LA BELLEZZA VIOLATA

| La bellezza violata di Andrea Pellegrino Prefazione di Roberto Colasanti Editore Mursia Collana: Criminologia e crimini Pagine 156 (foto nel testo in bn + inserto online 1/45 colori) Prezzo di copertina Euro 15,00 EAN 9788842569565 |
L’arte accompagna la storia umana tra tecnica, simboli, emozioni e cultura. E’ lo strumento che l’umanità utilizza per raccontare se stessa. Riguarda certo la bellezza che è però un termine soggettivo, ma è a pieno titolo parte della storia in modo scientifico. E’ questo il focus che l’autore, storico dell’arte e criminologo, percorre in tutto il testo andando ben oltre il crimine, la mafia, i traffici d’arte.
Di tombaroli abbiamo sentito e, purtroppo, sentiamo parlare tuttora.
Sebbene sia oggi utilizzata in relazione a scavi archeologici abusivi di vario tipo, non solo vicino ad aree sepolcrali, la parola “tombarolo” fu inizialmente associata alle notevoli attenzioni che nell’Ottocento si erano concentrate intorno alle tombe etrusche scoperte nel Lazio e in Toscana. Una figura storica centrale nella valorizzazione degli oggetti rinvenuti in quegli scavi fu Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Mosso da interessi archeologici ma anche dal bisogno di risanare le proprie finanze, venne soprannominato in tempi più recenti il “principe tombarolo”, Bonaparte intuì il valore economico delle ricchezze scoperte casualmente nel 1828 nella necropoli di Vulci, una delle più importanti città-stato dell’Etruria, studiate e raccontate dall’etruscologo inglese George Dennis.
I tombaroli, che rappresentavano di fatto la manovalanza impegnata negli scavi abusivi e meno coinvolta nelle altre fasi del traffico illecito, erano il soggetto fondamentale del contrabbando sia per il lavoro che eseguivano che per la conoscenza del territorio. Ciononostante erano anche il soggetto meno influente lungo la fitta rete di ricettatori, faccendieri e intermediari con cui interagivano.
Ma di traffico e denaro sporco si parla in tanti contesti. Perché questo è particolarmente dannoso? L’autore come storico dell’arte ci porta a comprendere la gravità dell’atto di “rubare” per vendere reperti archeologici. Anche il più piccolo coccio vale solo se inserito nel suo contesto, localizzato e definito!
Nel testo troviamo tanti altri esempi che hanno lo stesso grave “punto debole”. Colpisce in particolare l’asportazione di reperti a Pompei da parte di un turista americano che se li porta a casa. Fatalmente la sua vita da quel momento va a rotoli e lui ingenuamente attribuisce la colpa a quei reperti! Decide di rispedirli a Pompei. Grazie ma cosa manca? Manca il contesto e quei reperti, senza luogo preciso del ritrovamento né data dello stesso non possono avere un valore tale da essere inseriti in un museo. Restando in Europa viene citato il sequestro di collezioni d’arte ebraica tra il 1933 e il 1945. Hitler, artista fallito, aveva un grande interesse per l’accumulo di collezioni preziose. Alla fine del conflitto, non tutti i proprietari furono individuati per riconsegnare le legittime opere e tante furono inserite in collezioni nazionali o sono finite nel mercato speculativo dell’arte. Si veda, in proposito, l’immagine in bianco e nero a pag 107.
Questi meccanismi definibili traffici d’arte falsi, vandalismi archeomafie non succedono solo in Europa. L’autore dedica un intero capitolo ai saccheggiamenti della settimana santa nella costa settentrionale del Perù. I saccheggiatori, huqueros, entrano in azione proprio in questo periodo perché dio è morto e non guarda. Gli scavi clandestini dei saccheggiatori avvengono nei huacas i siti archeologici sacri per sottrarre oggetti antichi da vendere. Il termine huaca si riferiva a tutto ciò che era considerato sacro, mentre huaco è usato per i manufatti in ceramica. Anche i questo caso i saccheggiatori sono protagonisti di una pratica che profana la storia.Toglie la possibilità di ricostruirla.
Di importanza fondamentale è il capitolo dedicato al metodo scientifico per scoprire le falsificazioni. Gli investigatori ricostruiscono la storia di un’opera o di un reperto attraverso tecnologie sofisticate come l’uso di microscopi per analizzare, ad esmpio la vernice di un quadro, oppure la firma. Con questi metodi è stato individuato un dipinto erroneamente attribuito a Francisco Goya.
Nel testo viene dato ampio spazio alla sicurezza, alla presenza della polizia nei siti archeologici e agli ivestigatori che individuano i falsi, traffici d’arte e i vandalismi.
L’autore
Andrea Pellegrino (Lecco, 1983) è storico dell’arte, giornalista e criminologo membro dell’Associazione Italiana Criminologi per l’Investigazione e la Sicurezza. Ha all’attivo diverse pubblicazioni in tema di criminologia, misteri storici, arte e simbolismo, e collabora con trasmissioni televisive e radiofoniche.
Alberta
