{"id":120,"date":"2013-01-23T13:36:01","date_gmt":"2013-01-23T13:36:01","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/book\/conclusioni-0\/"},"modified":"2023-09-13T15:37:53","modified_gmt":"2023-09-13T13:37:53","slug":"conclusioni-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?p=120","title":{"rendered":"Conclusioni"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&rsquo;importante risultato raggiunto, ovvero l&rsquo;ottenimento di alcool dalla degradazione della fibra presente negli effluenti zootecnici e la crescita algale successiva sulle borlande di distillazione prodotte, \u00e8 ancora migliorabile. I reflui zootecnici possono essere considerati validi nella produzione di bioetanolo, anche se i quantitativi di zuccheri fermentescibili sono minori rispetto a quelli di altre biomasse lignocellulosiche.<\/p>\n<p>Riguardo alla produzione di bioetanolo, le rese di idrolisi dimostrano anche in questo studio come la de-cristallizzazione delle fibre sia, di fatto, lo step limitante dell&rsquo;intero processo di produzione di etanolo da fibre lignocellulosiche (Chen <em>et al.<\/em>, 2003; Galbe and Zacchi, 2002).<\/p>\n<p>Un altro passaggio cardine dell&rsquo;intero processo \u00e8 quello della fermentazione degli zuccheri pentosi. <em>Pichia stipitis<\/em> mostra una ridotta efficienza nella trasformazione degli zuccheri pentosi in etanolo nei liquami, pertanto al fine di migliorare le rese fermentative verr\u00e0 testato il ricorso a tecniche di immobilizzazione dei lieviti e all&rsquo;utilizzo di altri microrganismi che siano in grado di fermentare gli zuccheri pentosi.<\/p>\n<p>Rispetto alla crescita di microalghe, i risultati migliori sono stati ottenuti con diluizioni pi\u00f9 elevate (1:50), in quanto il grado di penetrazione della luce \u00e8 un fattore decisivo per l&rsquo;intera dinamica del processo. Questo \u00e8 sicuramente un aspetto molto importante per riuscire ad ipotizzare e studiare, in altri contesti, la possibilit\u00e0 di trasferire alla scala industriale questo tipo di processo.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di rimozione dei nutrienti, in particolar modo azoto ammoniacale, in seguito a processi di organicazione dello ione ammonio per la formazione di amminoacidi e quindi proteine, si attesta in media, nei tre campioni saggiati, attorno a valori prossimi al 90%, registrando comportamenti migliori nel caso della borlanda bovina.<\/p>\n<p>A valle di questo step significativo, attraverso il quale si dimostra l&rsquo;efficacia della soluzione adottata sia nella rimozione dei nutrienti, sia nella produzione di nuova biomassa, \u00e8 importante sottolineare la necessit\u00e0 di un passaggio di separazione dal refluo e di una successiva ulteriore valorizzazione delle microalghe, ad esempio per l&rsquo;estrazione di composti di interesse farmacologico e nutraceutico o per la produzione di bioenergia. La frazione liquida restante risulta depurata dalla componente ammoniacale e ha un tenore di azoto decisamente inferiore rispetto alla borlanda tal quale.<\/p>\n<p>Dai dati emersi si giustifica la considerazione di questa soluzione tecnica per la gestione delle borlande residue, ottenute anche da filiere diverse rispetto a quelle della produzione di bioetanolo da reflui zootecnici. Ulteriori progetti e lavori potranno essere dedicati alla messa a punto di una filiera di produzione di masse microalgali integrata ad altre filiere di produzione di biocarburanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L&rsquo;importante risultato raggiunto, ovvero l&rsquo;ottenimento di alcool dalla degradazione della fibra presente negli effluenti zootecnici e la crescita algale successiva sulle borlande di distillazione prodotte, \u00e8 ancora migliorabile. 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