{"id":12278,"date":"2018-11-07T11:32:43","date_gmt":"2018-11-07T11:32:43","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/lattivita-umana-minaccia-la-biodiversita-animale\/"},"modified":"2018-11-07T11:32:43","modified_gmt":"2018-11-07T11:32:43","slug":"lattivita-umana-minaccia-la-biodiversita-animale","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=lattivita-umana-minaccia-la-biodiversita-animale","title":{"rendered":"L\u2019attivit\u00e0 umana minaccia la biodiversit\u00e0 animale"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Secondo l&rsquo;ultimo Living Planet Report del WWF, in poco pi\u00f9 di 40 anni abbiamo perduto il 60% delle popolazioni di vertebrati (mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi) a livello globale. \u00c8 la prima volta nella storia del pianeta che una specie, quella umana, ha un cos\u00ec forte impatto sulla vita degli ecosistemi ed \u00e8 responsabile di una simile estinzione di massa. La salvaguardia della biodiversit\u00e0 animale sar\u00e0 uno dei temi chiave nella 14&deg; Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica che si terr\u00e0 a Sharm-el-Sheikh, in Egitto, dal 17 al 29 novembre.&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1970 al 2014 il 60% delle popolazioni di vertebrati (mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi) \u00e8 scomparso. E responsabile di questa vera e propria ecatombe \u00e8 l&rsquo;attivit\u00e0 umana. A lanciare l&rsquo;allarme \u00e8 il WWF nel suo ultimo <a href=\"https:\/\/www.worldwildlife.org\/pages\/living-planet-report-2018\"><strong><em>Living Planet Report<\/em><\/strong><\/a>&nbsp;.&nbsp;Lo studio, svolto in collaborazione con la <em>Zoological Society of London<\/em>, viene pubblicato ogni due anni (la prima edizione risale al 1998) e rappresenta una fotografia dello stato di salute delle specie animali che abitano il nostro pianeta. Per monitorare il declino della fauna selvatica i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 16.704 popolazioni di vertebrati appartenenti ad oltre 4 mila specie, avvalendosi del <em>Living Planet Inde<\/em>x (LPI), un indicatore statistico fornito dalla <em>Zoological Society of London<\/em>, e hanno evidenziato l&rsquo;insostenibile impatto dell&rsquo;attivit\u00e0 umana sulla vita del pianeta (Figura 1).<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12277\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/indice_1970.jpg\" style=\"width: 550px; height: 318px;\" width=\"600\" height=\"347\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/indice_1970.jpg 600w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/indice_1970-300x174.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"text-align: justify;\">Figura 1. La perdita di biodiversit\u00e0 animale registrata dal 1970 al 2014 attraverso il Living Planet Index (fonte: Living Planet Report 2018, WWF)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la prima volta nella storia del pianeta, si legge nel rapporto, che una specie, quella umana, ha un cos\u00ec forte impatto sulla vita degli ecosistemi ed \u00e8 responsabile di una simile estinzione di massa. Tutto ci\u00f2 ha un costo. Numerose ricerche dimostrano l&rsquo;incalcolabile importanza dei sistemi naturali per la nostra salute, il nostro benessere, la nostra alimentazione e, in generale, il proseguimento della nostra vita sul pianeta. <strong>A livello globale, si stima che la natura offra servizi per un valore di circa 125 mila miliardi di dollari, una cifra superiore al Prodotto interno lordo di tutti i paesi del mondo, che si aggira intorno agli 80 mila miliardi di dollari<\/strong>. La principale causa della perdita di fauna selvatica, sottolinea il rapporto, \u00e8 la distruzione degli habitat naturali ad opera dell&rsquo;uomo e la loro trasformazione in terreni agricoli. Esistono tuttavia cause pi\u00f9 dirette: oltre 300 specie di mammiferi, ad esempio, rischiano l&rsquo;estinzione a causa della caccia, mentre gli oceani, un tempo ricchi di specie, sono sempre pi\u00f9 vuoti a causa della pesca industriale e dell&rsquo;inquinamento da plastica. Altra minaccia per la biodiversit\u00e0 animale \u00e8 l&rsquo;inquinamento chimico. A questo proposito, un recente <a href=\"http:\/\/science.sciencemag.org\/content\/361\/6409\/1373\"><strong>studio pubblicato sulla rivista scientifica Science<\/strong><\/a>, indica che la met\u00e0 di tutte le orche \u00e8 destinata ad estinguersi nei prossimi anni a causa degli inquinanti chimici dispersi negli oceani. I ricercatori individuano tra le altre cause responsabili della perdita di biodiversit\u00e0, sia animale che vegetale, anche l&rsquo;introduzione di specie alloctone, ovvero specie che provengono da una certa regione geografica e che, spostandosi in un&rsquo;altra attraverso l&rsquo;opera volontaria o involontaria dell&rsquo;uomo, creano problemi o introducono casualmente un parassita. Molte specie di anfibi, ad esempio, sono oggi minacciate da un particolare fungo che si \u00e8 diffuso nel mondo a causa del commercio di animali esotici e che sta minacciando tali creature, che rappresentano una delle specie pi\u00f9 a rischio estinzione del pianeta. Tra le aree del mondo che stanno subendo le perdite maggiori compaiono il Sud America e l&rsquo;America centrale, dove, stando alle stime, le popolazioni di vertebrati hanno subito un calo addirittura dell&rsquo;89% (dal 1970 al 2014), soprattutto a causa dell&rsquo;abbattimento indiscriminato di vaste foreste ricche di biodiversit\u00e0. A questo proposito, una recente analisi condotta in 46 paesi situati nella fascia climatica tropicale e subtropicale, dimostra che <strong>l&rsquo;agricoltura industriale e quella di sussistenza sono state responsabili rispettivamente del 40% e del 33% della conversione forestale tra il 2000 e il 2010. Il 27% della deforestazione, invece, \u00e8 stata causata dall&rsquo;urbanizzazione, dall&rsquo;espansione delle infrastrutture e dalle attivit\u00e0 minerarie<\/strong>. Gli habitat che hanno subito maggiori danni sono stati fiumi e laghi, dove le specie selvatiche sono diminuite dell&rsquo;83%, anche a causa dell&rsquo;onnipresenza delle dighe, una delle molteplici attivit\u00e0 dell&rsquo;uomo. Nonostante i numeri catastrofici, il WWF fa sapere che siamo ancora in tempo per invertire la rotta ed impedire la scomparsa di molte altre specie animali. Grazie agli sforzi di salvaguardia dell&rsquo;ambiente e di conservazione delle specie selvatiche, il numero di tigri del Bengala, una delle specie pi\u00f9 a rischio estinzione del pianeta, \u00e8 raddoppiato negli ultimi nove anni, mentre il panda gigante, che vive nelle regioni montuose del Sichuan (Cina) e che rappresenta il simbolo del WWF, dal 2016 non \u00e8 pi\u00f9 classificato come specie a rischio estinzione. Questi sono alcuni tra gli esempi virtuosi di reintroduzione di specie animali, che si pensava fossero a rischio estinzione, e che oggi, grazie all&rsquo;attivit\u00e0 dell&rsquo;uomo, stanno tornando ad abitare il nostro pianeta. Tuttavia, avverte il WWF, la conservazione delle specie animali non basta: l&rsquo;aspetto pi\u00f9 urgente da affrontare rimane il nostro ruolo di consumatori. &ldquo;Non possiamo pi\u00f9 ignorare l&rsquo;impatto degli attuali insostenibili modelli di produzione e dei nostri stili di vita dispendiosi&rdquo;, ha dichiarato il direttore del WWF <strong>Marco Lambertini<\/strong> in una nota stampa. &ldquo;\u00c8 ormai innegabile lo stretto legame tra il sistema alimentare e il declino delle specie animali &ndash; ha aggiunto Lambertini &ndash; e ridurre il consumo di carne \u00e8 il primo indispensabile passo da compiere per arrestare l&rsquo;emorragia di fauna selvatica&rdquo;. I sistemi naturali e la diversit\u00e0 biologica consentono lo stabile funzionamento dell&rsquo;atmosfera, degli oceani, delle foreste e dei bacini idrici, oltre a garantire la nostra stessa sopravvivenza sul pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La salvaguardia della biodiversit\u00e0 biologica sar\u00e0 il tema chiave della 14&deg; Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica che si terr\u00e0 a Sharm-el-Sheikh, in Egitto, dal 17 al 29 novembre<\/strong>. La Conferenza far\u00e0 il punto della situazione sull&rsquo;attuale piano strategico per la biodiversit\u00e0, relativo al periodo 2011 &ndash; 2020, e servir\u00e0 a definire il prossimo piano globale per la salvaguardia della biodiversit\u00e0 animale post &ndash; 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12279,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[5],"esterni":[],"class_list":["post-12278","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-biodiversita"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/foto-living-planet-report.png","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 07\/11\/2018","modified":"Aggiornato il 07\/11\/2018"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 07\/11\/2018 11:32","modified":"Aggiornato il 07\/11\/2018 11:32"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=biodiversita\" class=\"advgb-post-tax-term\">Biodiversit\u00e0<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Biodiversit\u00e0<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12278","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12279"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12278"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12278"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12278"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}