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Energia geotermica: uno sguardo d'insieme a una fonte rinnovabile poco considerata

1 Agosto, 2022

Un articolo di Barbara  Paknazar pubblicato  su "Il Bo Live" dell'Università di Padova il 21 luglio 2022
 


"Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili è una necessità che non può più essere rimandata. Ce lo chiede il clima che, come sappiamo, è la cartina di tornasole della sofferenza del pianeta e degli effetti del riscaldamento globale. Ma se non bastassero le evidenze ambientali è anche il contesto politico internazionale a ricordarci quanto sia rischioso lasciare che le forniture energetiche dipendano in maniera preponderante da un unico Paese. In qualità del maggiore esportatore di petrolio e gas combinati al mondo, la Russia gioca un ruolo chiave nel complesso mosaico dell’energia globale e la guerra in Ucraina ha reso ancora più evidenti le conseguenze, economiche e pratiche, di questa dipendenza.
L’intera Unione Europea si rivolge infatti in larghissima scala proprio alla Russia per importare combustibili fossili e dal momento che con il piano REPowerEU, presentato a maggio 2022, l’Europa ora punta a fare a meno di due terzi del gas russo entro fine anno e rinunciarvi completamente entro il 2027, non vi è dubbio che la sfida epocale della transizione ecologica e della lotta al cambiamento climatico richieda di percorrere convintamente una strada nuova e di accelerare in modo convinto sulle fonti rinnovabili.
In questo ambito solare ed eolico ricoprono la parte principale ma c’è una risorsa, di cui l’Italia è particolarmente ricca, che tende a non essere sufficientemente considerata rispetto alle possibilità che potrebbe offrire, soprattutto adesso che le tecnologie cominciano ad essere realmente mature. Scendendo all’interno della Terra la temperatura infatti aumenta di circa 3 gradi ad ogni 100 metri di profondità e per poter sfruttare questo calore naturale (vedremo tra poco da dove proviene) è sufficiente arrivare appena al di sotto dei primi metri, quelli in cui il terreno risente delle variazioni stagionali della temperatura dell'aria e il gradiente fluttua di conseguenza.
Quando l'obiettivo è l'utilizzo diretto dell'energia geotermica come energia termica ovvero calore, senza ulteriori conversioni in altri tipi di energia, si ricercano risorse a bassa entalpia (temperature inferiori a 90 gradi centigradi) utilizzabili mediante sistemi di teleriscaldamento e/o con l'ausilio di pompe di calore geotermiche che possono quindi essere distribuiti su un territorio molto esteso perché non richiedono una particolare "vocazione" da parte della geologia del sottosuolo.
Le risorse di alta entalpia, caratterizzate da temperature superiori rispettivamente ai 90 e ai 150 gradi centigradi, sono invece indicate per l'ottenimento di energia elettrica  e in Italia sono presenti in alcune aree lungo il margine peri-tirrenico, tra cui spicca la Toscana che ad oggi resta di fatto l'unico bacino geotermico del nostro Paese dedicato alla produzione geoelettrica. E' lì che oltre un secolo fa per la prima volta nel mondo venne generata elettricità a partire dal calore terrestre: Larderello, piccola frazione in provincia di Pisa, è stata ribattezzata così in onore dell'ingegnere livornese di origine francese, François Jacques de Larderel, che per primo ebbe l’intuizione di sfruttare i soffioni boraciferi presenti sul territorio a fini industriali. Diversi decenni più tardi fu poi il principe Piero Ginori Conti, succeduto a Larderel nella proprietà dell’industria boracifera toscana, a perfezionare le tecniche fino a far sorgere una vera e propria centrale geotermica su scala industriale e attualmente la Toscana, grazie al bacino che oltre a Larderello comprende anche l'area del Monte Amiata, riesce a coprire il 30% del suo fabbisogno elettrico grazie alla geotermia.
Dopo un lungo periodo di stallo oggi in Italia si torna a parlare più convintamente di geotermia. Da un lato c'è certamente la necessità di puntare sulle energie rinnovabili e da questo punto di vista il calore della Terra è una fonte che presenta molti vantaggi visto che, diversamente da solare ed eolico, non è condizionata dalle condizioni meteo. Dall'altro lato il progresso tecnologico e scientifico consente, più di quanto non sia accaduto in passato, di limitare le emissioni di CO2 rilasciate dalle centrali geotermiche, comunque nettamente inferiori rispetto a quelle delle centrali elettriche a combustibili fossili. Inoltre, anche i rischi legati alla sismicità indotta possono essere tenuti sotto controllo grazie a un attento monitoraggio e alla rinuncia alle tecnologie più "stressanti" localmente per il sottosuolo.
Di geotermia abbiamo parlato a tutto tondo con Eloisa Di Sipio, ricercatrice del dipartimento di Geoscienze dell'università di Padova specializzata in questo ambito di studi. Insieme a lei abbiamo ripercorso i meccanismi che consentono all'interno della Terra di continuare a offrire calore, delle modalità con cui è possibile utilizzarlo a scopi industriali, delle tecnologie innovative che si affacciano sul mercato e delle principali conoscenze scientifiche in termini di ricadute ambientali e microsismicità....".

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