Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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Rapporto ISPRA: in Italia si consumano 2 metri quadrati di suolo al giorno

26 Luglio, 2020

Il consumo di suolo continua ad avanzare al ritmo di 2 metri quadrati di terreno perduti ogni giorno, interessando aree a rischio idrogeologico e sismico. Di qui, la necessità di riconoscere il suolo come “bene comune” a livello europeo


L’Italia continua a perdere suolo a causa sia dell’avanzare di nuove costruzioni e infrastrutture, spesso realizzare in aree a rischio idrogeologico e sismico sia, in modo minore, del fenomeno dell’abbandono, come certificano i dati diffusi dal Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, prodotto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) e curato dall’ISPRA. Dal rapporto emerge che nel 2019 sono andati perduti altri 57 chilometri quadrati di suolo, al ritmo di 2 metri quadrati al giorno, al livello nazionale. In testa alla classifica delle regioni italiane che hanno consumato più suolo nel 2019 si colloca il Veneto, con +785 ettari. SeguonoLombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). Tra le città, Roma si conferma il comune italiano con la maggiore quantità di territorio trasformato, con +500 ettari di suolo consumato dal 2012 ad oggi (Figura 1). In Italia, nonostante vari tentativi tra i quali quello del 2012 ad opera del Ministero dell’Agricoltura, il suolo non ha ancora ricevuto un preciso riconoscimento come “bene comune”, al pari di altre risorse naturali come l’aria, l’acqua e il paesaggio, che hanno una loro specifica disciplina. A questo proposito, va sottolineato che il concetto di “bene comune” riferito al suolo, oltre che in Italia, trova una sua collocazione negli ordinamento di altri Paesi europei e nel diritto dell’Unione europea.

 

Figura 1. Consumo di suolo 2018-2019. Fonte: elaborazioni ISPRA.

 

La FAO ci ricorda che il suolo non è una risorsa rinnovabile e soprattutto che oltre il 95 percento della produzione di cibo dipende dalla capacità del suolo di sostenere la produzione agricola e che per formare un solo centimetro di suolo fertile sono necessari dai 100 ai 1000 anni. Non solo le aree urbane risultano maggiormente danneggiate dalla perdita di suolo, ma anche il settore agricolo, che tra il 2012 e il 2019 ha fatto registrare a causa del consumo di suolo perdite di produzione complessiva di 3,7 milioni di quintali, con un danno economico stimato in circa 7 miliardi di euro (dati CREA). Va inoltre sottolineato che le emissioni di gas serra derivanti da un uso non sostenibile del suolo agricolo e dai cambiamenti d'uso del suolo, soprattutto per effetto della deforestazione, sono la seconda causa di cambiamenti climatici dopo i combustibili fossili e rappresentano quasi il 12 percento del totale (più della quota imputabile al settore dei trasporti). Non va poi sottolineato il fenomeno della “degradazione del suolo”, dovuto principalmente all’erosione del suolo da parte dei venti e della pioggia (Figura 2).

 

Figura 2. K (fattore di erosività del suolo) tiene conto della erosività intrinseca di un determinato suolo ed è definito come la perdita di suolo, misurata in (t ha‑1anno‑1). Fonte: Panagos et al (2014), Science of Tot. Env.

 

Nonostante il suolo abbia ricevuto grande attenzione durante i lavori della COP21, tenutasi a Parigi nel 2015, che ha riconosciuto il ruolo significativo che i suoli agricoli svolgono come pozzi e fonti di carbonio, si stima che i Paesi dell'Unione europea perdano annualmente 970 milioni di tonnellate di terreno fertile, mentre il 75 percento dei seminativi presenta meno del 2 percento di carbonio organico. Tra le cause, oltre all’erosione, vi sono l’eccesso di lavorazione dei terreni agricoli e l’uso limitato di colture di copertura, di fertilizzanti organici e di sistemi di drenaggio dei suoli. Significative al riguardo sono anche le pratiche di gestione agricola non sostenibilie ildeterioramento degli habitat naturali che riducono la capacità dei suoli di mantenere il loro stock di carbonio originario e favoriscono il rilascio in atmosfera sotto forma di CO2 contribuendo al riscaldamento globale (Figura 3).

 

Figura 3. Mappa della percentuale di carbonio organico nell'orizzonte superficiale dei suoli in Europa.

 

La PAC post 2020, in linea con il Green Deal, ha messo in campo una serie di misure per la sostenibilità dell’agricoltura e del suolo agricolo. Tra queste, la gestione razionale dei nutrienti per evitare l’inquinamento delle falde acquifere, la riduzione dei consumi di acqua e dei livelli di ammoniaca e protossido di azoto, la protezione delle risorse naturali e la rotazione delle colture al posto della diversificazione colturale. Inoltre, ogni Stato membro dell’Ue è tenuto a sviluppare un sistema di eco-schemi e misure agro-climatico-ambientali per sostenere i servizi ecosistemici oltreché incentivare gli agricoltori verso pratiche che aumentano la fertilità del suolo e riducono l’uso di fertilizzanti sintetici e l’emissione di gas serra.

 

Per approfondire:

  • G. Louwagie, S. H. Gay, and A. Burrell, Final report on the project ‘Sustainable Agriculture and Soil Conservation (SoCo)’ JRC Scientific and Technical Reports (Luxembourg: European Commission, Joint Research Centre, 2009).
  • Summary for policymakers of the IPBES assessment report on land degradation and restoration.2018. 
  • Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES). ISBN No: 978-3-947851-04-1.

 

Foto d’intestazione: Carlo Alberto Campiotti