{"id":11677,"date":"2014-12-19T12:48:26","date_gmt":"2014-12-19T12:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/diminuire-luso-di-antibiotici-negli-allevamenti-e-possibile\/"},"modified":"2014-12-19T12:48:26","modified_gmt":"2014-12-19T12:48:26","slug":"diminuire-luso-di-antibiotici-negli-allevamenti-e-possibile","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=diminuire-luso-di-antibiotici-negli-allevamenti-e-possibile","title":{"rendered":"Diminuire l\u2019uso di antibiotici negli allevamenti. \u00c8 possibile?"},"content":{"rendered":"<p>In Europa ogni anno muoiono 25.000 persone a causa di infezioni provocate da batteri antibiotico-resistenti. Il problema si \u00e8 presentato negli ultimi anni a causa di un uso eccessivo di antibiotici sia tra gli esseri umani sia tra gli animali. La soluzione immediata \u00e8 sembrata quella di sintetizzare nuovi antibiotici, ma ovviamente i batteri riescono a sviluppare resistenze anche ai nuovi ceppi di antibiotici. L\u2019INRA (Istituto Nazionale Francese per la Ricerca in Agricoltura) ha iniziato uno studio nel 2011 a seguito dell\u2019approvazione in Francia del piano nazionale \u201cEcoantibio2017\u201d che mira a ridurre del 25% l\u2019uso di antibiotici entro il 2017. L\u2019istituto ha quindi iniziato uno studio multidisciplinare che comprende le seguenti ricerche:<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\tstudi microbiologici per esaminare il meccanismo che porta alla resistenza agli antibiotici;<\/li>\n<li>\n\t\tstudi sociali per capire perch\u00e9 gli allevatori tendano a sopravvalutare i rischi di malattia nei loro animali;<\/li>\n<li>\n\t\tstudi zootecnici per strutturare gli allevamenti in modo che gli animali siano pi\u00f9 robusti e resistenti;<\/li>\n<li>\n\t\tstudi farmaceutici per ottenere antibiotici ad azione mirata in modo da non attaccare batteri non patogeni.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In campo microbiologico i ricercatori hanno trovato come si creano e sviluppano batteri antibiotico-resistenti. L\u2019occasione \u00e8 stata data da un\u2019epidemia di salmonella, nel 2000, resistente a ben 5 ceppi di antibiotici differenti. In questa occasione i ricercatori hanno potuto individuare la presenza all\u2019interno del batterio di un\u2019isola genomica responsabile di trasmettere geneticamente la resistenza agli antibiotici. Quest\u2019isola genomica \u00e8 in grado di muoversi tra i batteri e si integra al nuovo batterio passando cos\u00ec le informazioni su come resistere agli antibiotici. Ad oggi rimane ancora da capire nei dettagli come avvenga l\u2019integrazione delle isole genomiche all\u2019interno del genoma del batterio ricevente. Data la naturale capacit\u00e0 di adattarsi agli stress ambientali dei batteri, \u00e8 molto difficile creare antibiotici che non provochino fenomeni di resistenza, tuttavia \u00e8 possibile arrivare a produrne alcuni in grado di rallentare o inibire in parte lo sviluppo di una resistenza.<\/p>\n<p>Nel campo sociale, gli studiosi hanno analizzato le abitudini di allevatori, veterinari e tecnici consulenti fin dal 1950, periodo in cui gli antibiotici sono entrati negli allevamenti. In quegli anni gli antibiotici venivano mescolati agli alimenti in quanto capaci di aumentare e velocizzare la crescita del capo. Questa pratica fu vietata in Europa a partire del 2006, essendosi notata l\u2019insorgenza di una resistenza batterica agli antibiotici. Il consumo di antibiotici rimane comunque abbastanza alto perch\u00e9 spesso sono usati in maniera preventiva su tutti i capi. Secondo le ricerche dell\u2019INRA, diversi allevatori, veterinari e tecnici tendono spesso a sopravvalutare i rischi di malattia e iniziano i trattamenti antibiotici con eccessiva facilit\u00e0. Le ricerche hanno per\u00f2 anche evidenziato l\u2019esistenza di allevamenti in cui pur impiegando bassissime quantit\u00e0 di antibiotici, si mantengono alte le rese. Risulta quindi di particolare rilevanza la divulgazione e diffusione di queste ultime metodologie per ottenere un allevamento pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p>Nel campo zootecnico si \u00e8 studiato l\u2019impatto sull\u2019animale degli antibiotici: efficacia del trattamento e impatto sul metabolismo dell\u2019animale.<br \/>\n\tI trattamenti analizzati vanno da quelli preventivi a quelli applicati alla comparsa dei sintomi e a loro volta si dividono in precoci o tardivi. Inoltre sono stati esaminati i trattamenti personalizzati, (applicati solo al capo infetto), ristretti (applicati a tutti i capi in diretto contatto con quello infetto) o di massa (applicato indistintamente a tutti i capi dell\u2019allevamento).<br \/>\n\tLe ricerche hanno evidenziato come in genere il trattamento precoce e personalizzato sia la miglior risposta in termini di efficacia della cura e di inibizione, per lo sviluppo di batteri antibiotico-resistenti. Un uso tardivo richiede dosi maggiori di antibiotici con un conseguente aumento delle possibilit\u00e0 di sviluppare batteri antibiotico-resistenti e una diminuzione delle possibilit\u00e0 di salvare capo. Un impiego massiccio e preventivo incrementa notevolmente la possibilit\u00e0 di sviluppare batteri antibiotico-resistenti. La somministrazione preventiva di antibiotici a tutti i capi in contatto con quello malato ha i suoi pro e contro e molto dipende dall\u2019estensione dell\u2019infezione.<br \/>\n\tLe sperimentazioni effettuate con casi di polmonite hanno comunque dimostrato che il trattamento precoce e personalizzato consegue i risultati nettamente migliori.<br \/>\n\tGli studiosi hanno anche analizzato l\u2019impatto degli antibiotici sulla flora intestinale dell\u2019animale. Trattamenti massicci portano alla creazione dei geni della resistenza che possono essere ospitati anche da batteri non patogeni. Questi batteri possono tranquillamente trasmettere tali geni all\u2019ambiente (suolo, acqua \u2026), agli alimenti (verdure, carne \u2026) e quindi in via indiretta all\u2019uomo.<\/p>\n<p>Gli studi farmacologici si concentrano sulla creazione di farmaci inoffensivi a livello di flora intestinale. Purtroppo non ci sono ancora dei risultati degni di nota.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\">Per saperne di pi\u00f9:<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inra.fr\/Grand-public\/Sante-des-animaux\/Tous-les-dossiers\/Reduire-les-antibiotiques-en-elevage\">INRA<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":10861,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[],"esterni":[12],"class_list":["post-11677","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","esterni-psr-lombardia-newsletter"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/11_02maiali.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 11 anni fa","modified":"Aggiornato 11 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 19\/12\/2014","modified":"Aggiornato il 19\/12\/2014"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 19\/12\/2014 12:48","modified":"Aggiornato il 19\/12\/2014 12:48"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?esterni=psr-lombardia-newsletter\" class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/span>"],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/11677","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10861"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11677"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=11677"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=11677"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}