{"id":12166,"date":"2018-09-04T10:58:30","date_gmt":"2018-09-04T10:58:30","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/cibi-etnici-una-categoria-di-alimenti-crescente-diffusione-italia\/"},"modified":"2018-09-04T10:58:30","modified_gmt":"2018-09-04T10:58:30","slug":"cibi-etnici-una-categoria-di-alimenti-crescente-diffusione-italia","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=cibi-etnici-una-categoria-di-alimenti-crescente-diffusione-italia","title":{"rendered":"Cibi etnici. Una categoria di alimenti in crescente diffusione in Italia"},"content":{"rendered":"<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Introduzione<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fenomeno che sta riguardando in questi ultimi anni il comparto alimentare \u00e8 la crescente diffusione dei cibi etnici, al punto che nel 2011 il <em>fast food<\/em> etnico \u00e8 entrato nel paniere ISTAT dei prezzi al consumo per il calcolo dell&rsquo;inflazione. Con la definizione di &ldquo;cibi etnici&rdquo; sono stati indicati <em>gli alimenti originari di paesi diversi dall&rsquo;home market, che contribuiscono ad una cultura alimentare diversa dalla tradizione del paese ospitante<\/em> [1]. Nella pratica si fa riferimento essenzialmente ai prodotti di provenienza extraeuropea, i quali stanno conquistando in Italia quote di mercato sempre pi\u00f9 importanti per effetto di una serie di fattori, tra i quali la presenza significativa di comunit\u00e0 straniere, la globalizzazione, che ha favorito i flussi di persone e di tradizioni gastronomiche diverse, il ruolo avuto dall&rsquo;EXPO 2015 nel far conoscere i cibi esotici, il prezzo contenuto e la curiosit\u00e0 di alcune fasce della popolazione di sperimentare gusti diversi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel seguito riporteremo alcuni dati indicativi dell&rsquo;entit\u00e0 del fenomeno, soffermandoci su alcuni degli alimenti etnici di maggiore diffusione nel nostro Paese, senza sottacere, tuttavia, le perplessit\u00e0 destate dalle carenze igienico-sanitarie talvolta segnalate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>I consumi di cibi etnici<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com&rsquo;\u00e8 noto, l&rsquo;alimentazione \u00e8 fortemente influenzata dall&rsquo;identit\u00e0 culturale, sociale e spesso religiosa dei popoli. Basti pensare, per citare solo qualche esempio, ai musulmani, dalla cui dieta sono rigorosamente banditi la carne di maiale e le bevande alcoliche, agli ebrei, per i quali sono vietate le carni di suini, cavallo e coniglio, nonch\u00e9 gli animali acquatici privi di pinne e squame, come molluschi, crostacei, pesci come l&rsquo;anguilla, o agli induisti, essenzialmente vegetariani o addirittura vegani e per i quali \u00e8 in ogni caso assolutamente vietato il consumo di carne di vacca, in quanto animale considerato sacro. Con le migrazioni le abitudini alimentari invalse nelle terre di origine si diffondono nei paesi ospitanti, perch\u00e9 il cibo rappresenta per i migranti un legame inscindibile e irrinunciabile con le proprie tradizioni e un modo per avvertire meno la nostalgia ed il distacco dal proprio mondo, almeno nella fase iniziale del loro insediamento; con il tempo, poi, si assiste generalmente anche in campo gastronomico ad una integrazione fra le culture autoctone e quelle dei nuovi arrivati e ad una contaminazione delle diete, con conseguente arricchimento reciproco<em>.<\/em> Cos\u00ec, se da una parte l&rsquo;alimentazione degli stranieri residenti in Italia viene influenzata dalla nostra cucina, per cui li vediamo assumere pasta, pizza ed altri alimenti tipicamente nostrani, anche noi ci stiamo orientando in una certa misura verso il consumo di cibi lontani dalla nostra tradizione mediterranea (Corona, 2014). Del resto, ci\u00f2 \u00e8 sempre accaduto: si possono citare, come esempio, i derivati della soia, che, presenti fino a non troppi decenni fa sui nostri mercati essenzialmente in quanto destinati alle comunit\u00e0 asiatiche, sono ormai entrati a far parte della dieta di un numero cospicuo di nostri connazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la quota prevalente dei consumi di cibi etnici \u00e8 coperta dai cittadini extra-comunitari, la cui presenza nel nostro Paese ammontava, al 1&deg; gennaio 2016, a 3.931.133 (dati forniti dal Ministero dell&rsquo;Interno e diffusi dall&rsquo;ISTAT), cui vanno aggiunti i non regolari, nonch\u00e9 i richiedenti asilo ed i rifugiati. Tuttavia, come si diceva, contribuiscono ormai a tali consumi anche gli italiani, che hanno cominciato a conoscere questi alimenti attraverso il racconto di parenti e amici o in occasione di viaggi all&rsquo;estero ed hanno poi iniziato a sperimentarli nei ristoranti stranieri, che stanno sorgendo sempre pi\u00f9 numerosi nelle nostre citt\u00e0, ammontando nel 2012 a circa 50.000 in tutta Italia. Recentemente si sta anche affermando la tendenza a consumare questi cibi a casa, acquistandoli in <em>take away <\/em>stranieri o preparando delle ricette a partire da prodotti comprati in piccoli negozi gestiti da extracomunitarie, soprattutto, nelle grandi catene di ipermercati [2]. In commercio si trovano anche alimenti etnici modificati, che rappresentano una versione modificata rispetto agli &ldquo;originali&rdquo;, ossia rispetto al modo in cui sono preparati nei Paesi di origine, per adattarli al gusto e alle preferenze degli italiani (Marletta et al., 2006). Spesso si combinano ingredienti importati con altri locali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, da diversi anni ormai si assiste ad una intensa e continua crescita dei consumi, che, secondo dati della Coldiretti, sono quasi raddoppiati (+93%) dal 2007 al 2014, aumentati ulteriormente del 18% rispetto all&rsquo;anno precedente, nel 2015 [3]<strong>,<\/strong> dell&rsquo;8% nel primo semestre del 2016 [4] e di poco meno del 7% nel primo semestre del 2017 (tra gli altri, si \u00e8 registrato un aumento del consumo di <em>sushi, couscous, kebab<\/em>, bistecca algerina e <em>jamon<\/em> iberico) [5]. Inoltre, il primo Rapporto Coldiretti\/Censis sulla ristorazione in Italia, presentato al <em>Forum<\/em> Internazionale dell&rsquo;Agricoltura e dell&rsquo;Alimentazione del 20 e 21 ottobre 2017 a Cernobbio, riporta che, nel 2016, 28,7 milioni di italiani, ossia quasi la met\u00e0 della popolazione, ha mangiato regolarmente o occasionalmente in un ristorante etnico [6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ruolo importante nella crescita dei consumi va attribuito alla Grande Distribuzione Organizzata, che sta rendendo via via pi\u00f9 ricca l&rsquo;offerta di tali alimenti e sta dando ad essi una visibilit\u00e0 sempre maggiore negli spazi espositivi. Negli ipermercati, accanto ai cibi esotici rivolti alla clientela italiana, si rinvengono prodotti e ingredienti destinati in particolare agli immigrati, con le marche che trovano nei loro Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente l&rsquo;intensa crescita dei consumi di cibo etnico ha comportato un incremento sensibile delle importazioni, il cui fatturato, facendo riferimento alla sola GDO, ha raggiunto nel 2015 quasi i 160 milioni di euro, con un incremento del 18,6% rispetto all&rsquo;anno precedente e circa doppio rispetto al 2007 [7]. Si possono distinguere tre macroaree di provenienza: l&rsquo;oriente, l&rsquo;America latina e il nord-Africa. In particolare, secondo EURISPES, nel carrello della spesa degli italiani prevalgono i prodotti per la cucina cinese o giapponese (38,8%), latino-americana\/messicana (25,7%), araba-mediorientale (14,2%), Sud-Est asiatica (10,6%) e africana (5,4%) [8].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un gruppo di studio dell&rsquo;Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha condotto recentemente un&rsquo;indagine su un campione di 1.317 persone, allo scopo di tracciare un <em>identikit<\/em> dei consumatori di cibi etnici, inquadrandoli per sesso, fasce di et\u00e0, titolo di studio, citt\u00e0 di residenza ecc., e di analizzare la percezione del rischio che essi hanno rispetto a questo tipo di alimenti [9]. &nbsp;Dalla ricerca \u00e8 risultato che ben l&rsquo;84,7% degli intervistati ha mangiato cibi etnici almeno una volta, mentre solo il 15,3% non li ha mai provati; i consumatori sono prevalentemente donne (52,5%), hanno un&rsquo;et\u00e0 superiore ai 55 anni (39,1%), un grado di istruzione medio-alto (poco meno del 46% ha un diploma di scuola media superiore e quasi il 31% una laurea), hanno un lavoro e risiedono per il 46% circa al Nord e per il 34% al Sud e nelle isole. I non consumatori motivano la loro scelta essenzialmente con una preferenza per la gastronomia italiana (44,3%), ma anche con una scarsa fiducia nei metodi di preparazione di questi cibi (19%) e negli ingredienti usati (14,4%); altri dichiarano di non gradirne il gusto (12,4%). Quanto alla percezione del rischio le cucine considerate pi\u00f9 pericolose sono risultate quella giapponese, per la presenza di pesce crudo in molte ricette, la cinese, per la presenza di ingredienti sconosciuti, e quelle araba e sud-est-asiatica, percepite come scarsamente rispettose delle norme igieniche.<br \/>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Alcuni cibi etnici di crescente consumo in Italia<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riportiamo in questa parte una breve rassegna dei piatti stranieri pi\u00f9 diffusi in Italia, limitandoci a quelli di origine extracomunitaria ed escludendo, dunque, i tanti alimenti europei, come ad esempio la <em>paella <\/em>spagnola o la <em>moussak\u00e0<\/em> greca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Kebab&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la pietanza etnica pi\u00f9 popolare nel nostro Paese, specialmente fra i giovani: le <em>kekaberie<\/em> si stanno diffondendo a ritmo sostenuto in molte citt\u00e0, come alternativa ai <em>fast food <\/em>tradizionali, e ormai anche alcune pizzerie nostrane prevedono nella loro offerta delle <em>pizze <\/em>con <em>kebab<\/em> e patatine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un piatto di origine persiana, diffusosi poi in Turchia e nel mondo arabo, di cui esistono pi\u00f9 versioni, in relazione alle differenti modalit\u00e0 di preparazione seguite nei vari Paesi in cui si \u00e8 diffuso: Asia centrale e meridionale, Europa, USA ecc. E&rsquo; un misto di carne di diversi animali, agnello o montone, pollo, tacchino, manzo (non maiale, essendo questa carne vietata dall&rsquo;<em>Islam<\/em>), la quale viene tagliata a fette, condita con sale ed una miscela di spezie e aromi e lasciata macerare per oltre venti ore in un succo di cipolle e yogurt per intenerire le fibre muscolari. Le fette, quindi, vengono infilzate in uno spiedo verticale rotante e cotte alla griglia. La carne pu\u00f2 essere servita in panini arabi (<em>d\u00f6ner kebab<\/em>) o in una specie di piadina (<em>durum kebab<\/em>) con verdure miste, patatine fritte e vari condimenti della gastronomia orientale, ma oggi anche occidentale, come maionese, <em>ketchup<\/em>, mostarda e <em>barbecue<\/em>. Queste salse, cos\u00ec come l&rsquo;elevata percentuale di grassi della carne, che si sciolgono e colano con la cottura, ma non vengono allontanati per la tenerezza e la sapidit\u00e0 che conferiscono, rendono il panino <em>kebab<\/em> un alimento decisamente sconsigliato dai nutrizionisti. Infatti, il suo contenuto calorico, considerando un peso tra i 200 e i 300 grammi, si aggira mediamente sulle 500 kcal, ma pu\u00f2 arrivare anche a 1.000. A ci\u00f2 si aggiunge l&rsquo;impiego di quantit\u00e0 elevate di sale, un componente di cui si dovrebbe fare sempre un uso limitato, anche in assenza di problemi renali o cardiovascolari. Inoltre, le sostanze in esso contenute, proteine, fibre, lipidi e carboidrati, che lo rendono un piatto unico, sono presenti in un <em>mix <\/em>non equilibrato [10].&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Couscous&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il&nbsp;<em>couscous <\/em>\u00e8 un alimento tradizionale del Maghreb, diffuso anche in tutto il Nord Africa e in Medioriente, in particolare in Israele, Palestina, Giordania e Libano. L&rsquo;origine \u00e8 incerta, anche se, secondo Lucie Bolens, dell&rsquo;Universit\u00e0 di Ginevra, risalirebbe ai Berberi, che lo avrebbero preparato gi\u00e0 tra il III e II secolo a. C., come dimostrerebbe il rinvenimento di pentole da <em>couscous<\/em> in tombe algerine dell&rsquo;epoca del re berbero Massinissa. E&rsquo; costituito da granuli di semola di frumento duro impastati con poca acqua e cotti al vapore; vengono serviti con verdure lessate in un brodo piccante e carne di pollo, agnello o montone, ma in alcuni luoghi si ritrovano anche varianti a base di pesce. Attualmente il <em>couscous<\/em> reperibile nei supermercati occidentali \u00e8, in massima parte, ottenuto con una produzione meccanizzata ed \u00e8 precotto, per cui pu\u00f2 essere servito in pochi minuti, previa aggiunta di acqua o brodo bollente e rimescolamento con una forchetta. Tradizionalmente, invece, la preparazione era lunga e laboriosa e veniva effettuata dalle donne, che per vari giorni spruzzavano la semola con acqua e la lavoravano con le mani, dandole la forma di grani; questi venivano poi aspersi con semola asciutta, setacciati ed essiccati al sole per quattro-cinque giorni [11].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sushi e Sashimi&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono piatti della cucina giapponese molto diffusi ed apprezzati da diversi anni in occidente. Differiscono sostanzialmente fra loro per il fatto che il <em>sushi <\/em>\u00e8 una pietanza a base di riso con diversi ingredienti, crudi o cotti, e varie salse e condimenti, mentre il <em>sashimi <\/em>\u00e8 costituito da pesce, molluschi o crostacei rigorosamente crudi, tagliati a fettine sottili di 5-8 millimetri, perch\u00e9 risulti il pi\u00f9 tenero possibile, senza altri ingredienti. Del <em>sushi <\/em>esistono numerose varianti, che si caratterizzano per la diversit\u00e0 dei componenti e le modalit\u00e0 di presentazione. L&rsquo;ingrediente base, come si \u00e8 detto, \u00e8 il riso, acidulato con aceto di riso, nel quale si sciolgono zucchero e sale: la variet\u00e0 pi\u00f9 adatta \u00e8 quella giapponese, caratterizzata da chicchi piccoli e tondeggianti, con un buon equilibrio tra le componenti dell&rsquo;amido, amilosio e amilopectina, tale da conferire in cottura la collosit\u00e0 giusta per formare delle polpettine. Ad esso possono aggiungersipesce, molluschi, alghe, carne o vegetali, come carote, cetrioli, avocado, semi di soia fermentati. E&rsquo; assolutamente importante che il pesce, qualunque sia la specie utilizzata, salmone, tonno, orata, branzino, anguilla o altra, prima di essere servito crudo, sia &ldquo;abbattuto&rdquo;, ossia congelato in abbattitore a -18 &deg;C per almeno 96 ore, per evitare il rischio di infezioni e parassitosi; tra queste, va citata, in particolare, quella causata dall&rsquo;<em>Anisakis<\/em>, un nematode le cui larve infestano diverse specie ittiche e, se ingerite dall&rsquo;uomo, possono provocare gravi disturbi intestinali, ma fortunatamente vengono distrutte dalla cottura e dal congelamento [12].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i tipi di <em>sushi <\/em>pi\u00f9 famosi vi \u00e8 certamente il <em>nigiri<\/em>, formato da una pallina di riso lavorata a mano con sopra unafettina di pesce o anche dei molluschi (polpo, seppia, calamaro) o crostacei (granchio o gambero); talvolta,per legare il pesce al riso, si aggiunge una&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/sushisenpai.it\/salute-benessere\/alga-nori-proprieta-benefici\/\">strisciolina di alga nori<\/a><\/strong>, un&rsquo;alga rossa del genere <em>Porphyra<\/em>, caratterizzata da un elevato contenuto proteico&nbsp;e da una presenza equilibrata di vitamine,&nbsp;sali minerali e&nbsp;acidi grassi <strong><a href=\"http:\/\/www.cure-naturali.it\/dieta-alimenti\/1943\/alimenti-acidi-grassi-omega-3\/2118\/a\">Omega 3<\/a><\/strong>.&nbsp;Vi sono poigli <em>hosomaki<\/em>, delle polpettine di riso cilindriche ripiene di pesce o verdura avvolte in una foglia di alga nori; gli <em>uramaki<\/em>, delle polpettine di riso anch&rsquo;esse cilindriche, in cui, per\u00f2, l&rsquo;alga \u00e8 all&rsquo;interno a contenere il ripieno composto da due o pi\u00f9 ingredienti, sempre &nbsp;tra pesce e verdure; il <em>temaki<\/em>, che \u00e8 il sushi di maggiori dimensioni, potendo raggiungere anche la lunghezza di 10 centimetri, costituito da una polpetta diforma conica avvolta in una foglia di alga e ripiena di diversi ingredienti che sporgono dall&rsquo;estremit\u00e0 aperta; i <em>futomaki<\/em>, che sono dei&nbsp;<em>rolls<\/em>, ossia dei rotolini di riso di grandi dimensioni con un ripieno di due o tre ingredienti [13]. Il peso medio di un pezzo varia dai 15 grammi circa per l&rsquo;<em>hosomaki <\/em>ai 70-80 grammi per il <em>temaki<\/em>.<\/p>\n<p>Il <em>sashimi<\/em>, come si \u00e8 detto, non contiene il riso ed \u00e8 costituito solo da pesce, molluschi o crostacei freschissimi serviti crudi. I pesci generalmente usati variano da quelli dal sapore pi\u00f9 delicato, come il salmone, l&rsquo;orata e soprattutto il branzino, a quelli dal sapore pi\u00f9 forte, come il tonno e l&rsquo;anguilla. Tra i crostacei \u00e8 molto apprezzato il gambero e tra i molluschi il polpo. Altri prodotti ittici impiegati sono lo sgombro, il calamaro e il riccio di mare. L&rsquo;assenza della fase di cottura rende il potere nutritivo del <em>sashimi<\/em> pi\u00f9 elevato rispetto a quello del <em>sushi<\/em>, cos\u00ec come la mancanza di salse e condimenti pesanti ne riduce il potere calorico. La salsa utilizzata \u00e8 in genere quella di soia con pasta di <em>wasabi <\/em>(una pianta della famiglia delle Brassicacee), alquanto piccante. Poich\u00e9 il valore economico di una pietanza \u00e8 legato alla quantit\u00e0 del componente pi\u00f9 pregiato in essa presente, il maggior contenuto di pesce nel <em>sashimi<\/em>, in assenza di altri ingredienti, rende quest&rsquo;ultimo evidentemente pi\u00f9 costoso rispetto al <em>sushi<\/em> [14].&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Problemi igienico-sanitari<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un aspetto da valutare con attenzione relativamente ai cibi etnici \u00e8 quello della sicurezza alimentare, risultata spesso &ldquo;problematica&rdquo;. Sebbene anche i prodotti nostrani non siano sempre scevri da rischi, anzi la cronaca segnala frequentemente episodi di adulterazioni e cattiva conservazione, sono soprattutto gli alimenti di importazione, in particolare quelli di origine asiatica, a destare le maggiori preoccupazioni: decine e decine di tonnellate di prodotti, importati anche regolarmente e destinati a negozi e ristoranti etnici, sono stati spesso sequestrati dai NAS, in quanto talvolta scaduti o tenuti in ambienti malsani, addirittura con escrementi di roditori e volatili, o contenuti in confezioni lacerate e contaminate da muffe o larve di insetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un recente rapporto del Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che segnala gli allarmi per i rischi alimentari nell&rsquo;Unione Europea nel 2016, riporta la presenza in alcuni alimenti provenienti dall&rsquo;estero di micotossine, residui chimici, diossine, metalli pesanti, additivi e contaminanti microbiologici. La Coldiretti, dal canto suo, ha elaborato un <em>dossier<\/em>, che ha presentato al gi\u00e0 citato <em>Forum<\/em>Internazionale dell&rsquo;Agricoltura e dell&rsquo;Alimentazione dell&rsquo;ottobre 2017 a Cernobbio, in cui ha riportato una <em>black list <\/em>dei cibi pi\u00f9 pericolosi.Tra questi figurano i peperoni e le albicocche secche provenienti dalla Turchia, rispettivamente per il contenuto eccessivo di pesticidi e di solfiti, il peperoncino indiano, per la presenza di salmonella, nonch\u00e9 una serie di alimenti contaminati da aflatossine, micotossine notoriamente cancerogene, come le arachidi provenienti dalla Cina e dagli Stati Uniti, i pistacchi dell&rsquo;Iran, le nocciole e i fichi secchi turchi e la noce moscata indonesiana. Nella lista figurano, tuttavia, anche cibi di provenienza europea, come le carni di pollo dei Paesi Bassi, per le contaminazioni microbiologiche, e, addirittura al primo posto per numero di segnalazioni, il pesce importato dalla Spagna, in particolare tonno e pesce spada, per l&rsquo;alta concentrazione di metalli pesanti, quali mercurio e cadmio [15].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Talvolta, sono state rilevate delle frodi commerciali, come nel caso del <em>kebab<\/em>, che, pur essendo certificato come privo di carne di maiale, in alcuni esercizi commerciali \u00e8 risultato contenere questa carne in sostituzione di quella di montone, non solo contravvenendo in tal modo ai divieti imposti dalla religione musulmana, ma rischiando anche di determinare in alcuni soggetti delle serie allergie alimentari [16].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indubbiamente l&rsquo;assunzione di cibi etnici e la frequentazione dei locali in cui essi vengono consumati rappresentano un modo per favorire una maggiore conoscenza della cultura delle popolazioni immigrate da parte dei residenti. Al di l\u00e0, tuttavia, degli aspetti sociologici, la diffusione dei cibi esotici in Italia \u00e8 dovuta essenzialmente alla curiosit\u00e0, che induce molti a sperimentare modelli alimentari diversi dalle proprie tradizioni, al cambiamento dei gusti e al desiderio di trascorrere una serata diversa in compagnia degli amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente i menu etnici sono in via di introduzione anche nelle mense scolastiche di alcuni comuni, non solo per i bambini stranieri, per i quali \u00e8 sancito il diritto alla disponibilit\u00e0 di cibi rispondenti alle loro esigenze religiose, ma anche per gli italiani, allo scopo di favorire, per l&rsquo;appunto, l&rsquo;integrazione e l&rsquo;educazione al multiculturalismo. Tale tendenza, secondo un&rsquo;indagine condotta dalla Coldiretti, vede contrario il 23% dei genitori, che temono un mancato gradimento di queste pietanze da parte dei loro figli o ritengono comunque che la cucina italiana sia la migliore in assoluto, mentre risulta favorevole il 43% delle famiglie [17].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, bisogna, comunque, fare molta attenzione, perch\u00e9, come si \u00e8 detto, spesso i livelli di sicurezza dei cibi etnici potrebbero risultare insoddisfacenti, cos\u00ec come alcuni alimenti non sono l&rsquo;ideale dal punto di vista dietetico, come si \u00e8 visto, ad esempio, per il <em>kebab<\/em>, per cui conviene che di tali cibi si faccia un consumo oculato ed occasionale, senza abusarne.<br \/>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><em><strong>Bibliografia:<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Corona S., &ldquo;Le migrazioni del cibo&rdquo;,Eurocarni, 31(2014), pp.77-79.<\/em><\/p>\n<p><em>Marletta L.et al., &ldquo;Alimenti etnici, un fenomeno in espansione in Europa: studio in un Progetto europeo&rdquo;, La Rivista di Scienza dell&rsquo;Alimentazione, 35 (2006), pp.9-15.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Sitografia:<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[1] Morrone A. &ndash; Scardella P., &ldquo;Alimentazione e migrazione&rdquo;, Convegno su Prevenzione Alimentazione Nutrizione, Roma, 23 maggio 2008, <strong><a href=\"http:\/\/www.dossetti.it\/convegni\/2008\/0523pan\/relazioni\/scardella.pdf\">www.dossetti.it\/convegni\/2008\/0523pan\/relazioni\/scardella.pdf<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[2] <strong><a href=\"http:\/\/www.izsvenezie.it\/cibo-etnico-caratteristiche-abitudini-consumatori-italiani\/\">www.izsvenezie.it\/cibo-etnico-caratteristiche-abitudini-consumatori-italiani<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[3] <strong><a href=\"http:\/\/www.lapresse.it\/coldiretti-18-consumi-cibi-etnici-e-boom-nel-2015.html\">www.lapresse.it\/coldiretti-18-consumi-cibi-etnici-e-boom-nel-2015.html<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[4] Rapporto COOP 2016, <strong><a href=\"http:\/\/www.italiani.coop\/rapporto-coop-2016\">www.italiani.coop\/rapporto-coop-2016<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[5] Rapporto COOP 2017, <strong><a href=\"http:\/\/www.italiani.coop\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/coop-consumi-2017-V6-bassa.pdf\">www.italiani.coop\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/coop-consumi-2017-V6-bassa.pdf<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[6] www.coldiretti.it\/economia\/coldiretticensis-78-miliardi-mangiare-casa-8<\/em><\/p>\n<p><em>[7] Ratti M, &ldquo;Quanto vale il cibo etnico&rdquo;, 14 novembre 2016, <strong><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/affari\/2016\/10\/12\/news\/il-cibo-etnico-muove-milioni-e-non-conosce-crisi-1.285655\">http:\/\/espresso.repubblica.it\/affari\/2016\/10\/12\/news\/il-cibo-etnico-muove-milioni-e-non-conosce-crisi-1.285655<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[8] www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2017\/01\/26\/eurispes-cibo-etnico-piu-sfizio-che-passione-per-italiani_b77f6ed8-a0d4-45f9-9b39-796ddfdf9a56.html<\/em><\/p>\n<p><em>[9] Mascarello et al., &ldquo;Ethnic food consumption: habits and risk perception in Italy&rdquo;, Journal of Food Safety, 10 April 2017, <strong><a href=\"http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/jfs.12361\/full\">http:\/\/onlinelibrary.wiley.com\/doi\/10.1111\/jfs.12361\/full<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[10] <strong>http:\/\/ornelladalessionutrizionista.blogspot.it\/2012\/10\/kebab-valori-nutrizionali-e-aspetti.html<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[11] <strong>https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cuscus<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[12] <strong>www.iodonna.it\/benessere\/diete-alimentazione\/2016\/02\/08\/generazione-millenials<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[13] <strong>https:\/\/sushisenpai.it\/guide\/tutti-tipi-di-sushi\/ &nbsp;<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[14] <strong>https:\/\/sushisenpai.it\/guide\/sushi-sashimi-differenza\/<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[15] <strong>www.coldiretti.it\/salute-e-sicurezza-alimentare\/salute-la-black-list-dei-cibi-piu-pericolosi<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[16] <strong>www.lastampa.it\/2017\/05\/09\/societa\/cucina\/notizie\/attualita\/kebab-i-rischi-del-piatto-araboturco-9C9sIALpzYodKixeH0HkfM\/pagina.html<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>[17] <\/em><strong>www.coldiretti.it\/archivio\/scuola-coldiretti-no-a-cibi-etnici-in-mensa-da-1-italiano-su-4<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; 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