Facciamo tutti la nostra parte! n.66
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Dal calore al suono, all'energia elettrica

Convertire il calore in suono e il suono in elettricità, così da produrre energia elettrica mentre si è i fornelli. È questo l'obiettivo dello studio collettivo di un nutrito gruppo di ricercatori provenienti da tutto il mondo guidati dall'Università di Nottingham, che da un paio d'anni sta conducendo un'articolata ricerca al fine di fornire alternative efficienti e a basso costo a favore di quelle comunità rurali di Africa e Asia che soffrono del limitato accesso alla rete elettrica.

La ricerca si sta svolgendo all'interno di un progetto denominato Score (acronimo di ‘Stove for Cooking, Refrigeration and Electricity') che dal 2007 coinvolge numerosi atenei britannici guidati dall'Università di Nottingham ed è sotto la “supervisione” di governi, centri di ricerca e organizzazione civili dell'Africa e dell'Asia, il cui compito è assicurarsi che tutti gli sforzi (e i due milioni di sterline a disposizione) si concretizzino in qualcosa di utile e accessibile ai paesi in via di sviluppo.

Il progetto ha portato alla realizzazione di un sistema di tri-generazione molto compatto pensato per fornire, insieme, energia elettrica, refrigerazione e un luogo per cucinare. La triplice opzione è resa possibile da un motore termoacustico, vale a dire una macchina capace di convertire l'energia termica in elettricità attraverso la generazione di energia sonora.

Nel dispositivo due scambiatori di calore producono un gradiente di temperatura all'interno di un materiale poroso, dove parte del calore proveniente dalla combustione della biomassa è convertita in onde sonore a unica frequenza.

La tecnologia termoacustica può essere impiegata anche per generare freddo in modo analogo alle macchine tradizionali a ciclo inverso e pertanto il prototipo attualmente in fase di test prevede anche l'opzione refrigerazione.

Una volta portata a termine, la stufa avrà un costo unitario di 28 euro e potrà essere alimentata da qualsiasi combustibile, partendo dalla biomassa localmente disponibile, compresi il legno e lo sterco.

Attualmente il progetto dimostra una capacità di 5.3 W in grado di tenere accesa una lampadina da 24V ma presenta anche ampi margini di miglioramento nel rendimento: dopo simulazioni computerizzate e test in laboratorio, gli alternatori sono in fase di sperimentazione in Gran Bretagna, Nepal e Kenya. Se saranno osservati i termini di lavorazione e collaudo (previsto per il 2010), i generatori (dal peso tra i 10 e i 20 chilogrammi) saranno venduti, a partire dal 2012, al prezzo di 20 sterline e produrranno un'ora di energia elettrica per ogni chilo di combustibile usato, per esempio, per cucinare.

A oggi le popolazioni delle zone rurali dell'Africa e dell'Asia usano biomasse per cuocere cibi e scaldarsi. Questa pratica, oltre ad essere inefficiente dal punto di vista energetico (fa perdere circa il 93 per cento di energia) è anche dannosa per la salute a causa dei fumi generati e inalati negli ambienti domestici.

In attesa che gli alternatori siano prodotti per il collaudo, l'appuntamento è per il 2010 a Shanghai in occasione dell'Expo “Better City Better Life” dove i membri del progetto sono stati invitati a presentare la loro tecnologia.

Link al progetto SCORE: http://www.score.uk

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Nota della Redazione

L'innovazione frutto del Progetto Score ha molti punti in contatto con
"Luciastove" innovativo sistema per l'utilizzo delle biomasse, presentato in precedenza.
L'ing. Gianfranco Padovan, che ha pubblicato il dossier "Energia
Termoacustica" - distribuito dal nostro Centro Studi "l'Uomo e l'Ambiente"- conosce entrambe le tecnologie e prevede che le strade di queste due innovazioni prima o dopo si incroceranno in modo sinergico.

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luglio 2009

 


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