| Facciamo tutti la nostra parte! n.58 Newsletter Energia |
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Sono un autentico rivoluzionario gioiello della ricerca italiana, le celle solari organiche prodotte dal Polo Solare Organico della Regione Lazio (CHOSE). Si tratta, infatti, di dispositivi basati sull'uso di pigmenti di origine vegetale che potrebbero soppiantare presto le classiche celle a silicio, con vantaggi che vanno dalla riduzione notevole dei costi di produzione ad una più semplice integrabilità architettonica dei pannelli, senza contare la minor quantità di emissioni di sostanze nocive in fase di produzione. L'Istituto Laziale, il cui nome ufficiale è CHOSE, cioè Center for Hybrid and Organic Solar Energy (Centro per l'energia solare da celle organiche e ibride), vide la luce nel dicembre 2006, per volontà del Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell'Università di Roma Tor Vergata e della Regione Lazio (che vi ha investito sei milioni di euro), con l'obiettivo di sviluppare tecnologie all'avanguardia per la realizzazione di celle fotovoltaiche organiche e ibride (organiche-inorganiche). E, a quanto pare, l'investimento ha dato i suoi frutti, visto che una nuova generazione di pannelli fotovoltaici sta per entrare in produzione. “La linea produrrà inizialmente solo 10mila metri quadri l'anno di pannelli, con un costo contenuto” afferma Aldo Di Carlo, responsabile del progetto e direttore del Polo Solare Organico, che sottolinea: “Ciò consentirà al prodotto di penetrare nel settore delle piccole e medie imprese. Riteniamo di poter immettere sul mercato i primi pannelli entro il 2010”. La struttura base di una cella organica è semplice: è detta "a sandwich" ed è composta da un substrato, generalmente vetro ma anche plastica flessibile, e da una o più sottilissime pellicole, che contengono i materiali fotoattivi, frapposte tra due elettrodi conduttivi. Le celle organiche più efficienti, ispirandosi al processo di fotosintesi clorofilliana, utilizzano una miscela di materiali in cui un pigmento assorbe la radiazione solare e gli altri componenti estraggono la carica per produrre elettricità. La gamma di pigmenti che possono essere impiegati include quelli a base vegetale, come le antocianine derivate dai frutti di bosco, i polimeri e le molecole sintetizzate in modo da massimizzare l'assorbimento dello spettro solare. Se le tradizionali celle al silicio hanno costi di produzione elevati, dovuti tanto al semiconduttore stesso quanto ai processi utilizzati, le celle organiche promettono, invece, un notevole abbattimento di tali costi, pur non avendo ancora l'efficienza che le celle a silicio possono offrire. Infatti, rispetto ad un pannello tradizionale, che ha un efficienza del 10-12%, quello a celle organiche finora ha raggiunto valori del 4-5% (con una vita utile della cella di 20 anni). Lo sviluppo dei vantaggi offerti dalle celle organiche e il loro miglioramento in termini di efficienza e tempi di vita, necessario a renderle commerciabili, potranno portare il costo del fotovoltaico dai circa 6-12 euro, per watt prodotto, dei pannelli in silicio odierni a circa 2 euro per watt o meno, rendendo il fotovoltaico finalmente competitivo con le fonti di energia odierne. Fonte: C.H.O.S.E. Solare organico ___________ marzo 2009 archivio Newsletter |