Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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L’Unione europea verso un sistema alimentare più sano e sostenibile

12 Ottobre, 2020

Con la strategia “Dal produttore al consumatore”, pietra angolare del Green Deal, l’Unione europea punta a favorire la transizione verso un sistema alimentare più sano e sostenibile, a ridurre l’impronta ambientale e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050


Gli impatti del sistema agricolo-alimentare

Il sistema agricolo-alimentare dell’Unione europea, che include la produzione, la lavorazione, la distribuzione e il consumo di alimenti, con i suoi 43 milioni di occupati e un fatturato derivante dalla esportazioni pari a 137 miliardi di euro (nel 2018), contribuisce significativamente alla redditività economica dell’Ue. Negli ultimi dieci anni la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) e la sempre più diffusa tendenza verso il consumo di pasti fuori casa hanno acquisito un ruolo preponderante (SAPEA 2020a). I prodotti pronti confezionati e gli alimenti e le bevande ultra-lavorati, rappresentano oggi mediamente oltre un quarto del cibo acquistato dalle famiglie europee (Monteiro et al.2018). L'agricoltura, che copre il 48 per cento del territorio dell’Unione, nonostante l’importante ruolo di tutela dell'ambiente naturale, costituisce comunque un settore ad elevata intensità di risorse naturali e con un forte impatto sull’ambiente, particolarmente in termini di perdita di biodiversità. A questo proposito, si stima che i sistemi alimentari siano, a livello globale, responsabili del 60 per cento della perdita di biodiversità, di circa il 24 per cento delle emissioni di gas serra, del 33 per cento della degradazione dei suoli, del 20 per cento dello sfruttamento delle falde acquifere d’acqua dolce e di ben il 91 per cento del sovrasfruttamento delle specie ittiche commerciali (UNEP, 2016).

 

Gli sprechi alimentari

La produzione alimentare è responsabile del 21-37 per cento delle emissioni di gas serra a livello globale (Mbow et al.2019), di cui circa il 44 per cento sotto forma di metano e il 29 per cento sotto forma di protossido di azoto, mentre il restante 27 per cento è dovuto all'anidride carbonica (Gerber et al., 2013). Circa un terzo di tutto il cibo prodotto a livello globale per il consumo umano (esclusi pesce e frutti di mare) viene scartato. SI tratta di circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno, di cui il 40-50 per cento è costituito da radici, frutta e verdura, il 35 per cento da pesce, il 30 per cento da cereali e il 20 per cento da semi oleosi, carne e latticini (FAO, 2016a). Quanto all’Europa, evidenzia la FAO, il 70 per cento dello spreco alimentare proviene dal settore domestico, dai servizi alimentari, dalla vendita al dettaglio e dalla produzione e trasformazione dei beni alimentari. Si stima inoltre che il 13,8 per cento del cibo prodotto vada perduto nell’intera catena di approvvigionamento alimentare prima di arrivare alla vendita al dettaglio  (FAO,2019; Direttiva 2008/98/CE).

 

Dal produttore al consumatore

Queste sono le motivazioni alla base della strategia “Dal produttore al consumatore” lanciata di recente dalla Commissione europea per promuovere la transizione verso un sistema alimentare più sano e sostenibile. La strategia prevede obiettivi quali: la riduzione del 50 per cento di pesticidi, di almeno il 20 per cento di fertilizzanti sintetici, del 50 per cento delle vendite di antimicrobici utilizzati per gli animali d'allevamento e l'acquacoltura e di destinare il 25 per cento dei terreni agricoli alla coltivazione biologica. Ulteriori obiettivi contenuti nella strategia riguardano la promozione di misure specifiche per contrastare la deriva della biodiversità in Europa, al fine di reindirizzarla su un percorso di ripresa entro il 2030. Tra gli interventi previsti, la trasformazione di almeno il 30 per cento della superficie e dei mari d'Europa in zone protette e di almeno il 10 per cento delle superfici agricole ad esempi naturali di paesaggi con elevata biodiversità. A questi obiettivi si aggiunge poi quello che prevede la riduzione dello spreco alimentare del 50 per cento entro il 2030. In questo contesto, la politica agricola comune (PAC) per il periodo 2021-2027 ha elaborato lo strumento degli “eco-schemi” per premiare gli agricoltori che attuano pratiche agricole funzionali al sequestro del carbonio nei suoli attraverso il mantenimento di prati permanenti, la diversificazione colturale, l’agricoltura biologica l'agroforestazione. Si tratta di obiettivi ambiziosi che si inseriscono all’interno di una più ampia strategia, il Green deal, con il quale l’Unione europea punta a favorire il passaggio da un sistema alimentare energivoro a uno più sostenibile, a ridurre l’impronta ambientale e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.


Per approfondire:

  • Monteiro, C. A., Moubarac, J. C., Levy, R. B., Canella, D. S., da Costa Louzada, M. L., & Cannon, G. (2018). Household availability of ultra-processed foods and obesity in nineteen European countries. Public health nutrition, 21(1), 18-26.
  • UNEP (2016). UNEP Frontiers 2016 Report: Emerging Issues of Environmental Concern. United Nations Environment Programme, Nairobi.
  • IPCC SPecial Report on Land and Climate Change. Publisher: IPCC.
  • Gerber, P.J., Steinfeld, H., Henderson, B., Mottet, A., Opio, C., Dijkman, J., Falcucci, A. & Tempio, G. 2013. Tackling climate change through livestock – A global assessment of emissions and mitigation opportunities. Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), Rome.
  • Food in a green light. A systems approach to sustainable food. © EEA, Copenhagen, 2017.

 

Foto d’intestazione: Carlo Alberto Campiotti