{"id":12255,"date":"2018-10-26T09:31:05","date_gmt":"2018-10-26T09:31:05","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/il-parlamento-europeo-dichiara-guerra-alle-plastiche-monouso\/"},"modified":"2018-10-26T09:31:05","modified_gmt":"2018-10-26T09:31:05","slug":"il-parlamento-europeo-dichiara-guerra-alle-plastiche-monouso","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=il-parlamento-europeo-dichiara-guerra-alle-plastiche-monouso","title":{"rendered":"Il Parlamento europeo dichiara guerra alle plastiche monouso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il Parlamento europeo approva una nuova normativa sul consumo di plastica monouso che punta a vietare, a partire dal 2021, la vendita di posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini. Al bando anche&nbsp;<\/em><\/strong><strong><em>scatole usa e getta per panini, contenitori alimentari per frutta, verdura, dessert, gelati e articoli di plastica oxodegradabili. Il 6 novembre cominceranno i negoziati con i Paesi dell&rsquo;Ue e, se tutto dovesse procedere nei tempi stabiliti, la normativa potrebbe essere approvata definitivamente entro marzo 2019.&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2021 sar\u00e0 vietato vendere una serie di articoli di plastica monouso, come posate, bastoncini cotonati, piatti, cannucce, miscelatori per bevande e bastoncini per palloncini. Ieri, il Parlamento europeo ha approvato una nuova normativa che aggiunge all&rsquo;elenco della materie plastiche vietate, proposto dalla Commissione europea a fine maggio con la <strong><a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/transparency\/regdoc\/rep\/1\/2018\/IT\/COM-2018-340-F1-IT-MAIN-PART-1.PDF\">COM(2018) 340 <em>final <\/em><\/a>,<\/strong>&nbsp;anche i sacchetti di plastica, gli articoli di plastica oxodegradabili (plastiche con l&rsquo;aggiunta di additivi che ne accelerano la frammentazione in parti minuscole per effetto della radiazione solare), i contenitori in polistirolo espanso. Tra gli altri articoli di plastica che dovranno essere vietati a partire dal 2021 compaiono anche le scatole usa e getta per panini e i contenitori alimentari per frutta, verdura, dessert e gelati. I Paesi membri dell&rsquo;Unione europea dovranno ridurre il consumo di questo tipo di prodotti del 25% dentro il 2025. Altri prodotti di plastica, come, ad esempio, le bottiglie per bevande, dovranno essere raccolte separatamente e riciclate al 90% sempre entro il 2025. Inoltre, la nuova normativa invita i vari Paesi membri ad elaborare piani nazionali per incoraggiare il consumo di prodotti adatti ad uso multiplo, nonch\u00e9 il loro riciclo e riutilizzo. Il Parlamento europeo dichiara poi guerra ai mozziconi di sigarette che contengono plastica, la cui quantit\u00e0 di rifiuti dovr\u00e0 essere ridotta del 50% entro il 2025 e dell&rsquo;80% entro il 2030. Saranno gli stessi produttori di tabacco a farsi carico dei costi di trattamento e di raccolta, compreso il trasporto. <strong>Un mozzicone di sigaretta, sottolinea il Parlamento europeo, pu\u00f2 inquinare tra i 500 e 1.000 litri d&rsquo;acqua e, se gettato in strada, pu\u00f2 richiedere fino a 12 anni per disintegrarsi. Si tratta del secondo articolo di plastica monouso pi\u00f9 presente tra i rifiuti<\/strong>. La nuova normativa impone lo stesso ai produttori di attrezzi da pesca che contengono plastica, i quali dovranno contribuire al riciclo di almeno il 15% dei prodotti entro il 2025. I Paesi dell&rsquo;Ue, invece, dovranno garantire che almeno la met\u00e0 di tutti gli attrezzi da pesca contenenti plastica perduti o abbandonati in mare, come reti, fili da pesca e cime, che rappresentano il 27% dei rifiuti che si trovano nelle spiagge europee, venga raccolta ogni anno. I prodotti elencati nella nuova normativa, fa sapere il Parlamento europeo, rappresentano il 70% di tutti i rifiuti marini e tra questi ci sono i 10 prodotti che inquinano maggiormente le spiagge europee (Figura 1).&nbsp;<br \/>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12254\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/plastica-monouso_fig.1.jpg\" style=\"width: 443px; height: 600px;\" width=\"443\" height=\"600\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/plastica-monouso_fig.1.jpg 443w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/plastica-monouso_fig.1-222x300.jpg 222w\" sizes=\"auto, (max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 1. I dieci rifiuti plastici pi\u00f9 diffusi nelle spiagge europee (fonte: Parlamento europeo)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A causa della sua lenta decomposizione, la plastica si accumula nei mari, negli oceani e nelle spiagge di tutto il mondo. I suoi residui si trovano in numerose specie animali, non solo marine, e finiscono, di conseguenza, nella catena alimentare dell&rsquo;uomo. <strong>L&rsquo;Unione europea produce 26 milioni di tonnellate di rifiuti plastici ogni anno, di cui solo il 30% \u00e8 riciclabile, e di questi finiscono nel mare tra le 150 e le 500 mila tonnellate<\/strong>, con significative ricadute sull&rsquo;ambiente e sulle specie che abitano il mare. A questo proposito, un <a href=\"https:\/\/news.un.org\/en\/story\/2016\/12\/547032-new-un-report-finds-marine-debris-harming-more-800-species-costing-countries\"><strong>rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite nel&nbsp; 2016<\/strong><\/a>&nbsp;&nbsp;sottolineava che i rifiuti marini, composti prevalentemente da plastica, minacciano la sopravvivenza di oltre 800 specie animali che muoiono ingerendo o restando intrappolare nei rifiuti. Il problema non affligge solo grandi specie animali, come i cetacei e le tartarughe marine, ma riguarda anche altri organismi come ostriche, cozze, coralli e persino plancton, inquinando l&rsquo;intera reta trofica marina. E non sono solo le specie marine ad essere colpite dalla piaga dell&rsquo;inquinamento da plastica. Una <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/early\/2015\/08\/27\/1502108112\"><strong>ricerca pubblicata nel 2015 sulla rivista scientifica Pnas<\/strong><\/a> ha rilevato che il 90% di tutti gli uccelli marini del mondo ha residui di plastica nelle proprie viscere, ingeriti perch\u00e9 confusi per cibo. Nel 2050, se i consumi di plastica dovessero continuare &nbsp;al ritmo attuale, secondo la ricerca, ben il 99% degli uccelli si troverebbe ad avere plastica all&rsquo;interno del proprio organismo. Per quanto riguarda il mar Mediterraneo, secondo uno studio del WWF, pubblicato lo scorso giugno, la plastica rappresenta circa il 95% di tutti i rifiuti gettati in mare e i suoi residui si trovano in oltre 130 specie marine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi sono dati allarmanti che devono far riflettere le istituzioni europee, l&rsquo;industria e i cittadini sulla necessit\u00e0 di ridurre i consumi di prodotti di plastica, in particolare di quelli monouso, e pongono l&rsquo;accento sul dovere che noi tutti abbiamo di salvaguardare l&rsquo;ambiente in cui viviamo. <strong>La nuova normativa, sottolinea la Commissione europea, comporter\u00e0 un risparmio di 22 miliardi di euro per danni ambientali e di 6 miliardi per i consumatori<\/strong>. Ora, il Parlamento europeo dovr\u00e0 avviare i negoziati con il Consiglio (l&rsquo;organo politico dell&rsquo;Unione) non appena i ministri dei Paesi dell&rsquo;Ue avranno definito la propria posizione in merito alla normativa. I negoziati con il Consiglio cominceranno il 6 novembre e, se tutto dovesse procedere nei tempi stabiliti, la normativa potrebbe essere approvata definitivamente entro marzo 2019, mentre i divieti veri e propri non entreranno in vigore prima del 2021.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12256,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[8],"esterni":[],"class_list":["post-12255","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-sviluppo-sostenibile"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/plastica-monouso_principale.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 26\/10\/2018","modified":"Aggiornato il 26\/10\/2018"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 26\/10\/2018 09:31","modified":"Aggiornato il 26\/10\/2018 09:31"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=sviluppo-sostenibile\" class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12255","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12256"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12255"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}