{"id":11594,"date":"2014-10-20T09:25:10","date_gmt":"2014-10-20T09:25:10","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/la-fertilizzazione-fogliare-soluzione-vivai-e-aree-boschive\/"},"modified":"2014-10-20T09:25:10","modified_gmt":"2014-10-20T09:25:10","slug":"la-fertilizzazione-fogliare-soluzione-vivai-e-aree-boschive","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=la-fertilizzazione-fogliare-soluzione-vivai-e-aree-boschive","title":{"rendered":"La fertilizzazione fogliare, soluzione per vivai e aree boschive"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso agosto sulla rivista <em>Environmental and Experimental Botany<\/em>, visibile online sul sito di&nbsp;Science Direct, \u00e8 stata pubblicata una ricerca spagnola condotta da alcuni ricercatori dell\u2019Universit\u00e0 di Alcal\u00e0 e del Politecnico di Madrid su un nuovo metodo di fertilizzazione fogliare. Tale metodo viene applicato direttamente sulle foglie e serve da complemento al metodo di fertilizzazione tradizionale (via apparato radicale). Le piante cresciute con questo metodo risultano essere di alta qualit\u00e0 e particolarmente idonee per la forestazione.<\/p>\n<p>Lo studio ha preso in esame quattro diversi fertilizzanti a base di azoto (urea, nitrati, ammonio e glicina) e due specie mediterranee usate in genere nella reintegrazione boschiva: il leccio (<em>Quercus ilex L.<\/em>) e il pino d\u2019Aleppo (<em>Pinus halepensis Mill<\/em>.). Negli esperimenti si \u00e8 provveduto ad effettuare la fertilizzazione direttamente sulle foglie.<br \/>\n\tL\u2019alimentazione fogliare \u00e8 usata in agricoltura per avere un controllo rapido e preciso della nutrizione della pianta. Questa tecnica, per\u00f2, non era mai stata testata su questo tipo di piante e sui boschi.<br \/>\n\tPer poter studiare l\u2019effetto e l\u2019efficacia nell\u2019adsorbimento di ciascun fertilizzante, i ricercatori hanno impiegato fertilizzanti marchiati con l\u2019isotopo stabile dell\u2019azoto, e quindi hanno analizzato il comportamento di entrambe le specie arboree.<br \/>\n\tDai risultati ottenuti, i ricercatori hanno osservato che l\u2019urea ha il miglior quoziente di assorbimento, seguita da ammoniaca, glicina e quindi nitrati. Queste differenze tra i quattro fertilizzanti si possono spiegare attraverso un\u2019analisi delle propriet\u00e0 fisico-chimiche di ciascuno di essi, in particolare la differenza tra loro in polarit\u00e0, igroscopicit\u00e0 e solubilit\u00e0.<br \/>\n\tTra le due specie arboree si \u00e8 visto un adsorbimento fogliare maggiore per il leccio rispetto al pino. Anche in questo caso, la differenza di comportamento \u00e8 spiegabile attraverso le diverse propriet\u00e0 anatomiche a livello fogliare quali, ad esempio, la densit\u00e0 degli stomi.<br \/>\n\tI ricercatori hanno inoltre evidenziato che, all\u2019interno in ciascuna specie, esiste una correlazione tra la permeabilit\u00e0 cuticolare e l\u2019adsorbimento fogliare, e questa relazione pu\u00f2 variare a seconda del tipo di fertilizzante impiegato.<br \/>\n\tInteressanti sono anche i dati ottenuti con l\u2019impiego della fonte organica di azoto (la glicina).<\/p>\n<p>I risultati ottenuti evidenziano come la fertilizzazione fogliare porti ad un aumento del contenuto di azoto nella pianta, sia nel leccio come nel pino. Tutti i prodotti impiegati hanno riportato un risultato positivo. L\u2019analisi dettagliata dei risultati mostra due aspetti molto importanti:<\/p>\n<ul>\n<li>\n\t\tl\u2019urea risulta essere il fertilizzante pi\u00f9 efficiente<\/li>\n<li>\n\t\tentrambe le specie studiate possono adsorbire la glicina intatta per via fogliare.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Inoltre, le differenze osservate sulla velocit\u00e0 di adsorbimento tra le due specie consente ai ricercatori di sviluppare dei modelli per poter prevedere il comportamento di altre specie arboree.<\/p>\n<p>Questo metodo di fertilizzazione risulta essere uno strumento efficace per completare il regime di fertilizzazione soprattutto in presenza di suoli poveri di nutrienti o aridi. Le specie arboree cos\u00ec trattate presentano un miglioramento qualitativo.<br \/>\n\tQuesto tipo di fertilizzazione pu\u00f2 trovare largo impiego nei vivai, nelle aree boschive e in zone in cui l\u2019adsorbimento per via radicale risulta difficile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.upm.es\/internacional\/UPM\/UPM_Channel\/News\/af314edf4ed09410VgnVCM10000009c7648aRCRD\">Universit\u00e0 Politecnica di Madrid<\/a><br \/>\n\t<a href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S0098847214000732\">Science Direct<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":11595,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[],"esterni":[12],"class_list":["post-11594","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","esterni-psr-lombardia-newsletter"],"featured_img":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/07_01_foglie.jpg","coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 12 anni fa","modified":"Aggiornato 12 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 20\/10\/2014","modified":"Aggiornato il 20\/10\/2014"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 20\/10\/2014 09:25","modified":"Aggiornato il 20\/10\/2014 09:25"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?esterni=psr-lombardia-newsletter\" class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/span>"],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/11594","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/11595"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11594"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=11594"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=11594"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}