Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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La pandemia impone una transizione sostenibile

22 Maggio, 2020

Gli effetti devastanti della pandemia hanno messo in luce la necessità di accelerare il passo verso la costruzione di un sistema energetico più sostenibile e responsabile nei confronti dell’ambiente.


La transizione sostenibile è possibile

La drammatica situazione sanitaria, sociale ed economica che ha investito il mondo in questi mesi, dovuta alla pandemia da Covid-19, ha messo in luce la necessità di ridefinire il modello di sviluppo seguito sino ad oggi. Occorre una svolta verso una transizione sostenibile dal punto di vista ambientale ed energetico fondata sulla tutela della salute delle persone e del territorio, sulla riduzione delle emissioni di gas serra e sulla salvaguardia delle risorse naturali. Tra i principali responsabili delle emissioni di gas serra a livello europeo si colloca il settore industriale, che rappresenta oltre il 30 per cento del totale delle emissioni, seguito da quello agricolo-alimentare, con il 25 per cento. Il miglioramento delle condizioni atmosferiche e della qualità dell’aria registrato in gran parte dei paesi industrializzati, dovuto al periodo di lockdown generale imposto dai governi di quasi tutti paesi del mondo, evidenzia gli effetti benefici che si potrebbero ottenere dall’adozione di un diverso modello di sviluppo, meno inquinante e più responsabile nei confronti dell’ecosistema terrestre e dei cicli biologici naturali. Il riscaldamento globale e il forte consumo di risorse fossili, infatti, sono annoverati da buona parte della comunità scientifica tra i principali responsabili dell’aumento della temperatura e causa di fenomeni metereologici estremi, in particolare di siccità e ondate di calore, sempre più diffuse nei mesi estivi. Quanto alle condizioni climatiche e ambientali dell'Europa, le ultime stime indicano che l'esposizione a PM2,5 è responsabile di circa 400 mila decessi prematuri ogni anno, mentre l'esposizione a NO2 e O3 è stata responsabile di circa 70 mila e 15 mila decessi prematuri solo nel 2017 (SEE, 2019b). Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione hanno adottato la Direttiva UE 2016/2284 (entrata in vigore il 31.12.2016), ribattezzata “NEC” (National Emission Ceilings), che fissa i limiti per ciascun inquinante per il periodo 2020-2029. La direttiva stabilisce inoltre gli impegni nazionali di riduzione per i cinque inquinanti più pericolosi per la salute umana e l’ambiente (Figura 1), ovvero anidride solforosa (SO2), Ossido di azoto (SOx), composti organici volatili non metanici (NMVOC), ammoniaca (NH3) e particolato fine (PM2.5).

 

Figura 1. Impegni di riduzione per gli inquinanti più pericolosi secondo la Direttiva UE 2016/2284

 

Il lockdown non è la soluzione

Di recente sono stati avviati da Iss (Istituto Superiore di Sanità), Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e Snpa (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) numerosi studi epidemiologici finalizzati a valutare le interazioni fra polveri sottili e l’insorgere delle patologie da Covid-19. Nonostante le prove scientifiche a favore della relazione tra la circolazione del virus e i livelli di inquinamento atmosferico, la riduzione delle emissioni di gas serra non può essere solo la conseguenza dell’emergenza sanitaria in corso. Sebbene il lockdown generale abbia comportato in questi mesi una diminuzione del 5 per cento delle emissioni di gas serra, grazie alla drastica riduzione della mobilità e dell’attività economica imposta a livello globale, esso non rappresenta una valida soluzione contro il cambiamento climatico. La riduzione delle emissioni non può infatti avvenire mediante blocchi o restrizioni, bensì attraverso interventi mirati a sostenere le tecnologie pulite e l’efficienza energetica. La crescente presenza di carbonio nell’atmosfera ha finora aumentato la temperatura globale di circa 1 °C rispetto ai livelli preindustriali. Tuttavia, stando alle stime attuali, se non verranno adottate le misure richieste dall’Accordo di Parigi sul clima (sottoscritto da ben 195 paesi) l’aumento potrebbe essere di 3 o 4 °C entro la fine del secolo, con conseguenze ambientali e sanitarie senza precedenti (Figura 2).

 

Tendenza delle emissioni di gas serra in uno scenario a 1,5 °C(Unione europea, 2019)

Figura 2. Previsioni sulle emissioni di gas serra nell’Unione europea (a 28)

 

Superata l’emergenza 

Promuovere le rinnovabili per sostenere la transizione energetica, in linea con gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi sul clima, appare la via da intraprendere per contribuire a migliorare le condizioni del pianeta. A questo proposito, la Commissione europea ha sottolineato che il Green Deal, l’ambizioso piano di investimenti pari a 1 trilione di euro per rendere più sostenibile l’Europa, richiederà interventi sia pubblici che privati in infrastrutture,  rinnovabili e adattamento dei sistemi energetici. Secondo le previsioni della Commissione, entro il 2050, l’elettricità sarà prodotta per l’80 per cento da rinnovabili e rappresenterà la metà della domanda finale di energia nell’Unione (Figura 3).

 

Consumo interno lordo di energia(Unione europea, 2019)

Nota: Il Consumo Interno Lordo di energia è la somma delle varie produzioni europee lorde (l’energia misurata all’uscita dei generatori senza sottrarre i consumi per i servizi ausiliari degli impianti) più il saldo degli scambi con l’estero più (+) importazioni meno (-) esportazioni).

Figura 3. Previsioni sull’approvvigionamento di energia nell’Unione Europea (a 28)

 

L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA) (IRENA), nel rapporto "Global energy transformation: A roadmap to 2050" (2019 edition), stima che entro il 2050, l’adozione delle tecnologie energetiche rinnovabili favorirà la riduzione di anidride carbonica del 70 per cento, contribuirà ad aumentare l’occupazione nel settore dagli attuali 11 milioni a 42 milioni di lavoratori e porterà il numero degli occupati nel comparto dell’efficienza energetica a 21 milioni. Superata l’emergenza Covid-19, le istituzioni nazionali, europee e del resto del mondo, insieme con i rappresentanti dei cittadini e dell’imprenditoria, dovranno pensare all’adozione di misure in grado di trasformare la tragedia economica e sociale in una grande opportunità per mutare modello di sviluppo mediante l’avvio di un’ambiziosa transizione energetica che protegga l’ecosistema e acceleri il passo verso gli obiettivi climatici fissati a livello internazionale. 


Per approfondire:

  • Raggiungere l’impatto zero sul clima entro il 2050. UE, ISBN 978-92-76-02088-2.
  • Piano Green Deal europeo. COM (2020) 21 final.
  • Direttiva Europea UE 2016/2284 (entrata in vigore il 31.12.2016).
  • EEA Report No 10/2019. Air quality in Europe — 2019 report.

 

Foto d’intestazione: Carlo Alberto Campiotti