Facciamo tutti la nostra parte! n.81
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Gelso: oltre la seta, l'energia.

Che il legno di gelso sia un buon combustibile per caldaie a biomasse è cosa oramai nota. Tanto che già da qualche anno in Lombardia sono state avviate coltivazioni pilota di piante di gelso cespugliose, per farne foraggio e combustibili. Ma ora il CRA-API di Padova avvierà uno studio triennale per trovare il miglior modo di estrarre etanolo (ma anche altri carburanti) dal gelso.

La ricerca nasce grazie al progetto Biosegen - Filiere innovative per la produzione di biocarburanti di seconda generazione da residui agricoli e agroindustriali e colture da biomassa, che mette insieme quattordici centri scientifici e all'impegno del centro padovano, ente di riferimento italiano per la ricerca in apicoltura e bachicoltura.

Gli obiettivi del progetto sono anzitutto individuare la tipologia (cultivar) di gelso ritenuta più idonea alla trasformazione in biomassa, quindi stabilire le potenzialità produttive/ha di biomassa per anno e infine valutare la potenzialità di trasformazione in bio-carburante anche dei residui dell'allevamento del baco da seta.

Quello che lo studio metterà in luce sarà la convenienza economica della coltivazione del gelso per fini energetici e quanto questa possa essere confrontabile, in termini di biomassa producibile e di energia ottenibile, con quella di altre essenze arboree a rapida crescita. Ancora, si auspica di poter evidenziare se lo sfruttamento della massa legnosa tale quale, come combustibile, o la bio-trasformazione in etanolo (o altro carburante) siano due strade egualmente percorribili o se la convenienza dell'una prevalga sull'altra.

Infatti, i bio-carburanti possono essere ricavati da una variegata massa di materiali di scarto derivati dalla pianta dopo la produzione di foglie o di frutta, come la polpa legnosa, i rami, le foglie avanzate e tutto ciò che non è adatto a diventare carburante solido. Ma a questi scarti della pianta possono anche aggiungersi i residui dell'allevamento del baco da seta, come la lettiera d'allevamento, le foglie di scarto, la ramaglia trinciata e i residui di filatura. E lo studio permetterà anche i capire quanto i residui d'allevamento siano convenientemente trasformabili a fini energetici, perché ciò potrebbe avvenire anche all'interno all'azienda agricola stessa, evitando trasporti onerosi, e contribuendo all'autosufficienza energetica dell'allevamento del baco.

Se la produzione di bio-combustibili può causare la sottrazione di quantità di cibo all'alimentazione umana, la coltivazione del gelso a fini energetici non pone alcuna questione etica: piantare quest'albero, infatti, non toglie spazio alle colture: è piantumabile nelle zone di difficile utilizzazione agricola, ossia quelle fortemente urbanizzate, collinari, o le aree soggette a vincoli di carattere normativo od operativo. Si tratta, inoltre, di piante che crescono ovunque, non hanno bisogno d'irrigazione né di antiparassitari e, anzi, sono capaci di neutralizzare i nitrati presenti nelle acque sotterranee. Senza contare che crescono in fretta (in 3-5 anni) e consolidano gli argini. E dal momento che anche l'occhio vuole la sua parte, va anche ricordato che i gelsi sono belli…!

Fonte: www.cra-api.it

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maggio 2010


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