Crisi climatica e settore agricolo: tra filiere tradizionali e colture tropicali

Di Alessandro Campiotti

Gli effetti del cambiamento climatico stanno minando la sopravvivenza di intere filiere produttive tipiche dell’area mediterranea, tuttavia l’aumento delle temperature medie apre nuove opportunità economiche, come le colture tropicali, che stanno prendendo piede nelle zone meridionali di Italia e Spagna. L’innovazione tecnologica e le pratiche agro-ecologiche saranno sempre più indispensabili alla sostenibilità ambientale ed economica del settore agricolo europeo.


Scorcio di agroecosistema nella campagna toscana
Immagine di Alessandro Campiotti

Negli ultimi decenni gli eventi meteorologici estremi legati alla crisi climatica hanno avuto conseguenze sempre più gravi sia in termini di vite umane che di costi economici. L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) stima che tra il 1980 e il 2023, nella sola Unione europea (Ue) oltre 240.000 persone abbiano perso la vita a causa di alluvioni, ondate di calore, tempeste e siccità, mentre le perdite economiche hanno superato i 700 miliardi di euro, con un evidente impatto sui sistemi naturali e socio-economici degli Stati membri. Secondo il programma di osservazione della Terra Copernicus, finanziato dall’Ue, gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati, con temperature superiori di circa 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale, e il 2025 si è guadagnato il triste risultato di entrare nel podio per essere il terzo anno più caldo di sempre. Anche la FAO, l’IPCC e le principali organizzazioni scientifiche internazionali confermano questa tendenza, sostenendo che il riscaldamento globale contribuisca ad aumentare la frequenza e l’intensità di eventi atmosferici estremi come le ondate di calore prolungate o le precipitazioni violente seguite da lunghi periodi di siccità.

In questo contesto, l’area del Mediterraneo è tra le più colpite e ne stanno facendo le spese i diversi ecosistemi di un territorio caratterizzato da una ricchezza di biodiversità tra le maggiori a livello mondiale. Qui il cambiamento climatico si manifesta in modo particolarmente evidente: le piante fioriscono e maturano sempre prima alterando i normali cicli colturali, l’acqua per l’irrigazione diventa una risorsa sempre più necessaria e scarsa, mentre le piogge, quando arrivano, sono spesso intense e improvvise, causando più danni che benefici. Queste condizioni stanno producendo una serie di effetti negativi sul settore agricolo europeo, che si trova a dover fare i conti con la scarsità di risorse naturali e con la crescente presenza di patogeni delle colture e insetti alieni, che trovano nelle elevate temperature le condizioni favorevoli per crescere e proliferare, con impatti significativi sulla stabilità degli ecosistemi agricoli.

In Spagna, nel 2023, il caldo e la siccità hanno causato una notevole perdita delle produzioni estive, determinando un aumento dei prezzi compreso tra il 25% e il 35% di prodotti comuni come pomodori, broccoli e arance. In Italia, nel 2024, molte aree agricole hanno affrontato una situazione di grave siccità, in particolare nelle regioni meridionali, dove la carenza idrica ha interessato circa il 30% della superficie agricola. Per queste ragioni, Sicilia, Calabria e Puglia hanno assistito alla drastica perdita di intere coltivazioni di cereali, legumi e foraggi, e il conseguente aumento dei prezzi ha avuto ripercussioni dirette sull’accessibilità alimentare dei consumatori, aggravando il problema della povertà alimentare. Nello stesso anno, la produzione di olio d’oliva è diminuita di oltre il 20% rispetto all’anno precedente, mentre si stima che il comparto cerealicolo avrebbe perso quasi il 10% rispetto alla produzione media quinquennale, raggiungendo il livello più basso dell’ultimo decennio.

Se da un lato la crisi climatica sta mettendo seriamente in discussione la sopravvivenza di intere filiere produttive che sono da sempre un punto fermo per il reddito degli agricoltori, dall’altro lato l’aumento delle temperature allunga la stagione di crescita e rende possibili coltivazioni tipiche di fasce climatiche tropicali, che fino a qualche anno fa erano impensabili sul territorio europeo, aprendo nuove opportunità economiche. In alcune zone dell’Andalusia e della Sicilia, per esempio, si stanno diffondendo colture come avocado, mango e papaia, che stanno determinando un cambiamento delle filiere produttive sempre più orientate verso forme di agricoltura tropicale. Tuttavia, l’adozione di queste colture pone anche dei seri interrogativi sulla sostenibilità ambientale delle filiere, soprattutto per quanto riguarda l’aumento dei consumi idrici, l’uso intensivo di fertilizzanti e fitofarmaci e i maggiori costi di produzione.

Inoltre, dal momento che il cambiamento climatico non riguarda solo l’ambiente, ma incide sulla nostra economia, sul cibo che consumiamo e sulla sicurezza dei territori, sarà sempre più urgente rafforzare l’impegno per attuare strategie e tecniche di produzione che garantiscano al contempo la sostenibilità ambientale ed economica del settore agricolo europeo. Per queste ragioni, la Politica Agricola Comune insieme all’innovazione tecnologica, alle energie rinnovabili e alle pratiche agricole di precisione, rappresentano strumenti chiave per aiutare gli agricoltori a ridurre i rischi e a minimizzare il consumo di risorse naturali e il ricorso ai prodotti chimici di sintesi, con l’obiettivo di continuare a produrre cibo in modo sostenibile.

Per approfondire:

https://circulareconomy.europa.eu/platform/sites/default/files/2025-09/TH-01-25-025-EN-N%20Europes%20environment%20and%20climate%20LR_2.pdf

https://www.unep.org/news-and-stories/story/rethinking-food-systems