Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

Informazioni

Più idioti dei dinosauri

Autore: 
Daniele Scaglione
Editore: 
edizioni e/o
Numero pagine: 
212
Anno: 
2022
Prezzo: 
€ 17,00

Conosco Scaglione perché interviene a Radio 3 scienza e questa è una garanzia. Ma il titolo del libro non mi convince per niente. Si intuisce che i Sapiens sono più idioti dei dinosauri: ma i dinosauri non erano affatto idioti, hanno dominato l’era terziaria per 177 milioni di anni, anno più anno meno. Si sono evoluti, hanno cambiato il loro modo di vivere e di nutrirsi e non sono stati causa della loro estinzione. I Sapiens sono in questo pianeta da 200.000 anni, forse 300.000, inizialmente erano gruppi poco numerosi che si muovevano alla ricerca di ambienti accoglienti, ora sono 8 miliardi e potrebbero essere la causa della loro stessa estinzione. Prendiamo i numeri scritti e documentati dall’autore. Non sono numeri sterili. Danno la misura del confine delle risorse naturali, del consumo sproporzionato di quelle che si sono formate in milioni di anni, come le fonti energetiche fossili, e che noi stiamo consumando in un pugno di decenni. Abbiamo tutte le conoscenze necessarie per cambiare rotta, a partire da Arrhenius che a fine ‘800 parlava di effetto serra. Mi viene spontaneo dire che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Peccato che chi piange non sono coloro che causano i cambiamenti climatici ma i poveri della Terra.
Ma quanto male ci stiamo facendo e perché? Stiamo facendo tanto male soprattutto alle nuove generazioni che magari non potranno più camminare per calli e campielli di Venezia, semplicemente perché Venezia sarà sommersa dalle acque a causa dell’innalzamento del livello del mare, ed è solo un esempio.
Perché? Per interesse di pochi, pochissimi, partendo dai paesi produttori di petrolio e dalle diverse case produttrici di auto a benzina così potenti in America e in Europa. E dire che in America ci sono scienziati veri come Michel Mann che studiano, registrano, pubblicano indagini, mettono in allarme fin dal 1999. Mann è climatologo ma viene invitato a ritirare le teorie sull’aumento eccessivo di gas serra innescato dall’uso delle fonti fossili. Lo scienziato risponde che non lo può fare per rispetto di sua figlia che nel 2000 aveva 8 anni e desidera per lei un futuro pulito. Viene semplicemente “sepolto” invitato più con le cattive che con le buone a farsi da parte. E le prospettive peggiorano ancora dopo la nomina nel 2001 a presidente degli USA di G. W. Bush texano, sostenuto dai petrolieri. E prendono piede le teorie negazioniste, questo aggettivo ci suona consueto in anni di cambiamenti climatici e di pandemia. Scienziati o presunti tali pubblicano studi che sostengono la ciclicità naturale dei cambiamenti climatici, peccato che la scala temporale confermi proprio il contrario. L’autore ha come ideale interlocutore suo figlio di 7 anni. La prima osservazione spontanea è: ma allora la colpa è tutta degli USA? No certo, fossero solo loro la questione sarebbe più semplice da sanare. No, colpevoli sono sempre tutti i paesi che consumano per produrre un benessere. Quale? Quello sbandierato all’aeroporto di Dubai? Quello che ci permette di nutrirci senza porci il problema del peso ecologico di quanto consumiamo?
Siamo diventati 8 miliardi in 30 anni. Bellissimo risultato, significa che si muore di meno e che si è più sani. Sì ma chi muore di meno? Chi è più sano? In Kenya dove i bambini muoiono di fame prima di imparare a camminare? E nel 2100 saremo 10 miliardi. Inutile ripetere che chi danneggia il pianeta sono i paesi ricchi, quelli che non vogliono accogliere i migranti perché devono stare a casa loro a morire di fame e di guerra. I trentenni che vivono nei paesi così detti sviluppati scelgono di non mettere al mondo figli perché non sono in grado di garantire un pianeta accogliente? O perché non sono in grado di garantire un benessere inteso come lo intendiamo ora? O perché spaventa la guerra? Il dato numerico è che il calo demografico è accentuato nei paesi considerati più ricchi. Scaglione permette al lettore di confrontarsi con sé stesso con il proprio stile di vita. A porsi domande sul ruolo che ciascuno di noi può ricoprire a partire dalle manifestazioni alla COP 27, ai venerdì per il futuro, al piatto che scegliamo di portare in tavola. A cosa siamo disposti a rinunciare per contribuire al rallentamento della deriva climatica? Dopo la pandemia sembriamo assetati e affamati di tutto: dallo spritz in piazza alla grigliata spessa, al parco acquatico ai viaggi in aereo low cost. Sostenibile? Quanta CO2 emettiamo per allevare il bovino che ci fornisce la fiorentina? Quanta CO2 emettiamo per il nostro legittimo desiderio di viaggiare? Un libro fatto di domande e di numeri, di interlocutori giovani e di riflessioni di meno giovani, un libro di gradevole lettura se non fosse per la costante conferma che i Sapiens hanno comportamenti più idioti dei dinosauri.

Alberta Vittadello