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L’Unione europea in marcia verso un futuro sostenibile

11 Maggio, 2020

Il Green Deal prevede una strategia integrata basata sulla riduzione delle emissioni di gas serra, lo sviluppo delle rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la riconversione ecologica del sistema agricolo-alimentare. 


L’Unione europea punta alla “neutralità climatica” entro il 2050  

L'Unione europea è impegnata a diventare il primo blocco geografico al mondo neutrale dal punto di vista energetico e ambientale entro il 2050. Attraverso il Green Deal, il piano di investimenti pari a 1 trilione di euro per rendere più sostenibile l’Europa, la Commissione europea vuole raggiungere l’obiettivo della “neutralità climatica” entro la metà del secolo. Tra i principali obiettivi del piano, particolare rilevanza ricoprono la minimizzazione delle energie di origine fossile, che rappresentano circa l’80 per cento delle emissioni di gas serra, il miglioramento dell’efficienza energetica e la realizzazione di sistema agricolo-alimentare sostenibile. Nello specifico, il Green Deal prevede un taglio delle emissioni di gas serra compreso tra l’80 e il 95 per cento (rispetto ai  livelli del 1990) entro il 2050, con una riduzione di almeno il 40 per cento da raggiungere entro il 2030, anno in cui si dovrà avere una quota del 32 per cento del consumo finale di energia coperto attraverso le rinnovabili e un risparmio energetico del 32,5 per cento efficientando i diversi settori produttivi a livello europeo (Figura 1).

 

 

Nota 1: Le tendenze delle emissioni di gas serra, le proiezioni e i calcoli relativi agli obiettivi da raggiungere comprendono le emissioni del trasporto aereo internazionale ed escludono le emissioni e i traslochi dal settore LULUCF (per evitare la complessità della contabilità). Lo scenario WEM riflette politiche e misure esistenti, considerato che lo scenario WAM si riferisce agli effetti aggiuntivi delle misure pianificate comunicate dagli Stati membri.

Nota 2: Si definisce LULUCF (Land use, land-use change, and forestry) l’uso del suolo, i cambiamenti nell’uso del suolo e la silvicoltura.

Nota 3. Consumo finale lordo di energia. Totale dei prodotti energetici forniti a scopi energetici all’industria, ai trasporti, alle famiglie, ai servizi, compresi i servizi pubblici, all’agricoltura, alla silvicoltura e alla pesca, ivi compreso il consumo di elettricità e di calore del settore elettrico per la produzione di elettricità e di calore, incluse le perdite di elettricità e di calore con la distribuzione e la trasmissione (Fonte: Direttiva 2009/28/CE).

Figura 1. Emissioni di gas serra nell'UE, 1990-2050: tendenze, proiezioni e obiettivi. Rielaborato da EEA (2019b, 2019e, 2019f); EEA (forthcoming) (2019b).

 

I pilastri del Green Deal

Rinnovabili             

Nell’Unione Europea, nel 2017, le rinnovabili hanno coperto il 18,9 per cento del consumo energetico (Figura 2). Il 30,7 per cento per l’energia elettrica, il 19,5  per il riscaldamento e raffreddamento e il 7,6 per il consumo di carburante per i trasporti in tutta l’Ue. Quanto all’Italia, secondo il GSE (Gestore Servizi Energetici), le fonti rinnovabili hanno coperto il 18,1 per cento dei consumi nel 2018, superando l’obiettivo al 2020 stabilito dall’Ue per l’Italia (17,4 per cento). Tra i benefici delle rinnovabili, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la diversificazione delle forniture di energia, la minore dipendenza dal mercato dei combustibili fossili e il contrasto al riscaldamento globale.

 

Figura 2. Percentuale risorse rinnovabili sul consumo finale lordo a livello europeo

 

Con il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, l’Ue sostiene poi lo sviluppo di un sistema diffuso in cui il consumatore diventa prosumer (parola mutuata dall’inglese “producer-consumer”), vale a dire un soggetto che produce l’energia che consuma. Di qui il passo successivo alla “comunità energetica”, ossia una comunità in grado di produrre, gestire e risparmiare energia in relazione alle disponibilità e alle necessità di consumo degli individui che fanno parte della stessa comunità. Occorre tuttavia considerare che la transizione da un sistema energetico centralizzato, come quello attuale, a un sistema energetico rinnovabile dove, al contrario, l’energia passa dagli auto-produttori alla rete centralizzata, richiederà cambiamenti nei comportamenti e nelle abitudini dei consumatori. 

 

Sistema agricolo-alimentare

Le emissioni generate lungo l’intera filiera, dalla produzione al consumo, contribuisce per circa il 25-30 per cento delle emissioni antropogeniche di gas serra, inclusa la gestione dei suoli. La Commissione europea ha posto il sistema agricolo-alimentare al centro del Green Deal. Secondo la Commissione, infatti, le attività legate al sistema agricolo-alimentare dovranno attuare una forte riconversione ecologica attraverso il contrasto alle monocolture, aumentando le superfici coltivate seguendo i protocolli dell’agricoltura biologica al fine di evitare l’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti di sintesi, territorializzando le colture e i prodotti agroalimentari, sviluppando filiere agricole a km 0. A questi obiettivi si aggiunge quello che prevede l’eliminazione di 1,3 miliardi di tonnellate di sprechi alimentari che contribuiscono all’emissione di oltre 3,3 miliardi di tonnellate di CO2. 

 

Efficienza Energetica

L'efficienza energetica, che è uno dei pilastri della strategia dell'Unione europea per il risparmio di energia, è stata proposta come valida soluzione all’interno di un percorso altamente efficace per migliorare la competitività e la sostenibilità dell'economia europea, diminuire le emissioni, ridurre la dipendenza energetica e aumentare la sicurezza di fornitura e creazione di posti di lavoro. Nell’ambito del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, sulla quale si basa il quadro normativo delle politiche dell'Ue, il nuovo obiettivo di efficienza energetica per il 2030 sale al 32,5 per cento, con una clausola di revisione al rialzo entro il 2023. 

 

Il “Just Transition Mechanism” per sostenere l’impatto della decarbonizzazione

La transizione verso un'economia neutrale dal punto di vista climatico, se non opportunamente controllata, potrebbe comportare una significativa perdita di occupazione negli impianti e nelle attività legate alla produzione e distribuzione di energia fossile. A questo proposito, il Green Deal prevede uno strumento finanziario denominato Just Transition Mechanism (JTM) per contrastare l'impatto socioeconomico della transizione energetica, che prevede investimenti mirati prioritariamente a sostenere l’occupazione legata alla catena del valore dei combustibili fossili. Tale meccanismo metterà a disposizione 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 per sostenere la riconversione delle attività produttive nelle regioni dove sarà più intenso l'impatto socioeconomico della transizione energetica. 


Per approfondire:

  • The European Green Deal. Brussels, 11.12.2019 COM (2019) 640 final.
  • EEA Report No 15/2019. Trends and projections in Europe 2019.
  • GSE, 2019. Fonti rinnovabili in Italia e in Europa verso gli obiettivi al 2020 e al 2030.