Facciamo tutti la nostra parte! n.42
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Strategie vincenti per proteggere l'ambiente

Intervista a Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana, direttore della rivista Nimbus, volto noto della Tv per le originali previsioni meteo in “Che tempo che fa”.

Ambiente, risorse, energia. Da dove è opportuno iniziare per individuare reali priorità d'azione?

Possiamo partire da due punti. Il primo punto è la consapevolezza. I problemi che il pianeta terra, l'umanità si trova ad affrontare nei prossimi anni – peraltro ampiamente noti e annunciati da almeno un quarantennio – possono essere affrontati solo se c'è cultura, informazione e, appunto, consapevolezza. La gente deve sapere e deve in qualche modo, senza catastrofismi, rendersi conto che questi problemi esistono e che il prossimo futuro non sarà più come il passato; quel recente passato dell'abbondanza delle risorse energetiche e minerarie e con un ambiente, sembrava infinito, nel quale buttare anche tutti i nostri rifiuti.

L'altro versante su cui muoversi è quello delle prime azioni concrete. Cioè, al di là dei grandi progetti di cambiamento di paradigma, che ci devono essere assolutamente, ma che non hanno un'operatività immediata, forse il settore dell'energia è il primo che può vedere dei risultati concreti perché ha anche un immediato riscontro economico. Proteggere l'ambiente in certi casi costa e basta. Risparmiare energia protegge sia l'ambiente sia il portafoglio. Quindi occuparsi dell'efficienza energetica è una di quelle cose che permette di accontentare tutti o meglio, come viene detto in gergo, è una strategia “win-win”. Tutti vincono: in parte si mitiga il problema del cambiamento climatico, si diminuisce un po' la pressione sulle risorse del pianeta, si risparmiano denari e ci si prepara anche alla scarsità energetica del futuro. Quindi sull'efficienza energetica forse non ci sono veramente controindicazioni.

Ci sono esperti che riconoscono nell'effetto serra il problema principale tra tutti. Individuando come obiettivo principale la riduzione dei gas climalteranti, il nucleare verrebbe a profilarsi come una delle opzioni possibili.
Lei cosa ne pensa?

I climatologi studiano il clima e al limite fanno delle proposte per la riduzione di emissione di gas a effetto serra. Come poi ciò venga fatto riguarda altre strutture. Anche io, in questo mestiere, posso benissimo pronunciarmi a livello di scelte energetiche, però sostanzialmente non c'è una ricetta vincente. Bisogna ridurre le emissioni che derivano dal bruciare carbone, petrolio e metano. Questo è l'obiettivo. Il nucleare può benissimo essere per qualcuno una soluzione parziale, per altri no. Il nucleare ha un certo tipo di problemi e di costi, l'uranio non è infinito, non si sa dove mettere le scorie… Io non sono un esperto di energia nucleare, mi limito ad assumere i dati dei colleghi che se ne occupano e vedo che il nucleare non è di nuovo una soluzione che risolve tutto. In certi contesti forse, come nelle nazioni dove già il nucleare c'è, può essere un modo per proseguire una strada già intrapresa, per fare un po' da effetto tampone, ma certamente non è una soluzione a lungo termine. Meno che mai nei paesi dove il nucleare non c'è, sarebbe assurdo ricominciare oggi a percorrere una strada già un po' vecchia in partenza.

A livello di comunicazione, quali sono gli elementi chiave per educare alla sostenibilità il pubblico dei più giovani?

Si comincia dai bambini forse facendoli ragionare più che altro sull'uso delle materie prime, il concetto di ciclo degli elementi, il fatto che esistono delle cose biodegradabili e delle altre no, quindi delle cose che spariscono e delle altre invece che rimangono, il ciclo di vita dei prodotti. Lavorare probabilmente sui rifiuti è la cosa migliore. Anche senza parlare di numeri sono concetti che è opportuno trasmettere.

Via via che la scolarità aumenta, quando c'è un minimo di base scientifica su cui ragionare, qualche nozione di chimica, fisica e scienze naturali, si può dare allora sicuramente un quadro più ampio sui problemi ambientali del pianeta e del clima, anche a livello quantitativo, e da qui arrivare poi alle scelte più ragionevoli di risparmio energetico.

Dal Suo punto di vista, Le risulta che rispetto a qualche anno fa il cittadino stia divenendo più recettivo?

Rispetto a qualche anno fa c'è molto più interesse. Bene, è importante che ci sia. Ora devono seguire i fatti. Anche tra persone pienamente consapevoli che reagirebbero tutte in maniera costruttiva rispetto ai problemi ambientali, il sistema è ancora troppo inerte e refrattario. Anche chi è dotato di buon senso, certe volte ha difficoltà ad esprimersi al meglio. Quindi va bene che cresca la coscienza, ma qui deve arrivare veramente la politica a dare i mezzi affinché le persone che hanno recepito questo messaggio lo possano mettere in atto. Altrimenti si continueranno a fare azioni di piccolo cabotaggio molto riservate, nel chiuso di casa propria, difficilmente misurabili, e che forse poi non crescono. Cioè rimangono un patrimonio etico del singolo ma non diventano un effetto di emulazione perché sono… non difficili, ma scomode. Non si trova l'oggetto giusto al posto giusto: l'interruttore non si vede, per la raccolta differenziata non c'è il bidone… Si tratta di lavorare oggi su dettagli in apparenza banali ma che potrebbero far sì che le persone che già hanno capito comincino a marciare a tutto vapore in questo senso. Questo porterebbe altri, per emulazione, ad adottare comportamenti positivi.

A questo scopo un ruolo importante potrebbero svolgerlo gli enti locali?

Non c'è distinzione. Tutti hanno un ruolo. La grande politica ha un ruolo enorme perché sono le direttive che possono passare subito a livello nazionale a dare i risultati maggiori. A livello locale c'è un altro ruolo perché è più facile agire in certi casi, soprattutto nei piccoli comuni… Ciascuno deve lavorare al suo livello.

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aprile 2008


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