NON E’ CIBO, l’invasione degli ultra processati
di Alessandro Franceschini

| Autore: Alessandro Franceschini Editore: Altraeconomia Pagine: 176 in brossura Anno: 2025 Collana: Libri, Saggi Cibi ultra-processati, cibo, cibo industriale Prezzo di copertina € 16,00 ISBN: 9788865166222 |
Dopo otto ore di lavoro, con solo una pausa caffè, si torna a casa per cena: stanchi e forse con un po’ di appetito e allora?! Basta aprire il congelatore prendere un sacchetto con una paella vegetale o valenziana, prendere la padella e scaldare. In 10 minuti la cena è pronta e apprezzabile. Non ci prendiamo il tempo per leggere gli ingredienti, al massimo controlliamo i tempi di cottura e la scadenza. E se ci concedessimo un tempo più lungo? Mettiamo a bollire acqua nella pentola, prendiamo gli spaghetti e finché bolle prepariamo aglio, olio extravergine di oliva, peperoncino. Quando l’acqua bolle mettiamo gli spaghetti, nel frattempo prepariamo la tavola e ascoltiamo qualche notizia. Dopo una ventina di minuti, gustiamo un buon piatto di spaghetti!
Differenza tra una scelta e l’altra? Nella seconda scelta dedichiamo un po’ più del nostro tempo ma consumiamo una cena sana!
Sulla salubrità del cibo che consumiamo, l’autore riprende alcuni studi di nutrizionisti che hanno trovato corrispondenza tra il tipo di alimentazione e alcune malattie metaboliche. L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), avvalendosi di dati scientifici realizzano una classificazione degli alimenti basata sul tipo di produzione, sui processi di lavorazione-conservazione individuando 4 categorie. Il lettore viene aiutato a comprendere in base agli ingredienti a quale categoria appartengono i cibi da scegliere sugli scaffali della grande distribuzione.
Dall’esempio portato nella nostra introduzione si comprende la prima ragione dell’uso di questo cibo, ovvero la praticità che in questo caso non fa rima con qualità.
Tuttavia ci sono elementi che facilitano il consumatore attento: il primo elemento è la quantità di componenti. In un cibo ultra-processato la lista è lunga e annovera sigle e nomi non facilmente interpretabili.
L’analisi dettagliata del perché hanno tanto successo i cibi ultra-processati, parte da aggettivi che non useremmo per il cibo basato su ingredienti naturali come le verdure dell’orto o il riso integrale. Gli ultra-processati sono colorati, morbidi, economici, rassicuranti per quanti sono abitudinari delle merendine, degli snack e barrette che predicano l’aggiunta di vitamine, proteine, calcio, fosforo e chissà che altro.
In questi cibi prevale la regola delle tre sostanze che catturano non solo le papille gustative ma i neuroni stessi: zucchero, sale e grasso, le tre sostanze che impediscono di smettere di sgranocchiare patatine, o di bere le miracolose acque addizionate di vitamine e coloranti.
L’autore focalizza l’attenzione su tre elementi di notevole criticità:
Basso costo degli ultra-processati che favorisce l’acquisto da parte dei consumatori meno abbienti che in alcune società sono condotti all’acquisto di cibo spazzatura.
Penalizzazione delle filiere agricole tradizionali. La produzione agricola con l’uso-abuso di fertilizzanti, diserbanti, insetticidi permette un raccolto molto più abbondante rispetto alle colture che definiamo “sostenibili”.
Conseguenze sull’ambiente a partire dalle colorate e attraenti confezioni Packaging.
Il sottotitolo di questo testo è un auspicio concreto che si possa fare qualche passo indietro “riprendendoci” quel cibo che attualmente fatichiamo a trovare sugli scaffali della grande distribuzione.
Il cambiamento deve avvenire partendo dalle istituzioni, dal sistema produttivo, dal mondo dell’informazione. La differenza può e deve farla il consumatore. Le soluzioni esistono. Bastano piccoli gesti per inviare un messaggio chiaro al mercato e per premiare chi ogni giorno si impegna per proporre alternative sostenibili e giuste come la scelta del cibo prodotto dall’agricoltura di prossimità e dalla vendita a Km0
Alberta
