{"id":12022,"date":"2017-12-14T11:55:47","date_gmt":"2017-12-14T11:55:47","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/i-negoziati-della-cop23-procedono-lentamente-nel-frattempo-crescono-gli-investimenti-nella\/"},"modified":"2017-12-14T11:55:47","modified_gmt":"2017-12-14T11:55:47","slug":"i-negoziati-della-cop23-procedono-lentamente-nel-frattempo-crescono-gli-investimenti-nella","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=i-negoziati-della-cop23-procedono-lentamente-nel-frattempo-crescono-gli-investimenti-nella","title":{"rendered":"I negoziati della COP23 procedono lentamente. Nel frattempo, crescono gli investimenti nella finanza sostenibile"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Alcuni timidi passi in avanti, poche decisioni e molti rinvii. Cos\u00ec si \u00e8 conclusa la ventitreesima edizione della Conferenza mondiale sul clima della Nazioni Unite (Cop23). Dopo sei anni di discussione l&rsquo;agricoltura entra a far parte dei negoziati. A due anni dalla Cop21, Parigi ospita il One Planet Summit. Nel frattempo, crescono gli investimenti nella finanza sostenibile.<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<h3><strong>Le Isole Fiji lanciano il &ldquo;Dialogo di Talanoa&rdquo;<\/strong><\/h3>\n<p>La ventitreesima edizione della <a href=\"https:\/\/cop23.com.fj\/\"><strong>Conferenza mondiale sul clima della Nazioni Unite (Cop23)<\/strong><\/a> si \u00e8 conclusa da alcune settimane ma il dialogo verso un&rsquo;intesa globale nella lotta al cambiamento climatico prosegue. I lavori della Cop23 &ndash; presieduta dalle Isole Fiji, ma ospitata per ragioni logistiche a Bonn, in Germania &ndash; si sono ufficialmente conclusa la mattina del 18 novembre dopo dieci giorni di negoziati internazionali, da alcuni &ndash; i pi\u00f9 scettici &#8211; definiti un vero e proprio omaggio ai riti dell&rsquo;&rdquo;eco-diplomazia&rdquo;. Alla Cop23 \u00e8 stato riconosciuto che gli impegni presi finora verso l&rsquo;attuazione dell&rsquo;Accordo di Parigi, tra i quali quello di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 &deg;C dai livelli preindustriali (prima del 1850), non sono sufficienti. Nonostante le misure auspicate, infatti, sostiene l&rsquo;Unep (Programma delle Nazioni Unite per l&rsquo;ambiente), le emissioni antropiche porteranno comunque il pianeta verso un aumento della temperatura globale tra i 2,9 e 3,4 &deg;C entro fine secolo, con conseguenze ambientali disastrose: ondate di calore, inondazioni e periodi di siccit\u00e0 pi\u00f9 frequenti e intensi, impatti sulle specie animali e vegetali, una maggiore diffusione delle malattie e un notevole aumento dei decessi. Ad accelerare le &ldquo;infinite&rdquo; trattative della Conferenza sono state le Isole Fiji, che hanno lanciato il <em>Fiji Momentum for Implementation<\/em>, un documento volto a far accelerare il percorso di attuazione degli impegni presi in vista dell&rsquo;Accordo di Parigi. Tra i principali obiettivi del documento compaiono:<\/p>\n<ul>\n<li>Linee guida di carattere generale al fine di accelerare gli impegni presi per contrastare il cambiamento climatico e completare il programma di lavoro dell&rsquo;Accordo di Parigi entro il 2018;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Disposizioni per rafforzare l&rsquo;implementazione e le ambizioni per i piani da attuare prima del 2020, anno in cui sar\u00e0 operativo l&rsquo;Accordo di Parigi;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Delineamento del <em>Facilitative Dialogue 2018<\/em>, conosciuto anche con il nome di &ldquo;Dialogo di Talanoa&rdquo; per fare periodicamente il punto sugli sforzi e i progressi verso gli obiettivi dall&rsquo;Accordo di Parigi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il termine &ldquo;Talanoa&rdquo; nella lingua fijiana significa &ldquo;parliamoci con il cuore&rdquo; ed \u00e8 proprio questo l&rsquo;appello che fanno le Isole Fiji, uno dei paesi pi\u00f9 vulnerabili al mondo di fronte ai cambiamenti climatici, ai paesi che hanno firmato l&rsquo;Accordo mondiale sul clima. Il Dialogo avr\u00e0 inizio a gennaio 2018 e si concluder\u00e0 a novembre dello stesso anno nel corso della Cop24 di Katowice. Nei dieci mesi che precederanno la Cop24, i Paesi che hanno aderito all&rsquo;Accordo di Parigi lavoreranno in un processo decisionale collettivo che dovr\u00e0 portare avanti l&rsquo;&rdquo;agenda del clima globale&rdquo;.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Alcuni timidi passi in avanti<\/strong><\/h3>\n<p>Sugli impegni da adottare di qui al 2020, le decisioni sono state poche e i rinvii molti. Per quanto riguarda le azioni di riduzione delle emissioni di CO<sub>2 <\/sub>da implementare prima del 2020, nel corso della Cop23, \u00e8 stato stabilito che entro maggio 2018 i paesi firmatari dovranno rendere conto delle loro politiche climatiche, con una valutazione finale (<em>stocktake<\/em>) che dovranno presentare alla Cop25 nel 2019 &ndash; ancora non \u00e8 nota la citt\u00e0 che la ospiter\u00e0 &ndash; oltre alla redazione di report sugli impegni finanziari. In particolare, durante la Conferenza di Bonn, si \u00e8 discusso circa il <em>Green Climate Fund<\/em> (di cui si parla gi\u00e0 da alcuni anni), cio\u00e8 il fondo di 100 miliardi di dollari annui dedicato ai Paesi pi\u00f9 poveri e vulnerabili ai cambiamenti climatici, previsti dal 2011, ribaditi nell&rsquo;Accordo di Parigi, ma finora mai stanziati integralmente.<\/p>\n<p>Un rapporto dell&rsquo;Ocse pubblicato ad ottobre 2016, indicava in 58 miliardi di dollari la cifra raggiunta in cinque anni da tutti i paesi aderenti all&rsquo;iniziativa. Tuttavia, dal rapporto emerge che solamente il 16% del totale dei finanziamenti \u00e8 stato stanziato per i programmi di adattamento. Per quanto riguarda i combustibili fossili, durante la Conferenza, circa una ventina di paesi &ndash; tra i quali anche l&rsquo;Italia &ndash; hanno annunciato di voler stringere un&rsquo;alleanza internazionale per il superamento dell&rsquo;uso del carbone al 2030 (<em>Power past coal alliance<\/em>). A tal proposito, l&rsquo;Italia ha gi\u00e0 presentato la nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) in cui viene &ndash; secondo le stime &ndash; anticipata l&rsquo;uscita dal carbone al 2025, per arrivare a un taglio definitivo delle emissioni di CO<sub>2<\/sub> derivanti dall&rsquo;estrazione di carbone entro il 2050. L&rsquo;obiettivo dell&rsquo;Alleanza \u00e8 quello di arrivare a cinquanta adesioni prima dell&rsquo;apertura della Cop24 di Katowice.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L&rsquo;agricoltura tra i temi chiave dei negoziati<\/strong><\/h3>\n<p>Altro avanzamento importante si \u00e8 avuto per quanto riguarda il settore dell&rsquo;agricoltura. Da ormai sei anni si discuteva circa l&rsquo;attuazione di un programma di lavoro che riguardasse l&rsquo;agricoltura e la sicurezza alimentare e che andasse a implementare l&rsquo;Accordo di Parigi. Nel corso della Conferenza di Bonn, il tema dell&rsquo;agricoltura \u00e8 entrato a pieno titolo nei negoziati internazionali. Finora, infatti, i paesi in via di sviluppo si erano sempre mostrati restii a concordare obblighi di riduzione delle emissioni di CO<sub>2 <\/sub>derivanti dall&rsquo;agricoltura &ndash; settore fondamentale per l&rsquo;economia di molti dei paesi pi\u00f9 poveri &ndash; e, allo stesso tempo, i paesi industrializzati non avevano mai espresso in modo chiaro la volont\u00e0 di sovvenzionare programmi di sviluppo nei paesi in via di sviluppo. Secondo un recente rapporto della FAO, pubblicato in concomitanza con i lavori della Cop23, agricoltura, silvicoltura e cambiamenti nell&rsquo;uso del suolo (ILUC) sono responsabili di oltre il 20% delle emissioni di CO<sub>2 <\/sub>globali. Inoltre, sottolinea la FAO, oltre un quarto delle perdite e dei danni causati da disastri climatici &ndash; che oggi colpiscono soprattutto i paesi del Sud del mondo &ndash; interessa l&rsquo;agricoltura, tasso che sale all&rsquo;80% se si tiene conto degli effetti pi\u00f9 lenti, come le siccit\u00e0. Si stima che il settore agricolo, inclusi forestazione e altri usi del suolo, contribuisce per circa il 21% alle emissioni globali di gas serra (GHG) di origine antropogenetica, soprattutto metano (CH<sub>4<\/sub>), protossito di azoto (N<sub>2<\/sub>O) e anidride carbonica (CO<sub>2<\/sub>). In particolare, le attivit\u00e0 zootecniche, ci dice la FAO (<em>Tackling climate change through livestock, 2013<\/em>) sono responsabili per circa il 14,5% delle emissioni GHG (7,1 Gt di CO<sub>2<\/sub>per anno). Contemporaneamente, l&rsquo;agricoltura ha il potenziale di mitigare tra le 5,5 e le 6 Gt di CO<sub>2<\/sub>ogni anno attraverso il sequestro di carbonio nel suolo. In Italia, il 7% delle emissioni di CO<sub>2<\/sub> (circa 420 milioni di tonnellate di CO<sub>2<\/sub> equivalente, secondo il rapporto ISPRA 2014) deriva dal settore agricoltura. La FAO ricorda che buone pratiche e tecnologie innovative e sostenibili per gestire gli allevamenti e i reflui potrebbero diminuire significativamente le emissioni GHG provenienti dal comparto zootecnico (Figura 1).&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12019\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.1_contributo-animali.jpg\" style=\"width: 550px; height: 132px;\" width=\"800\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.1_contributo-animali.jpg 800w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.1_contributo-animali-300x72.jpg 300w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.1_contributo-animali-768x184.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 1. Contributo degli allevamenti animali alle emissioni GHG&nbsp;<\/em><em>(fonte: <\/em><em>FAO&rsquo;s Work on Climate Change, United Nations, Conference 2017)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p>Altro settore di interesse \u00e8 rappresentato dal degrado del suolo che, secondo la FAO, &nbsp;ha finora favorito il rilascio in atmosfera di circa 78 miliardi di tonnellate di carbonio. La Figura 2 mostra la quantit\u00e0 di carbonio presente nei primi 30 cm di profondit\u00e0 del suolo, in tonnellate per ettaro nei diversi paesi del mondo. La FAO riporta che la rigenerazione dei suoli degradati e l&rsquo;impiego di tecniche di agricoltura conservativa possono rimuovere dall&rsquo;atmosfera fino a 51 miliardi di tonnellate di carbonio che potrebbero essere sequestrati (accumulati) nel suolo con benefici in termini di aumento della produzione annuale dei prodotti agricoli di oltre 17 milioni di tonnellate.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12020\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.2.jpg\" style=\"width: 550px; height: 197px;\" width=\"800\" height=\"286\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.2.jpg 800w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.2-300x107.jpg 300w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.2-768x275.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Figura 2. Mappa GSOC &#8211; Global Soil Organic Carbon (Fonti: FAO, ITPS, Global soil partnership, 2017)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mappa GSOC rappresenta uno strumento di informazione per monitorare le condizioni dei suoli, identificare le aree degradate, stabilire i livelli di ristrutturazione, esplorare i potenziali del sequestro di SOC (<em>Soil Organic Carbon<\/em>), sostenere i rapporti sulle emissioni di gas serra nell&rsquo;ambito dell&rsquo;Unfccc e di evidenziare le decisioni per combattere il cambiamento climatico in termini di mitigazione e\/o adattamento. Inoltre, non \u00e8 secondario sottolineare, come gi\u00e0 riportato nel rapporto dell&#39;Oxfam &ldquo;Disuguaglianza climatica&rdquo;, che il 10% della popolazione pi\u00f9 ricca della Terra \u00e8 responsabile del 50% delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, mentre la met\u00e0 pi\u00f9 povera della popolazione mondiale, circa 3,5 miliardi di persone, ne produce solo il 10%, ma \u00e8 la prima vittima di alluvioni, siccit\u00e0 e altri cataclismi legati agli effetti del cambiamento climatico.In aggiunta a ci\u00f2, non \u00e8 secondario sottolineare che lo spreco di cibo, quantificabile annualmente in circa 1,6 miliardi di tonnellate, genera l&rsquo;8 % del totale annuale di emissioni GHG, con un costo complessivo di 2600 miliardi di dollari ogni anno, di cui 700 miliardi per costi ambientali e 900 miliardi per costi sociali (<em>FAO&rsquo;s Work on Climate Change, United Nations, Conference 2017<\/em>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Non c&rsquo;\u00e8 un pianeta B. Crescono gli investimenti nella finanza sostenibile <\/strong><\/h3>\n<p>A due anni esatti dalla firma dell&rsquo;Accordo di Parigi &ndash; era il 12 dicembre 2015 &ndash; i governi di tutto il mondo si sono ritrovati nuovamente a Parigi. La mattina del 12 dicembre si \u00e8 tenuto nella capitale francese il <em>One Planet Summit<\/em>, vertice internazionale con l&rsquo;obiettivo di raccogliere finanziamenti sia pubblici che privati per la lotta al cambiamento climatico.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12021\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.3_0.jpg\" style=\"width: 550px; height: 309px;\" width=\"800\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.3_0.jpg 800w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.3_0-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.3_0-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 3. One Planet Summit, Parigi, 12 dicembre 2017<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p>Al summit &ndash; al quale hanno preso parte capi di stato, gruppi bancari, rappresentanti di Ong e investitori di tutto il mondo &ndash; le notizie positive non sono mancate. La Banca Mondiale, tra gli organizzatori del summit, ha dichiarato che non finanzier\u00e0 pi\u00f9, a partire dal 2017, l&rsquo;esplorazione e l&#39;estrazione di petrolio e gas, tranne che in casi particolari nei paesi in via di sviluppo, e ha annunciato di voler fare maggiore trasparenza sulle emissioni di gas ad effetto serra prodotte dai progetti finanziati, gi\u00e0 dall&rsquo;anno prossimo.<\/p>\n<p>Nel corso del summit, inoltre, \u00e8 giunta la notizia che uno dei pi\u00f9 grandi fondi pensioni del Giappone, un colosso da 1275 miliardi di dollari di attivi, ha cominciato a diversificare e a investire nei <em>green bonds<\/em> e nelle quote dei cosiddetti fondi ISR (<em>Investissement Social et R\u00e9sponsable<\/em>), partendo da una cifra iniziale di 10 miliardi di dollari. Anche l&rsquo;italiana Enel, insieme con altre otto grandi aziende, ha promesso di sostenere la diffusione delle emissioni di titoli verdi per un valore di 26 miliardi di dollari. Sul &ldquo;carro dei green&rdquo; sono poi saliti BnpParibas, il primo gruppo bancario francese, che ha deciso di non investire pi\u00f9 nelle aziende petrolifere e di spostare risorse nella finanza sostenibile, oltre all&rsquo;<em>Edf &#8211; Electricit\u00e9 de France<\/em>, l&rsquo;azienda energetica nazionale. Quest&rsquo;ultima ha annunciato di voler realizzare circa 30 mila ettari di campi fotovoltaici (per la produzione di 30 gigawatt) entro il 2035, e l&rsquo;AXA, un&rsquo;importante compagnia assicurativa francese, che si \u00e8 data l&rsquo;obiettivo di investire fino a 12 miliardi di euro, entro il 2020, nella finanza sostenibile ma anche di disinvestire almeno 3 miliardi di euro dalle aziende che producono energia da fonti inquinanti quali carbone e sabbie bituminose.<\/p>\n<p>Sempre sul fronte delle aziende, a Parigi \u00e8 stato lanciato il <em>Climate action 100+<\/em>, un&rsquo;iniziativa che permette di mettere in relazione i maggiori gruppi di investimento del pianeta, con un patrimonio complessivo valutato in 26 trilioni di dollari (1 trilione equivale a circa 1000 miliardi). Queste scelte si allineano con un trend positivo degli investimenti fatti nella finanza sostenibile. Nel corso del 2017, fa sapere la <em>Climate Bond Iniziative<\/em>, sono stati investiti circa 150 miliardi di dollari in <em>green bonds <\/em>(contro gli 82 miliardi del 2016) e, secondo le previsioni dell&rsquo;organizzazione, il valore complessivo degli investimenti potr\u00e0 salire a 1000 miliardi a livello globale entro il 2020.&nbsp;<\/p>\n<p>Il <em>One Planet Summit<\/em> ha rappresentato una &ldquo;mini-Cop&rdquo; in vista dei prossimi appuntamenti dedicati al tema dei cambiamenti climatici, primo fra tutti, la prossima Cop24. Gli organizzatori (Governo francese, Nazioni Unite e Banca Mondiale) hanno annunciato che presenteranno un bilancio del summit entro la fine del 2018.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La Cop24 si terr\u00e0 a Katowice, nel cuore carbonifero della Polonia<\/strong><\/h3>\n<p>Sar\u00e0 la citt\u00e0 di Katowice, in Polonia, ad ospitare la prossima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite (Cop24), che si terr\u00e0 dal 3 al 14 dicembre 2018. Si tratter\u00e0 di un evento cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici. A Katowice, infatti, si dovranno rivedere le cosiddette Ndc (<em>Nationally determined contribution<\/em>), ovvero le promesse avanzate dai vari paesi che hanno aderito all&rsquo;Accordo di Parigi in materia di riduzione delle emissioni di CO<sub>2<\/sub>. La destinazione della prossima Conferenza sul clima \u00e8 tuttavia singolare: la Polonia \u00e8 tra i primi dieci paesi al mondo per riserve di carbone, grazie alle quali copre l&rsquo;80% del fabbisogno energetico nazionale. Secondo una ricerca dell&rsquo;istituto di ricerca WiseEuropa, la produzione di carbone nel Paese \u00e8 ancora molto elevata (nel 2016, ad esempio, ha superato le 70 milioni di tonnellate). Katowice si trova in Slesia, la regione pi\u00f9 ricca della Polonia e quella dove si trovano le principali riserve carbonifere del paese.<\/p>\n<p>Alla prossima Cop24 sar\u00e0 necessario stabilire un pacchetto di regole condivise per rendere operativi gli impegni presi a conclusione della Cop21 di Parigi nel 2015 (<em>Rule Book<\/em>). In particolare: definire una serie di azioni da intraprendere prima del 2020, anno in cui sar\u00e0 operativo l&rsquo;Accordo di Parigi; definire la questione dei finanziamenti necessari per lotta ai cambiamenti climatici e di quelli da stanziare per sostenere i paesi pi\u00f9 vulnerabili, soprattutto quelli pi\u00f9 poveri, alla minaccia climatica.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em><strong>Nota:<\/strong><\/em><\/p>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><em><strong>CO<sub>2<\/sub>-eq (CO<sub>2<\/sub>equivalente)<\/strong>: \u00e8 un&rsquo;unit\u00e0 di misura che permette di valutare le emissioni di gas serra diversi e con differente effetto serra. Ad esempio, una tonnellata di metano ha un potenziale effetto serra 21 volte superiore rispetto alla CO<sub>2<\/sub>, e quindi viene contabilizzato come 21 tonnellate di CO<sub>2<\/sub>equivalente. Maggiore&nbsp;\u00e8 il GWP (potenziale climalterante) del gas considerato, pi\u00f9 elevato sar\u00e0 il suo contributo all&rsquo;effetto serra (Intergovernmental Panel on Climate Change -IPCC).<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Gt (gigatonnellata)<\/strong>: quantit\u00e0 equivalente a 1 miliardo di tonnellate. Per confrontare direttamente le emissioni di CO<sub>2<\/sub>&nbsp;con le concentrazioni di CO<sub>2<\/sub>, entrambe le grandezze debbono essere convertite in gigatonnellate (Gt) di CO<sub>2<\/sub>. Le emissioni di CO<sub>2 <\/sub>sono solitamente espresse in gigatonnellate di carbonio (GtC). Una Gt equivale ad un miliardo di tonnellate, per\u00f2 stiamo considerando soltanto il carbonio della molecola di CO<sub>2<\/sub>. La massa atomica del carbonio \u00e8 12, mentre quella della CO<sub>2<\/sub>&nbsp;\u00e8 44. Pertanto, per convertire una Gt di carbonio in una Gt di CO<sub>2<\/sub>, occorre moltiplicare per 44 e dividere per 12. Dunque, una Gt di carbonio equivale a 3,67 Gt di CO<sub>2<\/sub>.<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font-style: inherit; font-variant: inherit; font-weight: inherit; font-stretch: inherit; font-size: inherit; line-height: inherit; font-family: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12023,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[4],"esterni":[],"class_list":["post-12022","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-ambiente"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/principale_0.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 14\/12\/2017","modified":"Aggiornato il 14\/12\/2017"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 14\/12\/2017 11:55","modified":"Aggiornato il 14\/12\/2017 11:55"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=ambiente\" class=\"advgb-post-tax-term\">Ambiente<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Ambiente<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12022","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12023"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12022"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}