Buchi bianchi

Dentro l’orizzonte
di Carlo Rovelli

Piccola Biblioteca Adelphi, 2023, 2ª ediz., pp. 144, 25 ill. a colori
isbn: 9788845937538
Temi: Fisica
Euro 14.00

Spazio-tempo–orizzonte-meraviglia-stupore. Quante parole chiave possiamo individuare nelle 144 pagine in formato A5 che il fisico teorico ci consegna per farci spaziare nell’universo, o forse poliverso! L’autore ci accompagna a ripercorrere la storia umana e a cogliere l’importanza della curiosità dei Sapiens. A ciascun lettore potranno piacere le complesse speculazioni di fisica teorica o il parallelismo tra l’inferno dantesco e i suoi gironi o ancora il tragitto dei filosofi greci.
Ed ecco l’intuizione, speculazione non verificabile alla sua epoca, di Anassimandro nel VI secolo a.e.v. che afferma: “la Terra è sospesa nel vuoto perché deve avere spazio per ruotare così come lo devono avere il sole e la Luna”. E le osservazioni di Aristotele che due secoli dopo, durante un’eclissi lunare ha stimato la grandezza del nostro satellite naturale avvicinandosi davvero molto alla realtà.
Mio nipote, quindicenne, ha letto tutta la prima parte, circa sessanta pagine, in 20 minuti senza alzare gli occhi. Poi ha affermato: “scrive bene questo, non si preoccupa di maiuscole e virgole ma mi sono perso sulla soglia dell’orizzonte: ho perso la sicurezza di poterla attraversare perché David Finkelstein ci garantisce che “cadiamo”, come la stella morente dentro un buco nero”! Mi ha guardato sorridendo! Non ho rimarcato che lo scrittore è un fisico teorico e divulgatore scientifico. Lo scoprirà da solo se sarà curioso!
E così abbiamo cominciato a parlare delle sue conoscenze e della fisica qui sulla Terra, quella della mela di Newton. Osservare gli effetti, beh lo ha fatto Newton tra i tanti! Certo le forze mica si presentano e ti stringono la mano! Ma l’attrito radente se cadi malamente ti lascia un effetto ben conosciuto, studiato e verificato in quello che definiamo sistema inerziale. Già se ho un effetto devo cercare e trovare la causa! La fisica dell’universo è governata da altre leggi, la curvatura dello spazio tempo, le onde che ci permettono di affermare con certezza, ad esempio, l’esistenza dei buchi neri e poi e poi! Il tempo che è monodirezionale, certo mica si può tornare indietro!
Siamo pronti a partire per fare un po’ di confidenza con i messaggi che ci arrivano dall’Universo attraverso le onde elettromagnetiche; partiamo con il bagaglio di equazioni di Einstein, con il calcolo esatto permesso dalla soluzione di Karl Schwarzschild la prima prova a sostegno della teoria della relatività costituita dal calcolo approssimato ad opera dello stesso Einstein. La soluzione di Schwarzschild è anche all’origine di una delle idee della fisica che più fortemente hanno stimolato l’immaginario collettivo, prestandosi spesso a speculazioni fantascientifiche: il Buco nero. Dove si può entrare ma non uscire. Lasciamo al lettore curioso scoprire se esista un sistema simmetrico al Buco nero, ovvero una struttura dalla quale si possa uscire come il Buco bianco.
Vedere ciò che non possiamo cogliere con i nostri cinque sensi. Vedere con gli occhi della mente! Questo evidenzia Rovelli in ogni pagina di questo libro: piccolo e maneggevole, si può leggere distesi a letto o seduti sul bus! Così è gradevole leggerlo una, due e poi tre volte, per comprendere ogni volta qualcosa in più e per riempire la mente di domande che sono in attesa di avere risposte.

Alberta Vittadello con G.G.

La tragedia del Vajont

di Marco Armiero

Ecologia politica di un disastro

Giulio Einaudi Editore, Collana Vele
2023
pp. 160
€ 12,00
ISBN 9788806257996

Il 9 ottobre 1963 duemila persone morirono travolte dall’onda di acqua e fango sollevata da una gigantesca frana precipitata nel bacino del Vajont. È uno dei più gravi disastri ambientali causati dagli esseri umani….
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Drigo - gli uccelli non muoiono mai

Gli uccelli non muoiono mai

Il cammino della vita non è certo una linea retta ma un insieme di linee curve con cambi di direzione, tornanti, sentieri erbosi e rocciosi, faticose salite e discese insidiose. L’autore è un medico che ha perso da poco suo padre lungo un sentiero di montagna. Questo suo primo libro si potrebbe considerare un modo per ricordarlo e onoralo camminando lungo i suoi sentieri accompagnato dal figlio quasi adolescente. Quattro giorni di cammino lento e attento su sentieri ben conosciuti da quanti frequentano le Dolomiti Feltrine, considerate un po’ secondarie rispetto a quelle più note del Cortinese.

Sembra un canovaccio quasi scontato, un escursionista si aspetta di ritrovarsi sul quel sentiero già percorso e presso quel rifugio ben conosciuto. Ma è sufficiente aprire il libro con l’ouverture del violoncellista Mario Brunello per scoprire, proprio scoprire che, camminando, non si raggiungono solo delle mete più o meno note ma si disvelano gioielli, pietre preziose, colori, storie, emozioni, visioni.

A leggere il prologo dell’autore viene in mente il Montale di Ossi di seppia, "Non chiederci la parola", perché Drigo elenca una lunga serie di NON, ovvero cosa non è questo libro. Andiamo oltre come in montagna, perché questo testo è principalmente amore verso: la natura, il tempo di un passo lento, i fiori, le rocce, le favole dei monti pallidi, i ricordi che si sovrappongono alla mappa scala 1:25.000. E la storia umana che lega i miti greci ai fiori più belli. Quanta strada si può fare fermandoci ad annusare la nigritella, orchidea che profuma di …..merendina! Sì proprio così può rispondere un ragazzo che della vaniglia conosce il sentore nelle merendine cellofanate. Da padre l’autore accoglie la risposta perché comunque suo figlio si è inchinato per annusare. Amore per la musica che accompagna le pagine tra la realtà del Rifugio Dal Piaz e la fantasia. Intreccio tra le vite di pazienti con le loro malattie, psicosomatiche o psicoaffettive come Pierìn innamorato dell’acqua, o meglio delle mitica anguana che nelle pozze cristalline abita. O Chino che disprezza senza mezzi termini gli escursionisti sempre di corsa che sembrano avere un unico scopo raggiungere cime e scendere nel minor tempo possibile per poi raccontarlo. Ma di quelle cime non conoscono nemmeno il nome. Lui, Chino le ha battezzate tutte perché tutto deve avere un nome per essere riconosciuto.
E il dolore? Dove troviamo il dolore della perdita? Il bambino è turbato dalla pianta carnivora che avvolge la formica e se la mangia. Ma di uccelli morti non ne vede! Già sono pasto di qualche predatore, magari umano. E pone la domanda: ma dove sono gli uccelli morti? Gli uccelli non muoiono mai vanno a volare da un’altra parte è la risposta del padre. Già chi muore vola in un altro cielo! E senza citarlo pensa a suo padre e a se stesso quando se ne andrà.

Lasciamo al lettore curioso scoprire le tante storie, di miti, leggende e di umani legati a questa terra. Citando la zia Dirce l’autore ricorda sempre che “la vita non è un’autostrada”. Sperimentando una lenta camminata lungo un sinuoso sentiero di montagna, senza la bramosia di raggiungere una cima, ciascuno può verificare che, solo passo dopo passo, possiamo cogliere quanto correndo non vediamo.

Qualche escursionista del sabato con ciaspole, ramponi e cronometro al polso può non apprezzare questo scorrere delle parole dell’autore, le sue divagazioni mitologiche, botaniche o musicali. Ma a pensarci bene il divagare è un mestiere antico dei Sapiens, perché se non avessimo cambiato direzione avremmo perso occasioni uniche di conoscenza e sapienza.

Il cammino della vita non è certo una linea retta ma un insieme di linee curve con cambi di direzione, tornanti, sentieri erbosi e rocciosi, faticose salite e discese insidiose. L’autore è un medico che ha perso da poco suo padre lungo un sentiero di montagna. Questo suo primo libro si potrebbe considerare un modo per ricordarlo e onoralo camminando lungo i suoi sentieri accompagnato dal figlio quasi adolescente. Quattro giorni di cammino lento e attento su sentieri ben conosciuti da quanti frequentano le Dolomiti Feltrine, considerate un po’ secondarie rispetto a quelle più note del Cortinese.

Sembra un canovaccio quasi scontato, un escursionista si aspetta di ritrovarsi sul quel sentiero già percorso e presso quel rifugio ben conosciuto. Ma è sufficiente aprire il libro con l’ouverture del violoncellista Mario Brunello per scoprire, proprio scoprire che, camminando, non si raggiungono solo delle mete più o meno note ma si disvelano gioielli, pietre preziose, colori, storie, emozioni, visioni.

A leggere il prologo dell’autore viene in mente il Montale di Ossi di seppia, non chiederci la parola, perché Drigo elenca una lunga serie di NON, ovvero cosa non è questo libro. Andiamo oltre come in montagna, perché questo testo è principalmente amore verso: la natura, il tempo di un passo lento, i fiori, le rocce, le favole dei monti pallidi, i ricordi che si sovrappongono alla mappa scala 1:25.000. E la storia umana che lega i miti greci ai fiori più belli. Quanta strada si può fare fermandoci ad annusare la nigritella, orchidea che profuma di …..merendina! Sì proprio così può rispondere un ragazzo che della vaniglia conosce il sentore nelle merendine cellofanate. Da padre l’autore accoglie la risposta perché comunque suo figlio si è inchinato per annusare. Amore per la musica che accompagna le pagine tra la realtà del Rifugio Dal Piaz e la fantasia. Intreccio tra le vite di pazienti con le loro malattie, psicosomatiche o psicoaffettive come Pierìn innamorato dell’acqua, o meglio delle mitica anguana che nelle pozze cristalline abita. O Chino che disprezza senza mezzi termini gli escursionisti sempre di corsa che sembrano avere un unico scopo raggiungere cime e scendere nel minor tempo possibile per poi raccontarlo. Ma di quelle cime non conoscono nemmeno il nome. Lui, Chino le ha battezzate tutte perché tutto deve avere un nome per essere riconosciuto.

E il dolore? Dove troviamo il dolore della perdita? Il bambino è turbato dalla pianta carnivora che avvolge la formica e se la mangia. Ma di uccelli morti non ne vede! Già sono pasto di qualche predatore, magari umano. E pone la domanda: ma dove sono gli uccelli morti? Gli uccelli non muoiono mai vanno a volare da un’altra parte è la risposta del padre. Già chi muore vola in un altro cielo! E senza citarlo pensa a suo padre e a se stesso quando se ne andrà. Lasciamo al lettore curioso scoprire le tante storie, di miti, leggende e di umani legati a questa terra. Citando la zia Dirce l’autore ricorda sempre che “la vita non è un’autostrada”. Sperimentando una lenta camminata lungo un sinuoso sentiero di montagna, senza la bramosia di raggiungere una cima, ciascuno può verificare che, solo passo dopo passo, possiamo cogliere quanto correndo non vediamo.
Qualche escursionista del sabato con ciaspole, ramponi e cronometro al polso può non apprezzare questo scorrere delle parole dell’autore, le sue divagazioni mitologiche, botaniche o musicali. Ma a pensarci bene il divagare è un mestiere antico dei Sapiens, perché se non avessimo cambiato direzione avremmo perso occasioni uniche di conoscenza e sapienza.

Alberta Vittadello