Il cibo è politica

di Fabio Ciconte

Einaudi 2025
Collana Vele
pp. 144
€ 13,00
ISBN 9788806266264

Fabio Ciconte, scrittore ed esperto di filiere alimentari, è cofondatore dell’associazione ambientalista “Terra!” e presidente del Consiglio del cibo di Roma. Collabora con Geo (Rai Tre) attraverso la rubrica «Dispensa consapevole». Ha realizzato diverse inchieste e reportage e collabora con «Domani», «Treccani» e «LifeGate».
In “Cibo è politica” riflette sulla nostra illusione di poter intervenire sul cambiamento climatico con singole azioni quali, ad esempio, non mangiare o diminuire il consumo di carne, sprecare meno cibo, usare meno plastica. Azioni lodevoli, ma che non hanno diminuito il problema. Ad esempio il packaging è aumentato, così come anche il consumo di carne. Concentrarci sulle nostre azioni individuali forse ha addirittura aggravato il problema in quanto ci ha distratti dal considerare che il cibo è frutto di azione politica: la filiera del cibo dal campo agricolo, agli scaffali dei supermercati, alle nostre dispense, dipende da scelte industriali e politiche rivolte a rispondere a esigenze di tempo e denaro con conseguenze negative su clima e biodiversità. L’appello di Ciconte, a chi vive in società libere come noi, è di reagire responsabilmente come comunità prendendo insieme la parola e impegnandoci con determinazione a far sentire il nostro peso per influenzare positivamente salvaguardia del clima, produzione alimentare e consumi.

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Giorgio Lago: il mio Veneto e altri scritti

Autore: Giorgio Lago
Curatori: Francesco Lago Chiavacci e Francesco Jori
Editore: Ronzani
Collana: Collana Vento Veneto
Anno edizione: 2025
In commercio dal: 22 gennaio 2025
540 pagine in brossura
Prezzo di copertina €20,00
ISBN: 979-12-5997-152-4




Indipendenza, attinenza ai dati di fatto, citazione di fonti e opinioni erano le parole chiave del Gazzettino di Giorgio Lago. Nei primi anni ‘80 entrava nelle famiglie portato direttamente dall’edicolante di quartiere, i suoi editoriali erano apprezzati, in una città come Padova in cui gli studenti universitari aggiungevano dibattito e fermento culturale.

Si tratta di qualche decennio fa, attualmente il lettore di quotidiani è bersagliato da notizie che escono nel cartaceo e/o nella rete in modo caotico con dibattiti estemporanei cui seguono spesso contraddizioni.

Questi elementi messi insieme fanno del testo su Giorgio Lago, edito da Ronzani a 20 anni dalla sua morte, curato dal figlio Francesco Lago Chiavacci e da Francesco Jori, un’opera importante per la quantità e qualità dei testi pubblicati, riguardanti non solo il Veneto e il Nordest, locomotiva economica di grande importanza, ma anche il mondo intero. Nel libro possiamo conoscere, grazie alle introduzioni di giornalisti come Ezio Mauro, Ilvo Diamanti e Franceco Jori la dimensione socio culturale di Lago sottolineata marcatamente dal figlio Francesco Chiavacci Lago. Figlio impegnato a evitare che l’eredità culturale del padre vada perduta. “Il facchino del nordest” non muore. Nel 2008 su proposta del prorettore del Bo, viene fondato il Centro Studi interdipartimentale a lui intitolato, proprio al fine di valorizzare quanto lasciato da Lago riassumibile in una sua affermazione “il nuovo petrolio sarà il sapere: chi avrà la leva del sapere guiderà il domani”. Ci piacerebbe poterlo credere anche oggi in un mondo in cui le fondamenta del sapere sono intrappolate nell’unica cosa che sembra contare, il denaro.

C’è il Lago visto e raccontato da fuori, da chi ha intersecato la sua lunga strada: sono interviste da lui rilasciate, ma soprattutto la testimonianza di chi ha avuto il privilegio di frequentarlo, sia nel giornale che nella vita civile, tra personaggi dello sport e della società civile.

I suoi articoli sportivi, il suo nordest senza trattino, dagli Alpini al Vajont, e poi i ritratti, brevi scritti di Lago dedicati a figure fondamentali dell’attualità politica e sociale non solo italiana di due decenni fa: Falcone e Borsellino, Gianni Agnelli, papa Wojtila, Leonardo da Vinci come genio universale e Don Paolo Chiavacci.

Nell’attuale contingenza viene spontaneo fare sintesi dell’impegno di quest’ultimo, zio di Giorgio, paladino dell’ambiente ante litteram. Don Paolo Chiavacci, il prete alpino precursore dell’impegno per l’ambiente. Dalla guerra al sacerdozio sentiva il bisogno di comunicare. Condividere il suo sentirsi parte della natura. Il legame stretto verso il monte Grappa e gli Alpini sintesi di amore e capità di superare le difficoltà. Ha dato vita all’Associazione “Incontri con la Natura per la Salvaguardia del Creato”.

E c’è poi, soprattutto, il Lago che esce dai suoi tantissimi scritti, da giornalista di sport a direttore di testata: una figura centrale per quel Nordest di cui è stato autorevole testimonial, e al tempo stesso, un giornalista attento a registrare le trasformazioni della sua epoca, a pungolare i lettori ma anche i responsabili della vita pubblica a coltivare quella passione civile che è stata la sua regola di giornalista e di uomo.

Anche qui portiamo solo un articolo come esempio. Determinato fin dal titolo quanto mai attuale, è il pezzo dal titolo La Sanità non si taglia. Inizia con una affermazione “bisogna eliminare il termine tagli abbinato alla parola sanità”. Nessuna società cammina senza la sanità. La salute fa parte del benessere sociale. Nel coraggioso articolo uscito nel 2004 scrive che “il ceto politico costa alla comunità ma rende solo ai titolari. Questo Paese per far tornare i conti non ha diritto di tagliare la Sanità ma l’obbligo di tagliare la foresta di privilegi, sprechi e illegalità, faccia dimagrire un po’ lo stato obeso e poi nel riparliamo”.

Un testo-eredità che fa capire la necessità di ritrovare consapevolezza e capacità critica indispensabili per leggere quanto accade intorno a noi.

Il testo è edito da Ronzani https://ronzanieditore.it/. Casa editrice il cui fondatore è Beppe Cantele che afferma con fierezza “Ho scelto di fare politica prendendola molto molto alla larga”. Fare libri è fare politica!

Alberta

Vite formidabili, alla scoperta degli insetti


Maurizio Casiraghi
Vite Formidabili, alla scoperta degli insetti
Editrice Il Mulino 2024
Prezzo di copertina € 17
Pagine 288, in brossura
ISBN 978-88-15-38923-7

Può capitare che qualche alunno o alunna curiosi catturi con delicatezza un grillo e lo porti a scuola in vasetto per farlo vedere all’insegnante di scienze e al gruppo! Capita in situazioni del genere che questo alunno venga rimproverato aspramente e anche sanzionato: gli insetti possono essere pericolosi! Non sappiamo come quell’insegnante insegni scienze, magari usa il libro cartaceo o la LIM, così come insegna i numeri. Forse non sa che gli insetti sono numericamente molto superiori agli umani e, continuando a parlare di numeri, potrebbe sottolineare che per ogni umano ci sono 200 milioni di insetti e che queste creature hanno un ruolo fondamentale nella biosfera!

Il loro patrimonio genetico li ha portati ad adattarsi, in milioni di anni, a superare contingenze apocalittiche come la fine del Permiano, databile a 250 milioni di anni fa. Un evento di estinzione che risultò distruttivo per gran parte degli esemplari e delle specie di animali marini e terrestri che erose duramente la biodiversità del Pianeta ma ebbe scarsi effetti sull’evoluzione degli insetti. Questi, infatti, hanno risentito poco della contingenza negativa e hanno continuato a svilupparsi attuando strategie di sopravvivenza molto importanti sfruttando al meglio le risorse disponibili fino a diventare dominatori degli ecosistemi terrestri.

Invincibili e inarrestabili ma soprattutto, per una buona parte dei Sapiens, fastidiosi, pericolosi, in lingua inglese non è un caso che vengano definiti anche con il sostantivo “pestes”.

Pochi umani si appassionano a questi viventi con 6 zampe e il corpo suddiviso in capo, torace e addome, molti li assimilano ai ragni più o meno pericolosi ma tutto sommato meno fastidiosi di una mosca, senza aver mai contato le zampe di un ragno, che sono otto!

Alcuni fin da piccoli sono stati abituati a scappare veloci di fronte a un bombo o a un cerambice, anche alla presenza di un’ape i genitori si allarmano e scappano con il pupo in braccio. Peccato che questo imprinting resti in molte persone che così si perdono l’occasione di avvicinarsi al bombo e osservare il suo volo, sentire il suo ronzio, capire che la sua ineleganza è funzionale al suo ruolo.

Ma perché tante persone sviluppano una vera e propria insettofobia o entomofobia. Sono piccoli, vero, loro non mangiano noi, quasi sempre indifesi, possiamo definirli esteticamente non proprio belli, secondo i nostri canoni di bellezza ma qualcuno si è mai fermato a osservare un cerambice, o una coccinella? A capirne la bellezza e la funzione?

Il prof. Casiraghi autore di questo libro tutt’altro che un manuale, spero riesca nell’intento di far comprendere che “diverso è bello”, che l’universo di queste creature è funzionale anche ai Sapiens oltre a tutti gli altri viventi. In tredici capitoli, anche il lettore un po’ dubbioso è guidato a comprendere le ragioni di questo dominio. Da come mangiano con i coltellini monouso di qualche apparato boccale, a come si accoppiano, a come si difendono con vere e proprie corazze, a come si mimetizzano. Gli ingegneri che ci hanno preceduto da milioni di anni usano biocostruzioni (vespe) biomimetismo (insetto stecco), e possono diventare fonte di proteine nobili anche per chi li disdegna. In molti paesi ci si nutre di larve ma, per chi non lo sapesse, nell’antica Roma la rossa larva di Cossu cossus (il rodilegno che attacca anche fusti di grandi alberi) era graditissima!

E quanto possiamo imparare dagli insetti eusociali con il potere delle femmine e i ruoli organizzati e stabiliti per il bene della comunità. E che dire dell’entomologia forense attraverso la quale si può risalire all’ora esatta della morte di un umano in base alle uova e larve delle mosche.

Incredibile ma dentro a tutti gli aspetti che l’autore descrive dalla tassonomia specifica, alle caratteristiche della vita tra accoppiamenti, deposizione di uova dove e come, alla dieta sempre adatta all’apparato boccale, l’autore trova il modo con costante eleganza di rimarcare quanto i sapiens siano autoreferenziali e che la “lotta” agli insetti siano essi fitofagi, xilofagi, ematofagi, è diventata un mantra. Chissà se capiremo mai che su tutto e tutti gli insetti saranno in grado di adattarsi anche agli “insetticidi”.

Viaggiando tra prati e campi, tra diversi habitat in diversi continenti, lasciamo al lettore la possibilità di cogliere l’importanza di questi viventi che ci hanno preceduto di milioni di anni e che, con ogni probabilità saranno in grado di sopravvivere alle peggiori catastrofi cui l’uomo sta contribuendo sulla Terra.

Alberta