{"id":11267,"date":"2014-01-16T14:12:54","date_gmt":"2014-01-16T14:12:54","guid":{"rendered":"https:\/\/scienzaegoverno.org\/openpublish_article\/la-biodiversita-si-puo-salvaguardare-anche-con-le-coltivazioni-intensive\/"},"modified":"2014-01-16T14:12:54","modified_gmt":"2014-01-16T14:12:54","slug":"la-biodiversita-si-puo-salvaguardare-anche-con-le-coltivazioni-intensive","status":"publish","type":"openpublish_article","link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?openpublish_article=la-biodiversita-si-puo-salvaguardare-anche-con-le-coltivazioni-intensive","title":{"rendered":"La biodiversit\u00e0 si pu\u00f2 salvaguardare anche con le coltivazioni intensive"},"content":{"rendered":"<p>In generale, l&rsquo;intensificazione dell&rsquo;uso delle terre agricole \u00e8 sempre stato considerato come un rischio per la biodiversit\u00e0. Finora tutti gli studi condotti hanno considerato soltanto singoli organismi o piccoli gruppi, tuttavia, ogni specie pu\u00f2 rispondere in modo diverso alla modalit\u00e0 di utilizzo del terreno, pertanto l&rsquo;impatto totale sulla biodiversit\u00e0 da parte del tipo di coltivazione non \u00e8 sempre chiaro. Inoltre, non sono mai stati prese in considerazione le variazioni temporali, come ad esempio le variazioni annuali della coltivazione. Questo fattore pu\u00f2 avere un forte impatto sulla biodiversit\u00e0 come sostenuto da alcuni ricercatori dell&rsquo;Universit\u00e0 di Berna che hanno di recente pubblicato sul &ldquo;Proceedings of the National Academy of Science&rdquo; la loro ricerca.<br \/> I proff. Eric Allan e Markus Fisher hanno coordinato un gruppo di ricerca formato da 58 scienziati svizzeri e tedeschi impegnati a raccogliere dati sulla biodiversit\u00e0 in 150 siti sparsi in tre regioni con diverse tipologie di coltivazione: non intensiva, mediamente intensiva e molto intensiva con largo uso di fertilizzanti.<br \/> Sono stati studiati molteplici organismi, dai batteri ai funghi fino a piante e animali. I risultati raccolti sono stati inseriti in un unico database.<br \/> Gli organismi sono stati raggruppati in 49 gruppi tassonomici e per misurare la biodiversit\u00e0 totale dell&rsquo;ecosistema \u00e8 stato introdotto il concetto di &ldquo;multidiversit\u00e0&rdquo;.<\/p>\n<p>Dallo studio emerge che la multidiversit\u00e0 diminuisce moltissimo con l&rsquo;aumento dell&rsquo;intensit\u00e0 di coltivazione e questo \u00e8 particolarmente vero per le specie rare, quali cavallette e farfalle. Tuttavia, i cambiamenti temporali nell&rsquo;intensit\u00e0 di coltivazione comportano un aumento di multidiversit\u00e0.<br \/> Questo apre a possibili soluzioni fattibili e attuabili dagli agricoltori per proteggere la biodiversit\u00e0 mantenendo alta la produzione.<br \/> Si \u00e8 visto che la diversit\u00e0 delle specie rare in terreni coltivati in modo intensivo e statico \u00e8 pari al 18% della diversit\u00e0 possibile massima, mentre cresce al 31% quando la coltivazione, anche se intensiva, subisce delle variazioni. Sono soprattutto le specie rare a beneficiare di un alto livello di variazione interannuale nell&rsquo;intensit\u00e0 di coltivazione.<br \/> Le variazioni che si possono apportare negli anni sono molteplici e possono consistere in: tipo e quantit\u00e0 di bestiame da pascolo, tipo di pascolo, frequenza delle falciature\/anno, tipo di fertilizzazione (kg (N)\/ha).<br \/> Dato che gli organismi presenti sulla superficie del terreno sono in genere pi\u00f9 sensibili alla coltivazione intensiva rispetto agli organismi del sottosuolo, l&rsquo;effetto delle variazioni interannuali sull&rsquo;intensit\u00e0 di coltivazione \u00e8 diverso per i due ecosistemi. Diversamente reagiscono anche gli organismi pi\u00f9 comuni ed abbondanti, in genere poco sensibili alle coltivazioni intensive, rispetto a quelli rari, maggiormente colpiti da una coltivazioni intensiva dato il bisogno di un habitat pi\u00f9 specifico. Ovviamente, esistendo una stretta correlazione tra l&rsquo;ecosistema superficiale e quello del sottosuolo, l&rsquo;effetto della variazione dell&rsquo;intensit\u00e0 di coltivazione anche se non ha gli stessi effetti diretti sui diversi habitat e organismi, stimola la capacit\u00e0 di creare delle nicchie che consentono a tutte le specie di coesistere stabilmente.<br \/> Dallo studio emerge che ditteri, funghi micorrizici e pipistrelli non subiscono una diminuzione di biodiversit\u00e0, mentre alcune piante e licheni come pure alcuni ortotteri, aracnidi e lepidotteri subiscono un rapido declino.<br \/> Inoltre, la frequenza di falciatura influisce molto di pi\u00f9 sulla diminuzione della biodiversit\u00e0 rispetto all&rsquo;impiego di fertilizzanti.<\/p>\n<p>L&rsquo;impiego del nuovo indice di multidiversit\u00e0 fornisce un supporto estremamente utile per la coltivazione intensiva dando indicazioni importanti su come ottimizzare la coltivazione conservando la biodiversit\u00e0, aumentando di conseguenza la produzione di foraggio e la molteplicit\u00e0 di impollinatori capaci di promuove l&rsquo;impollinazione delle coltivazioni vicine.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9:<br \/> <a href=\"http:\/\/www.kommunikation.unibe.ch\/content\/medien\/medienmitteilungen\/news\/2013\/landnutzung_biodiversitaet\/index_ger.html\">Universit\u00e0 di Berna<\/a><br \/> Articolo completo su <a href=\"http:\/\/www.pnas.org\/content\/111\/1\/308.full\">Proceedings of the National Academy of Science<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"template":"","meta":{"advgb_blocks_editor_width":"","advgb_blocks_columns_visual_guide":""},"argomenti":[],"esterni":[12],"class_list":["post-11267","openpublish_article","type-openpublish_article","status-publish","hentry","esterni-psr-lombardia-newsletter"],"featured_img":false,"coauthors":[],"author_meta":{"author_link":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?author=4","display_name":"NoName"},"relative_dates":{"created":"Pubblicato 12 anni fa","modified":"Aggiornato 12 anni fa"},"absolute_dates":{"created":"Pubblicato il 16\/01\/2014","modified":"Aggiornato il 16\/01\/2014"},"absolute_dates_time":{"created":"Pubblicato il 16\/01\/2014 14:12","modified":"Aggiornato il 16\/01\/2014 14:12"},"featured_img_caption":"","tax_additional":{"argomenti":{"linked":[],"unlinked":[],"slug":"argomenti","name":"Argomentis"},"esterni":{"linked":["<a href=\"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/?esterni=psr-lombardia-newsletter\" class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/a>"],"unlinked":["<span class=\"advgb-post-tax-term\">PSR Lombardia - Newsletter<\/span>"],"slug":"esterni","name":"Esternis"}},"series_order":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article\/11267","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/openpublish_article"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/openpublish_article"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"argomenti","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fargomenti&post=11267"},{"taxonomy":"esterni","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzaegoverno.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Festerni&post=11267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}