{"id":12272,"date":"2018-10-30T11:46:57","date_gmt":"2018-10-30T11:46:57","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/lagricoltura-urbana-contro-la-fame-nel-mondo\/"},"modified":"2018-10-30T11:46:57","modified_gmt":"2018-10-30T11:46:57","slug":"lagricoltura-urbana-contro-la-fame-nel-mondo","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=lagricoltura-urbana-contro-la-fame-nel-mondo","title":{"rendered":"L\u2019agricoltura urbana contro la fame nel mondo"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Nel 2025 la popolazione mondiale raggiunger\u00e0 gli 8 miliardi di individui, di cui oltre la met\u00e0 abiter\u00e0 nelle citt\u00e0. Perci\u00f2, garantire la disponibilit\u00e0 di cibo per tutti sar\u00e0 una delle principali sfide dei prossimi anni. L&rsquo;agricoltura urbana potr\u00e0 contribuire al fabbisogno alimentare di milioni di persone. Gi\u00e0 oggi, secondo la FAO, le persone coinvolte in progetti di agricoltura urbana sono oltre un miliardo a livello globale. E il fenomeno non interessa solo i Paesi del Sud del mondo. Anche in Europa, Stati Uniti e Canada, sono stati avviati progetti di agricoltura urbana promossi da amministrazioni locali e associazioni di cittadini.<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<h3><strong>Una &ldquo;via d&rsquo;uscita alla povert\u00e0 alimentare&rdquo;<\/strong><\/h3>\n<p>Nel 2025 la popolazione mondiale raggiunger\u00e0 gli 8 miliardi di individui, di cui oltre la met\u00e0 abiter\u00e0 nelle citt\u00e0. Perci\u00f2, garantire la disponibilit\u00e0 di cibo per tutti sar\u00e0 una delle principali sfide dei prossimi anni. Gi\u00e0 oggi, <strong>nelle citt\u00e0 di medie dimensioni, la produzione e l&rsquo;approvvigionamento alimentare incidono per un terzo sull&rsquo;impronta ecologica<\/strong>. Da alcuni anni a questa parte, la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l&rsquo;alimentazione e l&rsquo;agricoltura) ha individuato una &ldquo;via d&rsquo;uscita alla povert\u00e0 alimentare&rdquo; nell&rsquo;agricoltura urbana, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove nei prossimi anni, stando alle stime, si concentrer\u00e0 buona parte della popolazione mondiale. La crescita demografica comporter\u00e0 una crescita urbanistica senza precedenti, con enormi conseguenze in termini ambientali. I tassi di urbanizzazione pi\u00f9 elevati, sottolineano le Nazioni Unite, riguarderanno i Paesi africani, asiatici e dell&rsquo;America Latina, dove si registrer\u00e0 una forte crescita delle cosiddette &ldquo;megacitt\u00e0&rdquo;, cio\u00e8 aree urbane con oltre 10 milioni di abitanti, e i maggiori problemi legati all&rsquo;approvvigionamento alimentare (Figura 1).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12267\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.1_1.jpg\" style=\"width: 600px; height: 309px;\" width=\"676\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.1_1.jpg 676w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.1_1-300x154.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 676px) 100vw, 676px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 1. Le citt\u00e0 nel mondo con oltre 10 milioni di abitanti dal 1950 al 2025 <\/em><em>(<\/em><em>f<\/em><em>onte: The Guardian, 2013)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Modelli di agricoltura urbana del passato<\/strong><\/h3>\n<p>Nel corso della storia, l&rsquo;agricoltura urbana ha avuto un ruolo significativo per l&rsquo;economia e lo sviluppo delle citt\u00e0.&nbsp; Gli archeologi hanno infatti scoperto importanti sistemi di irrigazione e terrazzamenti nelle antiche citt\u00e0 degli imperi babilonese e persiano, Incas e delle civilt\u00e0 che abitarono l&rsquo;area mediterranea (Figura 2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12268\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-A_0.jpg\" style=\"width: 400px; height: 265px;\" width=\"556\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-A_0.jpg 556w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-A_0-300x199.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 556px) 100vw, 556px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 2. A. Giardini pensili a Babilonia<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12269\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-B.jpg\" style=\"width: 400px; height: 300px;\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 2. B. Terrazzamenti agricoli a Machu Picchu<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12270\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-C.jpg\" style=\"width: 400px; height: 282px;\" width=\"553\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-C.jpg 553w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.2-C-300x212.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 553px) 100vw, 553px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 2. C. Terrazzamenti agricoli nell&rsquo;area mediterranea<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ad esempio, la citt\u00e0-fortezza di Machu Picchu, in Per\u00f9, era autosufficiente grazie ad un sistema di terrazzamenti che permetteva la coltivazione in un ambiente montuoso (la citt\u00e0 si trova ad un&rsquo;altitudine di circa 2.500 metri). Gli Incas irrigavano i propri campi con le acque reflue e si servivano di semplici tecniche di idroponica. L&rsquo;agricoltura urbana veniva inoltre praticata a Babilonia, dove, sin dal VI secolo a.C, erano presenti i giardini pensili, e in altre citt\u00e0 dell&rsquo;area mediterranea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L&rsquo;agricoltura urbana in crescita a livello globale<\/strong><\/h3>\n<p>L&rsquo;agricoltura urbana \u00e8 ancora oggi&nbsp; diffusa in molte aree del mondo dove rappresenta una sorta di &ldquo;filiera corta&rdquo; locale. Numerosi casi di studio condotti in alcune citt\u00e0 del mondo mostrano l&rsquo;enorme potenziale dell&rsquo;agricoltura praticata in citt\u00e0 (Figura 3). A <strong>Nairobi<\/strong>, in Kenya, le famiglie producono dal 20 al 25% del loro fabbisogno alimentare attraverso l&rsquo;agricoltura pratica in citt\u00e0. A <strong>Dar es Salaam<\/strong>, in Tanzania, l&rsquo;agricoltura urbana fornisce dal 20 al 30% del cibo necessario a sfamare il 50% delle famiglie. A <strong>Kampala<\/strong>, in Uganda, il 55% delle famiglie produce il 40% del proprio fabbisogno alimentare attraverso l&rsquo;agricoltura urbana, mentre il 32% delle famiglie produce pi\u00f9 del 60% di quanto mediamente consuma. A <strong>Cuba<\/strong>, esiste una rete di oltre 10 mila ettari di terreni e punti vendita, gli <em>organop<\/em><em>\u00f3<\/em><em>nicos<\/em>, che forniscono ogni anno alle citt\u00e0 milioni di tonnellate di verdura e altri generi alimentari. A <strong>Lima<\/strong>, in Per\u00f9, il 4% del PIL \u00e8 ottenuto attraverso l&rsquo;agricoltura urbana. A <strong>Montreal<\/strong>, nel Qu\u00e9bec (Canada), l&rsquo;agricoltura urbana \u00e8 ormai diventato un elemento permanente nei parchi municipali. A <strong>Vancouver<\/strong>, in Canada, esiste un&rsquo;agenzia municipale dedicata alla politica alimentare urbana e il 44% degli abitanti \u00e8 coinvolto nella produzione di cibo in terreni privati, nei cortili condominiali, nei balconi, nei tetti e nei 17 orti urbani comunitari realizzati dall&rsquo;amministrazione locale. Dal momento che in Canada circa 2,5 milioni di persone dipendono dalle banche del cibo, la produzione di cibo derivante dall&rsquo;agricoltura urbana gioca un ruolo fondamentale. <strong>Detroit<\/strong>, negli Stati Uniti, dopo la crisi dell&rsquo;industria automobilistica, aveva perduto il 40% della propria popolazione, ma l&rsquo;agricoltura urbana ha contribuito a rilanciare la citt\u00e0. Dal 2000 ad oggi sono stati realizzati 1.400 orti comunali, in cui si producono oltre 200 tonnellate di cibo all&rsquo;anno, e 45 fattorie urbane. Questo ha portato Detroit a diventare una citt\u00e0 modello della rivoluzione verde americana. A <strong>Lisbona<\/strong>, invece, l&rsquo;esperienza dei giardini pedagogici ha indotto l&rsquo;amministrazione cittadina a realizzare una fattoria urbana innovativa, oggi visitata da oltre 100 mila persone ogni anno. <strong>Londra&nbsp;<\/strong>produce 232milat di frutta e verdura con una produttivit\u00e0 di 10.7 t\/ha, a <strong>Mosca&nbsp;<\/strong>il 65% delle famiglie \u00e8 coinvoltoin attivit\u00e0 di agricoltura urbana,mentre a&nbsp; <strong>Berlino&nbsp;<\/strong>ci sono 80.000 comunit\u00e0 che praticano l&rsquo;agricoltura urbana.Nei Paesi del Nord Europa, l&rsquo;agricoltura urbana non contribuisce solo a sfamare coloro che non possono permettersi una quantit\u00e0 di cibo adeguata alle loro esigenze, ma rappresenta anche l&rsquo;antidoto contro la dieta delle classi pi\u00f9 povere, generalmente iperproteica e povera di vitamine e fibre, a base di <em>junk food<\/em> (&ldquo;cibo spazzatura&rdquo;). I casi di studio esaminati mostrano che l&rsquo;agricoltura urbana non rappresenta un fenomeno in espansione solo nelle citt\u00e0 del Sud del mondo; essa ha trovato l&rsquo;interesse da parte delle amministrazioni pubbliche e dei cittadini anche nelle citt\u00e0 dell&rsquo;Occidente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12271\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.3.jpg\" style=\"width: 550px; height: 271px;\" width=\"800\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.3.jpg 800w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.3-300x148.jpg 300w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_fig.3-768x378.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 3. Agricoltura urbana in serra (evidenziata in giallo)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel complesso, <strong>secondo la FAO, le persone coinvolte in progetti di agricoltura urbana sono oltre un miliardo (negli anni &rsquo;90 erano gi\u00e0 800 milioni) di cui 230 milioni vivono in America Latina e 130 milioni in Africa<\/strong>. Oggi, l&rsquo;agricoltura urbana, nelle sue diverse forme di sviluppo, pu\u00f2 essere uno strumento efficace nella lotta alla fame nel mondo che, tra l&rsquo;altro, \u00e8 il primo obiettivo dell&rsquo;Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L&rsquo;adozione dell&rsquo;agricoltura in contesti urbani, soprattutto nelle grandi citt\u00e0, oltre ai benefici prima enunciati, contribuisce anche alla lotta al cambiamento climatico, mitigandone gli effetti. Non ultimo, essa risponde alla domanda di naturalit\u00e0 e ruralit\u00e0 richiesta con sempre maggior forza dai cittadini che abitano nelle grandi citt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong><em>Fonti per approfondire: <\/em><\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><em>Centro Regionale d&rsquo;Informazione delle Nazioni Unite (<\/em><a href=\"http:\/\/www.unric.org\/\"><strong><em>www.unric.org<\/em><\/strong><\/a><em>);<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>Organizzazione delle Nazioni Unite per l&rsquo;alimentazione e l&rsquo;agricoltura (<\/em><a href=\"http:\/\/www.fao.org\/\"><strong><em>www.fao.org<\/em><\/strong><\/a><em>);<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li><em>Consorzio Universitario per la Ricerca Socioeconomica e per l&rsquo;Ambiente (<\/em><a href=\"http:\/\/www.cursa.it\/\"><strong><em>www.cursa.it<\/em><\/strong><\/a><em>).<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Nota:<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&rsquo;immagine d&rsquo;intestazione dell&rsquo;articolo mostra uno scorcio del <a href=\"http:\/\/www.ecowave.it\/un-vigneto-nel-cuore-di-montmartre\/\"><strong>&ldquo;vigneto di Montmartre&rdquo;<\/strong><\/a> a Parigi, in Rue des Saules 11 (XVIII arrondissement). La foto \u00e8 stata scattata da Andrea Campiotti (autore dell&#39;articolo).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12273,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[8],"esterni":[],"class_list":["post-12272","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-sviluppo-sostenibile"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Agricoltura-urbana-contro-fame_principale.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 30\/10\/2018","modified":"Aggiornato il 30\/10\/2018"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 30\/10\/2018 11:46","modified":"Aggiornato il 30\/10\/2018 11:46"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=sviluppo-sostenibile\" class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12272","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12273"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12272"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12272"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12272"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}