{"id":12012,"date":"2017-12-01T14:14:58","date_gmt":"2017-12-01T14:14:58","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/le-specie-aliene-alla-conquista-degli-ecosistemi-agricoli-europei\/"},"modified":"2017-12-01T14:14:58","modified_gmt":"2017-12-01T14:14:58","slug":"le-specie-aliene-alla-conquista-degli-ecosistemi-agricoli-europei","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=le-specie-aliene-alla-conquista-degli-ecosistemi-agricoli-europei","title":{"rendered":"Le specie aliene alla conquista degli ecosistemi agricoli europei"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>Le specie aliene si diffondono in Europa minacciando gli ecosistemi e causando ingenti danni all&rsquo;agricoltura. L&rsquo;Unione Europea ha elencato 12 mila specie, di cui almeno il 10-15% risulta essere invasivo. ASAP: bisogna creare una rete di controlli sul territorio e sui potenziali siti di entrata delle specie aliene.<\/em><\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<h3><strong>Le &laquo;specie esotiche&raquo; in Europa<\/strong><\/h3>\n<p>L&rsquo;Unione Europea ha elencato circa 12.000 &laquo;specie esotiche&raquo;, di cui circa il 10-15% risulta essere invasivo, presenti in zone sia rurali che urbane, nei corsi d&rsquo;acqua e negli ambienti marini europei. Il Regolamento (UE) n. 1143\/2014 definisce &laquo;specie esotica&raquo; quella specie che viene introdotta in seguito ad attivit\u00e0 umane in un&rsquo;area che non avrebbe potuto raggiungere in modo autonomo. Nella categoria &laquo;specie esotica&raquo; sono presenti animali, piante e microorganismi (Tabella 1):<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table border=\"1\" cellpadding=\"1\" cellspacing=\"1\" style=\"width: 620px\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A.&nbsp;<\/strong><strong>&laquo;specie esotica&raquo;<\/strong>: qualsiasi esemplare vivo di specie, sottospecie o&nbsp;<em>taxon<\/em>&nbsp;inferiore di animali, piante, funghi omicrorganismi spostato al di fuori del suo areale naturale; sono compresi le parti, i gameti, i semi, le uova o i propaguli ditale specie, nonch\u00e9 gli ibridi, le variet\u00e0 o le razze che potrebbero sopravvivere e successivamente riprodursi.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>B.&nbsp;<\/strong><strong>&laquo;specie esotica invasiva&raquo;<\/strong>: una specie esotica la cui introduzione o diffusione in un&#39; area pu\u00f2 minacciare la biodiversit\u00e0 e i servizi ecosistemici collegati, o ha effetti negativi su di essi.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C.&nbsp;<\/strong><strong>&laquo;specie esotica invasiva di rilevanza unionale&raquo;<\/strong>: una specie esotica invasiva i cui effetti negativi sono considerati tali da richiedere un intervento concertato da parte dell&rsquo;Unione Europea.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>D.&nbsp;<\/strong><strong>&laquo;specie esotica invasiva di rilevanza nazionale&raquo;<\/strong>: una specie esotica invasiva, diversa da una specie esotica invasiva di rilevanza unionale, di cui uno Stato membro, in base a prove scientifiche, considera significativi per il proprio territorio, o per una sua parte, gli effetti negativi del rilascio e della diffusione, anche laddove non interamente accertati, e che richiede un intervento a livello di detto Stato membro.<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em style=\"text-align: justify;\">Tabella 1. Fonte: <\/em><em style=\"text-align: justify;\">Regolamento <\/em><em style=\"text-align: justify;\">(<\/em><em style=\"text-align: justify;\">UE<\/em><em style=\"text-align: justify;\">)<\/em><em style=\"text-align: justify;\">n.&nbsp;1143\/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22&nbsp;ottobre 2014 r<\/em><em style=\"text-align: justify;\">ecante disposizioni volte a&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">prevenire e gestire l&rsquo;introduzione e la diffusione delle &laquo;specie esotiche&raquo; invasive<\/em><em style=\"text-align: justify;\">.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le &laquo;specie esotiche&raquo; rappresentano una minaccia solo quando raggiungono habitat naturali dove non vi sono gi\u00e0 concorrenti o predatori.Tra le principali cause di diffusione delle specie invasive vi sono gli spostamenti dell&rsquo;uomo e delle merci nel mondo. La <em>Millennium Ecosystem Assessment<\/em> (Valutazione degli ecosistemi del millennio) definisce il fenomeno come una delle prime cause di perdita di biodiversit\u00e0. In particolare, si stima che circa il 15% delle specie aliene introdotte sinora sia potenzialmente pericoloso per la biodiversit\u00e0 europea. A tal proposito, l&rsquo;ultimo inventario DAISIE (<em>Delivering Alien Invasive Species Inventories for Europe<\/em>) ha individuato 10822 specie alloctone (specie invasive o specie aliene) in Europa. Dall&rsquo;inventario emerge che dal 1950 ad oggi si \u00e8 insediata pi\u00f9 di una specie invasiva ogni anno, la maggior parte delle quali proviene dall&rsquo;Asia e dal Nord America. Questo flusso \u00e8 stato favorito dal mercato unico europeo e dalla libera circolazione senza accurati controlli ai confini. All&rsquo;IPPC (<em>International <\/em><em>P<\/em><em>lant <\/em><em>P<\/em><em>rotection <\/em><em>C<\/em><em>onvention<\/em>) spiegano che &laquo;le specie invasive raggiungono nuovi habitat in vari modi, ma il trasporto marittimo sembra sia il principale mezzo di diffusione anche in considerazione del fatto che circa il 90% del commercio mondiale avviene ancora oggi via mare. Oltre a provocare gravi danni all&rsquo;ambiente e all&rsquo;economia, le specie invasive rappresentano una minaccia anche per l&rsquo;uomo (si ricordi il caso della zanzara tigre che ormai abita abitualmente nelle aree urbane in Italia). Stando alle stime, il costo a livello europeo in termini di controllo ed eradicazione delle &laquo;specie esotiche&raquo; invasive supera ormai i 10 miliardi di euro all&rsquo;anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Chi monitora le specie aliene<\/strong><\/h3>\n<p>L&rsquo;EPPO (<em>European Plant Protection Organization<\/em>) \u00e8 un organismo intergovernativo che si occupa di controllare la diffusione di specie aliene nel settore agricolo e di proteggere le specie vegetali in Europa. In altre parole, l&rsquo;EPPO rappresenta il Servizio Fitosanitario europeo. Fondato nel 1951 da 15 paesi (tra i quali anche l&rsquo;Italia) conta attualmente 50 stati membri (Figura 1) e ha la sua sede principale a Parigi (<a href=\"http:\/\/www.eppo.int\"><strong>www.eppo.int<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12004\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Cimice_mappa.png\" style=\"width: 500px; height: 299px;\" width=\"550\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Cimice_mappa.png 550w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Cimice_mappa-300x179.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 1. <\/em><em>Mappa con gli attuali paesi membri di EPPO evidenziati in verde<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p><strong>I principali obiettivi dell&rsquo;EPPO sono:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>tutelare la salute delle piante nel settore agricolo e forestale e negli ambienti non coltivati;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>sviluppare una strategia internazionale contro l&rsquo;introduzione e la diffusione di organisminocivi (<em>pests<\/em>), comprese le piante aliene invasive che danneggiano le piante coltivate ospontanee, negli ecosistemi agricoli e naturali;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>promuovere l&rsquo;armonizzazione dei regolamenti fitosanitari e di tutti gli altri settori interessatialla attivit\u00e0 ufficiale di protezione delle piante;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>favorire l&rsquo;usodi moderni, sicuri ed efficaci metodi di controllo delle malattie delle piante;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>fornire un servizio di documentazione dedicato alla protezione delle piante.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>A questo proposito, l&rsquo;EPPO ha stilato delle liste degli organismi nocivi per le piante coltivate:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Lista A 1: comprende gli organismi da quarantena assenti nel territorio di EPPO;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Lista A 2: comprende gli organismi da quarantena presenti nel territorio EPPO, manon ampiamente diffusi e comunque, gi\u00e0 sottoposti a misure ufficiali dicontrollo;<\/li>\n<\/ul>\n<ul>\n<li>Lista A 3 o lista di allerta (<em>Alert List<\/em>): comprende organismi non ancora inseriti nelle prime due liste, ma considerati di elevato potenziale rischio fitosanitario.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Oltre a queste liste specifiche dedicate agli organismi nocivi per le piante coltivate nell&rsquo;area europea, EPPO ha stilato una quarta lista, la <em>Action list<\/em>, per stimolare i paesi membri e le aree pi\u00f9 a rischio a prendere in considerazione l&rsquo;introduzione di misure fitosanitarie specifiche per gli organismi da quarantena recentemente aggiunti alle liste A1 e A2 (durante gli ultimi 5 anni, dal 2009) o che rappresentano al momento un rischio particolare per l&rsquo;intera regione&nbsp; EPPO (Figura 1). Gli organismi elencati in ciascuna lista prendono in considerazione batteri, citoplasmi, funghi, insetti, acari, virus e organismi simili a virus, nematodi. Dal 2000 EPPO ha inoltre predisposto due liste relative alle &laquo;piante aliene invasive&raquo;, che comprendono le specie vegetali gi\u00e0 presenti o assenti e conalto-medio rischio di introduzione con conseguenti effetti negativi sul patrimonio vegetale autoctono spontaneo e sulla biodiversit\u00e0.<\/p>\n<h3>&nbsp;<\/h3>\n<h3><strong>Le specie aliene che minacciano l&rsquo;agricoltura in Italia<\/strong><\/h3>\n<p>Tra gli &ldquo;organismi alieni&rdquo; che negli ultimi anni hanno causato gravi danni all&rsquo;agricoltura e alla biodiversit\u00e0 del nostro Paese, alcuni si sono dati davvero molto da fare. Tra questi, il <strong>Punteruolo rosso della palma<\/strong>, nome scientifico <em>R<\/em><em>hynchophorus ferrugineus&nbsp;<\/em>(Figura 2) che rappresenta ormai da anni un pericolo per le palme da cocco, da dattero e ornamentali. \u00c8 giunto in Italia grazie alle importazioni di palme provenienti dal Medio Oriente e dalle regioni dell&rsquo;Africa mediterranea. Si \u00e8 diffuso dapprima in Spagna, poi nelle coste francesi e infine in Liguria e in altre regioni italiane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/sites\/default\/files\/immagini_articoli\/Fig.2.png\" style=\"width: 400px; height: 286px;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 2. Punteruolo rosso<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo il Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei (CIHEAM), i costi per il controllo di questo parassita &ndash; per ora possibile efficacemente soltanto attraverso la prevenzione, che comporta lo sradicamento e lo smaltimento delle palme abbattute &ndash; raggiungeranno i 200 milioni di euro tra Italia, Spagna e Francia nel 2023.&nbsp;<\/p>\n<p>Altra specie pericolosa per la nostra agricoltura \u00e8 lo <strong><em>Pseudomonas syringae<\/em><\/strong><strong><em>pv. actinidiae<\/em><\/strong>, responsabile della batteriosi del Kiwi. Si tratta di un batterio originario della Cina, giunto in Italia probabilmente nel 2008 (Balestra et al., L&#39;Informatore Agrario 38\/2008). Lo <em>Pseudomonas syringae <\/em><em>pv<\/em><em>. actinidiae <\/em>si attiva ad una temperatura compresa tra i10 e i 20&deg;C (oltre i 25&deg;C blocca la propria attivit\u00e0). Le infezioni avvengono in primavera-inizio estate e nelle prime settimane d&rsquo;autunno (Figure 3 e 4). Al momento, la difesa fitosanitaria contro questo batterio si basa essenzialmente sull&#39;applicazione di buone pratiche agronomico-colturali e sull&#39;impiego di formulati a base di rame.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"\/sites\/default\/files\/immagini_articoli\/Fig.3.png\" style=\"width: 400px; height: 249px;\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 3. Avvizzimenti fogliari causati da Pseudomonas<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12005\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.4.png\" style=\"width: 400px; height: 432px;\" width=\"341\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.4.png 341w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.4-278x300.png 278w\" sizes=\"auto, (max-width: 341px) 100vw, 341px\" \/><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>&nbsp; &nbsp;Figura 4. Cancro batterico del kiwi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C&rsquo;\u00e8 poi il <strong>Cinipide del castagno <\/strong>(<em>Dryocosmus<\/em><em>kuriphilus<\/em>), un imenottero originario della Cina, segnalato per la prima volta in Italia nel 2002 (in Piemonte), conosciuto con il nome di mosca cinese del castagno o Cinipide Galligeno, per le vistose galle che compaiono sui rametti e le foglie del castagno. Infatti, questo parassita effettua il suo ciclo biologico da uovo a larva e pupa all&rsquo;interno di caratteristiche galle che si rendono visibili al momento del volo degli adulti, quando ormai \u00e8 troppo tardi, tra fine maggio e luglio, per qualsiasi forma di intervento contro il parassita. Gli adulti iniziano subito la conquista di nuove gemme dove depositano le uova da cui usciranno le larve adulte dopo avere svernato fino alla primavera successiva. Particolare non trascurabile, infatti, che aumenta di molto la pericolosit\u00e0 di questa specie aliena \u00e8 il suo modo di riprodursi, infatti il <em>Dryocosmus<\/em><em>kuriphi&nbsp;<\/em><em>(cinipide galligeno)<\/em>, oltre ad essere fortemente monofago (ama riprodursi e nutrirsi soltanto sugli alberi di castagno), si riproduce per partenogenesi telitoca, cio\u00e8 la discendenza di questo insetto \u00e8 costituita soltanto di individui femmina, ciascuno in grado di deporre, senza accoppiarsi, fino a 150 uova dentro le galle che si vengono a produrre sulle gemme (Figure 5 e 6).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12006\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Fig.5_0.png\" style=\"width: 400px; height: 356px;\" width=\"225\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em style=\"text-align: justify;\">Figura 5. Larve&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">(fonte:&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">regione.piemonte.it<\/em><em style=\"text-align: justify;\">)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12007\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.5bis_2.png\" style=\"width: 400px; height: 273px;\" width=\"485\" height=\"331\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.5bis_2.png 485w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.5bis_2-300x205.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em style=\"text-align: justify;\">&nbsp;Figura 6. Femmina&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">di cinipide&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">durante&nbsp;<\/em><em style=\"text-align: justify;\">l&rsquo;ovideposizione&nbsp;<\/em><em>(fonte:&nbsp;<\/em><em>regione.piemonte.it<\/em><em>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La Xylella fastidiosa, incubo per gli olivicoltori<\/strong><\/h3>\n<p>Una delle specie invasive pi\u00f9 pericolose per la nostra agricoltura, di cui si \u00e8 molto discusso negli ultimi anni, \u00e8 il noto batterio <em>Xylella fastidiosa<\/em>, ritenuto responsabile del cosiddetto &ldquo;Complesso del disseccamento rapido dell&rsquo;olivo (CoDiRO), una fitopatologia che, a partire dal 2013, ha colpito gli alberi di olivo in Italia (soprattutto in Puglia), causando ingenti danni ambientali ed economici al settore dell&rsquo;olivicoltura (Figura 6).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12008\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.6-danni.png\" style=\"width: 418px; height: 300px;\" width=\"418\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.6-danni.png 418w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.6-danni-300x215.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Figura 6. Danni causati agli olivi dal batterio Xilella fastidiosa<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p>Si tratta di un batterio che si trasmette attraverso insetti vettori con apparato boccale di tipo pungente-succhiante acquisiscono il batterio nutrendosi dai vasi xilematici delle piante infette per poi contagiare quelle sane. La <em>Xilella <\/em>\u00e8 fortemente polifaga, colpisce oltre 150 specie vegetali, tra cui numerose piante di interesse agricolo (agrumi, vite, pesco, mandorlo, olivo), specie ornamentali (oleandro),essenze forestali (acero, quercia) e specie spontanee (erbe ed arbusti). Attualmente, l&rsquo;unica specie-vettore per la quale \u00e8 stata dimostrata la capacit\u00e0 di trasmettere il batterio \u00e8 l&rsquo;insetto <em>Philaenus spumarius<\/em>, volgarmente definito &ldquo;sputacchina&rdquo; (Figure 7 e 8), per la caratteristica schiuma che produce sulle piante-ospite dove saltano le larve, durante i diversi stadi del suo ciclo biologico.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12009\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.7bis.jpg\" style=\"text-align: center; width: 400px; height: 267px;\" width=\"774\" height=\"516\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.7bis.jpg 774w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.7bis-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/fig.7bis-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 7.&nbsp;<em style=\"text-align: center;\">Philaenus spumarius o &quot;sputacchina&quot;<\/em><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12010\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/sputacchina.jpg\" style=\"width: 400px; height: 300px;\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/sputacchina.jpg 640w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/sputacchina-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em style=\"text-align: center;\">Figura 8. Pianta infestata dalla &quot;sputacchina&quot;<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>La famigerata cimice asiatica<\/strong><\/h3>\n<p>Non dimentichiamoci poi della famigerata cimice asiatica, nome scientifico <strong><em>Halyomorpha halys&nbsp;<\/em><\/strong>(Figura 9), un insetto originario dell&rsquo;Asia orientale che negli ultimi due anni ha causato ingenti danni al sistema ortofrutticolo italiano.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-12011\" alt=\"\" src=\"https:\/\/scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Fig.8.png\" style=\"width: 400px; height: 238px;\" width=\"609\" height=\"362\" srcset=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Fig.8.png 609w, https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Fig.8-300x178.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Figura 9. Adulti di Halyomorpha halys<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p>Secondo una recente ricerca del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l&rsquo;analisi dell&rsquo;economia agraria), nelsolo2016, il comparto ortofrutticolo italiano ha registratoperdite per oltre il 40% in importanti settori come laproduzione di pere e kiwi. Danni gravi vengono poi segnalati nella produzione di mele, pesche, uva, pomodori, noci, nocciole, mais e soia. La <em>H. Halys <\/em>\u00e8 un insetto molto polifago e possiede un elevato potenziale invasivo. In aree urbane, pu\u00f2 essere motivo di fastidio per l&rsquo;abitudine di svernare in massa entro gli edifici, in particolare, durante le stagioni fredde. Di recente, il Crea ha individuato un imenottero antagonista naturale della cimice, <em>l&rsquo;<\/em><em>Ooencyrtus telenomicida<\/em>, di dimensioni simili (inferiori di appena 1 mm), che pu\u00f2 essere allevato in biofabbriche e che rappresenta oggi la speranza per molti agricoltori italiani e non solo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il progetto ASAP<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, le specie aliene sono aumentate del 96% negli ultimi 30 anni e il fenomeno \u00e8 in vertiginoso aumento. Turismo e commercio sono tra le principali cause di diffusione, cos\u00ec come il cambiamento climatico che crea sempre pi\u00f9 spesso situazioni climatiche favorevoli per lo sviluppo di organismi alloctoni sia animali che vegetali. Questo \u00e8 quanto emerso firora dal progetto europeo ASAP (<em>Aliens Species Awarness Program<\/em>), progetto cofinanziato dalla Commissione Europea di cui ISPRA \u00e8 promotore insieme con Legambiente, Regione Lazio, Orto Botanico di Cagliari, NEMO srl e Unicity srl (<strong><a href=\"http:\/\/www.life.eu\/\">www.life.eu<\/a><\/strong>). Inoltre, partecipano al progetto anche il Ministero dell&rsquo;Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare e quattro parchi nazionali: Aspromonte, Appennino Lucano, Arcipelago Toscano e Gran Paradiso. ASAP ha come principale obiettivo quello di contrastare il fenomeno delle specie invasive e di tutelare le specie &ldquo;autoctone&rdquo;. \u00c8 indispensabile &nbsp;la creazione di una rete di controlli sul territorio e sui potenziali siti di entrata delle specie aliene (aeroporti, stazioni, porti, autostrade, ecc.), sostengono i responsabili ed esperti che del progetto. Fondamentale \u00e8 inoltre l&rsquo;adozione di comportamenti pi\u00f9 responsabili da parte dei cittadini e delle imprese che si occupano di import\/export a livello europeo e internazionale. A questo proposito, va dedicata massima attenzione nei casi di trasporto di piante e di animali da altri paesi. Infine, non \u00e8 secondario considerare una maggiore informazione delle pubbliche amministrazioni e della comunit\u00e0 scientifica internazionale nei confronti dei cittadini ai fini della sensibilizzazione nei confronti di comportamenti errati. Soltanto in questo modo, sottolinea ASAP, sar\u00e0 possibile contrastare nei prossimi anni il fenomeno delle invasioni di specie aliene in Italia e in Europa.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><a data-mce-href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/CentroStudiUomoAmbiente\" style=\"margin: 0px; padding: 0px; border: none; outline: 0px; vertical-align: baseline; font-style: italic; font-variant-numeric: inherit; font-stretch: inherit; font-size: 13px; line-height: inherit; font-family: Georgia; color: rgb(38, 121, 185); text-decoration-line: none; background-color: rgb(255, 255, 255); text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-mce-src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" height=\"15\" src=\"http:\/\/scienzaegoverno.voxmail.it\/rs\/content\/facebook-logo.png\" style=\"border: none; margin: 0px; padding: 0px; outline: 0px; vertical-align: bottom; font-style: inherit; font-variant: inherit; font-weight: inherit; font-stretch: inherit; font-size: inherit; line-height: inherit; font-family: inherit; max-width: 100%; height: auto;\" width=\"15\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":12013,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[4],"esterni":[],"class_list":["post-12012","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","argomenti-ambiente"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Cimici-1.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 8 anni fa","modified":"Aggiornato 8 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 01\/12\/2017","modified":"Aggiornato il 01\/12\/2017"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 01\/12\/2017 14:14","modified":"Aggiornato il 01\/12\/2017 14:14"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?argomenti=ambiente\" class=\"advgb-post-tax-term\">Ambiente<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">Ambiente<\/span>"],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/12012","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12013"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=12012"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=12012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}