Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

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L’Unione europea punta a emissioni nette zero entro il 2050

20 Aprile, 2020

La Commissione europea punta con il Green deal a raggiungere la “carbon neutrality”, cioè emissioni nette zero, entro il 2050.  La nuova PAC 2021 – 2027, grazie alla strategia integrata “Farm to Fork”, contribuirà a sostenere un modello di agricoltura sostenibile in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas serra.


Una drastica diminuzione delle emissioni

Tra i principali obiettivi del Green deal europeo figura quello di sostenere un modello di sviluppo economico in grado di arrivare a emissioni nette zero entro il 2050 (carbon neutrality). L’Unione europea si è infatti data l’obiettivo, in linea con l’Accordo di Parigi del 2015, che impegna gli Stati firmatari a contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2 °C entro la fine del secolo (con volontà di mantenerlo entro gli 1,5 °C), a ridurre le emissioni di gas serra del 40 per cento al 2030 e del 55 per cento al 2050 (rispetto ai livelli del 1990). Nel 2017, le emissioni di gas serra a livello globale relative a tutti i settori economici, hanno raggiunto le 51 miliardi di tonnellate di CO2eq (Gt CO2eq anno-1). Includendo la gestione del suolo, si arriva a 56 Gt CO2eq anno-1. In particolare, la FAO  (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) ha stimato le emissioni di anidride carbonica a livello globale in 11,1 Gt CO2eq anno-1, di cui 6,1 Gt CO2eq anno-1 derivanti dalle attività agricole e zootecniche e 5,0 Gt CO2eq anno-1 dall’uso agricolo dei suoli, dalla deforestazione e dal degrado delle torbiere (Figura 1).

 

Figura 1. Emissioni di CH4, N2O e CO2eq in agricoltura relative agli anni 1990-2017 (Rielaborato da http://www.fao.org/faostat/en).

 

Il ruolo dell’agricoltura biologica

Per la lotta al cambiamento climatico, la Commissione europea ritiene l’agricoltura cruciale, data la capacità dei sistemi vegetali e dei terreni di assorbire e trattenere i gas serra dell’atmosfera mediante la fotosintesi clorofilliana e lo stoccaggio della CO2 nel legno, nelle radici e nel suolo. A questo proposito, è opportuno sottolineare che le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura degli Stati membri dell’Unione europea costituiscono il 9 per cento delle emissioni a livello globale. Tale quota di emissioni è causata sia dall’uso di fertilizzanti e pesticidi di sintesi sia dagli allevamenti degli animali, dalla lavorazione dei suoli e dalla gestione del letame (dai quali deriva una parte consistente delle emissioni di gas serra sotto forma di protossido di azoto e metano). Perciò, l’agricoltura biologica, che presenta metodi di coltivazione basati sull’impiego di sostanze naturali ed esclude l’uso di sostanze di sintesi, rappresenta una soluzione efficace per il settore. Nel 2018 la superficie destinata all’agricoltura biologica in Europa è stata quantificata in 13,4 milioni di ettari, pari al 7,5 per cento del totale dei terreni agricoli. Per quanto riguarda l’Italia, i dati del SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull'Agricoltura Biologica), confermati dalle stime Eurostat, riportano una superficie adibita ad agricoltura biologica pari a circa 2 milioni di ettari (Figura 2).

 

Figura 2. Superficie agricoltura biologica nell’Unione europea (Rielaborato da Eurostat).

 

Quanto alla vendita al dettaglio di prodotti biologici, l’Istituto di ricerca per l’agricoltura biologica (FiBL) ha registrato nel 2019 un fatturato di 37,4 miliardi di euro a livello europeo. L’Italia, leader in Europa per l’agricoltura biologica, vanta 2 milioni di ettari e circa 80 mila aziende bio, con un mercato che supera i 4 miliardi di euro l’anno, di cui 2 miliardi relativi all’export di prodotti biologici (SANA, 2020).

 

Gli effetti del cambiamento climatico

Il sistema agricolo-alimentare, che interessa il 40 per cento della superficie totale dell’Unione europea, risente più di altri del cambiamento climatico in atto. A questo proposito, l’Agenzia europea dell’Ambiente stima che la disponibilità di prodotti alimentari sarebbe notevolmente inferiore se il riscaldamento globale dovesse superare i 2 °C, prevista come soglia limite dall’Accordo di Parigi. I paesi europei più colpiti sarebbero, in primo luogo, quelli del bacino mediterraneo. Secondo il Copernicus Climate Change Service, il 2019 è stato il quinto anno di una serie di anni eccezionalmente caldi e il secondo più caldo mai registrato nella storia del pianeta (Figura 3). Nell’Europa settentrionale le piogge sono aumentate fino a 70 mm/decennio dagli anni Sessanta del Novecento, mentre in quella meridionale sono diminuite fino a 90 mm/decennio. La diminuzione delle piogge e l’aumento delle temperature condizionerà negativamente soprattutto l’agricoltura dei paesi mediterranei e di quelli dell’Europa sudorientale (Euronews, 02/03/2020). Le irregolarità climatiche alterano infatti i cicli biologici delle piante con problemi divariazioni produttive, maggiore richiesta di acqua e di interventi fitosanitari.  

 

Figura 3. Aumento della temperatura nel periodo 1880-2020 (Immagine NASA).

 

Secondo l’EEA, le perdite economiche causate dalle irregolarità climatiche (ondate di calore, periodi di siccità, inondazioni) hanno richiesto nel 2018 circa 283 miliardi di euro (Figura 4).

 

Figura 4. Regioni europee caratterizzate da eventi meteorologici anomali (rielaborato da EEA Report No 04/2019).

 

La Commissione Europea, oltre alla tutela della biodiversità, il sostegno all’agricoltura sostenibile e alle energie rinnovabili, ha indicato come obiettivo prioritario la strategia della “neutralità climatica” ai fini del raggiungimento di unequilibrio che azzeri il rapporto tra le emissioni di anidride carbonica e il loro assorbimento rispetto all’impronta chimica di un prodotto, edificio, servizio, comunità o evento. In linea con tale obiettivo si inserisce la nuova PAC 2021-2027, che contiene al suo interno la strategia integrata “Farm to Fork”, che punta a incrementare gli investimenti nell’agricoltura sostenibile per garantire la sicurezza alimentare, la protezione delle risorse naturali e il contrasto al cambiamento climatico.


Per approfondire:

  • EEA, Report No 04/2019.
  • Conferenza interparlamentare sul cambiamento climatico. Helsinki, 6-7 ottobre 2019. Documentazione per le Commissioni Riunioni Interparlamentari.

Foto d’intestazione: parco eolico (©Carlo Alberto Campiotti)