{"id":11662,"date":"2014-11-28T13:54:07","date_gmt":"2014-11-28T13:54:07","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/biofertilizzanti-e-batteri-il-binomio-unagricoltura-sostenibile\/"},"modified":"2014-11-28T13:54:07","modified_gmt":"2014-11-28T13:54:07","slug":"biofertilizzanti-e-batteri-il-binomio-unagricoltura-sostenibile","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=biofertilizzanti-e-batteri-il-binomio-unagricoltura-sostenibile","title":{"rendered":"Biofertilizzanti e batteri, il binomio per un\u2019agricoltura sostenibile"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Istituto Basco per la Ricerca e lo Sviluppo in Agricoltura (Neiker-Tecnalia) ha dedicato una linea di ricerca allo studio dei biofertilizzanti con lo scopo di individuare e selezionare dei batteri autoctoni idonei ad essere impiegati nelle formulazione dei biofertilizzanti. La creazione di biofertilizzanti validi ad un prezzo accessibile potrebbe risultare estremamente vantaggiosa sia per l\u2019ambiente sia per gli agricoltori.<\/p>\n<p>L\u2019agricoltura sostenibile prevede un minor impiego di additivi chimici, siano fertilizzanti o fitofarmaci. I biofertilizzanti si stanno ponendo come delle possibili alternative e, tra questi, risultano particolarmente interessanti i formulati che contengono batteri autoctoni.<br \/>\n\tI batteri svolgono un ruolo importante in quanto, in un certo senso, aiutano le piante ad assorbire quei nutrienti gi\u00e0 presenti nel suolo ma non normalmente fruibili in quanto insolubili. Inoltre, i batteri competono con gli altri microrganismi presenti nel suolo e possono, quindi, anche ostacolare la crescita e lo sviluppo di organismi nocivi per le colture.<br \/>\n\tQuesta tipologia di biofertilizzante, pertanto, potrebbe portare non solo ad una diminuzione dell\u2019uso di fertilizzanti di sintesi, ma pure di fitofarmaci.<\/p>\n<p>Il gruppo di batteri autoctoni selezionato dai ricercatori dell\u2019Istituto Neiker-Tecnalia, ha dimostrato di possedere tutte le caratteristiche fondamentali per poter essere impiegato nella formulazione di biofertilizzanti.<br \/>\n\tTali batteri si sono, infatti, dimostrati capaci di:<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\taumentare la disponibilit\u00e0 dei nutrienti presenti nel suolo (rendendoli cos\u00ec assimilabili da parte delle piante);<\/li>\n<li>\n\t\tprodurre ormoni che stimolano la crescita della piante;<\/li>\n<li>\n\t\tstimolare lo sviluppo dell\u2019apparato radicale;<\/li>\n<li>\n\t\timpedire lo sviluppo di altri micro-organismi dannosi per la pianta.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questa specie di batteri \u00e8 normalmente presente sia nel terreno sia nel tessuto delle piante. Nei vari test effettuati in vitro, questi batteri hanno fornito degli ottimi risultati. Attualmente vengono testati su delle piante di lattuga coltivate in condizioni controllate. La scelta della lattuga come coltura per il test \u00e8 dovuta ad una semplice convenienza temporale data la sua rapidit\u00e0 di crescita.<br \/>\n\tIl test comprende l\u2019analisi di diversi tipi di fertilizzanti per ottenere il maggior numero di informazioni sulla reale efficacia dei biofertilizzanti in generale.<br \/>\n\tVengono quindi effettuate prove impiegando:<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\tbiofertilizzanti formulati con l\u2019aggiunta di batteri;<\/li>\n<li>\n\t\tbiofertilizzanti prodotti in modo artigianale da agricoltori nella zona;<\/li>\n<li>\n\t\tbiofertilizzanti commerciali (come il bokashi);<\/li>\n<li>\n\t\tfertilizzanti di sintesi.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Oltre al potere fertilizzante e alla capacit\u00e0 di aumentare la produttivit\u00e0 in suoli poveri, i ricercatori misurano anche l\u2019impatto del patogeno <em>Sclerotinia sclerotiorum<\/em> sulle varie parcelle.<br \/>\n\tLa <em>Sclerotinia sclerotiorum <\/em>\u00e8 un fungo che attacca le radice e pu\u00f2 causare la sclerotinosi, malattia che porta alla necrosi delle piante. Questo patogeno crea la formazione di strutture nere e rigide (chiamate scleroti) e di una polverina bianca di micelio che si forma sulle piante che ne sono affette. Ad essere maggiormente colpite sono le colture di patate, colza, girasole, fagioli, carote.<br \/>\n\tSe le prove in vitro verranno confermate, il biofertilizzante formulato con batteri dovrebbe aiutare la pianta a difendersi da sola da questo parassita.<br \/>\n\tAl termine delle prove in ambiente protetto si proceder\u00e0 con quelle in campo aperto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.basqueresearch.com\/berria_irakurri.asp?Berri_Kod=5271&amp;hizk=I\">Neiker-Tecnalia<\/a><br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.refertil.info\/\">Progetto Refertil<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":11663,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[],"esterni":[12],"class_list":["post-11662","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","esterni-psr-lombardia-newsletter"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/10_02Neiker_biofertilizzanti.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 12 anni fa","modified":"Aggiornato 12 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 28\/11\/2014","modified":"Aggiornato il 28\/11\/2014"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 28\/11\/2014 13:54","modified":"Aggiornato il 28\/11\/2014 13:54"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?esterni=psr-lombardia-newsletter\" class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/span>"],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/11662","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/11663"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11662"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=11662"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=11662"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}