{"id":866,"date":"2015-10-02T10:30:52","date_gmt":"2015-10-02T10:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/book\/6-conclusioni\/"},"modified":"2023-09-13T17:00:41","modified_gmt":"2023-09-13T15:00:41","slug":"6-conclusioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?p=866","title":{"rendered":"6. Conclusioni"},"content":{"rendered":"<p>Il florovivaismo potrebbe essere un settore trainante per l\u2019agricoltura italiana per numero di occupati e attivit\u00e0 indotte; eppure, nonostante le notevoli potenzialit\u00e0, ormai da diversi anni risulta poco competitivo rispetto all\u2019agguerrita concorrenza di operatori stranieri, comunitari e non. Il punto debole che penalizza i floricoltori nazionali non \u00e8 dato dalla qualit\u00e0 delle produzioni, mediamente pi\u00f9 che soddisfacente, quanto piuttosto dai ritardi nell\u2019introduzione di innovazioni, dagli elevati costi di produzione e dalla scarsa organizzazione a livello logistico e commerciale. Per guadagnare posizioni nel mercato internazionale sarebbe importante, come suggerisce il Piano Nazionale del settore florovivaistico per il triennio 2014-2016, operare su pi\u00f9 fronti: l\u2019aggregazione, per ottenere economie di scala, l\u2019ottimizzazione dei costi, la pianificazione della produzione, lo sviluppo di iniziative nel settore della promozione e della commercializzazione, ma anche l\u2019adozione di metodi di produzione ecocompatibili, puntando ad un uso sostenibile delle risorse, all\u2019efficienza energetica e ad una gestione corretta dei sottoprodotti e dei rifiuti.<\/p>\n<p>Diverse sono le opzioni possibili per la riduzione dell\u2019impatto ambientale e quelle cui si \u00e8 fatto cenno in questa nota sono solo alcune di esse: altri metodi, infatti, possono essere messi in atto al fine di ridurre le emissioni inquinanti o di contenere il consumo di risorse energetiche, idriche e di composti chimici. Si pu\u00f2 citare, ad esempio, l\u2019impiego in cogenerazione di centrali termiche a biomassa, che producono un bilancio delle emissioni di anidride carbonica praticamente nullo tra volumi assorbiti durante la vita vegetativa delle piante e quelli immessi in atmosfera con la combustione (Dieci-Morinilli-Sparago, 2011), o l\u2019uso di pannelli fotovoltaici innovativi a base di diseleniuro&nbsp; doppio di rame e indio nella struttura di serre \u201ca duplice attitudine\u201d, tali, cio\u00e8, da garantire una produzione florovivaistica di qualit\u00e0 apprezzabile e, nel contempo, la generazione di energia elettrica da utilizzare in azienda o da commercializzare [14].Sempre in tema energetico si pu\u00f2 citare l\u2019interesse, che risale gi\u00e0 ad alcuni anni fa, per l\u2019applicazione nelle serre di tecnologie elettriche mediante l\u2019uso di fogli in alluminio, alimentati alla tensione di circa 24 V, per riscaldare le zone di radicazione e germinazione (Niola, 2003), mentre altri metodi puntano ad una migliore gestione dei sistemi di irrigazione e di fertilizzazione. Tra essi, la coltivazione fuori suolo&nbsp;<a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/etta\/Desktop\/Niola%20FLOROVIVAISMO.doc#_ftn1\" name=\"_ftnref1\" title=\"\">[1]<\/a> a ciclo chiuso, grazie al recupero della soluzione nutritiva, consente di evitare la dispersione nell\u2019ambiente di fertilizzanti e acqua in eccesso e di utilizzare tali sostanze in modo pi\u00f9 efficiente; ovviamente, occorrer\u00e0 monitorare, eventualmente con dei chemosensori, le variazioni della composizione chimica della soluzione ricircolante, reintegrando al bisogno i sali minerali consumati.<br \/>\n\tUn contributo alla razionalizzazione dell\u2019irrigazione e della concimazione pu\u00f2 essere fornito dai sensori di umidit\u00e0 del terreno o del substrato, che attivano l\u2019irrigazione quando la tensione di umidit\u00e0 raggiunge determinati valori, e dai fertirrigatori intelligenti, che, avvalendosi di sensori dielettrici, possono modulare la frequenza dell\u2019irrigazione, nonch\u00e9 la conducibilit\u00e0 elettrica dell\u2019acqua o della soluzione nutritiva fornita alle piante [15].<\/p>\n<p>Sensori e regolatori automatici possono essere utilizzati anche per il controllo e la regolazione del microclima nelle colture protette, cos\u00ec da consentire l\u2019instaurarsi di condizioni ottimali per la crescita delle diverse specie vegetali e, viceversa, poco favorevoli allo sviluppo degli organismi indesiderabili. Insieme ad altri metodi di lotta, possono cos\u00ec contribuire alla riduzione dell\u2019impatto ambientale dei pesticidi, in linea con quelli che sono gli obiettivi del \u201cPiano di Azione Nazionale per l\u2019uso sostenibile dei prodotti fitosanitari\u201d, adottato con il Decreto 22 gennaio 2014&nbsp;<a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/etta\/Desktop\/Niola%20FLOROVIVAISMO.doc#_ftn2\" name=\"_ftnref2\" title=\"\">[2]<\/a> del Ministero delle Politiche &nbsp;Agricole Alimentari e Forestali di concerto con il Ministro dell\u2019Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e con il Ministro della Salute. Pubblicato sulla G. U. n. 35 del 12 febbraio 2014, il Piano \u201csi prefigge di guidare, garantire e monitorare un processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggiore compatibilit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alle pratiche agronomiche per la prevenzione e\/o la soppressione di organismi nocivi\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Il legislatore, dunque, fornisce un ulteriore input a quanti, operando nel settore agricolo, siano propensi ad adottare metodologie ecocompatibili. Al di l\u00e0 della sensibilit\u00e0 ambientale, che pu\u00f2 appartenere in misura maggiore o minore ai diversi imprenditori, tale impegno potrebbe essere consigliato anche soltanto da motivi di opportunit\u00e0, rappresentando spesso la qualit\u00e0 ambientale dei prodotti un non trascurabile elemento di competitivit\u00e0 sul mercato.<\/p>\n<div>\n\t<br clear=\"all\" \/><\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<div id=\"ftn1\">\n<p><a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/etta\/Desktop\/Niola%20FLOROVIVAISMO.doc#_ftnref1\" name=\"_ftn1\" title=\"\">[1]<\/a> La coltivazione fuori suolo \u00e8, com\u2019\u00e8 noto, una tecnica agronomica che segna il passaggio dalle coltivazioni in terra a quelle idroponiche e aeroponiche: le prime sono caratterizzate dalla presenza di un substrato inerte (perlite, vermiculite ecc.) avente la funzione di sostenere le piante e far circolare la soluzione nutritiva; le seconde sono, invece, prive di qualsiasi substrato, per cui questa viene irrorata direttamente sulle radici, opportunamente protette dalla luce. Tale metodo consente di superare due inconvenienti delle coltivazioni convenzionali, ossia la stanchezza del terreno, che dopo due o tre cicli comincia ad impoverirsi, e la limitata produttivit\u00e0.<\/p>\n<\/p><\/div>\n<div id=\"ftn2\">\n<p><a href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/etta\/Desktop\/Niola%20FLOROVIVAISMO.doc#_ftnref2\" name=\"_ftn2\" title=\"\">[2]<\/a>&nbsp;Il Decreto \u00e8 stato emanato in attuazione della&nbsp;direttiva 2009\/128\/CE, che ha istituito un quadro per l\u2019azione comunitaria ai fini dell\u2019utilizzo sostenibile dei pesticidi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/p><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il florovivaismo potrebbe essere un settore trainante per l\u2019agricoltura italiana per numero di occupati e attivit\u00e0 indotte; eppure, nonostante le notevoli potenzialit\u00e0, ormai da diversi anni risulta poco competitivo rispetto all\u2019agguerrita concorrenza di operatori stranieri, comunitari e non. 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