04_03biocomes

Nuovi prodotti per il controllo biologico

Sostituire il controllo chimico con alternative biologiche è un tema di grande attualità per agricoltori e silvicoltori anche perché aumentano le restrizioni sull’uso di pesticidi nei singoli Paesi in ottemperanza coi regolamenti dell’Unione europea. Non bisogna poi trascurare il rischio della resistenza crescente di tanti patogeni al controllo chimico. L’unione Europea sta pertanto sostenendo il mercato del controllo biologico cofinanziando il Progetto europeo “BIOCOMES: new biological control products for farmers and foresters” coordinato dal dr. Jürgen Köhl di Wageningen UR in Olanda. Il progetto ha avuto inizio il primo dicembre 2013 e terminerà il 30 novembre 2017. Presta particolare attenzione alla sostenibilità economica dei prodotti durante tutto il processo di sviluppo, come pure alla sostenibilità ambientale.

Al progetto partecipano 27 diverse istituzioni di 14 paesi. L’Italia partecipa al progetto con l’Università di Padova, dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF).
Già nel 2007 l’Unione Europea si era mossa in questo senso creando ENDURE, una rete di enti di ricerca e istituti con interessi nel controllo integrato (Integrated Pest Management – IPM). A tale progetto aderiscono per l’Italia il CNR e la Scuola Superiore di Sant’Anna.
Il nuovo progetto segue le direttive europee in materia di pesticidi e cerca di fornire soluzioni valide e sostenibili. Soltanto due mesi fa BIOCOMES ha dato la notizia di aver selezionato ben 11 prodotti efficaci per il controllo biologico che saranno sviluppati per essere introdotti sul mercato prossimamente. I prodotti selezionati risultano di grande interesse agricolo in quanto andranno a combattere:

  • la ruggine del grano;
  • la monilia delle drupacee (Monilinia fructicola);
  • la fusariosi del mais e malattie ad essa collegate;
  • gli afidi delle piante da frutto;
  • la cavolaia o nottua del cavolo (Mamestra brassicae);
  • gI insetti minatori (Tuta absoluta);

La possibilità di combattere insetti e malattie con alternative biologiche è un fattore di primaria importanza anche perché altri studi hanno dimostrato come sia difficile sviluppare resistenza ai prodotti impieganti controlli biologici.

Oltre allo sviluppo di prodotti idonei per il controllo biologico, BIOCOMES sta sviluppando due tecniche innovative che possono portare ad un aumento della produttività. Queste tecniche si basano sulla produzione in vitro di virus entomopatogeni e sul miglioramento tecnologico per le fasi di crescita successive dei nematodi entomopatogeni.
I nematodi entomopatogeni si trovano naturalmente in tutti i suoli e possono infettare e uccidere altri insetti presenti nel suolo. Questi nematodi attaccano in modo specifico gli insetti e quindi un’accurata selezione potrebbe portare ad una regolamentazione delle popolazioni di insetti dannosi.

Sul sito di BIOCOMES sono a disposizione informazioni su come affrontare insetti dannosi e malattie con metodi di controllo biologico. Esperti BIOCOMES sono comunque a disposizione per eventuali consigli su trattamenti biologici e sono raggiungibili attraverso la pagina web “Contact”.

Per saperne di più:

Endure
Biocomes (Biological control manufacturers in Europe develop novel biological control products to support the implementation of Integrated Pest Management in agriculture and forestry)
CNR
Scuola Superio di Sant’Anna
Università di Padova

04_02polli

L’importanza degli allevamenti di precisione

L’allevamento di precisione, “iFarming”, risponde alle esigenze di intensificare gli allevamenti e creare al tempo stesso allevamenti certificati,  accettabili dal punto di vista ambientale e del benessere animale. La necessità di cambiare la tipologia attuale di allevamento nasce anche a seguito di studi che prevedono nei prossimi 40 anni un aumento del consumo di carne di circa il 40% e una diminuzione del numero di allevatori. Per rispondere a questa sfida, la soluzione sostenibile possibile sta nell’iFarming e nell’attenzione focalizzata sul benessere animale. Infatti, in allevamenti dove l’allevatore potrà con maggior difficoltà seguire i singoli capi, date le quantità, bisogna fare in modo che sia lo stesso animale a indicare il suo stato di salute. La soluzione offerta dall’iFarming prevede l’impiego di sensori in grado di effettuare il monitoraggio in automatico e in continuo degli ambienti e dei parametri relativi all’animale. Un animale in salute produce di più e meglio, quindi con questo tipo di allevamenti si ottiene un miglioramento del benessere animale accompagnato da aumenti nel profitto.

Sullo stato dell’arte, risultati di progetti pilota e prospettive future dell’iFarming, si è discusso nel corso dei due eventi tenutisi recentemente. Il primo si è tenuto il 21 maggio 2014 a Utrecht (Paesi Bassi) ed è stato organizzato da Fancom. Fancom è uno dei partner del progetto Europeo PLF (Precision Livestock Farming – Allevamenti di Precisione), finanziato all’interno del 7° Programma Quadro a cui partecipa anche l’Italia con l’Università di Milano.
Il secondo evento si è tenuto il 18 e 19 giugno scorso a Parigi all’interno del congresso internazionale “SmartAgriMatics 2014”.  Si è discusso sugli strumenti per un allevamento di precisione. “Smart AgriMatics 2014” è stato sponsorizzato dai progetti Europei eFoodChain, FIspace e ICT-AGRI.

Sono stati presentati i risultati di ricerche e sperimentazioni in campo agricolo e animale. In particolare, si sono portati esempi su come aumenti del 40% la produttività nei polli di allevamento se l’animale sta bene e si trova nella migliore situazione possibile. Comunque si stima che la produttività raggiunta in queste condizioni sia ancora inferiore al 70% del reale potenziale.
Situazioni di benessere si possono trovare anche all’interno di allevamenti intensivi, sebbene questi ultimi siano classificati come “innaturali” e quindi non vengano direttamente percepiti come luoghi idonei per il benessere animale. L’errore è causato dal fatto che bisogna cambiare il punto di vista: non sono gli esseri umani a dover considerare l’ambiente confortevole, ma è il comportamento dell’animale ad attestarlo. Degli studi hanno difatti dimostrato che in allevamenti di polli l’animale non percepisce un vero benessere dalla presenza di finestre, ma da un ambiente confortevole, con cibo e acqua e salutare.
In un tipico allevamento di precisione, per esempio di tipo avicolo, devono essere presenti:

  • sensori per misurare la quantità di acqua e di cibo ingerita e il peso dei polli;
  • telecamere per monitorare le attività dei polli;
  • microfoni per captare suoni e rumori.

I segnali raccolti vengono tradotti da algoritmi in indicatori chiave capaci di indicare all’operatore lo stato di benessere e quindi di guidare l’allevatore nella gestione quotidiana, al fine di mantenere al meglio il benessere dell’animale e la sostenibilità dell’allevamento.
Infatti, un ambiente poco confortevole, tipo polveroso, rumoroso o con emissioni gassose, viene immediatamente percepito dall’animale che modifica negativamente sia il suo comportamento, sia la sua resa. I sensori captano la variazione e danno l’allarme in modo che l’allevatore possa intervenire e migliorare le condizioni ambientali.

L’ottimizzazione degli interventi e il miglioramento delle condizioni degli animali, comporta anche una diminuzione nelle emissioni di gas serra (GCG). Gli allevamenti, rimangono tuttavia delle fonti di GCG, l’iFarming rappresenta la pratica migliore finora conosciuta (Best Available Technique) per affrontare il problema.

Per saperne di più:
Smart Farming for Europe (EU-PLF)
Seminario iFarming
Fancom
SmartAgriMatics
Università degli Studi di Milano

 

04_01praticheagricole

Pratiche agricole a sfida dei cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico è una delle attuali maggiori sfide ambientali, sociali ed economiche. L’aumento della temperatura terrestre e l’alterazione di equilibri climatici sono dovuti all’aumento della concentrazione nell’atmosfera di alcuni gas denominati gas serra (GHG) in quanto accentuano l’effetto serra. L’agricoltura ha un ruolo importante sia per contrastare sia per assorbire i GHG.

A livello mondiale l’agricoltura contribuisce alle emissioni di GHG per il 10-12%; in particolare essa è ritenuta responsabile del 60% delle emissioni di protossido di azoto (N2O) e del 50% di quelle di metano (CH4).
Nel nostro Paese al settore agricolo sono imputate circa il 7% delle emissioni di gas serra. Secondo il Protocollo di Kyoto sono tre le principali strategie che possono essere adottate per la riduzione delle emissioni in ambito agricolo:

  • diminuzione delle emissioni dirette (riduzione del consumo di combustibile fossile);
  • impiego sostenibile di biocarburanti;
  • incremento della quantità di carbonio sequestrato dal suolo.

Ismea ha messo a punto di recente una metodologia (IAGRICO2) volta a stimare la Carbon Footprint della fase di campo di un’ampia gamma di produzioni nel settore agroalimentare. La novità di questa nuova metodologia sta nell’ampio spazio dato alle peculiarità pedo-geoclimatiche dei contesti territoriali di riferimento e alle pratiche/caratteristiche dell’agricoltura italiana.
La metodologia IAGRICO2 valuta anche l’accumulo di carbonio nella biomassa delle colture legnose pluriennali capaci di stoccare grandi quantità di carbonio nel fusto e nelle radici. La struttura di IAGRICO2 è tale da consentire un calcolo preciso e personalizzato per ogni realtà.

La metodologia IAGRICO2 ha numericamente dimostrato come le pratiche agricole abbiano un impatto non trascurabile sulla capacità di assorbimento e quindi rappresentino dei validi sequestranti di carbonio capaci di bilanciare le emissioni di GHG.
Il nuovo studio condotto da Mipaaf e Ismea ha avuto come obiettivo proprio il valorizzare la gestione ambientale del suolo agricolo in modo da evidenziare quali siano le pratiche migliori per massimizzare la capacità di assorbimento dei GHG.
Dallo studio è emerso che le tecniche agronomiche migliori sono:

  • avvicendamenti colturali e di lungo periodo;
  • copertura parziale o permanente del suolo con vegetazione fotosinteticamente attiva;
  • gestione dei residui colturali ai fini del sequestro del C (interramento con modalità specifiche);
  • ottimizzazione della concimazione e fertilizzazione;
  • impiego di tecniche di concimazione che favoriscano l’ammendamento;
  • presenza di fasce tampone per il contenimento di eventi naturali estremi, azione di carbon sink e produzione di biomassa a fini energetici;
  • impiego di macchine non troppo pesanti e arature poco profonde;
  • attuazione del sovescio;
  • gestione corretta delle potature.

L’attuazione di queste pratiche offrono un contributo importante alla mitigazione delle emissioni a effetto serra e al tempo stesso contribuiscono alla conservazione dei suoli.

Lo studio evidenzia l’importanza della figura dell’agricoltore in questo frangente e ritiene necessario affiancarlo con un adeguato servizio di consulenza per poter raggiungere i migliori risultati possibili.

Per saperne di più:

ENEA
Pianeta PSR
Ricerca e Consulenza sul Cambiamento Climatico