A tavola con Giacomo Casanova Piatti e Vini di un ghiottone veneto

Autori: Anna Maria Pellegrino, Giampiero Rorato

Editore: Dario De Bastiani

2025 Pagine 216

ISBN: 978-88-8466-927-8 Prezzo di copertina € 25,00

L’autrice, attingendo alla Histoire de ma vie in cui Casanova scrive dei suoi viaggi e delle sue passioni, amplia e arricchisce gli aspetti più strettamente legati alla cucina, e non solo quella veneziana.

Contaminazioni, arricchimenti, scambi, tradizioni e innovazioni. Le ricette citate da Giacomo Casanova nella sua Histoire, si arricchiscono con preparazioni culinarie provenienti da diverse culture, religioni e credi a partire dalla cucina ebraica e armena.

La vita di Giacomo Casanova descritta ampiamente dall’autrice attraverso le memorie e le fonti storiche, avvicina il lettore alle realtà più diverse: Casanova si porta dalla Francia un affinamento delle sue doti di libertino ma anche diversa arte culinaria, l’apprezzamento di vini diversi da quelli comuni sulle tavole dei patrizi veneziani. Tuttavia da persona del popolo, pur acculturato e laureato, non disdegna la cucina del popolo a partire dai cibi di strada come le frittelle che si preparavano tutto l’anno non solo a carnevale.

Nel testo si trovano le ricette tradizionali che vanno dai maccheroni, da non confondere con la pasta asciutta napoletana, alle zuppe, di cui Casanova va ghiotto, a tutte le diverse modalità di cuocere il pesce, le ostriche, la carne.

L’autrice riporta alcune ricette tipiche della cucina veneziana che sono ben note come le sarde in saor dove alle sarde fritte si aggiunge la cipolla, l’uva passa e i pinoli, la Gallina padovana cotta in canevera (asta di bambu’) dove s’incontrano le spezie come la cannella il pepe nero oltre ai comuni sedano, cipolla, alloro e ginepro. E ancora come cucina di strada citiamo “lo scartosso” che corrisponde al fritto misto alla veneziana servito in un cono di carta. Tornando alle “contaminazioni” di e tra culture l’autrice dedica ampio spazio alla cucina ebraica sia ai tempi di Casanova che attuale. Nel ghetto si trovano ancora, non solo le ricette della tradizione ma una dettagliata classificazione degli animali “puri e impuri” distinguendo i quadrupedi, i volatili, gli animali acquatici. E’ curioso scoprire che per animali acquatici si intende solo il pesce che ha pinne e squame. Sono quindi proibiti tutti gli altri dai cefalopodi, ai molluschi ai crostacei e ai mammiferi marini. Viene spontanea una riflessione: la religione ebraica anticipa scelte che attualmente sarebbe opportuno fare a livello ben più ampio. Basti pensare che i polpi sono a rischio estinzione.

Il menù che l’autrice propone nei diversi periodi dell’anno dal Sukkot all’Hannukkah (per citare le più conosciute) evidenzia la necessità di trovare nel ricettario ebraico, un animale non proibito ma ricco di grasso. Il maiale è naturalmente impuro quindi proibito. Ma c’è l’oca che lo sostituisce egregiamente, perché è dotata di molto grasso e perché dell’oca non si butta via niente! E per la festività dello Yom Kippur il Bollo di Stella è ancora un dolce preparato e servito a tutta la comunità

In questo testo non poteva mancare la “colta e golosa contaminazione” della cucina Armena. Avvicinarsi alla cucina armena è come percorrere un viaggio nella cultura gastronomica di un popolo antichissimo. Considerata la posizione geografica dell’Armenia si può intuire come l’offerta culinaria sia stata influenzata da oriente come da occidente. Ispirata da un popolo che viveva in montagna, è una cucina magra e leggera, deliziosamente speziata ma non troppo piccante ricca di aglio, cipolla, aneto, coriandolo. Le preparazioni lunghe e laboriose non sono sottoposte a restrizioni religiose, ricca di carni di tutte le specie coloratissima da ortaggi e frutta. Le molte comunità armene sfuggite alla diaspora, mantengono i nomi originari dei piatti espressi in arabo e in turco ma nel contempo hanno adattato gli stessi con ingredienti reperiti nel paese d’accoglienza I piatti armeni si sono diffusi e sono apprezzati come l’Humus, il bulgur e il succo di melograno il frutto simbolo del popolo armeno.

Questo testo parte dalla storia di un personaggio conosciuto e discusso ma si sviluppa nella storia che coinvolge, popoli e culture, tradizioni e innovazioni. Cucinare significa dare voce ai ricordi e trasformarli in futuro, tenendo viva un’eredità che appartiene a tutti.

Anna Maria Pellegrino, veneziana di nascita e padovana per amore, si definisce con orgoglio gastrònoma: racconta il cibo con le parole, con le immagini e ai fornelli. Ama intrecciare memoria e gusto, tradizione e ricerca, convinta che ogni ricetta custodisca una storia. Giampiero Rorato giornalista e studioso di enogastronomia, ha fondato e dirige dalla fine degli anni ’80 la rivista mensile “Pizza e pasta italiana”, diffusa in tutto il mondo; ha diretto inoltre “Sapori d’Italia”, un bimestrale di enogastronomia e turismo.

Alberta

Uniti per la vita: Storie di simbiosi e cooperazione

Autori Maurizio Casiraghi, Telmo Pievani
Editore: Il Mulino
Collana: Intersezioni
Anno edizione: 2025 Libro universitario
Pagine: 216 in Brossura
Prezzo di copertina € 16.00
ISBN 978-88-15-39292-3

Volendo individuare alcune parole chiave che facciano avvicinare il lettore a questo testo si può elencare: vita, individuo versus-società.

Due autori ben noti, un’immagine di copertina dove qualcuno (qualcosa?) fluttua tra un verde luminescente immerso nel buio, sono elementi sufficienti per incuriosire il lettore. Certo quel fluttuante organismo sembra uscire dal vuoto, o potrebbe essere l’opera artistica di un Sapiens creativo. Ma come sempre con questi due autori scopriremo che le opere d’arte della natura sovrastano di ben lunga la spocchia dei Sapiens. Tra etica, filosofia, biologia, il lettore curioso e motivato scoprirà questo vivente dal nome già esplicativo Euglenes (Euglena viridis) (Eu “bene”, glene “pupilla” o “occhio”.) Il nome allude alla presenza (macchia oculare) di un organulo rosso che funge da fotorecettore, aiutando l’organismo a percepire la luce. Viridis dal latino verde. Ma che individuo è Euglena Viridis? È un protozoo unicellulare a vita libera tipico delle acque dolci, capace di effettuare la fotosintesi grazie ai cloroplasti. Per la doppia natura di eterotrofo ed autotrofo viene definito mixotrofo. Come dire si fa di necessità virtù. Euglenes i cloroplasti se li piglia perché è proprio grazie ad essi che riesce a sintetizzare il cibo. Quindi per semplificare Euglenes è un autotrofo ed eterotrofo nel contempo.

Simbiosi in senso biologico, è una convivenza stretta tra specie diverse. Nel testo troviamo esempi di simbiosi vegetale che includono le micorrize (funghi e radici per nutrienti e protezione), i licheni (alghe e funghi, un mutualismo totale), e le leguminose con batteri azotofissatori (come i Rhizobium), oltre a relazioni più ampie come quelle con insetti impollinatori (api, farfalle) e piante parassite come il vischio, che mostrano diversi tipi di simbiosi (mutualismo, parassitismo). Simbiosi mutualistica come afidi e formiche che hanno un rapporto di simbiosi mutualistica dove gli afidi producono una sostanza zuccherina (melata) di cui le formiche si nutrono, e in cambio le formiche proteggono gli afidi dai predatori (come le coccinelle) e li “allevano”, trasportandoli sulle piante migliori e persino proteggendo le loro uova.

Nel testo non poteva mancare Darwin e il suo pensiero sull’evoluzione delle specie, i suoi dubbi che vanno oltre la storia ma con una grande consolazione. Darwin stesso si affida all’errore come elemento importante per il progredire della scienza che è fatta proprio del superamento dello stesso di fronte a prove concrete. Tra tutti i diversi modi di vivere, convivere, adottare sistemi vitali mutualistici, non poteva mancare il microbiota intestinale che non si definisce più “flora intestinale”, come compare in alcuni prodotti alimentari, ma si definisce proprio “microbiota”

Condividendo con gli autori va puntualizzato che la simbiosi è ascrivibile a una neutralità etica.

Nessun individuo vive davvero da solo: ogni specie è intrecciata alle altre, ogni individuo interagisce con i suoi simili, tutti fanno parte di una comunità in continuo scambio. Le simbiosi tra specie diverse e la cooperazione tra individui della stessa specie hanno plasmato la storia della vita sulla Terra. Per molti versi si tratta di relazioni inevitabili, per tutti gli organismi in ogni angolo del mondo naturale. A lungo considerate espressioni di menti visionarie e spiegate al pubblico solo superficialmente, le simbiosi sono invece uno dei motori dell’evoluzione.

Tra filosofia, etica ed entomologia il lettore percorre strade a volte tortuose ma che accompagnano i Sapiens verso la “necessità” di conoscere per rispettare il mondo che ci ospita.

Maurizio Casiraghi Docente di Zoologia ed evoluzione all’Università di Milano Bicocca dove è anche prorettore alla didattica. Appassionato di entomologia

Telmo Pievani è un evoluzionista, filosofo della scienza, divulgatore.

Alberta

Stevo Grabovac Dopo la Festa

Autore:

Stevo Grabovac

Traduttore:

Marija Bradas, Marijana Puljic

Editore: Marsilio

Pubblicato novembre 2025

Brossura pagg. 375

Prezzo di copertina €20.00

ISBN 9788829792139

Jugoslavia a lungo meta dei confinanti triestini che andavano a fare il pieno di benzina, di turisti  veneti che amavano le spiagge le aree interne silenziose e vergini meta immancabile era il lago di Bled e più a sud le foreste della Bosnia. Ma dopo la morte di Josip Broz Tito avvenuta il 4 maggio del 1980, quella che veniva chiamata Jugoslavia (confederazione formata da Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia, Provincia Socialista del Kosovo e Provincia Socialista di Voivodina) affiorano quei dissidi sopiti o tacitati dal regime. Le ostilità dovute alle differenze religiose, etniche, il pressante bisogno di prevalere di Serbia e Croazia sfociano in quel lungo conflitto tra gli ex paesi confederati.

Guerra che nel nostro paese è vissuta con sofferenza sia per la vicinanza geografica sia per le notizie di violenze perpetrate sulla popolazione inerme come a Srebrenica, nella Bosnia occidentale. L’occupazione di quest’area porta i croati a invadere prima la Bosnia occidentale con l’operazione “Estate ‘95” e poi ad agosto a lanciare l’operazione “Tempesta” che causa l’esodo di più di 250.000 serbi dalla Croazia.

Dopo i massacri di Markale e Srebrenica la NATO, su mandato dell’ONU, avvia l’operazione “Deliberate Force”, una campagna militare aerea condotta nel 1995 dalla NATO contro le forze della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, e chi può dimenticare il rumore dei caccia che decollavano dalla base di Aviano? Sospesa poi il 14 settembre del 1995 per consentire un accordo tra le parti. L’accordo viene raggiunto grazie all’intervento diplomatico e militare degli Stati Uniti che decidono di intervenire in difesa dei bosniaci.

L’autore Stevo Grabvac serbo Bosniaco, fa tesoro della tragica vicenda del conflitto per consegnare al lettore un mosaico di testimonianze personali e storiche. Alla fine della guerra, su sollecitazione di un’associazione che si occupa di persone scomparse, riapre gli archivi in cui suo padre aveva scrupolosamente raccolto testimonianze relative ai crimini di guerra commessi dal 1992 al 1995 nella Ex Jugoslavia. Stevo vede suo padre finalmente quale è: scrittore e testimone di quel conflitto esploso e governato da tanti fattori, sociali, religiosi, etnici, economici. Ripercorre la sua vita, scoprendo di avere un fratello con il quale condividerà la memoria del misterioso uomo vissuto prima, durante e dopo la guerra.

Il racconto autobiografico si intreccia con le violenze perpetrate dai serbi e dai Cetnici, formazioni paramilitari nazionaliste serbo-ortodosse, massacri contro civili, soprattutto musulmani. La pulizia etnica intesa come sterminio dei civili di diverso credo religioso, o semplicemente facenti parte di etnie Rom o Sinti è un elemento presente negli appunti del padre dell’autore che tesse racconti romanzati ma legati purtroppo a quanto accaduto durante questa guerra spesso dimenticata o rimossa dalle pagine di storia.

Uno dei racconti più sconvolgenti, è la scomparsa, nell’estate del 1992, nella provincia di Bosanski Brod di tre autobus  con “zingarelli”, bambini rom che avrebbero dovuto raggiungere l’Unione Europea, bambini che non erano né bosgnacchi né croati né serbi; bambini di nessuno che non potevano essere esibiti negli scontri sulla memoria collettiva, e per i quali nessuno ha mai invocato giustizia. In un labirinto di ricordi e inganni, Stevo scava nella memoria, ricostruendo un mosaico di storie di padri e figli. Scopre il ruolo della scrittura, così come aveva fatto il padre. Scrivere di sofferenze e soprusi. Tra le molte pagine romanzate Stevo conduce il lettore in quel labirinto di violenze perpetrate dall’ una e dall’altra parte, ma senza equivoci si capisce che hanno perso sempre i più deboli. Lo stupro etnico in quel conflitto è stato usato sistematicamente per dare spazio a una parte di cittadinanza togliendo alle donne l’identità e soprattutto divenendo proprietà dello stupratore. Una voce inconfondibile del panorama letterario dei Balcani, capace di raccontare le ferite, lo smarrimento, la solitudine e l’amore. Anche con leggerezza, riconquistata “Dopo la festa”

Alberta