Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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Il Green Deal europeo per una Food Economy più moderna e sostenibile

7 Luglio, 2021

La strategia europea “Dal campo alla tavola” investe fortemente su sicurezza alimentare, protezione delle risorse naturali e contrasto al cambiamento climatico e incentiva la collaborazione tra produttori, imprese agroalimentari e mondo della ricerca scientifica


Il sistema agricolo-alimentare dell’Unione europea (UE a 28) contribuisce significativamente al benessere alimentare di oltre 500 milioni di cittadini europei e rappresenta uno dei principali settori economici a livello globale. Nell’Unione europea circa 22 milioni di lavoratori operano nel settore agricolo e almeno il doppio di essi è occupato nell’agroindustria, nella trasformazione dei prodotti agroalimentari, nell’energia e nel turismo. Inteso nella sua interezza, ossia considerando l’industria alimentare, l’indotto e la distribuzione, il sistema agricolo-alimentare, prima della pandemia di Covid-19, rappresentava una dimensione economica superiore ai 250 miliardi di euro, incluse le imposte dirette ed indirette e al netto degli oltre 60 miliardi associati di giro d’affari del fenomeno Italian Sounding e Look Alike, con oltre 900.000 occupati nel settore agricoltura e circa 500.000 nell’industria alimentare. Se l’agro-alimentare moderno e lo sviluppo della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) hanno apportato vantaggi e benefici significativi al settore agroalimentare europeo, tuttavia, hanno contribuito anche all’insorgere di situazioni negative per i produttori e per gli stessi consumatori. La continuità annuale del prodotto (destagionalizzazione) e la commercializzazione di prodotti alimentari complessi, richiedono quantità e qualità elevati di servizi che vengono necessariamente incorporati nell'offerta con conseguenti aumenti dei costi dei prodotti. Inoltre, i numerosi passaggi che allungano il percorso dei prodotti dal campo alla tavola, la produzione e la vendita di prodotti inseriti in un circuito mondiale che spesso si avvale di prodotti provenienti da paesi che non garantiscono sufficienti controlli nei confronti delle regole sociali e delle norme sul sistema del lavoro, la specializzazione esasperata per le confezioni e l’immagine dei prodotti, hanno favorito un aumento degli inputs energetici diretti ed indiretti con conseguente aumento dei prezzi dei prodotti per i produttori e per i consumatori. Il settore dei beni alimentari è ormai responsabile di oltre il 30 per cento dei consumi di energia a livello globale, mentre per i paesi dell’Unione europea le stime riportano mediamente un consumo di energia finale per l’agroindustria tra il 17 e il 26 per cento di cui una quota compresa tra il 2,8 e il 5 per cento per il solo settore agricolo. I bilanci ambientali delle produzioni agroalimentari risultano inoltre responsabili di circa il 10 per cento delle emissioni di gas serra in Europa (di circa il 5 per cento in Italia) e di un significativo impatto sull’ambiente in termini di deforestazione, erosione, salinizzazione dei suoli. In questo contesto, appare evidente la necessità di sviluppare nuovi paradigmi che valorizzino le componenti culturali associate alla risorsa energetica, alla protezione dell’ambiente e del territorio, all’eco-sostenibilità dei processi produttivi e del prodotto, alla tutela delle risorse naturali e alla valorizzazione delle produzioni tipiche certificate (DOC, DOCG, DOP, agroalimentari tradizionali). Secondo dati della Commissione europea, l’agricoltura biologica minimizza l’uso di energia fossile da fertilizzanti e fitosanitari di sintesi, che in Italia superano i 5 kg/m2, a fronte di un consumo medio nei paesi europei stimato in circa 4 kg/m2. Per rispondere alle forti dinamiche commerciali imposte dalla globalizzazione dei beni alimentari, la Commissione ha lanciato la strategia del Green Deal europeo 2021-2027, con l’obiettivo di raggiungere la “neutralità climatica” dell’Unione europea entro il 2050. In altre parole, sono state create le condizioni economiche per indirizzare la Food Economy europea su un percorso che prevede interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica e l’introduzione di innovazioni tecnologiche per potenziare le capacità produttive senza aumentare la pressione e lo sfruttamento dei terreni agricoli. Fondamentale per le imprese europee sarà l’adozione di strategie produttive caratterizzate da progresso tecnologico, sostenibilità energetica e ambientale e, infine, competitività meno legata alle politiche di sostegno europeo (PAC) e più associata alla capacità delle imprese di utilizzare nuove conoscenze e strette collaborazioni con il mondo della ricerca.


Per approfondire:

  • Piano di investimenti del Green Deal europeo. COM (2020) 21 final.
  • RAEE (Rapporto Annuale Efficienza Energetica), 2012-2013-2014-2015-2017-2018-2019.

 

Foto d'intestazione: Carlo Alberto Campiotti