{"id":253,"date":"2014-05-09T10:57:20","date_gmt":"2014-05-09T10:57:20","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/book\/i-43-concimazione-organica-con-prodotti-di-scarto\/"},"modified":"2023-09-13T16:45:44","modified_gmt":"2023-09-13T14:45:44","slug":"i-43-concimazione-organica-con-prodotti-di-scarto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?p=253","title":{"rendered":"I 4.3 Concimazione organica con prodotti di scarto"},"content":{"rendered":"<p>La fertilizzazione \u00e8 una pratica agricola ben collaudata e l\u2019uso di prodotti di sintesi chimica ovvero di fertilizzanti minerali ha reso questa pratica pi\u00f9 rapida e meno costosa, ma con alcuni rischi di carattere ambientale; i fertilizzanti di origine organica hanno invece la duplice funzione di apportare nutrimento alle piante e di migliorare la struttura del suolo agricolo.<\/p>\n<p>Progetti innovativi dimostrano la possibilit\u00e0 di impiegare scarti, in genere di difficile smaltimento, per produrre concimi organici di qualit\u00e0. Gli indotti creati possono creare dei meccanismi virtuosi di risparmio energetico ed economico nonch\u00e9 di salvaguardia ambientale.<br \/>\n\tLe ricerche evidenziano la possibilit\u00e0 di ottenere concimi organici da:<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\tlana grezza o vecchi indumenti;<\/li>\n<li>\n\t\tscarti di lavorazione della concia<\/li>\n<li>\n\t\tbiochar da acque reflue<\/li>\n<li>\n\t\tscarti di coltivazioni orticole intensive protette<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong><em>Recupero di lana grezza o vecchi indumenti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Attraverso un processo innovativo che prevede un impianto di idrolisi verde, \u00e8 possibile trasformare in fertilizzante organico sia la lana di vecchi indumenti sia quella degli scarti di tosatura.<br \/>\n\tIl meccanismo sfrutta acqua surriscaldata e, attraverso un processo pulito di lavorazione, si ottiene lana idrolizzata, un fertilizzante organico che aumenta il contenuto di carbonio e la capacit\u00e0 di trattenere l\u2019acqua del terreno evitando l\u2019uso di concimi di sintesi.<\/p>\n<p>Il progetto, che presenta un\u2019alta elevata sostenibilit\u00e0 ambientale, pu\u00f2 avere anche interessanti ricadute dal punto di vista economico se si pensa che secondo la normativa europea la cosiddetta lana sudicia, cio\u00e8 grezza non lavata, ottenuta dopo la tosatura, \u00e8 un rifiuto speciale e richiede quindi costi di smaltimento notevoli. Poich\u00e9 abbandonare la lana sudicia nei campi \u00e8 illegale, la tecnologia messa a punto dall\u2019ISMAC-CNR rappresenta un modo efficace per riciclare questo tipo di biomassa, migliorando anche la qualit\u00e0 di pascoli e terreni.<br \/>\n\tPer il momento il processo \u00e8 in fase di sperimentazione all\u2019interno del progetto \u201cGreenWoolf\u201d, finanziato dall\u2019Unione Europea con il programma Life+.<br \/>\n\tPer aggiornamenti vedere il link del progetto <a href=\"http:\/\/www.life-greenwoolf.eu\/?page_id=7\">GreenWoolf<\/a>.<\/p>\n<p><strong><em>Recupero degli scarti di lavorazione della concia<\/p>\n<p>\t<\/em><\/strong>Studi recenti confermano la possibilit\u00e0 di impiegare in agricoltura gli scarti di lavorazione della concia effettuata con gli idrolizzati di cromo e l\u2019alto livello qualitativo del concime da esso derivato.<br \/>\n\tL\u2019uso di concimi ottenuti dagli scarti del pellame nel processo della concia \u00e8 stato a lungo evitato proprio per la potenziale tossicit\u00e0 dovuta alla presenza di cromo, ma adesso, alla luce delle nuove tecniche di concia, va rivalutato, incrementato e promosso.<br \/>\n\tLa presenza di cromo, infatti, rendeva inutilizzabili in quanto inquinanti tali scarti e reflui. D\u2019altra parte, il cromo rappresenta uno dei pilastri della concia in quanto si lega alle proteine delle pelli rendendo quest\u2019ultime indefinitamente pi\u00f9 stabili e idonee alla lavorazione.<br \/>\n\tGli studi effettuati negli ultimi anni hanno messo in evidenza come sia possibile usare nella fase di concia degli idrolizzati di cromo ottenendo risultati analoghi all\u2019impiego tradizionale del cromo ma con grandi vantaggi per gli scarti e reflui di lavorazione. Tali idrolizzati non solo possono essere reimpiegati nella fase di concia, ma gli stessi scarti di lavorazione possono essere trasformati in concimi di alta qualit\u00e0. Infatti, negli idrolizzati, il cromo mantiene stabili i legami con le sostanze proteiche delle pelli, conferendo ai concimi una capacit\u00e0 di rilascio condizionato alle esigenze vegetali. Tali caratteristiche rendono questi fertilizzanti unici e apprezzati in tutto il mondo.<br \/>\n\tE utile specificare che il cromo trivalente non rappresenta un pericolo per l\u2019ambiente, al contrario del cromo esavalente. Il cromo III \u201cintrappolato\u201d negli idrolizzati che a loro volta sono legati in modo stabile alle proteine, non \u00e8 pi\u00f9 in grado di ossidarsi e quindi di trasformarsi nel pericoloso cromo VI.<br \/>\n\tL\u2019impiego in agricoltura risulta quindi possibile e, dato l\u2019alto contenuto proteico di questo concime, i risultati ottenuti sono molto buoni.<br \/>\n\tUn esempio pratico in Italia \u00e8 dato dal comprensorio toscano della zona di S. Croce sull\u2019Arno, dove i fanghi prodotti dal processo di concia vengono completamente riutilizzati in agricoltura.<\/p>\n<p><strong><em>Biochar da acque reflue<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il Biochar Terra Preta \u00e8 un carbone creato dalla pirolisi della biomassa. Il Biochar pu\u00f2 aumentare la fertilit\u00e0 del suolo, sollevare la produttivit\u00e0 agricola e ridurre la pressione sui boschi. \u00c8 un solido stabile, ricco di carbonio e pu\u00f2 tenerlo nel terreno per migliaia di anni.<br \/>\n\tIl Biochar pu\u00f2 essere ottenuto anche dai fanghi delle acque reflue, ma il suo impiego era limitato dato l\u2019alto contenuto in sali, metalli e composti organici tossici. Nuovi studi hanno portato alla formazione di Biochar impiegabile in agricoltura con ottime propriet\u00e0 di ritenzione dell\u2019umidit\u00e0, pH e attivit\u00e0 biologica.<\/p>\n<p><strong><em>Compost da scarti di coltivazioni orticole intensive&nbsp;<\/em><em>protette<\/p>\n<p>\t<\/em><\/strong>I residui agricoli prodotti dalle coltivazioni orticole intensive protette sono generalmente problematici da smaltire, ma alla luce delle nuove tecniche di compostaggio, proprio queste biomasse agricole possono diventare sono una straordinaria risorsa.<br \/>\n\tLa produzione di compost \u00e8 realizzabile all\u2019interno dell\u2019azienda stessa con bassi costi e, allo stesso tempo, risolvendo il problema dello smaltimento dei residui agricoli di coltivazione.<br \/>\n\tNel progetto \u201cBioCompost\u201d il perno del sistema \u00e8 la piattaforma di compostaggio a insufflazione attiva di aria, realizzabile mediante tubazioni di gomma forate nelle quali l&#8217;aria \u00e8 immessa, periodicamente, mediante una ventola o un compressore, al fine di assicurare un&#8217;adeguata areazione della biomassa senza operare il rivoltamento della stessa. Assicurando anche un&#8217;adeguata bagnatura dei cumuli, nel giro di 4-5 settimane si ottiene un compost che completer\u00e0 la sua maturazione anche spostandolo a lato della piattaforma di insufflazione, permettendo cos\u00ec di liberare quest&#8217;ultima per un successivo ciclo di compostaggio.<br \/>\n\tIl sistema di compostaggio proposto da Biocompost \u00e8 assolutamente economico e di facile gestione. Il compost maturo (ottenuto dopo circa tre mesi) pu\u00f2 essere utilizzato come fertilizzante nel suolo oppure per la produzione, sempre in azienda, di un biostimolante e fungicida denominato &quot;t\u00e8 di compost&quot;. Questo \u00e8 prodotto ponendo del compost in acqua e insufflando periodicamente nel liquido aria per alcuni giorni, al fine di permettere lo sviluppo di microrganismi utili e l&#8217;estrazione di sostanze nutritive dal compost. Il liquido prodotto, opportunamente diluito, pu\u00f2 essere somministrato alle piante per via radicale o fogliare. Quest&#8217;ultimo tipo di trattamenti hanno permesso di incrementare la produzione di peperone e di cavolo-rapa coltivati sotto serra rispettivamente del 23% e del 35%.<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"rtecenter\">vai a &nbsp;<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/content\/innovazione-e-tecnologia-agricoltura-e-ambiente-indice-generale\">Indice generale&nbsp;<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fertilizzazione \u00e8 una pratica agricola ben collaudata e l\u2019uso di prodotti di sintesi chimica ovvero di fertilizzanti minerali ha reso questa pratica pi\u00f9 rapida e meno costosa, ma con alcuni rischi di carattere ambientale; i fertilizzanti di origine organica hanno invece la duplice funzione di apportare nutrimento alle piante e di migliorare la struttura [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":"","footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"class_list":["post-253","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-pagine_di_articoli"],"author_meta":{"display_name":"NoName","author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4"},"featured_img":null,"coauthors":[],"tax_additional":{"categories":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?cat=18\" class=\"advgb-post-tax-term\">Pagine di articoli<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Pagine di articoli<\/span>"]}},"comment_count":"0","relative_dates":{"created":"Pubblicato 12 anni fa","modified":"Aggiornato 3 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 09\/05\/2014","modified":"Aggiornato il 13\/09\/2023"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 09\/05\/2014 10:57","modified":"Aggiornato il 13\/09\/2023 16:45"},"featured_img_caption":"","series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/253","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=253"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/253\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13375,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/253\/revisions\/13375"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=253"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=253"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=253"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}