Crediti di biodiversità: la finanza green a sostegno della natura

Di Alessandro Campiotti

I crediti di biodiversità sono stati concepiti come uno strumento finanziario complementare ai finanziamenti pubblici per incentivare azioni di rigenerazione ecologica e protezione della natura, tuttavia necessitano di una robusta governance condivisa per avere successo a livello internazionale.

Foto di Alessandro Campiotti

La salvaguardia della natura e la tutela della biodiversità non rappresentano solo una garanzia per la conservazione degli ecosistemi, ma sono due ambiti strettamente legati all’economia globale e negli ultimi anni sono aumentate le ragioni che hanno favorito lo sviluppo di nuovi strumenti di finanza green a sostegno della natura. Numerosi studi scientifici e rapporti internazionali affermano che oltre la metà del PIL mondiale sia prodotto da attività industriali ed economiche riconducibili ai servizi ecosistemici erogati dalla natura, che vanno dall’approvvigionamento idrico a quello alimentare, dalla regolazione climatica a quella idrogeologica.

Sebbene la difesa della natura rivesta un ruolo sempre più centrale nella pianificazione dell’azione politica di molti stati, la protezione della biodiversità risulta ancora molto sottofinanziata, e si registra un divario di centinaia di miliardi di dollari tra i finanziamenti stanziati annualmente per la tutela della biodiversità e gli obiettivi che le politiche ambientali globali perseguono di qui ai prossimi anni. Per ridurre tale divario e contribuire a rafforzare il gettito di finanziamenti a sostegno della natura, il Quadro Globale per la Biodiversità, ratificato dalla COP15 di Kunming-Montreal nel 2022, ha dato l’impulso a molti stati di rivedere i meccanismi di governance internazionale in materia di biodiversità, con l’obiettivo di migliorare l’assetto degli incentivi pubblici e soprattutto di aprire le porte ai finanziamenti privati.

In questo contesto, i crediti di biodiversità sono stati concepiti come uno strumento finanziario per favorire la partecipazione del settore privato al comune impegno per la realizzazione di interventi di conservazione e ripristino degli ecosistemi naturali. Un credito di biodiversità rappresenta un titolo che certifica la rigenerazione ecologica di un’area di mille metri quadrati, la cui quantificazione in termini di miglioramento delle funzioni ecosistemiche viene monitorata nell’arco di almeno quindici anni. Questa durata è stata definita sia per responsabilizzare i diversi attori in gioco nel nuovo mercato dei crediti, ma soprattutto per adeguare il monitoraggio e la valutazione degli impatti alle esigenze della natura, che non viene regolata secondo i tempi della burocrazia o della finanza, ma al contrario necessita di periodi molto lunghi per rigenerarsi e ottenere un miglioramento tangibile delle funzioni ecologiche.

Inoltre, per non reiterare l’errore commesso nella regolamentazione dei crediti di carbonio, che consentono di finanziare azioni migliorative dalla parte opposta del pianeta rispetto al luogo di effettiva emissione di CO2, i crediti di biodiversità sono legati ad un principio di territorialità, che valorizza l’aspetto locale dell’intervento, il quale deve essere realizzato a non più di 150 chilometri dal luogo oggetto di impatto ambientale.

Il mercato prevede che l’emissione dei titoli sia vincolata a veri e propri progetti di riqualificazione ecologica del territorio, i cui risultati dovranno essere stimati in fase progettuale e successivamente essere oggetto di monitoraggio e rendicontazione in termini di aumento della biodiversità. Una volta certificata la validità del progetto e dei soggetti esecutori, i crediti vengono emessi sul mercato e possono essere acquistati da persone fisiche o giuridiche, che in questo modo potranno contribuire al finanziamento di azioni concrete di protezione del territorio, ripristino della natura e tutela della biodiversità.

Tuttavia, occorre come sempre essere cauti nella celebrazione prematura di questi strumenti finanziari, il cui sviluppo dovrà essere accompagnato da un costante impegno da parte di Stati e autorità di controllo a vigilare sul corretto funzionamento del recente mercato della finanza green. A questo proposito, una solida governance condivisa a livello internazionale sarà necessaria a garantire l’uniformità dell’architrave definitorio, la standardizzazione normativa e le modalità di monitoraggio e valutazione dei risultati ambientali conseguiti, per fare dei crediti di biodiversità uno strumento credibile e diffuso.

Per approfondire:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0959652625017329

https://www.corriere.it/pianeta2030/25_novembre_05/crediti-biodiversita-rigenerazione-habitat-chilometro-zero-6e24cd9e-ba59-11f0-bf98-8908a71e5674.shtml

BIOEDU: la scuola apre le porte allo studio della biodiversità

Di Alessandro Campiotti


Con il progetto BIOEDU il National Biodiversity Future Center si impegna a promuovere la sensibilizzazione degli studenti delle scuole secondarie attraverso un ricco programma incentrato sul ruolo strategico della biodiversità e sulla necessità di conservare e valorizzare le risorse naturali.

Tra gli obiettivi che ogni università dovrebbe perseguire per assolvere pienamente al proprio ruolo, oltre alla didattica e alla ricerca, c’è la cosiddetta “terza missione”, che comprende l’insieme delle attività con cui l’istituzione si impegna a valorizzare la conoscenza prodotta presso la società, organizzando attività culturali, educative, sociali e di coinvolgimento attivo della cittadinanza. Nella “valigetta degli attrezzi” del ricercatore, infatti, non dovrebbe mai mancare la capacità comunicativa per divulgare i risultati scientifici non solo ad una platea di scienziati e professionisti, ma anche al folto pubblico dei non addetti ai lavori, che comprende persone di ogni età e provenienza professionale.

A questo proposito, il National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità finanziato con i fondi del PNRR, ha da poco pubblicato uno strumento divulgativo frutto di un progetto che ha l’ambizione di contribuire concretamente alla sensibilizzazione delle giovani generazioni sui temi legati alla sostenibilità ambientale e alla tutela della biodiversità. Questo programma di divulgazione scientifica, coordinato dall’Università degli Studi di Padova e sviluppato dai ricercatori del NBFC in collaborazione con gli esperti di comunicazione e innovazione di formicablu srl e Consorzio Italbiotec, prende il nome di BIOEDU – Didattica innovativa per la biodiversità, e si rivolge agli insegnanti e agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Per favorire il trasferimento dei risultati della ricerca scientifica nelle aule scolastiche, il programma è stato strutturato in dieci quaderni multimediali editabili che spaziano su temi che vanno dalla biodiversità urbana a quella marina, dalla conservazione delle aree protette al ruolo strategico della citizen science nei processi di raccolta e interpretazione dei dati. Ogni quaderno è disponibile in formato PDF e contiene al suo interno brevi articoli scientifici, infografiche, mappe concettuali, collegamenti interdisciplinari, video-interviste e quiz di verifica per la valutazione delle competenze acquisite.

Inoltre, dei dieci quaderni, otto sono stati concepiti per integrare il programma curricolare, mentre due sono rivolti all’orientamento e mettono gli studenti nella condizione di porsi qualche domanda in merito ad una eventuale carriera futura nell’ambito delle attività applicate alla tutela e valorizzazione della biodiversità. Per esplorare meglio il variegato mondo della ricerca e provare a sciogliere qualche dubbio, gli studenti potranno ascoltare le video-interviste rivolte a giovani ricercatrici e ricercatori del NBFC, che attraverso le personali esperienze maturate nell’ultimo triennio, forniscono ai più giovani informazioni pratiche e consigli preziosi su come orientarsi nell’articolato panorama scientifico contemporaneo.

Tutto il materiale è disponibile gratuitamente sul Biodiversity Gateway, il portale di NBFC che raccoglie i risultati della ricerca, gli strumenti digitali prodotti, i volumi scientifici e i contributi a sostegno della divulgazione scientifica, con l’obiettivo di migliorare l’accesso alla conoscenza e al contempo rafforzare l’impatto sociale ed educativo. Che la lezione abbia inizio!

Per approfondire:

https://www.biodiversitygateway.it/esperienze-di-biodiversita/bioedu-didattica-innovativa-per-la-biodiversita-testo-per-la-scuola-secondaria-di-ii-grado

Gli scienziati come custodi della biodiversità

Di Alessandro Campiotti


Negli ultimi anni una stretta collaborazione tra istituzioni scientifiche e musei di storia naturale ha portato alla digitalizzazione di milioni di campioni naturalistici, che sono stati resi disponibili all’intera comunità scientifica mondiale, nonché ai molti appassionati, sotto forma di volumi digitali e piattaforme condivise.

Orto Botanico di Padova – foto di Alessandro Campiotti

In un periodo in cui l’innovazione tecnologica corre a gran velocità, fortemente trainata dai sistemi di intelligenza artificiale, un nutrito gruppo di ricercatori a livello internazionale ha deciso di rivolgere la propria attenzione al passato, con lo scopo di valorizzare le collezioni naturalistiche che albergano negli archivi di musei di storia naturale, istituti di ricerca e laboratori universitari.

Queste raccolte, basate su campioni di rocce, minerali, piante, funghi, animali e insetti, contano nel mondo oltre 3 miliardi di esemplari e rappresentano un’inestimabile banca dati per comprendere i fenomeni naturali del passato e interpretare le trasformazioni ambientali che caratterizzano il nostro tempo. Tuttavia, nel corso dei secoli, l’attività di ricerca degli studiosi di scienze naturali, come biologi, geologi, chimici e fisici, è stata rallentata dalla difficoltà di accedere a queste fonti di conoscenza, custodite in centinaia di archivi sparsi in tutto il mondo e pertanto non facilmente raggiungibili.

Per porre rimedio a questa situazione, negli ultimi anni molte istituzioni accademiche e museali a livello internazionale hanno sfruttato l’innovazione tecnologica per digitalizzare questo monumentale patrimonio di reperti e renderlo facilmente disponibile alla comunità scientifica mondiale tramite portali online e piattaforme di condivisione. In Italia questo processo si è consolidato nell’ultimo decennio su iniziativa del Ministero della cultura in collaborazione con l’Associazione nazionale musei scientifici (ANMS), che nell’ambito del progetto nazionale CollMap è riuscita a coinvolgere centinaia di istituzioni museali a prendere parte ad un grande censimento di milioni di campioni conservati in parchi zoologici, orti botanici, erbari e musei naturalistici, restituendo al pubblico un corposo database incentrato sulla biodiversità.

Sul solco di questo progetto, tra il 2024 e il 2025 anche il National Biodiversity Future Center (NBFC) si è impegnato in questo processo di conservazione e valorizzazione delle collezioni naturalistiche italiane. Grazie ad un finanziamento di circa sette milioni di euro, lo Spoke 7 del NBFC, in collaborazione con l’ANMS e l’Università di Padova, ha digitalizzato oltre quattro milioni di campioni provenienti dai principali musei scientifici italiani, come il MUSE di Trento o l’Erbario Centrale Italiano dell’Università di Firenze, promuovendo al contempo nuovi metodi di comunicazione per rafforzare la relazione tra scienza e società.

A questo proposito, a giugno del 2025 è stato organizzato un ciclo di tre incontri aperti al pubblico che hanno avuto luogo negli erbari storici di Padova, Roma e Palermo. Nell’ambito dell’iniziativa, ribattezzata I Custodi della Biodiversità: gli Erbari tra passato e futuro,i coordinatori del progetto hanno avuto l’occasione di illustrare al pubblico le attività in fase di svolgimento, mentre le ricercatrici e i ricercatori hanno potuto accompagnare i visitatori in un viaggio nel tempo attraverso la storia degli erbari.

L’ambizioso progetto di digitalizzazione ha portato anche alla pubblicazione del volume Custodi. Viaggio tra natura e innovazione nelle aree protette italiane, un corposo compendio che restituisce le esperienze di 75 progetti di monitoraggio, conservazione, restauro e valorizzazione degli ecosistemi lungo il territorio nazionale, arricchito da immagini e spiegazioni. Il volume è stato reso disponibile gratuitamente online a dimostrazione del fatto che l’imponente mole di informazioni fino ad ora relegata negli archivi museali può tornare finalmente a disposizione della collettività, con il duplice obiettivo di diffondere la conoscenza scientifica tra gli operatori del settore e al contempo promuovere l’interesse e il coinvolgimento dei cittadini.

Per approfondire:

https://www.nbfc.it/en/news/custodi-della-biodiversita-erbari

https://www.nbfc.it/en/volume-custodi

https://www.anms.it/pagine/contenuto/30/collezioni