{"id":12752,"date":"2023-04-05T10:14:07","date_gmt":"2023-04-05T10:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/il-bo-live-litio-terre-rare-e-cobalto-tre-minerali-critici\/"},"modified":"2023-04-05T10:14:07","modified_gmt":"2023-04-05T10:14:07","slug":"il-bo-live-litio-terre-rare-e-cobalto-tre-minerali-critici","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=il-bo-live-litio-terre-rare-e-cobalto-tre-minerali-critici","title":{"rendered":"&#8220;Il Bo live&#8221;. Litio, terre rare e cobalto: tre minerali critici"},"content":{"rendered":"<p>Un articolo di di&nbsp;Francesco Suman pubblicato su &quot;Il Bo Live&quot; dell&#39;Universit\u00e0 di Padova&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p>La&nbsp;lista dei minerali considerati critici&nbsp;dall&rsquo;Europa viene aggiornata ogni tre anni. In quella del 2023 se ne contano 34, anche se alcuni come le terre rare o i metalli del gruppo del platino sono, per l&rsquo;appunto, raggruppamenti di pi\u00f9 materiali.<br \/>La lista non \u00e8 una mappatura scientifica dell&rsquo;abbondanza di alcuni elementi della tavola periodica nella crosta terrestre, ma piuttosto una&nbsp;valutazione geopolitica&nbsp;della loro reperibilit\u00e0 sul mercato, presente e futura. I criteri con cui viene stabilito se un materiale \u00e8 critico si possono trovare in uno&nbsp;studio approfondito&nbsp;allegato alla proposta della Commissione, il&nbsp;Critical Raw Materials Act, ma sono sostanzialmente tre: il rischio di interruzione dell&rsquo;approvvigionamento, la rilevanza per l&rsquo;industria europea, la scarsa sostituibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Rispetto a&nbsp;<a href=\"https:\/\/eur-lex.europa.eu\/legal-content\/EN\/TXT\/?uri=CELEX:52020DC0474\">quella precedente del 2020<\/a>, la nuova lista presenta delle&nbsp;new entries, come&nbsp;l&rsquo;arsenico, usato in metallurgia e nei semi-conduttori, il&nbsp;feldspato, impiegato per produrre vetro e ceramica, e il&nbsp;manganese, cruciale componente delle batterie. Altri sono dei ritorni, come quello dell&rsquo;elio, che serve alla criogenia, oltre che ai semi-conduttori, e che era stato incluso nella lista del 2017 ma non in quella del 2020.<br \/>Alcuni minerali sono stati inseriti nella lista nonostante non incontrino tutti i criteri di criticit\u00e0, ma perch\u00e9 ugualmente considerati strategici. \u00c8 il caso del&nbsp;rame, alla base di ogni rete elettrica, e del&nbsp;nickel, presente ad esempio nei poli delle batterie al litio.<br \/>Altre ancora invece sono delle conferme, come quelle di&nbsp;litio,&nbsp;terre rare&nbsp;e&nbsp;cobalto, ingredienti protagonisti, per diverse ragioni, delle tecnologie essenziali sia alla transizione energetica sia a quella digitale.<\/p>\n<p>Eccoli in dettaglio:<\/p>\n<p><strong>Litio<\/strong><\/p>\n<p>Il litio \u00e8 alla base di tutte le&nbsp;batterie&nbsp;ricaricabili pi\u00f9 diffuse, dagli smartphone ai veicoli elettrici, ed \u00e8 stato aggiunto alla lista dei minerali critici per la prima volta nel 2020.<\/p>\n<p>Secondo la&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.bp.com\/content\/dam\/bp\/business-sites\/en\/global\/corporate\/pdfs\/energy-economics\/statistical-review\/bp-stats-review-2022-full-report.pdf\">BP Statistical Review of World Energy<\/a>&nbsp;(che unisce dati dello&nbsp;US&nbsp;e dello&nbsp;UK Geological Survey&nbsp;e del&nbsp;World Mining Data), nel 2021 sono state prodotte nel mondo circa&nbsp;106.000 tonnellate di litio. Il&nbsp;Cile&nbsp;ne detiene le&nbsp;maggiori&nbsp;riserve&nbsp;(9,2 milioni di tonnellate) ed \u00e8 il&nbsp;secondo produttore&nbsp;al mondo con 26.000 tonnellate, circa un quarto del totale.<br \/>L&rsquo;Australia&nbsp;invece, seconda per riserve (5,7 Mt), \u00e8 il&nbsp;primo produttore&nbsp;con 55.000 tonnellate, pi\u00f9 della met\u00e0 del totale globale. La&nbsp;Cina, con 14.000 tonnellate, \u00e8 la terza produttrice, mentre \u00e8 quarta per riserve, con 1,5 Mt, dietro all&rsquo;Argentina&nbsp;che ha 2,2 Mt ma ne produce solo 6.000 l&rsquo;anno.<br \/>Altri giacimenti, stimati sotto il milione di tonnellate, si trovano negli Stati Uniti (0,75 Mt), in Zimbabwe (0,2 Mt), in Brasile (0,1 Mt) e in Portogallo (0,06 Mt). Altri&nbsp;<a href=\"https:\/\/lithiumfuture.org\/map.html\">depositi di litio<\/a>, per un totale di mezzo milione di tonnellate, sono distribuiti nel resto del mondo.<br \/>Recentemente anche l&rsquo;Iran&nbsp;e l&rsquo;India&nbsp;hanno annunciato la scoperta di grandi giacimenti di litio, rispettivamente di 8,5 Mt e quasi 6 Mt. Tuttavia non sar\u00e0 semplice sfruttarli nel breve termine, poich\u00e9 l&rsquo;estrazione richiede tempo.<\/p>\n<p>Esistono diversi metodi per estrarre il litio, poich\u00e9 pu\u00f2 essere contenuto o in&nbsp;rocce, come in Australia, o in&nbsp;laghi salmastri&nbsp;sotterranei detti&nbsp;salar, spagnolo per salina. L&rsquo;estrazione dalle saline richiede un elevato&nbsp;consumo di acqua&nbsp;(si stima 500.000 galloni per tonnellata di litio), che spesso entra in conflitto con la domanda idrica degli agricoltori, come accade ad esempio nel Salar de Atacama, in Cile. Inoltre, il processo di filtraggio produce diverse&nbsp;sostanze tossiche e inquinanti.<br \/>Oggi l&rsquo;Europa importa proprio dal Cile pi\u00f9 dei tre quarti del litio che consuma (79%). Oltre al Portogallo, avrebbe giacimenti in Spagna e Repubblica Ceca, ma spesso i progetti di estrazione incontrano le resistenze delle comunit\u00e0 locali.<br \/>La disponibilit\u00e0 di questo minerale al momento non \u00e8 limitata e nuovi giacimenti stanno venendo individuati, tuttavia secondo un&nbsp;rapporto della Agenzia Internazionale dell&rsquo;Energia&nbsp;la sua&nbsp;domanda, guidata soprattutto dall&rsquo;espansione del mercato dei veicoli elettrici, entro il 2040 potrebbe crescere di oltre&nbsp;40 volte&nbsp;rispetto ai livelli attuali. Secondo quanto riporta&nbsp;uno studio&nbsp;della Commissione Europea entro il 2050 lieviterebbe fino a 57 volte. Anche per questo il mondo della ricerca sta lavorando allo sviluppo di sistemi di accumulo alternativi al litio, come le&nbsp;batterie al sodio, considerate tra le pi\u00f9 promettenti.<\/p>\n<p><strong>Terre rare<\/strong><\/p>\n<p>Le cosiddette terre rare sono un insieme di 17 elementi della tavola periodica: 15 hanno numero atomico compreso tra 57 e 71 e sono chiamati&nbsp;lantanoidi,&nbsp;mentre altri due,&nbsp;scandio&nbsp;e&nbsp;ittrio, hanno numero atomico 21 e 39, rispettivamente. Sono tutti accomunati da alcune caratteristiche, quali un magnetismo stabile e una notevole duttilit\u00e0, che li rende particolarmente adatti la produzione di&nbsp;magneti, con largo impiego nell&rsquo;industria informatica, energetica e meccanica. Servono ad esempio per le turbine eoliche offshore e per i veicoli elettrici, ma non per la costruzione delle batterie al litio.<br \/>A dispetto del nome, non sono elementi cos\u00ec rari sulla crosta terrestre. Tuttavia, la loro lavorazione \u00e8 concentrata in un solo Paese, la&nbsp;Cina, da cui l&rsquo;Europa importa la totalit\u00e0 delle terre rare pesanti (una decina di elementi) e l&rsquo;85% di quelle leggere.<br \/>Solo poco pi\u00f9 di un terzo (il 35%) delle riserve mondiali ad oggi note si trovano in Cina (si stimano 44 Mt), Paese che per\u00f2 \u00e8 di gran lunga il dominatore del mercato, con pi\u00f9 di&nbsp;due terzi della produzione globale&nbsp;(168.000 tonnellate all&rsquo;anno). Questo perch\u00e9 \u00e8 in grado di estrarle e lavorarle a basso costo, senza dare troppo peso all&rsquo;impatto ambientale, che non \u00e8 trascurabile.<br \/>Recentemente in&nbsp;Svezia&nbsp;\u00e8 stato scoperto un deposito di terre rare, ma serviranno dai 10 ai 15 anni prima di poterlo sfruttare. Altri depositi si trovano in&nbsp;Brasile&nbsp;(21 Mt),&nbsp;Russia&nbsp;(19 Mt),&nbsp;India&nbsp;(6,9 Mt),&nbsp;Australia&nbsp;(4,4 Mt) e in altri Paesi (per un totale di altri 26 Mt). Il secondo produttore dopo la Cina sono gli&nbsp;Stati Uniti&nbsp;con il&nbsp;15%&nbsp;della quota globale (43.000 tonnellate l&rsquo;anno). Sul gradino pi\u00f9 basso del podio c&rsquo;\u00e8 l&rsquo;Australia con quasi l&rsquo;8%&nbsp;della produzione globale (22.000 t).<br \/>La IEA stima che la domanda di terre rare crescer\u00e0 di circa&nbsp;7 volte&nbsp;per soddisfare la domanda nel 2040. \u00c8 un aumento notevole, ma non tanto quanto quello atteso per altri minerali come il cobalto, la grafite o il nickel, la cui domanda si stima verr\u00e0 moltiplicata di&nbsp;circa&nbsp;20 volte, se la transizione ecologica verr\u00e0 realizzata in linea con gli impegni che limitino il riscaldamento globale al di sotto dei 2&deg;C. Eventuali interruzioni di forniture delle materie prime comporterebbero un rallentamento della transizione stessa e un aumento dei suoi costi complessivi.<\/p>\n<p><strong>Cobalto<\/strong><\/p>\n<p>Esistono diversi tipi di batterie al litio.&nbsp;Molte di quelle costruite fino ad oggi impiegano cobalto nel catodo, il polo negativo. Ci sono per\u00f2 anche tecnologie alternative che possono farne a meno, come le&nbsp;batterie al litio-ferro-fosfato, gi\u00e0 montate su alcuni veicoli elettrici, o quelle al&nbsp;sodio, che si spera presto saranno disponibili, anche per i sistemi di accumulo delle&nbsp;rinnovabili. Sebbene quindi in alcuni tipi di batterie il cobalto possa venire eliminato, o sostituito dal nickel, con ogni probabilit\u00e0 continuer\u00e0 a essere presente nelle&nbsp;batterie dei&nbsp;dispositivi&nbsp;pi\u00f9&nbsp;piccoli&nbsp;come smartphone, computer portatili e fotocamere.<br \/>Circa 3,5 milioni di tonnellate, la met\u00e0 delle riserve globali note, si trovano nella&nbsp;Repubblica Democratica del Congo, Paese che domina la produzione mondiale (con 93.000 tonnellate annue, il 70% del totale) e da cui l&rsquo;Europa importa i due terzi del proprio fabbisogno. Altre 1,4 Mt (circa il 20% delle riserve globali) si trovano in&nbsp;Australia, che per\u00f2 si ferma a poco pi\u00f9 del 4% della produzione globale (5.600 t), poco meno di quanto fa la Russia (con 6.500 t).<br \/>Nonostante le immense riserve di un minerale che garantisce lo sfruttamento dell&rsquo;energia elettrica al resto del mondo, solo un cittadino congolese su 10 ha accesso all&rsquo;energia elettrica e nel 2030 le cose potrebbero non andare diversamente: 6 dei 7 Paesi in cui sar\u00e0 concentrata la&nbsp;povert\u00e0 energetica&nbsp;saranno africani e uno di questi sar\u00e0 proprio il Congo.<br \/>Nel 2021, la Cina \u00e8 arrivata a controllare&nbsp;15 delle 19 principali miniere&nbsp;congolesi da cui si estrae il cobalto, come prodotto secondario delle miniere di&nbsp;rame. La miniera di Kinsafu ad esempio \u00e8 recentemente passata dal controllo del colosso minerario statunitense Freeport McMoRan a quello di China Molybdenum. Quella di Tenke Fungurume da sola produce il doppio del cobalto di qualsiasi altro Paese nel mondo e da quando \u00e8 passata in mani cinesi le&nbsp;incursioni&nbsp;di chi vuole impossessarsi&nbsp;illegalmente&nbsp;del cobalto sono aumentate.<br \/>Lo ha rivelato una recente inchiesta del&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2021\/11\/20\/world\/china-congo-cobalt.html?campaign_id=54&amp;emc=edit_clim_20211124&amp;instance_id=46206&amp;nl=climate-fwd%3A&amp;regi_id=124633922&amp;segment_id=75257&amp;te=1&amp;user_id=16dc2327956d9f65f75d63a5817623e0\">New York Times<\/a>&nbsp;che denuncia quanto le estrazioni di questo minerale, oltre ad aver storicamente sfruttato il&nbsp;lavoro minorile, abbiano finanziato guerre e conflitti, contribuendo all&rsquo;instabilit\u00e0&nbsp;di diversi governi africani. Il cobalto va considerato pertanto non solo un minerale critico, ma un vero e proprio&nbsp;minerale di conflitto.<\/p>\n<p>L&rsquo;approccio&nbsp;predatorio e colonialista&nbsp;che per tutto il XX secolo, e spesso ancora oggi, ha accompagnato le estrazioni di petrolio (il Congo \u00e8 anche uno dei 10 maggiori produttori di oro nero dell&rsquo;Africa) e altre risorse naturali dai Paesi in via di sviluppo non pu\u00f2 e non deve venire riprodotto in un mondo, quello della transizione ecologica, che voglia dirsi sostenibile.<br \/>\u00c8 pertanto essenziale costruire una&nbsp;filiera del riciclo&nbsp;che sia in grado di recuperare le materie prime gi\u00e0 presenti nei dispositivi e riutilizzarle senza dover dipendere da estrazioni e importazioni da Paesi che la stessa domanda di mercato contribuisce a rendere instabili.<br \/>Per realizzare tutto questo occorrono norme, come quella della&nbsp;responsabilit\u00e0 estesa dei produttori, che devono rendere conto di tutto il&nbsp;ciclo di vita di un prodotto&nbsp;che immettono sul mercato. Le regole del gioco devono rendere conveniente al produttore l&rsquo;approvvigionamento di materie prime dalla filiera del riciclo piuttosto che da un sottosuolo che altrimenti continuerebbe a venire depredato di risorse.<\/p>\n<p>Il petrolio, cos\u00ec come il gas o il carbone, una volta estratti vengono bruciati e non possono venire recuperati. Il litio, il cobalto, la grafite, il nichel, le terre rare, cos\u00ec come il manganese e altri minerali critici invece s\u00ec, a patto che la batteria, il dispositivo o la tecnologia in cui sono impiegati siano progettati per rendere possibile il loro recupero. Occorrer\u00e0 ad esempio impiegare colle che non abbiano come unico obiettivo l&rsquo;ottimizzazione degli spazi e l&rsquo;ergonomia del dispositivo, rendendo difficile la separazione dei materiali in fase di riciclo. Magari ne perder\u00e0 l&rsquo;estetica dei nostri smartphone, ma questo s\u00ec \u00e8 un costo che vale la pena pagare.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/litio-terre-rare-cobalto-tre-minerali-critici\">La pagina dell&#39;Articolo<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12753,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[8],"esterni":[],"class_list":["post-12752","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-sviluppo-sostenibile"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/immagine-da-Bo-Live-unipd.png","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 3 anni fa","modified":"Aggiornato 3 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 05\/04\/2023","modified":"Aggiornato il 05\/04\/2023"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 05\/04\/2023 10:14","modified":"Aggiornato il 05\/04\/2023 10:14"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=sviluppo-sostenibile\" class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12752","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12753"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12752"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12752"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12752"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}