{"id":12235,"date":"2018-10-19T08:25:01","date_gmt":"2018-10-19T08:25:01","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/una-persona-su-dieci-nel-mondo-vive-condizioni-di-poverta-estrema\/"},"modified":"2018-10-19T08:25:01","modified_gmt":"2018-10-19T08:25:01","slug":"una-persona-su-dieci-nel-mondo-vive-condizioni-di-poverta-estrema","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=una-persona-su-dieci-nel-mondo-vive-condizioni-di-poverta-estrema","title":{"rendered":"Una persona su dieci nel mondo vive in condizioni di povert\u00e0 estrema"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Secondo un recente rapporto della Banca mondiale, dal 1990 al 2015, oltre un miliardo di persone \u00e8 uscito da una situazione di povert\u00e0 estrema. Tuttavia, entro il 2030, il 90% di tutti i poveri del mondo potrebbe concentrarsi nella sola Africa subsahariana. La povert\u00e0 cresce in Occidente: l&rsquo;Eurostat censisce 118 milioni di persone a rischio povert\u00e0 in Europa. Stando ai dati attuali, la strada verso l&rsquo;eliminazione della povert\u00e0 a livello globale, cio\u00e8 il primo obiettivo dell&rsquo;Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sembra essere ancora lunga.&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&ldquo;Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i diritti dell&#39;uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare \u00e8 un dovere sacro&rdquo;<\/em>.&nbsp;Queste furono le parole pronunciate da&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Joseph_Wresinski\"><strong>padre Joseph Wresinsky<\/strong><\/a>, in occasione di una manifestazione pacifica per dire no alla miseria, organizzata per sua iniziativa il 17 ottobre 1987 a Parigi. La manifestazione si tenne nel piazzale monumentale di Trocad\u00e9r\u00f2 e vi parteciparono oltre cento mila attivisti per i diritti umani (Figura in&nbsp;alto)<span style=\"background-color: rgb(255, 255, 255); color: rgb(100, 100, 100); font-family: ABeeZee, Enriqueta, &quot;Helvetica Nueue&quot;, Helvetica, Geneva, Arial, Verdana, sans-serif; font-size: 14px; letter-spacing: 0.5px; text-align: justify;\">.<\/span>&nbsp;Cinque anni pi\u00f9 tardi, nel 1992, l&rsquo;iniziativa di Wresinsky spinse le Nazioni Unite a riconoscere il 17 ottobre come <strong>Giornata mondiale contro la povert\u00e0<\/strong>. Dopo la Giornata mondiale dell&rsquo;alimentazione dedicata alle disuguaglianze alimentari, celebrata il 16 ottobre, il 17 \u00e8 stata la volta della Giornata mondiale contro la povert\u00e0, che ha come principale obiettivo quello di porre l&rsquo;accento sul tema della povert\u00e0, non solo economica, ma in tutte le sue forme. Non \u00e8 un caso che queste due ricorrenze ricadano ogni anno a distanza di un giorno. Fame e povert\u00e0 sono due fenomeni strettamente legati: dove non c&rsquo;\u00e8 lavoro c&rsquo;\u00e8 indigenza, dove c&rsquo;\u00e8 carenza di risorse per sopravvivere c&rsquo;\u00e8 fame. In altre parole, sono due facce della stessa medaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione della Giornata mondiale contro la povert\u00e0, la Banca mondiale ha reso noti i dati relativi alla povert\u00e0 estrema nel mondo. Secondo il rapporto <strong>&ldquo;<a href=\"http:\/\/www.worldbank.org\/en\/publication\/poverty-and-shared-prosperity\">Povert\u00e0 e prosperit\u00e0 condivisa 2018<\/a>&rdquo;<\/strong>, nel 2015, ultimo anno per cui sono disponibili gli ultimi dati, 736 milioni di persone, vale a dire una persona su dieci a livello globale, hanno vissuto in condizioni di povert\u00e0 estrema, ovvero con meno di 1,90 dollari al giorno (secondo la definizione di &ldquo;povert\u00e0 estrema&rdquo; delle Nazioni Unite). Si tratta della percentuale pi\u00f9 bassa che sia mai stata registrata, sottolinea il rapporto, poich\u00e9 \u00e8 scesa di un punto percentuale ogni anno dal 1990, quando i poveri estremi erano circa 1,9 miliardi, al 2015. Questo significa che, <strong>in 25 anni, oltre un miliardo di persone \u00e8 uscito da una situazione di povert\u00e0 estrema.<\/strong> Si tratta di un trend in crescita: per il 2018, le previsioni preliminari della Banca mondiale indicano un&rsquo;ulteriore riduzione della povert\u00e0 estrema che, ad oggi, dovrebbe interessare l&rsquo;8,6% della popolazione mondiale. Il calo della povert\u00e0 estrema, si legge nel rapporto, \u00e8 stato dovuto alla vertiginosa crescita economia che ha interessato il continente asiatico negli ultimi vent&rsquo;anni circa, in particolare Cina e India. Inoltre, se le previsioni si dovessero concretizzare, fa sapere la Banca mondiale, l&rsquo;obiettivo di ridurre i poveri &nbsp;estremi al 9% della popolazione globale, fissato dalle Nazioni Unite per il 2020, sarebbe stato raggiunto con due anni di anticipo. Tuttavia, <strong>arrivano segnali preoccupanti circa l&rsquo;aumento della povert\u00e0 in Africa, soprattutto nella regione subsahariana, dove, stando alle stime, nel 2030, si concentrer\u00e0 il 90% di tutti i poveri estremi del mondo<\/strong>. Gi\u00e0 oggi, sottolinea il rapporto, quest&rsquo;area del continente africano risulta la pi\u00f9 colpita dalla piaga della povert\u00e0 estrema: tra i Paesi pi\u00f9 a rischio, figurano il Togo, in cima alla classifica mondiale per il numero di persone sotto la soglia di indigenza assoluta, il Sierra Leone, il Niger e la Repubblica Democratica del Congo. Per quanto riguarda l&rsquo;Asia, i Paesi pi\u00f9 poveri sono il Bangladesh, l&rsquo;India e il Nepal, seguiti da Pakistan, Buthan e Sri Lanka. In America Latina, invece, il Paese pi\u00f9 povero in assoluto \u00e8 l&rsquo;Honduras, seguito da Guatemala e Nicaragua. Questa \u00e8 la classifica se si tiene conto solamente del reddito giornaliero. Se si prendessero in considerazione altre variabili, la classifica potrebbe essere leggermente differente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La povert\u00e0 non interessa solo i Paesi elencati dalla Banca mondiale. Anche in Occidente, sia pure con parametri di riferimento diversi rispetto a quelli usati nei continenti pi\u00f9 esposti al fenomeno, la povert\u00e0 \u00e8 in forte crescita. In Europa, ad esempio, <strong>secondo l&rsquo;Eurostat (Ufficio Statistico dell&rsquo;Unione europea), 118 milioni di persone vivono a rischio povert\u00e0, cio\u00e8 quasi un cittadino europeo su quattro<\/strong>. <strong>Per quanto riguarda l&rsquo;Italia, secondo l&rsquo;Istat, oltre 5 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povert\u00e0 e oltre 17 milioni (circa il 30% della popolazione) rischiano di cadervi. <\/strong>Nella classifica dei Paesi europei per livello di povert\u00e0, l&rsquo;Italia si colloca al quinto posto, dopo Bulgaria, Romania, Grecia e Lituania. Dopo la Grecia, l&rsquo;Italia \u00e8 il Paese europeo dove il rischio di cadere in povert\u00e0 \u00e8 maggiormente aumentato dal 2008 ad oggi, cio\u00e8 negli anni della crisi economica. Dal rapporto <strong>&ldquo;<a href=\"http:\/\/www.caritasitaliana.it\/caritasitaliana\/allegati\/7847\/Poverta%20in%20Attesa_Sintesi.pdf\">Povert\u00e0 in attesa<\/a>&rdquo;<\/strong>, pubblicato dalla Caritas in occasione della Giornata mondiale contro la povert\u00e0, emerge inoltre che, dagli anni pre-crisi ad oggi, il numero di poveri \u00e8 aumentato del 182%. Si tratta di un dato allarmante, fa sapere la Caritas, e in controtendenza rispetto a quello registrato nell&rsquo;area Ue, dove il rischio di cadere in una situazione di povert\u00e0 \u00e8 salito solo dal 2009 al 2012 per poi scendere costantemente fino ad oggi. Stando ai dati attuali, la strada verso l&rsquo;eliminazione della povert\u00e0 a livello globale sembra essere ancora lunga. Il primo obiettivo dell&rsquo;Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che prevede di eliminare la povert\u00e0 in tutte le sue forme e in ogni parte del mondo, rimane una delle principali sfide dei prossimi anni.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-variant-east-asian: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12236,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[8],"esterni":[],"class_list":["post-12235","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-sviluppo-sostenibile"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/una-persona-su-10-povera_principale.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 19\/10\/2018","modified":"Aggiornato il 19\/10\/2018"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 19\/10\/2018 08:25","modified":"Aggiornato il 19\/10\/2018 08:25"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=sviluppo-sostenibile\" class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Sviluppo sostenibile<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12236"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12235"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}