{"id":17795,"date":"2024-12-04T13:02:23","date_gmt":"2024-12-04T11:02:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?post_type=openpublish_article&#038;p=17795"},"modified":"2025-01-16T12:59:34","modified_gmt":"2025-01-16T10:59:34","slug":"limportanza-di-una-chiara-etichettatura-per-garantire-prodotti-di-qualita-e-consumatori-informati","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=limportanza-di-una-chiara-etichettatura-per-garantire-prodotti-di-qualita-e-consumatori-informati","title":{"rendered":"L\u2019importanza di una chiara etichettatura per garantire prodotti di qualit\u00e0 e consumatori informati"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di <em>Alessandro Campiotti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><strong>Informazione selettiva, qualit\u00e0 non certificata, omissione informativa, greenwashing. Sono sempre pi\u00f9 frequenti i casi di pubblicit\u00e0 ingannevole e mancato rispetto delle norme UE sull\u2019etichettatura dei prodotti alimentari. Un recente rapporto della Corte dei conti europea fa il punto sulla questione.<\/strong> <br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"350\" src=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Campiotti-etichettatura.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-17796\" style=\"width:317px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Campiotti-etichettatura.png 600w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Campiotti-etichettatura-300x175.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">@ Esempi di etichette<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Il settore agroalimentare rappresenta un asset strategico per l\u2019economia italiana, con un fatturato annuo stimato in circa 600 miliardi di euro, pari al 25% del PIL. Negli ultimi anni il volume economico del comparto \u00e8 cresciuto di pari passo all\u2019attenzione di portatori di interesse e consumatori verso le propriet\u00e0 dei prodotti alimentari. Questi, infatti, non sono pi\u00f9 considerati solo per le qualit\u00e0 organolettiche, quali aspetto, colore, forma, aroma, sapore e consistenza, ma sono legati ad un ventaglio pi\u00f9 ampio di peculiarit\u00e0, come l\u2019origine, la salubrit\u00e0, l\u2019innovazione e la sostenibilit\u00e0 delle produzioni, il rispetto per l\u2019ambiente e per la biodiversit\u00e0. Tra gli aspetti che contribuiscono alla valorizzazione di un prodotto agli occhi del \u201cmoderno\u201d consumatore, figura anche la tracciabilit\u00e0, ovvero la possibilit\u00e0 di documentarsi sul percorso seguito dall\u2019alimento lungo l\u2019intera filiera che lo ha portato dal campo alla tavola, passando per le diverse fasi di produzione, lavorazione, conservazione e distribuzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo proposito, negli ultimi due decenni, l\u2019Unione europea (UE) ha intensificato l\u2019impegno a tutela della sicurezza alimentare, della salute del consumatore e del suo diritto ad una corretta informazione, mediante un articolato sistema di etichettature e marchi. <strong>Le etichette rappresentano uno strumento di trasparenza in quanto forniscono una serie di informazioni sul prodotto<\/strong>, che possono essere obbligatorie, come la dichiarazione di ingredienti, allergeni, valori nutrizionali, data di scadenza, modalit\u00e0 di uso e conservazione, oppure volontarie, come le indicazioni sull\u2019impatto ambientale, il benessere animale e l\u2019origine geografica. Le norme che disciplinano il sistema informativo dei prodotti alimentari fanno capo al <strong>Regolamento FIC<\/strong> (Food information to consumers \u2013 Informazioni alimentari ai consumatori) <strong>del 2011<\/strong>, in vigore dal 2014, che oltre ad avere aggiornato le modalit\u00e0 di etichettatura, <strong>ha stabilito che le informazioni contenute nelle etichette debbano essere precise, facilmente visibili, comprensibili e non fuorvianti<\/strong>. Sebbene il Regolamento sia stato recepito dai 27 Stati membri dell\u2019UE, che peraltro hanno la responsabilit\u00e0 di supervisione sul rispetto delle norme, non mancano alcuni elementi controversi che ostacolano e ritardano il buon raggiungimento degli standard informativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per far luce su questo tema, <strong>un recente Rapporto della Corte dei conti europea dal titolo \u201c<\/strong><em><strong>Etichettatura degli alimenti dell\u2019UE \u2013 I consumatori possono perdersi nel labirinto delle etichette<\/strong><\/em><strong>\u201d, ha passato in rassegna il sistema di etichettatura vigente<\/strong>, giungendo alla conclusione che in molti casi l\u2019attuazione della normativa risulta solo parziale, e che le differenze emerse tra i diversi paesi europei determinano disparit\u00e0 di accesso alle informazioni da parte dei consumatori. Tra i principali esempi riportati dal Rapporto, c\u2019\u00e8 il caso dei messaggi pubblicitari che tendono a sottolineare i benefici di un prodotto, senza considerarne gli aspetti meno salutari. \u00c8 il caso della tipica frase \u201cricco di vitamine\u201d attribuita a prodotti che invece presentano un elevato contenuto di grassi, zuccheri o sale. Per limitare l\u2019uso di questi messaggi fuorvianti, dal 2009 sono state definite delle soglie sopra le quali vietare l\u2019utilizzo di indicazioni sulla salute, tuttavia, alla fine del 2024, non risultano ancora essere entrate in vigore. Un altro caso irrisolto riguarda la corretta dichiarazione degli allergeni alimentari, teoricamente indicati tra gli ingredienti, ma spesso menzionati all\u2019interno di etichettature precauzionali che riportano la vaga dicitura \u201cpu\u00f2 contenere allergeni\u201d, senza precisarne la quantit\u00e0, e contravvenendo, pertanto, al principio di tutela della salute dei consumatori. Ulteriori casi di informazione scorretta o parziale riguardano la ridotta leggibilit\u00e0 di alcune etichette scritte con caratteri particolarmente piccoli, la mancata considerazione delle categorie di consumatori che non rispondono alle esigenze nutrizionali tipiche del prototipo di adulto medio, o ancora, l\u2019assenza di criteri omogenei che definiscano i prodotti vegetariani e vegani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo<strong>, questi esempi di informazione selettiva e omissione informativa, insieme all\u2019ampio ricorso ad asserzioni \u201cgreen\u201d, che certificano l\u2019ipotetica sostenibilit\u00e0 ambientale dei prodotti, determinano sempre pi\u00f9 spesso casi di comunicazione intenzionalmente ingannevole, che prende il nome di <\/strong><em><strong>greenwashing<\/strong><\/em> o ecologismo di facciata. Inoltre, considerando che la capacit\u00e0 di comprensione delle etichette varia in base al <em>target<\/em> di consumatore, l\u2019UE ha sollecitato i diversi paesi europei ad aumentare gli investimenti in campagne di informazione e formazione a partire dalle scuole, dove <strong>l\u2019educazione alimentare pu\u00f2 rivelarsi nel tempo uno strumento utile a rafforzare la consapevolezza e la responsabilizzazione dei futuri consumatori<\/strong>, per ottenere, come conseguenza, anche una riduzione delle pratiche di pubblicit\u00e0 ingannevole da parte delle imprese. Tuttavia, precisa ancora il rapporto della Corte, l\u2019impegno di sensibilizzazione delle persone dovrebbe essere affiancato da una riduzione della burocrazia, che spesso si pone come ostacolo alla corretta interpretazione delle norme da parte delle imprese e all\u2019applicazione delle sanzioni previste da parte degli organismi di controllo nei confronti dei soggetti che non rispettano le regole in materia di etichettatura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per approfondire:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Corte dei conti europea, Relazione speciale \u201c<em>Etichettatura degli alimenti nell\u2019UE &#8211; I consumatori possono perdersi nel labirinto delle etichette<\/em>\u201d, 2024, <a href=\"https:\/\/www.eca.europa.eu\/it\/publications\/SR-2024-23\">https:\/\/www.eca.europa.eu\/it\/publications\/SR-2024-23<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">European Commission, EU law on food information to consumers, <a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/eli\/reg\/2011\/1169\/2018-01-01\">Regulation (EU) No 1169\/2011<\/a>, <a href=\"https:\/\/food.ec.europa.eu\/food-safety\/labelling-and-nutrition\/food-information-consumers-legislation_en\">https:\/\/food.ec.europa.eu\/food-safety\/labelling-and-nutrition\/food-information-consumers-legislation_en<\/a> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Immagine di intestazione: esempi di etichette<\/em> (di Alessandro Campiotti). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\/?locale=it_IT\">Centro Studi l\u2019Uomo e l\u2019Ambiente Facebook<\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[],"esterni":[],"class_list":["post-17795","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","hentry"],"featured_img":false,"coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=11","display_name":"Myname"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 2 anni fa","modified":"Aggiornato 2 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 04\/12\/2024","modified":"Aggiornato il 16\/01\/2025"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 04\/12\/2024 13:02","modified":"Aggiornato il 16\/01\/2025 12:59"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/17795","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/11"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=17795"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=17795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}