Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente

Informazioni

Il sistema agricolo-alimentare snodo cruciale dell'economia nazionale

31 Ottobre, 2019

Il contributo del sistema agricolo-alimentare fondamentale per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del Pacchetto Clima ed Energia 20-20-20, che hanno ufficializzato il ruolo dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile. 


L’agricoltura italiana si sviluppa su una SAU (Superficie Agricola Utilizzata) che si estende per circa 13 milioni di ettari, che fanno dell’Italia il terzo paese in Europa per superficie agricola dopo Romania e Polonia. All’interno di tale territorio si conta oltre 1 milione di aziende agricole, cioè il 10 per cento del totale delle imprese che operano in Italia (dati della PAC 2014-2020). Nel complesso le diverse filiere agroalimentari legate alla produzione agricola dei beni alimentari e delle bevande, alla silvicoltura, alla pesca e alle attività di trasformazione agroindustriale, generano ogni anno un valore economico che, incluse le imposte dirette e indirette, sfiora i 270 miliardi di euro (Vieri S. Agricoltura.Settore multifunzionale allo sviluppo, 2012; Forum PA, 2017). È opportuno sottolineare che nella cifra non rientrano le perdite economiche derivanti dal giro d’affari dell’Italian Sounding e del Look Alike, che arrecano danno al Made in Italy alimentare sui mercati esteri, attestato intorno ai 90 miliardi di euro all’anno (Confindustria, 2019). Tuttavia, stando al fatturato che riesce ad esprimere, il sistema agricolo-alimentare italiano rappresenta uno snodo cruciale di interessi per l’economia nazionale e per l’occupazione. Nel nostro Paese ci sono 800 mila posti di lavoro nel settore agricolo e altri 480 mila in quello dell’agroindustria alimentare (Istat, 2017; ISMEA, 2018. Rapporto sulla competitività dell’agroalimentare italiano). Ciò è favorito dalla multifunzionalità del sistema agricolo-alimentare e allo stretto legame che esso mantiene con la GDO (Grande Distribuzione Organizzata). Tuttavia, quest’ultima, se da un lato ha aumentato le potenzialità produttive, commerciali e occupazionali, dall’altro ha inserito il settore agricolo-alimentare tra quelli più energivori del nostro Paese. Esso, infatti, con i suoi 12.170 GWh consumati dall’agroindustria e altri 5.567 GWh a carico dell’agricoltura, si pone, quanto a consumi, immediatamente dopo i settori meccani (23.739 GWh), siderurgico (18.262 GWh) e chimico (18.249 GWh), come evidenziato dalla Tabella 1.

 

Settore produttivo

Energia elettrica(a) (GWh)

Carbone di legna (t)

G.P.L. (t)

Gasolio(b) (t)

Agricoltura e pesca

5.567

-

19.000

2.106.000

Agroindustria

12.170

10.000

25.000

26.000

Totale

17.737

10.000

44.000

2.132.000

Tabella 1.  Consumi finali di energia del sistema agricolo-alimentare (fonte: Elaborazioni ENEA su dati MISE 2017 riferiti al 2016).

(a) Energia elettrica consumata che è stata prodotta con metano o derivati del petrolio nelle centrali elettriche

(b) Comprende il gasolio agevolato e il carburante per i mezzi meccanici.

 

L’evoluzione delle tecnologie e del mercato impongono ormai di guardare non soltanto al contenimento dei costi produttivi, ma soprattutto all’aumento del valore aggiunto che l’innovazione e l’efficienza energetica sono in grado di assicurare alla competitività delle imprese in termini di riduzione dei costi energetici, qualità eco-ambientale dei prodotti e dei processi produttivi. In accordo con il D.Lgs. 102/14, emanato in attuazione della Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, in Italia è stato introdotto l’obbligo della Diagnosi Energetica per le “grandi imprese” e le aziende a “forte consumo di energia”. I risultati finora ottenuti evidenziano che le PMI (Piccole e Medie Imprese), che costituiscono il 99% del settore agricolo e dell’industria alimentare, sebbene non siano direttamente investite dagli obblighi della Direttiva 212/27/UE, rappresentano comunque un consumo energetico significativo, sul quale è opportuno intervenire con i sistemi di gestione conformi alla UNI 50001 e/o secondo la UNI EN 14001. Un sistema agricolo-alimentare più innovativo, infatti, favorisce un notevole risparmio di energia e contribuisce ad aumentare il senso di responsabilità dei cittadini nei confronti di abitudini negative riferite alla scarsa considerazione nei confronti del concetto di efficienza energetica associato alla vita quotidiana e alle abitudini dei produttori e dei consumatori. Considerando che nel 2050 vivranno oltre 9 miliardi di persone sul nostro pianeta (secondo stime delle Nazioni Unite), la produzione di cibo rischia di causare ulteriori pressioni sull’ecosistema terrestre in termini di consumo di suolo, acqua ed energia (AsVIs). A questo proposito, l’affermazione di un sistema agricolo-alimentare innovativo e in sintonia con l’ambiente e l’energia rinnovabile appare fondamentale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del Pacchetto Clima ed Energia 20-20-20, che hanno ufficializzato il ruolo dell’efficienza energetica per la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile.