originaria esigenza legata principalmente alla produzione alimentare, infatti, gli orti cittadini sono diventanti dei veri e propri strumenti di rigenerazione urbana, che perseguono numerose finalità che vanno dalla riduzione del degrado all’inclusione sociale, dalle attività didattiche a quelle terapeutiche, dal benessere mentale a quello fisico.
Inoltre, gli anni del Covid, con i lunghi periodi di chiusura forzata all’interno di appartamenti, spesso di dimensioni contenute e privi di balconi, hanno contribuito a rafforzare nelle persone l’esigenza di poter fruire di spazi aperti in cui ristabilire un contatto con la natura. Questo ha determinato un rapido aumento delle domande di realizzazione e gestione di nuovi orti urbani, che secondo le stime della Coldiretti oggi occupano una superficie complessiva di oltre due milioni di metri quadrati, pari a circa 200 ettari, che vedono al primo posto l’Emilia Romagna, seguita da Lombardia, Toscana, Veneto e Piemonte.
In questi anni, la collaborazione tra istituzioni e attori sociali ha favorito lo sviluppo di numerose iniziative lungo tutto il territorio nazionale, dove sono state avviate azioni di co-progettazione e co-gestione di aree verdi da riqualificare e restituire al pubblico per lo svolgimento delle più diverse attività. Diversi casi hanno visto il coinvolgimento di fasce deboli della popolazione, come persone a rischio di povertà alimentare, migranti, detenuti o ex detenuti, che hanno avuto la possibilità di essere protagonisti di iniziative benefiche e di inclusione sociale, in cui i prodotti degli orti sono stati devoluti ad associazioni impegnate a sostenere famiglie fragili tramite la distribuzione di pacchi alimentari. In altri casi, invece, queste iniziative sono state l’occasione per riqualificare spazi abbandonati o in condizioni di degrado, dove la presenza costante di cittadini impegnati nella tutela delle aree verdi e nella produzione di alimenti a chilometro zero si è tradotta nella costituzione di veri e propri presidi di legalità e custodia del territorio.
Tra le domande che ogni anno giungono presso gli uffici delle amministrazioni comunali, la concessione dei lotti di terra viene erogata in via preferenziale ad associazioni del terzo settore, pensionati e persone impegnate nell’assistenza di disabili, mentre le particelle rimanenti vengono ripartite tra gli altri richiedenti, tra i quali spiccano sempre più giovani interessati a svolgere per qualche ora un’attività ricreativa lontana dagli schermi di computer e cellulari. Tutti gli “ortisti” si impegnano poi a rispettare una serie di regole comuni che vietano l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi nella coltivazione di frutta e ortaggi, così come la possibilità di piantumare nuovi alberi o realizzare nuove strutture senza un regolare permesso.
Inoltre, questi luoghi sono sempre più teatro di eventi sociali e iniziative culturali, dove persone di ogni età e provenienza geografica hanno l’opportunità di conoscersi, creare relazioni e condividere esperienze all’insegna del comune impegno per la tutela dell’ambiente e del comune interesse nel rafforzare il senso di appartenenza alla comunità. Allo stesso tempo, molti studi in ambito medico e psicologico sottolineano come gli orti urbani possano assumere anche la funzione di giardino terapeutico per persone affette da disabilità come autismo e Alzheimer, consentendo loro di entrare a contatto con la natura e contribuire a coltivarne i frutti.
A questo punto, qualche lettore si domanderà se sia o meno salutare consumare frutti e ortaggi prodotti in centri urbani spesso molto inquinati, e la risposta è che anche gli orti urbani necessitano della dovuta pianificazione e manutenzione, quindi non vanno realizzati in luoghi particolarmente trafficati e i frutti vanno sottoposti a controlli periodici per scongiurare il rischio di contaminazioni. Tuttavia, seguendo le corrette indicazioni, tali prodotti risultano perfettamente commestibili, a patto che non si dimentichi di effettuare la consueta pulizia con acqua corrente prima di servirli a tavola.
