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L’agricoltura biologica al centro della transizione ecologica europea

8 Giugno, 2021

L’Unione europea punta ad avere il 25 per cento della propria superficie agricola adibita a coltivazioni bio entro il 2030. L’Italia è sulla buona strada: circa il 16 per cento della superficie agricola è già destinata al biologico e una legge nazionale in materia è in via di approvazione definitiva alla Camera


La superficie europea adibita a coltivazioni biologiche ha raggiunto i 13,8 milioni di ettari nel 2019 e un valore economico di oltre 41 miliardi di euro. I prodotti da agricoltura biologica sono sempre più apprezzati dai consumatori e sostenuti dall’Unione europea. I terreni coltivati ​​biologicamente hanno circa il 30 per cento in più di biodiversità rispetto ai terreni coltivati ​​in modo convenzionale; ciò deriva anche dal fatto che gli agricoltori biologici non sono autorizzati a utilizzare pesticidi di sintesi ma solo una gamma limitata di pesticidi chimici, il che comporta benefici per l’ambiente, gli insetti impollinatori e la salute dei consumatori. Circa il 38 per cento dei corpi idrici superficiali dell'Unione europea, infatti, presenta situazioni di inquinamento dovuto principalmente alle concimazioni di azoto e fosforo e all’uso eccessivo di pesticidi di origine industriale. L’Unione europea, per indirizzare l’agroalimentare verso la direzione della transizione ecologica, con le strategie Farm to Fork e Biodiversità, ha fissato al 2030 un target del 25 per cento di superficie biologica, circa il triplo dell’attuale media europea delle superfici agricole bio e un taglio del 50 per cento dell’uso dei pesticidi nei campi e degli antibiotici negli allevamenti zootecnici (Figura 1). L’Italia è già sulla buona strada: circa il 16 per cento della superficie agricola totale è adibita a coltivazioni bio e un disegno di legge è stato recentemente approvato al Senato ed è in via di approvazione definitiva alla Camera.

 

Figura 1. Aree coltivate a biologico sul totale dell’agricoltura in Europa.

 

A questo proposito, entro la fine dell’anno la Commissione presenterà un piano d'azione sull'agricoltura biologica per aiutare gli Stati membri a stimolare sia l'offerta che la domanda di prodotti biologici. Al contempo, la Commissione ha previsto nella PAC la destinazione del 30 per cento dei fondi per l’agricoltura e le zone rurali dal programma europeo di ricerca e innovazione Horizon Europe 2021-2027. Secondo la Commissione, investire nelle filiere biologiche e nelle tecniche di lavorazione più responsabili nei confronti della protezione dei suoli, dell’ambiente e della qualità dei prodotti, è fondamentale per creare nuovo valore per le imprese e per i consumatori. Sono oltre 80.000 le imprese che operano nel comparto biologico con un reddito aziendale superiore del 15 per cento rispetto a quello delle aziende convenzionali e con ricadute sociali migliori, considerato che la componente lavoro incide per oltre il 50 per cento in più rispetto al convenzionale. Ogni ettaro di suolo coltivato con metodi biologici è, inoltre, in grado di immagazzinare annualmente fino a mezza tonnellata di carbonio, sottraendolo dall’atmosfera (fonte: Bioreport Crea). Da tempo la Corte dei Conti europea ha sottolineato che ogni anno, a livello europeo, sono vendute oltre 350 000 tonnellate di sostanze attive utilizzate nei PPP (Plant Protection Products), con ricadute non solo sulla qualità delle acque e del suolo ma anche sulla biodiversità, gli ecosistemi e la salute umana, in quanto, sebbene in minima parte, i pesticidi possono finire anche nella catena alimentare sotto forma di residui (EFSA, 2017).

 

Figura 2. Tonnellate di pesticidi vendute nei paesi dell’Unione europea.

 

Nel 2020 il Forum economico mondiale ha classificato la perdita di biodiversità, causata dall’agricoltura intensiva basata su fertilizzanti e pesticidi industriali, tra le principali minacce globali a lungo termine per l’agricoltura. Qui si inserisce il dramma del declino degli insetti impollinatori, causato principalmente dall’uso di pesticidi, che potrebbe tradursi in un passaggio da colture alimentari ricche di nutrienti (frutta, verdura e frutta a guscio, che necessitano tutte dell’azione degli impollinatori) a colture di base povere di nutrienti (riso, mais, frumento, soia e patate). Tenuto conto che le stime sulla crescita della popolazione mondiale ci dicono che entro il 2050 raggiungeremo quota 9,6 miliardi di individui (EEA, 2015), si teme che la crescita vertiginosa della domanda alimentare comporterà un aumento significativo di agrochimici nell’agricoltura. Risulta pertanto evidente la necessità di avviare azioni mirate a favorire una transizione ecologica del settore agroalimentare non solo a livello europeo ma anche globale.


Per approfondire:

  • EU Biodiversity, Strategy for 2030. © European Union, 2021.
  • European commission. OnanAction Planfor the developmentof organicproduction. {SWD(2021) 65 final}.