{"id":12750,"date":"2023-03-13T10:49:52","date_gmt":"2023-03-13T10:49:52","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/il-bo-live-ortoressia-nervosa-quando-il-cibo-sano-diventa-ossessione\/"},"modified":"2023-03-13T10:49:52","modified_gmt":"2023-03-13T10:49:52","slug":"il-bo-live-ortoressia-nervosa-quando-il-cibo-sano-diventa-ossessione","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=il-bo-live-ortoressia-nervosa-quando-il-cibo-sano-diventa-ossessione","title":{"rendered":"Il Bo live. Ortoressia nervosa: quando il cibo sano diventa ossessione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Pubblichiamo un interessante articolo di Federica D\u02b9Auria comparso lo scorso 10 marzo su &quot;Il Bo Live&quot; dell&#39;Universit\u00e0 di Padova&nbsp;<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<div>\n<p>Non \u00e8 un mistero che una dieta bilanciata e ricca di cibi salutari sia funzionale al nostro benessere sia fisico che mentale. Eppure, quando l&rsquo;alimentazione e il controllo dei pasti diventano un&nbsp;chiodo fisso&nbsp;e influenzano negativamente la salute, l&rsquo;umore e le abitudini quotidiane di una persona, il rischio \u00e8 quello di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare chiamato&nbsp;ortoressia nervosa. Chi ne soffre, infatti, tende a controllare compulsivamente le dosi e le propriet\u00e0 nutritive di tutto ci\u00f2 che ingerisce, evitando ogni alimento che considera insano e preoccupandosi continuamente e in modo eccessivo della&nbsp;qualit\u00e0 del cibo. Purtroppo, trattandosi di un problema emergente e ancora non diagnosticabile secondo criteri univoci, il riconoscimento dell&rsquo;ortoressia e la presa in carico del paziente che ne soffre non sono sempre semplici. Ne abbiamo parlato in questo episodio di &quot;In Salute&quot; con il professor&nbsp;Stefano Caracciolo, psichiatra, psicoterapeuta e ordinario di psicologia clinica all&rsquo;universit\u00e0 di Ferrara.<\/p>\n<p>&ldquo;L&rsquo;ortoressia \u00e8 un problema comunemente descritto come un disturbo alimentare ma che&nbsp;non trova attualmente una definizione nel DSM-5, il manuale diagnostico e statistico di tutti i disturbi mentali riconosciuto e adottato a livello internazionale&rdquo;, chiarisce il professor Caracciolo. &ldquo;Pur trattandosi di una condizione degna di attenzione dal punto di vista clinico che impatta negativamente sulla salute di chi ne soffre, per l&rsquo;ortoressia &ndash; al contrario di altri disturbi alimentari, come ad esempio l&rsquo;anoressia nervosa&nbsp;&ndash; non esistono dei criteri diagnostici precisi che permettano di identificarla con certezza. Inoltre, siccome le persone con ortoressia il pi\u00f9 delle volte non si rivolgono ai servizi sanitari (poich\u00e9 non ritengono di avere un problema di salute) \u00e8 impossibile raccogliere dati epidemiologici precisi che consentano di valutarne l&rsquo;incidenza&rdquo;.<\/p>\n<h4><strong><a href=\"https:\/\/youtu.be\/59oktnQIxXk\">Guarda su You tube l&rsquo;intervista al professor Stefano Caracciolo<\/a><\/strong> sull&rsquo;ortoressia nervosa. (Montaggio di Barbara Paknazar)<\/h4>\n<div>\n<p>Insomma, non \u00e8 certamente facile&nbsp;stabilire un confine ben preciso tra uno stile alimentare sano e l&rsquo;ortoressia nervosa. &ldquo;Direi che il momento in cui un regime alimentare sano diventa esagerato ed esasperato \u00e8 quello in cui la persona si ritrova a sperimentare una condizione di&nbsp;sofferenza&rdquo;, afferma Caracciolo. &ldquo;La sofferenza in questione deriva dall&rsquo;impossibilit\u00e0 di alimentarsi al di fuori di una serie di&nbsp;rigidissime regole autoimposte&nbsp;che, come suggerisce la letteratura scientifica, si basano sul&nbsp;controllo ossessivo dei cibi&nbsp;e la&nbsp;ripetizione di certi rituali&nbsp;che accompagnano la preparazione e la consumazione degli alimenti. \u00c8 chiaro che in situazioni del genere la condizione patologica non deriva pi\u00f9 di tanto dagli effetti del cibo sul corpo, bens\u00ec dall&rsquo;impossibilit\u00e0 di uscire da questi rigidi schemi comportamentali&rdquo;.<\/p>\n<p>Detto questo, come spiega il professor Caracciolo, \u00e8 difficile stabilire una volta per tutte quali siano quei&nbsp;comportamenti osservabili&nbsp;che permettono di distinguere una persona con ortoressia nervosa da chi invece ha semplicemente a cuore la sua alimentazione perch\u00e9 l&rsquo;attenzione per la dieta pu\u00f2 assumere un significato diverso per ogni persona anche in base alle sue abitudini&nbsp;personali, sociali e religiose. &ldquo;Sono molti i fattori che possono influire sul comportamento alimentare&rdquo;, riflette il professore. &ldquo;Per alcune patologie, come l&rsquo;anoressia nervosa, esistono alcuni comportamenti precisi e ben chiari che permettono di accertare la presenza della malattia in questione come, nel caso specifico, il&nbsp;controllo del peso&nbsp;e la&nbsp;distorsione della propria massa corporea. Eppure, tali sintomi non si ritrovano invece nel caso di altri problemi alimentari, come l&rsquo;ortoressia, dove il paziente riesce comunque a mantenere il suo&nbsp;peso nella norma&nbsp;(secondo il calcolo dell&rsquo;indice di massa corporea) nonostante segua un&rsquo;alimentazione scarsa e a base di soli cibi ipocalorici.<\/p>\n<p>Nel caso di questo disturbo, la sofferenza in questione si manifesta principalmente attraverso due quadri clinici, quello&nbsp;ansioso&nbsp;e quello&nbsp;depressivo. Infatti, attenersi a un regime alimentare cos\u00ec rigido e difficile da rispettare crea stress e malumore dovuti anche alle ripercussioni sui loro rapporti&nbsp;sociali. Se, infatti, le persone con ortoressia riescono a seguire la dieta senza danni al fisico (che tendono solitamente a sopraggiungere molto in ritardo, perch\u00e9 per lungo tempo l&rsquo;organismo riesce a resistere anche in condizioni di restrizione alimentare), esse soffrono a causa delle conseguenze sul piano sociale e relazionale. Si trovano ad esempio nella condizione di non voler andare in pizzeria con gli amici oppure a litigare con i familiari che esprimono continue preoccupazioni riguardo alla loro dieta ed esercitano pressioni per convincerli a modificarla&rdquo;.<br \/>Se solitamente le persone con ortoressia non si rendono conto di avere un problema e soffrono soprattutto perch\u00e9 si sentono stressate da coloro che le circondano, rimane da chiedersi&nbsp;come sia possibile uscirne.<\/p>\n<article role=\"article\">\n<p>Molto spesso, gli stili alimentari cambiano con il mutare delle circostanze di vita, premette Caracciolo. &ldquo;Questi cambiamenti possono avere un effetto sia positivo che negativo sulle abitudini alimentari e rappresentare quindi la&nbsp;soluzione&nbsp;o la causa&nbsp;scatenante&nbsp;di un disturbo di tal genere. Ad esempio,&nbsp;trasferirsi&nbsp;altrove per motivi di studio o di lavoro e andare a vivere da soli per la prima volta pu\u00f2 essere un incentivo a cambiare le proprie abitudini alimentari adattandole alle caratteristiche di un nuovo ambiente o ai nuovi ritmi quotidiani. In questi casi, mentre la maggior parte delle persone si adatta facilmente, quelle pi\u00f9&nbsp;vulnerabili&nbsp;&ndash; a causa, ad esempio, di un rapporto difficoltoso preesistente con il cibo o con il proprio corpo &ndash; possono sperimentare un peggioramento delle loro condizioni di salute. \u00c8 anche ipotizzabile, come accade per l&rsquo;anoressia nervosa (per cui \u00e8 stato dimostrato che alcuni tratti genetici possano predisporre una persona a sviluppare questa malattia) che anche per l&rsquo;ortoressia esistano&nbsp;fattori di rischio ereditabili&rdquo;. Come spiega il professor Caracciolo, la presenza di determinati eventi che modificano le abitudini quotidiane in alcuni casi pu\u00f2 anche cambiare le cose&nbsp;in meglio, spingendo la persona ad assumere uno stile alimentare meno estremo. Nei casi in cui, invece, si renda necessario un&nbsp;intervento terapeutico, \u00e8 fondamentale l&rsquo;instaurazione di un&nbsp;rapporto di fiducia&nbsp;tra medico e paziente.<\/p>\n<p>&ldquo;Bisogna sempre tenere a mente che ogni incontro a scopo terapeutico viaggia su un&nbsp;doppio binario&rdquo;, ricorda il professor Caracciolo. &ldquo;Il primo \u00e8 rappresentato dalle&nbsp;cure&nbsp;(in questo caso mirate alla modificazione dei comportamenti ossessivi del paziente) mentre l&rsquo;altro \u00e8 la&nbsp;fiducia. Se manca quest&rsquo;ultima, ogni intervento rischia di fallire. Per costruire il terreno comune per una relazione medico-paziente proficua \u00e8 necessario, prima di tutto,&nbsp;che la richiesta di aiuto provenga in prima persona da chi ne ha bisogno, e non da parte di amici e parenti. \u00c8 importante inoltre mantenere costantemente il legame di fiducia in questione attraverso tutte le fasi del percorso diagnostico e terapeutico facendo in modo che l&rsquo;intera&nbsp;equipe multidisciplinare&nbsp;che segue la persona faccia squadra con lei senza criticarla, giudicarla o darle obiettivi impossibili da raggiungere, bens\u00ec incoraggiandola a raggiungere un&nbsp;equilibrio.<br \/>Potremmo dire che&nbsp;proprio l&rsquo;equilibrio \u00e8 il concetto chiave per uscire da questo e altri disturbi alimentari simili. Va trovato un equilibrio tra l&rsquo;immagine che si vede di s\u00e9 e quella che si desidera avere e tra il tipo di alimentazione a cui si vorrebbe aderire e la realt\u00e0 dei fatti che non sempre rende possibile rispettarla. Dobbiamo infine ricordare che, anche nei casi pi\u00f9 difficili &ndash; e non si tratta di un semplice augurio, ma di un dato di fatto &ndash;&nbsp;non bisogna mai perdere la speranza. Esiste sempre la possibilit\u00e0 di uscire da un disturbo alimentare&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/ilbolive.unipd.it\/it\/news\/salute-ortoressia-nervosa-quando-cibo-sano-diventa\">La pagina dell&#39;articolo<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12751,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[3],"esterni":[],"class_list":["post-12750","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-alimentazione"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/Immagine-di-ortorossia-il-Bo.png","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 3 anni fa","modified":"Aggiornato 3 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 13\/03\/2023","modified":"Aggiornato il 13\/03\/2023"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 13\/03\/2023 10:49","modified":"Aggiornato il 13\/03\/2023 10:49"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=alimentazione\" class=\"advgb-post-tax-term\">Alimentazione<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Alimentazione<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12750","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12751"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12750"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12750"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12750"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}