Facciamo tutti la nostra parte! n.89
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La compostiera da cucina


È nato il robot da cucina che produce compost. E, a breve, la frazione organica potrà essere trattata direttamente a casa, grazie ad un elettrodomestico che consentirà a qualunque famiglia di produrre concime nella propria abitazione, determinando una drastica riduzione dei rifiuti e ridisegnandone il ciclo di gestione.

Il robot che trasforma i rifiuti domestici organici (che rappresentano circa il 40% dei rifiuti prodotti) in compost grezzo grazie alla fermentazione anaerobica, potrà essere inserito in qualsiasi cucina componibile occupando la metà dello spazio necessario all'alloggiamento della lavastoviglie: sarà in grado di compattare l'umido, bloccare i cattivi odori e separare l'umido dai liquidi; sarà inoltre autopulente e non immetterà materiale negli scarichi.

Dal momento dell'immissione dei rifiuti organici nel cestello della macchina, la frazione umida sarà trattata per circa 5 settimane, con particolari enzimi che scongiurano il cattivo odore, e dovrà poi essere conferita ad un'azienda di compostaggio che si occuperà della maturazione finale del prodotto e della sua commercializzazione per l'utilizzo in agricoltura biologica.

Il robot domestico nasce dal progetto ''N.O.WA.S.T.E.'' (acronimo di ''New organic waste sustainable treatment engine'' - nuovo elettrodomestico per il trattamento dei rifiuti organici domestici) realizzato dall'Irssat (Istituto di ricerca, sviluppo e sperimentazione sull'Ambiente e il Territorio - ente no-profit che usufruisce di finanziamenti regionali), grazie al finanziamento della Commissione europea attraverso lo strumento Life+ con poco più di un milione di euro, il 50% dei circa due milioni di euro del costo totale. Al progetto hanno collaborato anche l'assessorato regionale Territorio ed Ambiente, l'Università degli Studi di Catania (Dipartimento di Economia e Territorio) e l'azienda Bio.Medi, e vi ha partecipato anche la provincia regionale di Catania quale partner sostenitore, nonché il comune turistico di Castelmola, quello rurale di Gaggi e quello industriale di Melilli nei cui territori dai consumi fortemente caratterizzati sono state individuate le aree per la prima sperimentazione.

“Il progetto è stato avviato circa tre anni fa e inizialmente – spiega Giuseppe Lo Bianco, presidente dell'Irssat – abbiamo verificato che l'opzione che avevamo immaginato fosse compatibile con le abitudini familiari. Ci siamo convinti che è possibile e che il sistema può diventare uno standard. Materialmente, l'apparecchio si presenta come un elettrodomestico, delle dimensioni di 30x60x80 centimetri. Sarà integrabile in una normale cucina, facilmente utilizzabile in casa ed estraibile. Il primo esemplare sarà presentato a gennaio ed entro marzo sarà avviata la sperimentazione con trenta macchine funzionanti”. Il test durerà 30 mesi e prevede anche l'utilizzo di speciali prototipi per ristoranti, hotel, mense e scuole.

La fase sperimentale prevede un legame diretto con le imprese, perché il compost prodotto dalle famiglie dovrà essere trattato ai fini della commercializzazione. A quel punto potranno essere chiari sia i costi industriali di produzione, sia i vantaggi economici derivanti dalla fornitura del prodotto grezzo.

Il progetto mira a elaborare una "filiera" vantaggiosa per le famiglie e per i Comuni perché elimina il conferimento alla discarica, migliora le condizioni di igiene dei centri abitati, aumenta la percentuale di raccolta differenziata, riduce la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti e le emissioni nocive, crea nuove opportunità di lavoro e produce una sostanza vendibile sul mercato.

Fonte: www.lifenowaste.it

 

 

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ottobre 2010


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