Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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L’Unione europea in prima linea per un agricoltura più sostenibile

30 Luglio, 2020

Sostegno all’agricoltura biologica, massiccia riduzione dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici, miglioramento della biodiversità e lotta agli sprechi alimentari costituiscono i principali obiettivi della strategia “Farm to Fork”, lanciata dalla Commissione europea nell’ambito del Green Deal e della Pac post 2020


Ancora distanti dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi

L'Accordo di Parigi, frutto della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2015 (COP21) e sottoscritto da 197 Paesi del mondo, ha rafforzato a livello mondiale gli impegni nella lotta al riscaldamento globale. L’Accordo ha come chiaro – e ormai irrinunciabile – obiettivo quello di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 °C e il più vicino possibile a 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali (relativi all’anno 1850). Tuttavia, le economie più ricche, in particolare i paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico) hanno continuato a fare affidamento sui combustibili fossili, che rappresentano ancora oggi circa l’80 percento delle risorse energetiche. Le energie rinnovabili, in particolar modo l’energia solare, quella eolica, i biocarburanti e il biogas, hanno infatti ancora un ruolo relativamente marginale nei mix energetici di questi Paesi. Su base pro-capite, l’area OCSE emettono una quantità di CO2 superiore rispetto a quella di molte altre aree del pianeta, con 8,7 tonnellate di CO2 pro-capite mediamente emesse nel 2018 (rispetto alle 4,3 tonnellate del resto del mondo). In media, l’industria energetica genera il 29 percento delle emissioni di gas serra in area OCSE, seguita dal settore dei trasporti (24%), quello dell’industria manifatturiera (13%), quello dall’agricoltura (9%), dai processi industriali (7%) e dai rifiuti (3%) (www.oecd.org/environment/env-at-a-glance). Quanto al sistema agricolo-alimentare, nel complesso, il consumo di energia finale si attesta in una quota compresa tra il 17 e il 26 percento per il comparto dell’agroindustria e tra il 2,8 e 5 percento per il settore agricolo. Rispetto alle emissioni di gas serra, invece, il settore agricoltura, oltre alle emissioni dovute al consumo di energie fossili, contribuisce significativamente anche con le emissioni dirette di biossido di carbonio (non CO2), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), derivanti dalla produzione vegetale e dalle attività zootecniche, cui si aggiungono le emissioni nette di CO2 provenienti dai suoli agricoli, forestali e degli altri usi del suolo (Figura 1).

Figura 1. Emissioni di gas serra del settore agricoltura (http://www.fao.org/faostat/en/#data/EM)

 

L’Unione europea sostiene l’agricoltura biologica

Con l’obiettivo di rendere più sostenibile e più sicuro il sistema agricolo-alimentare europeo, la strategia “Farm to Fork”, lanciata nell’ambito della PAC post-2020, prevede per i prossimi dieci anni, in accordo con gli obiettivi contenuti nel Green Deal, una riduzione del 50 percento dell’uso e del rischio di pesticidi e di almeno il 20 percento dell’uso di fertilizzanti, in particolare di quelli sintetici. A questo proposito, la strategia prevede un forte sostegno all’agricoltura biologica e mira al 25 percento dei suoli (rispetto all’attuale 8 percento) dedicati alle produzioni bio entro il 2030. Inoltre, l’Ue si è impegnata, di qui ai prossimi dieci anni, a migliorare l’etichettatura dei prodotti alimentari, per venire incontro alle esigenza di informazione dei consumatori sui benefici di un’agricoltura più sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico. Il Green Deal prevede poi una riduzione del 50 percento delle vendite di antimicrobici utilizzati negli allevamenti animali e nell’acquacoltura, che saranno impiegati solo fino al 25 percento sulle coltivazioni agricole biologiche. Questa misura rientra nel pacchetto di obiettivi per diminuire l’impiego di fitosanitari, di cui gli agricoltori europei fanno ancora oggi un uso eccessivo al fine di proteggere le colture da organismi nocivi, parassiti e patologie. Ogni anno, in Ue, secondo dati della Corte dei Conti europea, vengono vendute 350 mila tonnellate di sostanza attive utilizzare dalla imprese dei PPP (Plant Protection Products) il cui uso, come dimostrato da numerosi studi,si riflettesulla qualità delle acque, del suolo e dei prodotti, con ricadute negative sulla biodiversità degli ecosistemi esulla sicurezzadegli alimenti, dove possono essere presenti sotto forma di residui (Figura 2).

 

Figura 2. Interazioni tra l’uso di pesticidi, le coltivazioni e l’ecosistema

 

A questo proposito, una recente ricerca (http://www.efsa.europa.eu/publications) condotta dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha evidenziato che, nel complesso, il 44 percento dei campioni di alimenti prodotti in manieraconvenzionale tra il 2013 e il 2015 conteneva uno o più residui quantificabili, mentre negli alimenti biologici lafrequenza di campioni contenenti residui misurabili di antiparassitari era sette volte piùbassa (il 6,5 percentodei campioni biologici). Occorre sottolineare, però, che l’Ue ha fatto significativi passi in avanti sul fronte dell’agricoltura bio: la superficie agricola dedicata a colture biologiche rappresenta oggi circa il 7 per cento della superficie totale coltivata e le vendite al dettaglio di prodotti biologici è aumentata, negli ultimi dieci anni, del 69 percento, passando dai 18,1 miliardi a 30,7 miliardi di euro (Figura 3).

 

Figura 3. Crescitacumulativa della superficie investita a colture biologiche e delle vendite al dettaglio nel periodo 2000-2017(Indagini FiBL-AMI (2016-2018)

 

Biodiversità e lotta agli sprechi alimentari nel Green Deal

Nell’ambito del Green Deal sono stati proposti obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi e i fiumi danneggiati, migliorare la salute degli habitat e delle specie protette, proteggere gli impollinatori nei terreni agricoli, sostenere la diffusione del verde in aree urbane e di pratiche agricole con minimo impatto ambientale per salvaguardare le foreste. L’ambizioso obiettivo che si è data l’Unione europea è quello di trasformare almeno il 30 percento dei territori e dei mari in aree protette e di avviare azioni per migliorare dal punto di vista naturale e paesaggistico il 10 percento della superficie agricola. Un altro tassello del Green Deal è rappresentato dalla lotta agli sprechi alimentari. Le stime attuali indicano che il 30 – 40 percento di tutto il cibo prodotto a livello globale viene sprecato lungo la catena di approvvigionamento (Smith, P. et al., 2014). Lo spreco non riguarda solo il cibo, ma anche le risorse economiche ed energetiche impiegate per la produzione, lavorazione, imballaggio e trasporto. Si stima che circa l’8 – 10 percento delle emissioni totali di gas serra di origine antropogenica è dovuto allo spreco alimentare, che rappresenta il 25 – 30 percento della produzione alimentare globale. La perdita di alimenti commestibili e scartati sia dai rivenditori che dai consumatori aumenta le emissioni di gas serra e la pressione generale sulle risorse naturali. La Commissione europea con il Green Deal punta a contrastare gli enormi sprechi, rafforzare la tutela degli ecosistemi, garantire la sicurezza alimentare e salvaguardare la salute umana.


Foto d’intestazione: Carlo Alberto Campiotti