Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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Ce la faremo? Dipende da come tratteremo la nostra “casa comune”

2 Maggio, 2020

L’Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui l'umanità può considerare di aver consumato tutte le risorse naturali prodotte dal pianeta per quell'anno, si avvicina. In occasione della Giornata mondiale della Terra, Papa Francesco ha sottolineato la necessità di "un piano condiviso per scongiurare le minacce contro la nostra casa comune", in vista della prossima COP26.


L’Italia consuma le risorse di 2,7 pianeti

Il Global Footprint Network, think tank internazionale che misura l’impronta ecologia dell’uomo sulla Terra, ogni due anni comunica l’Earth Overshoot Day (EOD), letteralmente, il “Giorno del sorpasso”, cioè il giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse naturali che il pianeta è stato in grado di produrre per quell’anno e ha emesso una quantità di CO2 superiore a quella che l’ecosistema terrestre è stato in grado di assorbire. Ogni anno, dagli anni ’70 ad oggi, l’EOD ha avuto una cadenza annuale sempre più ridotta: nel 2018 è arrivato il 1° agosto e nel 2019 il 29 luglio. Tuttavia, secondo il Global Footprint Network, tale data si avvicina con maggiore rapidità. Infatti, nel 2019, il nostro Paese ha raggiunto l’EOD il 15 maggio, con oltre due mesi di anticipo rispetto alla media mondiale. A quella data, fa sapere il think tank, avevamo già consumato una quantità di risorse naturali pari a quella prodotta da 2,7 pianeti (Figura 1).

 

Figura 1. Impronta ecologica sul pianeta da parte dei paesi più impattanti

 

In che data cadrà l’EOD in Italia nel 2020? Avremo la possibilità di avere la risposta il prossimo 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. Per adesso, dobbiamo rimetterci alle previsioni del Global Footprint Network che ci dicono che con ogni probabilità l’Italia dovrebbe raggiungere l’EOD il prossimo 14 maggio, quindi con un giorni di anticipo rispetto allo scorso anno (Figura 2). 

 

Figura 2. Previsioni sulla data dell’Earth Overshoot Day per il 2020

 

I calcoli effettuati dal think tank ci dicono che se riuscissimo a spostare tale data in avanti di 5 giorni ogni anno, a partire dall’anno in corso, intorno al 2050, potremmo tornare a vivere in perfetta armonia con il nostro pianeta, ossia a rigenerare le risorse naturali di cui abbiamo bisogno entro il normale decorso dell’anno. Tuttavia, occorre considerare che tale previsione è stata effettuata prima dell’inizio della pandemia di Covid-19, che ha avuto come “effetto collaterale” quello di costringere l’umanità a riflettere sulla scarsa attenzione che gli attuali stili di vita dimostrano verso l’ecosistema terrestre, che, nonostante la nostra irresponsabilità, assicura le risorse necessarie al proseguimento della vita.

 

Il consumo di risorse naturali

Emissioni gas serra

Dovrebbero essere ridotte del 7,6 per cento ogni anno di qui al 2030 per centrare l'obiettivo dell’Accordo di Parigi del 2015 che mira a contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2°C al 2030. Questo significa che i 192 paesi firmatari dovrebbero aumentare di tre volte i loro impegni di riduzione delle emissioni di gas serra (Figura 3).

 

Figura 3. Riscaldamento globale del pianeta negli ultimi 50 anni 

 

Acqua

L’uso dell’acqua in agricoltura è pari al 70 per cento a livello globale. In Europa il 40 per cento dell’acqua disponibile è impiegata in agricoltura, il 30 per cento è richiesto per la produzione di energia, il 18 per cento per l’industria mineraria e il 12 per cento per uso domestico. In media, il consumo pro capite di ciascun cittadino europeo è di 144 litri di acqua al giorno (Agenzia Europea dell’Ambiente, 2019). L’enorme consumo di acqua provoca è responsabile del deterioramento del bene acqua sia dal punto di vista quantitativo (sovrasfruttamento delle falde acquifere, fiumi secchi, ecc.) che qualitativo (eutrofizzazione, inquinamento di sostanze organiche, intrusione salina, ecc.). A questo proposito, sottolinea la FAO, lo stress idrico (condizione squilibrio tra il consumo di acqua e le risorse idriche disponibili) si traduce in una minore disponibilità di acqua, inferiore a 1.700 m3/anno a persona. Inoltre, secondo le Nazioni Unite, circa 780 milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile e un terzo dei paesi del mondo è sotto stress idrico (Figura 4). 

 

Figura 4. Stress idrico nel mondo

 

Quando viene superata la soglia di 1.000 m3/anno per persona si verifica la scarsità d'acqua. La scarsità d'acqua assoluta si ha nei paesi con meno di 500 m3/anno a persona. Si stima che a ogni aumento di 1°C della temperatura globale corrisponde mediamente una diminuzione del 20 per cento delle risorse idriche rinnovabili superficiali e sotterranee (Observatory for a sustainable water industry, 2018). Già nel 2012, il Water Resource Group stimava che entro il 2030 si sarebbe registrato un gap del fabbisogno idrico del 40 per cento rispetto a quello stimato. Per l’Ipcc, il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, è necessario adottare misure di mitigazione e adattamento per evitare il rischio di scarsità di acqua o, nella peggiore delle ipotesi, quello di desertificazione (Ipcc, 2014).

 

Suolo

L'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile include tra i suoi obiettivi quello della “Land Degradation Neutrality”, che, in ultima analisi, impegna tutti i paesi firmatari a non degradare ulteriormente il suolo e ad arrestare la perdita di biodiversità” (SDG Target 15.3). Con questo obiettivo le Nazioni Unite si propongono di interrompere il degrado del suolo, dovuto soprattutto alla mancanza di sostanza organica (valori inferiori a 40 t/ha di carbonio organico), rilevata in oltre un quarto delle terre coltivate a livello globale e a mantenere la quantità e la qualità delle risorse naturali necessarie a garantire un livello elevato di sicurezza alimentare (Figura 5).

 

Figura 5. Mappa globale del carbonio organico del suolo (Fonte: FAO, Intergovernmental Technical Panel on Soils)

 

Salvaguardiamo la nostra "casa comune"

In ultima analisi occorre riflettere sulle parole pronunciate da Papa Francesco lo scorso 22 aprile, in occasione della Giornata mondiale della terra. A cinque anni dalla pubblicazione dell’enciclica “Laudato si’”, il Papa è intervenuto sul tema della salvaguardia del pianeta, affermando che “se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta. Serve un piano condiviso per scongiurare le minacce contro la nostra casa comune”. Vedremo se il monito lanciato dal Papa verrà ascoltato in occasione della COP26 di Glasgow, per ora rimandata al prossimo anno.


Per approfondire:

  • Lettera Enciclica LAUDATO SI’ del Santo Padre Francesco sulla cura della Casa Comune. Copyright 2015 – Libreria Editrice Vaticana – 00120 Città del Vaticano ISBN 978-88-209-9578-2. www.libreriaeditricevaticana.va.

  • Linee guida sugli indicatori di siccità e scarsità idrica. ISPRA, IRSA-CNR. 2018.

  • FAO 2017. Soil Organic Carbon: the hidden potential.